mercoledì 29 giugno 2016

Recensione: IO PRIMA DI TE - Jojo Moyes

La mia recensione su "Io prima di te" di Jojo Moyes.


TitoloIo prima di te
AutriceJojo Moyes
Traduzione: M.C. Dallavalle
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: Gennaio 2013
Pagine: 391
Prezzo: 14,90 euro

 
Sinossi: A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione. A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un'esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l'altro per sempre. "Io prima di te" è la storia di un incontro. L'incontro fra una ragazza che ha scelto di vivere in un mondo piccolo, sicuro, senza sorprese e senza rischi, e un uomo che ha conosciuto successo, la ricchezza e la felicità, e all'improvviso li ha visti dissolversi, ritrovandosi inchiodato su una sedia a rotelle. Due persone profondamente diverse, che imparano a conoscersi senza però rinunciare a se stesse, insegnando l'una all'altra a mettersi in gioco.


La mia opinione: Premetto che la mia opinione riguardo a questo libro sarà leggermente controcorrente rispetto alla quasi unanimità dei giudizi letti in rete, che fanno vantare al romanzo una media che rasenta il massimo dei voti, ed era proprio per questo motivo che mi ero convinta a leggerlo. A primo impatto devo ammettere che mi ha sorpresa e colpita in maniera positiva, la storia che comincia a dipanarsi durante i capitoli iniziali è talmente accattivante che per un momento ho creduto davvero che anche io gli avrei dato il massimo dei voti perché non avevo mai letto un romanzo con delle premesse tanto originali... quasi geniali, oserei dire. Purtroppo ad un certo punto iniziano a manifestarsi i soliti cliché tipici dei romanzi romance che tanto odio, ovvero: lei (protagonista) una ragazza "normale", sia di stato sociale sia di aspetto fisico, lui (coprotagonista) bellissimo e ricchissimo e maniaco del controllo. Lei che scopre avere la sindrome della crocerossina e vuole salvare lui, lui che invece non vuole essere salvato ma vuole cambiare lei. Vi ricorda qualcosa?
No, davvero, questo libro potrebbe essere una alternativa a "Cinquanta sfumature di grigio" intitolata "Se Christian Grey fosse tetraplegico". Ma c'è da dire che, differenza del sopracitato bestseller a luci rosse, "Io prima di te" ha dei contenuti totalmente diversi, tratta tematiche serie, drammatiche, fa riflettere su questioni di importanza etica, quindi questo confronto va assolutamente a suo favore, però d'altro canto sono rimasta delusa nel dover constatare che anche un romanzo qualitativamente valido come questo debba avvalersi dei soliti stereotipi per accaparrarsi i consensi del pubblico.
I pregi di questo libro, se si vuole soprassedere sulla scelta pessima dei personaggi, sono infatti i suoi contenuti controversi e profondi in primis: durante la lettura è inevitabile farsi delle domande e chiedersi cosa si farebbe al posto del coprotagonista o delle persone a lui care. Inoltre ho trovato il ritmo di lettura avvincente, aiutato da uno stile di scrittura scorrevole e in alcuni punti anche ironico, in netto contrasto con la drammaticità della storia ma che di certo aiuta ad alleggerirla, altrimenti risulterebbe troppo deprimente. E' infine innegabile la curiosità che una trama come questa scatena nel lettore e che porta ad una lettura quasi febbrile, soprattutto nella seconda parte. Ma non posso dirmi altrettanto soddisfatta dal finale, che ho trovato irritante (e non commovente come invece avrebbe dovuto).
In definitiva non un brutto libro, ma penalizzato dall'esasperante riproporsi degli stessi modelli stereotipati dei romance di successo.




voto:


sabato 11 giugno 2016

Recensione: GOD BREAKER - Luca Tarenzi

La mia recensione su "God Breaker" di Luca Tarenzi.

