sabato 1 settembre 2012

Recensione: PUNTO DI ROTTURA

Ecco la mia recensione al libro "Punto di rottura" di Simon Lelic.



Titolo: Punto di rottura 
Autrore: Simon Lelic
Traduzione: Lisa Maldera
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 304
Data di pubblicazione: 21 Luglio 2012
Prezzo: 10,00

Sinossi: Estate. Mattina. Una scuola come tante, in un sobborgo di Londra. Professori, preside e alunni sono riuniti in assemblea plenaria nell’aula magna. Tema all’ordine del giorno: la violenza. Qualche giorno prima Elliot Samson, dieci anni, è stato selvaggiamente aggredito da un gruppo di compagni più grandi. Pochi minuti dopo uno dei docenti, Samuel Szajkowski, apre il fuoco sui presenti. Cinque morti, quattro allievi e un’insegnante. La sesta vittima è l’omicida: un colpo solo, alla testa. Il caso viene aperto e subito chiuso visto che, in realtà, un caso non c’è. Ma l’ispettore Lucia May non si arrende all’evidenza: caparbiamente, inizia a interrogare allievi, docenti, il preside, i genitori delle vittime. Cosa ha spinto un timido, riservato professore di storia a commettere un crimine così efferato? Ognuno ha una spiegazione da dare, una sua interpretazione dei fatti, dei moventi; ma la verità è una terra straniera, un labirinto di dubbi attraverso cui emergono, via via più nitidi, il ritratto di un uomo qualunque e le motivazioni della sua scelta. Fare fuoco, per non soccombere.

La mia opinione: "Punto di rottura" è un romanzo difficile da categorizzare. Pur facendo parte del filone dei thriller e dei polizieschi racchiude al suo interno una storia che va al di là di questi generi, che va molto più in profondità, analizzando un gesto di ordinaria follia secondo un punto di vista nuovo, interessante, autentico. Quante volte alla televisione vengono enunciate stragi di innocenti compiute da un pazzo omicida che si mette a sparare a caso tra la folla? Queste notizie vengono sempre liquidate con sdegno da parte di tutti, gli autori di questi delitti vengono definiti psicopatici, sadici, persone cattive che senza movente decidono di porre fine alla vita di persone scelte a caso, per il puro piacere di uccidere. Chi mai si prenderebbe la briga di giustificare il colpevole? La protagonista di questo libro, ispettore di polizia, decide che vuole capire. Non le basta attestare la superficialità della vicenda, dove un professore una mattina fa fuoco sui suoi studenti uccidendo delle giovani innocenti vite, suicidandosi lui stesso con l'ultima pallottola. L'indagine è all'apparenza banale, basterebbe un solo sopralluogo per liquidare tutta la vicenda in poche righe, così come viene esortata a fare dal suo capo. Ma lei è testarda, sente che c'è dell'altro, sente che c'è qualcosa che non va, che il professore omicida non può essere impazzito dall'oggi al domani, ma per compiere un simile ed estremo gesto deve aver superato il limite, deve aver raggiunto il suo punto di rottura, e così prolunga l'indagine fino a scandagliare alla perfezione tutta la vicenda, fino a scoprire finalmente la scomoda verità.
Il romanzo apre gli occhi su una realtà fastidiosa, su come al di là di un atto criminale ci sia tutto un mondo da scoprire, su come niente sia solo bianco o nero, ma anche il gesto più sbagliato porti con sé qualcosa di "giusto". E al tempo stesso getta un'ombra funesta sulle dinamiche di polizia, sulla fallacia delle leggi, sull'inefficacia dei meccanismi scolastici e sulla crudeltà delle nuove generazioni di studenti.
Ammetto di essere stata del tutto conquistata da questa storia, amo le realtà controverse, le indagini psicologiche e sociali, e l'autore è stato davvero bravissimo a fornire gradatamente elementi sempre nuovi, che portano il lettore a seguire la vicenda con curiosità crescente ed entusiasmo. "Punto di rottura" è una storia drammatica, profonda, che ti entra dentro per rimanere anche a lettura ultimata. Spezzo inoltre una lancia a favore dello stile di scrittura, che anche se spiazzante e "strano" (in alcuni capitoli alterna le voci delle persone interrogate, in altri la narrazione in terza persona segue le azioni della protagonista) risulta molto vivido e realistico, fa calare all'istante nelle pagine del libro. Non mi capita spesso, ma questo è uno di quei romanzi che avrei voluto durassero di più, molto di più. Con certi romanzi, anche se belli, mi sento sollevata quando raggiungo il finale. Con questo invece mi è successo il contrario: quando le pagine che mi mancavano da leggere si stavano assottigliando pensavo con apprensione al termine del libro e avrei voluto poterlo prolungare. 300 pagine sono poche per descrivere un argomento interessante e di vastissima portata come quello scelto dall'autore, di cose da dire ce ne sarebbero state un'infinità, e la mia curiosità da lettrice era avida di altri dettagli, altre informazioni, non ne avevo mai abbastanza. Il finale mi ha lasciato molta amarezza, perché rimane un poco in sospeso. Intendiamoci, non è un finale mozzato, al lettore viene fornita un'ipotesi molto ben ponderata di come andranno le cose, ma il fatto di doverlo solo immaginare e di non leggerlo su carta mi ha delusa. Solo per questo motivo non riesco a dare il massimo dei voti.


E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover: La cover italiana è stata ripresa da quella originale, ma devo ammettere che non invoglia moltissimo all'acquisto. Non è una cover che attrae l'attenzione ed è un peccato dato l'ottimo potenziale della storia:

Ottima la scelta del titolo per l'edizione italiana: Il punto di rottura è esattamente quella soglia limite di sopportazione che tutti noi abbiamo e che non si deve mai oltrepassare!
Interessante che il titolo inglese sia diverso da quello americano. Il titolo originale inglese è "Rupture", ma negli Stati Uniti hanno preferito intitolare il libro: "A Thousand Cuts".

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura è scorrevole ma spiazzante. Siccome il punto di vista cambia di capitolo in capitolo, a volte in prima persona cambiando voce e modo di esprimersi, a volte in terza seguendo la protagonista, ad ogni nuovo capitolo sorge un'incognita, ed è elettrizzante domandarsi ogni volta chi è che sta esponendo i fatti. E' stato un espediente narrativo che mi è piaciuto molto, ha contribuito a far crescere il mio entusiasmo per la storia.

Idee alla base della storia: Interessantissime le tematiche del libro! Anticonvenzionali, diverse, atte a scandagliare abissi psicologici inesplorati. Ho amato la scelta dell'autore di schierarsi dalla parte del "cattivo", per aprire gli occhi finalmente al lettore su come a volte anche i gesti palesemente errati possono avere altre interpretazioni.

Caratterizzazione dei personaggi: Il lato psicologico di questo romanzo è molto marcato, perciò anche i personaggi sono molto ben descritti e caratterizzati. Ne sono rimasta pienamente soddisfatta.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Tutto bene, ho notato solo due piccolissimi refusi poco gravi (mancanza d'accento).



voto:



Acquisto consigliato? Sì! Consigliatissimo a tutti gli amanti dei romanzi psicologici. L'argomento trattato è davvero interessante e ben esposto, anche se in maniera un po' alternativa. Consigliato soprattutto ai lettori di larghe vedute e a coloro che non si lasciano disturbare da una forma stilistica moderna e sperimentale.

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