 
Titolo: God Breaker
Autore: Luca Tarenzi
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 6 Giugno 2013
Pagine: 496
Prezzo: 15,90

Sinossi: Gli Dèi esistono. Camminano in mezzo a noi, vivono dentro e fuori la realtà di tutti i giorni, hanno macchine, uffici, soldi… Ma non tutti. Alcuni stanno morendo, travolti dalla perdita di tutti i loro seguaci; altri combattono una lotta spietata per tenersi il proprio posto nel mondo, usando tutti i loro poteri per conquistarsi l’agiatezza e agire in incognito. Ma un giorno uno di loro si ritrova coinvolto in una sfida grottesca: un ragazzo, giovane e apparentemente potentissimo, è sulle sue tracce, e non si fermerà finché non sarà riuscito ad annientarlo. Chi è questo giovane? Liàthan, antichissimo dio celta dalla morale ambigua e dalle ambizioni limitate non prende sul serio la minaccia. Ma dovrà ricredersi ben presto, quando Edwin – questo è il nome del ragazzo – mostrerà di essere un nemico estremamente pericoloso, in cerca di una vendetta i cui motivi Liàthan ignora del tutto. Un anno esatto durerà la sfida, e se al termine Liàthan non sarà riuscito a fermare il suo avversario morirà, inesorabilmente e senza che niente possa impedirlo.
Un romanzo epico, pieno di colpi di scena e di personaggi memorabili a metà tra le atmosfere cupe e sognanti di American Gods e quelle crude e drammatiche di Hunger Games… ma con molto umorismo in più.


La mia opinione: La prima impressione che mi ha dato questo libro nelle primissime pagine non è stata del tutto positiva, ammetto di avere storto il naso durante il capitolo 1 perché non avevo gradito lo stile dei dialoghi, sciatti e sboccati, che si differenziavano moltissimo dallo stile di scrittura fuori dai dialoghi che al contrario era molto ben curato. Ma già dal secondo capitolo ho cambiato idea, ho compreso che lo stile dei dialoghi che mi aveva infastidito inizialmente non riguarda l'intero libro, ma rappresenta un tratto della personalità di uno dei personaggi. Infatti, uno dei tanti pregi di questo romanzo sono le caratterizzazioni dei personaggi che conferiscono ad ognuno di loro una personalità definita e vivida come raramente capita di trovare nel panorama urban fantasy.
Sono inoltre rimasta soddisfatta da tante altre qualità perché "God Breaker" vanta di una trama promettente che durante la lettura si scopre essere molto più complessa e ben strutturata di quanto ci si aspettava. I retroscena originali e multisfaccettati della storia mi hanno stupita; a volte, a causa della loro complessità, possono risultare di difficile comprensione per chi come me non ha molte nozioni di mitologia, ma al tempo stesso non ho potuto fare a meno di apprezzare il tentativo (per altro a mio avviso riuscitissimo) di dare a questo romanzo uno spessore culturale storico e mitologico, senza però tralasciare la giusta dose di azione e di suspense che rendono la lettura più avvincente che mai.
E' difficile trovare difetti in questo libro perché ha praticamente tutti gli ingredienti giusti per conquistare i lettori (anche il finale mi è piaciuto!) ma per un mio gusto personale l'unico difetto è la scelta già ampiamente abusata negli urban fantasy di dare agli esseri sovrannaturali millenari l'aspetto di eterni ragazzi di vent'anni, questa è davvero l'unica cosa che mi ha - diciamo così - stufata, giusto perché già letto in troppi libri. Ma nulla da togliere alla piacevolezza e alla validità della storia.



voto:


giovedì 9 giugno 2016

Recensione: DIARIO DI UN SOPRAVVISSUTO AGLI ZOMBIE - J.L. Bourne

La mia recensione al libro "Diario di un sopravvisuto agli zombie" di J.L. Bourne.

 
Titolo: Diario di un sopravvissuto agli zombie
Autore: J.L. Bourne
Traduzione: F. Pongiglione
Editore: Multiplayer.it
Pagine: 252
Data di Pubblicazione: Novembre 2012
Prezzo: 14,90

Sinossi: Il diario quotidiano della battaglia di un uomo per la sopravvivenza, contro le prove che il mondo dei non morti gli propone giornalmente. Una piaga sconosciuta dilaga sul pianeta. I morti risorgono e, come nuova specie dominante, reclamano la Terra. Imprigionato in una tragedia planetaria, toccano a lui decisioni fondamentali, scelte che faranno la definitiva e assoluta differenza tra la vita o l'eterna maledizione.


La mia opinione: Temo di non esagerare esordendo che per me questo libro è stato appassionante quanto leggere una lista della spesa. La storia riprende i soliti canoni del filone zombie, ovvero l'inizio del contagio con successivo scenario post-apocalittico in cui gli zombie prendono il sopravvento e i sopravvissuti sono pochi, quindi come trama centrale non è delle più originali, ma l'idea di scrivere sotto forma di diario poteva sicuramente essere un punto a suo favore. Di solito mi piacciono i romanzi "diaristici", li trovo molto intimi e adatti per legare il lettore al protagonista e a ciò che gli succede, ma a mio avviso in questo libro avviene l'esatto contrario, ovvero, la scrittura sotto forma di diario inibisce qualsiasi coinvolgimento nella storia. La scrittura di questo libro è infatti estremamente fredda e asettica, non traspare nessuna emozione, in primo luogo perché le emozioni sono quasi del tutto escluse dalla narrazione e spesso vi è solo un elenco degli avvenimenti della giornata e descrizioni tecniche, in secondo luogo perché anche le poche volte che il protagonista scrive sul diario ciò che prova il risultato è davvero scarso, le frasi che usa sono talmente asciutte che non trasmettono nulla.
Sono quindi rimasta molto delusa dalla lettura di questo libro perché mi aspettavo qualcosa di completamente diverso (la media alta delle votazioni e delle recensioni positive per me non si spiega... ma... de gustibus...) e purtroppo la mancata empatia che ho provato per il protagonista e lo stile di scrittura distaccato si è tradotto per me in un disinteresse per l'intera storia, con annessi moti di noia perpetua. E' possibile annoiarsi quando un libro è ricco di azione e i personaggi non stanno fermi un secondo perché sono in lotta per la sopravvivenza tra un gruppo di zombie e un altro? Sì è possibile! Perché in questo libro nel contempo mancano del tutto la suspense e le emozioni di qualunque tipo, come ad esempio la paura, che sarebbe stata utile in un genere narrativo come questo. Inutile dire che nonostante il libro abbia due seguiti io non li leggerò.


voto:


giovedì 19 maggio 2016

Mini recensione: IL DIVORATORE - Lorenza Ghinelli

La mia breve recensione su "Il divoratore" di Lorenza Ghinelli.


Titolo: Il divoratore
Autrice: Loranza Ghinelli
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Febbraio 2016 (ed. economica)
Pagine: 254
Prezzo: 5,90 euro

Sinossi: Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l'Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica. Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale. Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell'incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere... Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato.


La mia opinione: Parto dal pregio principale di questo libro: è molto scorrevole, da leggere in un giorno. Di contro, a livello di costruzione della trama, è invece carente, con buchi logici non colmati neanche sul finale. Questo è un romanzo paranormale/horror, ma sono convinta che anche i romanzi con risvolti paranormali debbano avere una logica per come si svolgono i fatti, non basta motivare che una storia è horror per giustificare una storia senza capo né coda. Purtroppo questo è un grande difetto, che non permette da parte mia una valutazione positiva, anche se devo dire che lo stile di scrittura dell'autrice è accattivante. Sfrutta molto l'uso delle frasi brevi, però in un contesto un po' strano e tetro come questo ci può stare, e anzi, diventa il suo punto forte, perché ne amplifica la sensazione di disagio.
Qualche perplessità anche dovuta al fatto che questo libro mi ha ricordato un po' troppo un'altro di questa autrice "Sogni di sangue" e mi ha dato l'impressione che quindi le tematiche delle sue storie siano sempre le stesse. Non so quale dei due libri sia stato scritto per primo ma sicuramente uno ha tratto spunto dall'altro.



voto:



mercoledì 11 maggio 2016

Recensione: UN INVERNO DA LUPI - Cecilia Ekbäck

La mia recensione su "Un inverno da lupi" di Cecilia Ekbäck.

 
Titolo: Un inverno da lupi
Autrice: Cecilia Ekbäck
Traduzione: Daniela Di Falco
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Febbraio 2016
Pagine: 378
Prezzo: 12,00

Sinossi: Svezia, 1717. Maija, suo marito Paavo e le loro figlie Frederika e Dorotea sono appena arrivati dalla natia Finlandia, sperando di dimenticare i traumi del passato e di ricominciare da capo in questa terra dura, ma carica di promesse. Sopra di loro si staglia il Blackåsen, una montagna la cui presenza affascinante e minacciosa incombe sulla valle sottostante con la sua ombra. Un giorno, mentre sta pascolando le capre, Frederika incappa nel corpo mutilato di uno dei suoi vicini di casa, Eriksson. La sua morte viene attribuita all'attacco di un lupo, ma Maija è certa che sia stata inflitta invece da una mano umana. Spinta a indagare dall'inspiegabile disinteresse della gente del paese allo strano caso e dalla speranza che la vedova di Eriksson ripone in lei, Maija scivolerà pian piano nella rete di misteri e tragedie che sono avvenute negli ultimi anni intorno al monte Blackåsen...


La mia opinione: Questo libro è veramente molto particolare e per un certo senso strano, non di facile lettura. La caratteristica più peculiare risiede nello stile di scrittura (frammentario, criptico) che rende a sua volta anche la storia sfocata e misteriosa e i personaggi piuttosto difficili da inquadrare. Le descrizioni ambientali invece sono delineate in maniera perfetta e realistica, sono il punto forte del romanzo! Inizialmente la storia non mi aveva presa per niente, l'avevo trovata fiacca e approssimativa, ma l'ambientazione (la Svezia selvaggia del 1700) mi piaceva talmente da convincermi e incentivarmi ad andare avanti. Poi piano piano anche la storia comincia a risvegliarsi, ma all'inizio no... infatti ci sono delle cose, personaggi o situazioni che subito (a causa delle poche informazioni) si è portati ad immaginare in un certo modo e poi si viene a scoprire dopo che sono del tutto diverse facendoti stravolgere in corsa le immagini che si formano nella mente. Non so se rendo l'idea... ma questo romanzo è stato davvero così... un susseguirsi di immagini imprecise che si delineano in maniera nitida lentamente, un pezzo alla volta. Però ribadisco che l'ambientazione è formidabile, e l'atmosfera è molto dark... tetra, fredda, misteriosa, con un pizzico di realismo magico che non si intuisce da subito ma che anch'esso si manifesta a piccole dosi un po' alla volta durante la lettura. Di certo non si tratta di un romanzo tradizionale e per questo motivo non ha il potenziale per piacere a tutti, però la storia una volta superato lo scoglio di grande incertezza dei primi capitoli è riuscita comunque a catturarmi e destare interesse. La costruzione dei segreti attorno ai quali ruota la trama non l'ho trovata completamente soddisfacente, perché la curiosità è stata tanta ma anche sul finale ci sono situazioni che rimangono enigmatiche e in sospeso, ci si deve rassegnare al fatto che questo romanzo non sarà mai completamente nitido e l'alone di mistero perpetuo rimarrà anche dopo aver girato l'ultima pagina. Ma ciò non toglie che è comunque una lettura che per la sua particolarità, sia ambientale che stilistica, mi sento di consigliare; se da un lato mi ha leggermente delusa, da un altro invece mi è piaciuta!



voto:


venerdì 6 maggio 2016

Recensione: L'ELEGANZA DEL RICCIO - Muriel Barbery

La mia recensione su "L'eleganza del riccio" di Muriel Barbery.

 
Titolo: L'eleganza del riccio
Autrice: Muriel Barbery
Traduzione: E. Caillat, C. Poli
Editore: E/O
Data di pubblicazione: Aprile 2014 (ristampa)
Pagine: 384
Prezzo: 9,90

Sinossi: Parigi, rue de Grenelle numero 7. Un elegante palazzo abitato da famiglie dell'alta borghesia. Ci vivono ministri, burocrati, maitres à penser della cultura culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita di lussuosa vacuità la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c'è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l'ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l'uno dell'impostura dell'altro, si incontreranno solo grazie all'arrivo di monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.


La mia opinione: Questo è un libro che apparentemente non ha trama, sembrerebbe un susseguirsi di pensieri filosofici ed esistenziali, con frequenti digressioni all'arte e alla letteratura. Sembrerebbe ridondante e artefatto, ma non lo è. Per me "L'eleganza del riccio" è un libro capace di incantare, la scrittura è gradevolissima e fresca, scorrevole nonostante la ricercatezza dei vocaboli possano farlo sembrare ostico. Non è assolutamente un romanzo pretenzioso o che vuole a tutti i costi sembrare colto, al contrario penso che la sua scorza filosofica sia giusto un pretesto per rendere il libro insolito, sia di struttura che di contenuti, ma che sotto di essa si nasconda una storia semplice, molto carina e adatta a tutti. E meno male, aggiungo io, perché solitamente i romanzi VERAMENTE filosofici non li sopporto, ma questo è completamente un caso a parte, un libro unico nel suo genere, da apprezzare sinceramente senza impuntarsi nel voler confrontare le proprie idee e la propria filosofia di vita con i pensieri delle due protagoniste del libro.
Non ho avuto un minuto di noia durante la lettura, i capitoli scorrono fluidamente uno dopo l'altro e il finale arriva fin troppo velocemente e inaspettato, un vero fulmine a ciel sereno.
Un libro comunque non adatto a chi ricerca una storia con una trama fin da subito concreta e ricca di avvenimenti.



voto:

giovedì 21 aprile 2016

Recensione: SOTTO CIELI NONCURANTI - Benedetta Cibrario

La mia recensione di "Sotto cieli noncuranti" di Benedetta Cibrario.


Titolo: Sotto cieli noncuranti
Autore: Benedetta Cibrario
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: Ottobre 2011 (ed. economica)
Pagine: 256
Prezzo: 8,50 euro

Sinossi: Matilde ha dodici anni. Non sopporta i guanti spaiati e compie piccoli, bizzarri rituali per addomesticare la realtà, per darle un ordine. È un dicembre torinese, pieno di neve e di ombre. Pochi giorni prima di Natale, il padre di Matilde, il magistrato Giovanni Corrias, è chiamato a indagare sul caso di un bambino morto in circostanze misteriose. Mentre avvia i primi accertamenti e formula le prime ipotesi sua moglie viene investita da un'auto, ed è come se la sorte disegnasse una sua geometrica contemporaneità. Al colpo durissimo il magistrato risponde facendo leva sul senso del dovere e della professione, aggrappandosi alle indagini in corso. Violaine, una giovane poliziotta laureata in psicologia, lo aiuta a ricostruire la sequenza dei fatti. Matilde, intanto, osserva gli adulti e il loro dibattersi alle prese con la fragilità dell'esistenza. Con ostinata tenerezza si domanda in che maniera curare il dolore del padre e delle sorelle, nella convinzione che spetti a lei tentare di aggiustare quello che si è improvvisamente rotto, e alla geometria oscura della morte se ne sovrappone un'altra, luminosa e impalpabile.


La mia opinione: Dalle premesse di questo libro mi sarei aspettata tutt'altro, sembrava una storia interessante, arricchita dai tanti punti di vista narrativi diversi, cosa che solitamente apprezzo, ma invece qui il risultato è stato caotico e dispersivo. Le storie narrate da molteplici punti di vista funzionano solo se i tanti personaggi che si avvicendano hanno dei tratti caratteriali ben caratterizzati e distinti gli uni dagli altri, invece qui manca del tutto la distinzione caratteriale, sembrano tutti identici.
"Sotto cieli noncuranti" (titolo bellissimo!!!) doveva essere una storia di introspezione psicologica, o almeno così avevo capito, invece l'introspezione psicologica è proprio il suo punto debole, quasi del tutto assente a mio avviso. I personaggi reagiscono ai drammi che accadono in maniera completamente superficiale, la narrazione risulta fredda e schematica. Ci sono tante frasi ad effetto durante la lettura, ma non mi hanno impressionata perché risultano solo come un esercizio di stile senz'anima. Il finale inoltre è frettoloso e non si capisce, come non si capisce il personaggio di Matilde, che dovrebbe essere la protagonista, ma è il personaggio più lacunoso di tutti, agisce senza senso, come proprio sul finale, lasciando il lettore veramente deluso.



voto: