domenica 19 aprile 2015

Recensione: NESSUNO SI SALVA DA SOLO - Margaret Mazzantini

La mia recensione su "Nessuno si salva da solo" di Margaret Mazzantini.






Titolo: Nessuno si salva da solo
Autrice: Margaret Mazzantini
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 4 Marzo 2011
Pagine: 189
Prezzo: 19,00 euro

Sinossi: Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all'aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell'inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un'età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall'altro e dall'altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo "Venuto al mondo", Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l'autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.


La mia opinione: Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola, la parola giusta sarebbe "pesante". Questo libro l'ho trovato infatti molto pesante, e non per il numero di pagine ma per i contenuti e anche un po' per lo stile di scrittura. Lo stile di scrittura in realtà non è così male, perché l'autrice sa benissimo come descrivere gli stati emotivi e le situazioni, talmente bene che sembra di vederle in un film, il problema è che nel libro non vi è nessuna suddivisione in capitoli, solo pause di una riga tra alcuni paragrafi e questo, unendo poi il fatto che le scene sono descritte fin troppo minuziosamente in ogni infinitesimale dettaglio, porta il lettore a sentire su di sé un effetto simile all'indigestione. Ho dovuto infatti intramezzare la lettura del libro con quella di un altro, proprio per diluire questo estratto di pesantezza che sentivo. Poi i contenuti, beh... i contenuti sono come un macigno, danno un senso di nausea e tristezza assoluta. Il pessimismo è davvero ai massimi livelli nel descrivere le relazioni tra uomo e donna, ed è praticamente un pessimismo cosmico, perché non si estende ai soli personaggi del libro ma vorrebbe indurti a credere (riuscendoci benissimo tra l'altro!!!) che sia una verità universale e che valga per tutti la stessa cosa. Di sicuro è un libro da non leggere se si è depressi e scoraggiati per avvenimenti personali perché altrimenti darebbe la mazzata finale su ogni recondita speranza dell'essere umano.
A posteriori però non me la senso di dire che sia stata una brutta lettura...
Pessimistica... sì!
Deprimente... ok!
Triste... certamente!
Pesante... senza ombra di dubbio!!! 
Ma sono rimasta piuttosto soddisfatta da come l'autrice riesce a caratterizzare introspettivamente i suoi personaggi, l'analisi che ne esce fuori non è per niente superficiale o banale. Non avevo mai letto niente della Mazzantini e credo che cercherò di leggere qualcos'altro di suo, perché anche se non è stata una lettura piacevole adatta a svagarsi e farsi venire il buonumore, è stata comunque una lettura interessante e con degli spunti di riflessione da non sottovalutare.



voto:



venerdì 17 aprile 2015

Recensione: TOBIA. UN MILLIMETRO E MEZZO DI CORAGGIO - Timothée De Fombelle

La mia recensione su "Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio" di Timothée De Fombelle.




Titolo: Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio
Serie: Tobia Lolness, vol. 1
Autore: Timothée De Fombelle
Traduzione: Maria Bastanzetti
Editore: San Paolo
Data di pubblicazione: Aprile 2013
Pagine: 381
Prezzo: 9,90 (edizione economica)

Sinossi: Il padre di Tobia, studioso dalla grande saggezza, si rifiuta di rivelare il segreto di un'invenzione geniale, ma pericolosa; per questo viene rinchiuso in prigione e Tobia e la sua famiglia sono espulsi dalla comunità , e sospinti in un esilio forzato nella zona dei Bassi Rami. Ma Tobia riesce a fuggire, fugge dalla sua gente, dalla gente con cui ha vissuto, dalla gente a cui vuole bene. Un bambino di un millimetro e poco più scappa, braccato da un intero popolo, il popolo dell'albero, che vive dalla notte dei tempi sulla grande quercia. A Tobia sono rimasti pochi amici, ma soprattutto Elisha. Di ramo in ramo, Tobia affronterà un viaggio straordinario in cui paure, ricordi e solitudine si mescolano all'avventura della fuga. Tobia dovrà trovare dentro il suo cuore le risorse per attraversare tutto il suo mondo, salvare se stesso, i suoi genitori e il segreto di suo padre.


La mia opinione: Questo è un libro che, se dovessi basarmi unicamente sull'originalità della storia e dell'ambientazione, si meriterebbe 5 stelline. Tutto si svolge in un albero abitato da persone alte solo 1-2 millimetri. L'albero rappresenta la voluta metafora con il nostro mondo, il pianeta terra, che come il nostro pianeta ha i suoi problemi ambientali e di inquinamento. Per questi motivi il risultato è quello di una storia piuttosto realistica, a tratti anche molto triste e crudele, dove Tobia (il protagonista) e i suoi genitori affronteranno parecchie avventure e disavventure al fine di salvare l'albero, ma anche loro stessi, da personaggi senza scrupoli. Certamente in questo libro c'è una semplice morale ecologica, ma tutt'altro che semplici saranno invece i risvolti della vicenda, che risultano invece parecchio complicati e ben lungi dal finale edulcorato che ci aspetterebbe da un libro definito per bambini/ragazzi. L'autore ha senz'altro molto talento e il libro mi è piaciuto (nonostante non sia autoconclusivo e sia d'obbligo la lettura del secondo libro, cosa che farò al più presto), ma se devo trovargli un difetto per me è stato lo stile di scrittura, che avrei preferito più fluido, più lineare nel raccontare la vicenda. Invece ci sono parecchi salti temporali sia in avanti che indietro, alcune scene vengono raccontate da punti di vista diversi e a volte si fa leggermente fatica a capire cosa sta accadendo, e questo è molto inusuale trattandosi di un libro per ragazzi. Non dico che questa peculiarità sia per forza un difetto, ci sono molti libri che risultano più interessanti proprio per una narrazione non lineare, ma in questo caso non ce n'era bisogno, la storia era già abbastanza interessante così com'era e l'ingarbugliamento degli avvenimenti non ha fatto altro che rendere la lettura più complicata. Non mi aspettavo di dover dedicare così tanta attenzione alle scene, perché il pericolo altrimenti è quello di non capire alcuni passaggi e dover tornare indietro a rileggere.

voto:

lunedì 23 marzo 2015

Recensione: LA GRANDE AVVENTURA - Robert Westall

La mia recensione su "La grande avventura" di Robert Westall.


Titolo: La grande avventura
Autore: Robert Westall
Traduzione: Lorena Dolci
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: Marzo 1993
Pagine: 176
Prezzo: -

Sinossi: Inghilterra, Seconda Guerra Mondiale: Harry, dodici anni, ha perso la sua famiglia durante un bombardamento, e sa che adesso lo aspettano l'orfanotrofio e o l'adozione. Ma lui non è tipo da adattarsi alle regole, e si nasconde, deciso ad evitare la tutela dei servizi sociali. A fargli compagnia e a proteggerlo c'è Don, un cane lupo diventato suo amico inseparabile, che divide con lui l'assoluto libertà e la continua fuga. Ma la grande avventura di Harry sarà piena di rischi e di incontri tutt'altro che raccomandabili, finché un vero amico lo prenderà con sé. E la storia potrebbe finire così, con un classico lieto fine, se non ci fosse in agguato un incredibile colpo di scena...


La mia opinione: Un bel libro per ragazzi ambientato in Inghilterra nel corso della seconda guerra mondiale, con una storia di fughe e incontri bizzarri, alcuni piacevoli e altri meno, che metteranno a dura prova il protagonista dodicenne e il suo amico cane. In questo libro l'aspetto che risalta maggiormente, a parte la trama piuttosto interessante e avventurosa, sono le sensazioni e pensieri del protagonista, che sono espressi bene. Nonostante lo stile di scrittura semplice e non troppo approfondito è comunque facile entrare in empatia con lui e questo è una caratteristica che non sempre si trova nei romanzi per ragazzi, dove più comunemente le azioni prevaricano le descrizioni interiori. Un'altro aspetto che mi ha colpita moltissimo è stato il finale, veramente inaspettato e totalmente diverso dai finali edulcorati e banali che sono soliti nei libri per i lettori più giovani. Per ovvie ragioni non posso dire di cosa si tratta, ma credetemi, è un finale piuttosto controverso e che fa riflettere, forse adatto maggiormente ad un pubblico adulto per essere veramente capito, anche se immagino che non a tutti piacerà dato che risulta piuttosto dissacrante nei confronti dei valori famigliari. A me è piaciuto, sicuramente mi ha lasciata un po' spiazzata ma ne ho apprezzato l'originalità e l'audacia.

voto:



venerdì 20 marzo 2015

Recensione: IO E DEWEY - Vicki Myron

La mia recensione su "IO E DEWEY" di Vicki Myron.


Titolo: Io e Dewey
Autrice: Vicki Myron (con Brett Witter)
Traduzione: Giulia Balducci
Editore: Pickwick
Data di pubblicazione: 2008 (prima edizione Sperling)
Pagine: 279
Prezzo: 9,90 euro

 
Sinossi: In una gelida mattina d'inverno, Vicki, la direttrice della biblioteca di Spencer, nell'Iowa, trova un gattino semicongelato nella cassetta di restituzione dei libri e decide di prendersene cura. Fin dal primo istante, Dewey – così viene battezzato il micetto – conquista il cuore della donna e di tutti coloro che incontra con la sua contagiosa simpatia. Per diciannove anni sarà l'inquilino più amato, coccolato e apprezzato della biblioteca.


La mia opinione: Quando inizio un libro e non ho voglia di andare avanti è un brutto segno. Ed è quello che è successo con questo libro, iniziato più di un mese fa e accantonato per letture migliori finché oggi non l'ho ripreso in mano imponendomi di finirlo una volta per tutte. Premetto: io AMO i gatti ed è forse questo l'unico motivo che mi ha spinto a leggere questo acclamato bestseller, ma la verità è che mi aspettavo una storia di tutt'altro tenore, tenendo conto, appunto, che si trattava di un bestseller e non di un libro qualsiasi passato in sordina.
Il problema di questo libro è lo stile di scrittura, per nulla accattivante, molto piatto, ma ancora peggio sono stati i contenuti. Io mi aspettavo di leggere la storia di un gatto, mi aspettavo che il libro vertesse TOTALMENTE su tale argomento, invece il gatto sembra quasi un pretesto per l'autrice di raccontarci la sua vita personale, le sue disgrazie in famiglia e la storia dello sviluppo economico della sua cittadina. Due terzi del libro è totalmente fuori tema! Quando per pagine e pagine vengono accuratamente descritte tutte le fasi di sviluppo economico della città di Spencer nello stato americano dello Iowa, incluse noiose statistiche e percentuali e poi lo stesso accade per la storia della biblioteca della città, descrivendo com'era 50 anni prima e come è poi stata ristrutturata... io in quei momenti ho pensato che stavo leggendo il libro sbagliato! E anche per quanto riguarda la descrizione delle malattie gravi avute dai famigliari dell'autrice, il dramma della sua malattia... cioè... mi dispiace tanto per lei... ma io volevo leggere la storia di Dewey!!!
Quelle parti del libro le ho trovate assolutamente superflue e noiose, ma per fortuna c'è dell'altro, perché tra una divagazione e l'altra viene anche raccontata la storia di Dewey, e quella mi è piaciuta tanto. L'ho trovato un gatto delizioso, come si fa a non amarlo! Solo il fatto che si tratta di una storia vera vale la pena conoscerla e poi scontato dire che il finale fa sciogliere in lacrime. Solo avrei voluto che tutto il libro parlasse di lui perché onestamente di 19 anni di vita viene raccontato un po' pochino. Sono quindi contenta da una parte di avere avuto modo di conoscere Dewey, seppur superficialmente, e molto scontenta dallo stile di scrittura e dalle troppe divagazioni.




voto:


Acquisto consigliato? Acquisto consigliato solo e soltanto a gattofili/e dichiarati, che riusciranno a trovare interessante il libro nonostante le tante parti noiose, e che verranno poi ricompensati con piccole comparse di Dewey qua e là. Sconsigliato a tutti gli altri.

mercoledì 18 marzo 2015

Recensione: ORGOGLIO E PREVEGGENZA - Carrie Bebris

La mia recensione su "Orgoglio e preveggenza" di Carrie Bebris.


Titolo: Orgoglio e preveggenza (o una verità universalmente riconosciuta)
Serie: Le indagini di Mr. e Mrs. Darcy vol. 1
Autrice: Carrie Bebris
Traduzione: Alessandro Zabini
Editore: TEA
Data di pubblicazione: Gennaio 2007
Pagine: 291
Prezzo: 10,00

Sinossi: «È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.» Ed è una verità cui non si sottrae Mr. Frederick Parrish, ricco e affascinante gentiluomo americano, che sta per convolare a nozze con Caroline Bingley. Un’atmosfera di festa avvolge i fidanzati, ma presto la gioia s’incrina e la coppia è turbata da una serie di strani episodi: fenomeni di sonnambulismo, cavalli imbizzarriti senza una ragione, uno spaventoso incendio e misteriosi incidenti. Qualcuno sta perseguitando i Parrish, ma la pericolosità della situazione pare sfuggire a tutti. A tutti tranne a Elizabeth e Darcy, amici della giovane donna e anch’essi sposi novelli, che mettono da parte i progetti per la luna di miele per aiutare Caroline. Un innamorato respinto? Un socio d’affari tradito? Un parente invidioso? O un eccentrico seguace del paranormale? Chi si cela dietro questa trama sinistra che sembra trascinare Caroline come un gorgo verso la follia?


La mia opinione: Premettendo che i romanzi della Austen mi piacciono anche se non ne sono una fan scatenata e che "Orgoglio e pregiudizio" l'ho letto una sola volta anni fa e non me lo ricordo benissimo, questo seguito alternativo di "Orgoglio e pregiudizio", che da il via a una serie in cui saranno protagonisti i coniugi Mr. e Mrs. Darcy, l'ho trovato parecchio convincente. Il mercato editoriale pubblica molte fiction che prendono spunto dai classici della letteratura e dai loro personaggi più amati e sono viste con molto scetticismo e giudicati duramente da ogni appassionato e purista, ma lasciando da parte ogni prevenzione si possono trovare romanzi validi che pur non potendo mai competere con l'originale sono comunque dei buoni libri.
"Orgoglio e preveggenza" per me rientra in pieno nella categoria sopra descritta. La storia inizia proprio dove la Austen aveva messo la parola fine alla sua, ovvero dal matrimonio tra Darcy ed Elizabeth Bennet. Avevo paura che le ambientazioni e il linguaggio utilizzato dall'autrice non potesse minimamente ricreare le atmosfere austeniane ma mi sono dovuta ricredere perché la scrittura e le descrizioni di ambienti e personaggi sono assolutamente pertinenti e la sensazione è stata proprio quella di rituffarsi in tale epoca, tra i personaggi del libro originale. E' stata una lettura piacevolissima che è stata per me una vera rivelazione, dato che mi aspettavo davvero molto ma molto di peggio. Invece la Bebris scrive bene e sa tenere alta l'attenzione del lettore. La novità della storia, novità che non è stata accolta positivamente dalla maggior parte dei lettori, è che la trama prende una piega da romanzo giallo, con un pizzico di paranormale, e questo stride molto con la natura dei libri della Austen che non avrebbero mai trattato tali tematiche. Prendo atto che questa è stata una mossa azzardata e che in effetti il lettore rimane un po' spaesato da questo cambiamento, anche io ho avuto qualche perplessità ad accettarlo, soprattutto sul finale, ma bisogna altresì prendere atto che è una realtà universalmente riconosciuta che questo libro non è stato scritto da Jane Austen ed è quindi inutile angustiarsi e desiderare a tutti i costi che l'abbia scritto lei, (non è così!!!) e prima il lettore amante dei classici si arrenderà all'evidenza e prima riuscirà ad apprezzare questo libro che, ripeto, è davvero ben scritto e ben descritto, meglio di così un'autrice del nostro secolo non so cos'altro potrebbe fare.
In definitiva per me il voto è il massimo per quando riguarda lo stile di scrittura e un po' meno per quanto riguarda la trama in generale, ma comunque sono soddisfattissima di averlo letto e leggerò certamente anche i seguiti di questa serie. Dirò di più... ho trovato carinissima la presenza di citazioni tratte da "Orgoglio e pregiudizio" all'inizio di ogni capitolo e mi è piaciuto così tanto ritrovare i personaggi del libro che grazie alla Bebris "Orgoglio e pregiudizio" mi è addirittura venuta voglia di rileggerlo!!!

voto:



Acquisto consigliato? Sì, consigliato a tutte le lettrici amanti dell'ambientazione classica e i romanzi della Austen senza però disdegnare a priori i sequel alternativi.

lunedì 16 marzo 2015

Recensione: EASTER PARADE - Richard Yates

Ecco la mia recensione al libro "Easter Parade" di Richard Yates.




Titolo: Easter Parade
Autore: Richard Yates
Traduzione: A. Lombardi
Casa editrice: Minimum Fax
Pagine: 283
Data di pubblicazione: Ottobre 2008
Prezzo: 11,50

Sinossi: Easter Parade, uscito originariamente nel 1976 e ora pubblicato per la prima volta in Italia, è un romanzo esemplare della sensibilità di Yates: una saga familiare senza concessioni al romanticismo, un limpido ritratto di esistenze borghesi in bilico fra la mediocrità e le aspirazioni. Le protagoniste sono due sorelle, dal carattere diverso - Sarah più solare e convenzionale, Emily più chiusa e indipendente - ma sempre unite da un legame che a tratti si trasforma in rivalità; i loro destini si dipanano per quasi cinquant'anni, sullo sfondo di un'America che man mano perde la sua innocenza gioiosa (quella immortalata in un'istantanea della parata di Pasqua a cui si riferisce il titolo), alla ricerca di una "felicità" difficile tanto da identificare quanto da ottenere.



La mia opinione: Un libro drammaticissimo e senza speranza che ho letto nell'arco di sole 24 ore da quanto è scorrevole, ma che lascia addosso una tristezza come pochi romanzi riescono a lasciare. La cosa che sconcerta di più il lettore nel leggere della vita di queste due sorelle è che in realtà non capita nulla di veramente devastante per far sì che la loro sia una storia drammatica, i personaggi di questo romanzo non conoscono guerre e carestie e vivono nella nazione più benestante e invidiata del mondo, la loro vita è normalissima ed è per questo che il messaggio negativo trasmesso dal racconto delle loro esistenze rimane tanto impresso. E' destabilizzante scoprire che il raggiungimento della felicità sia una chimera, mentre l'infelicità sia alla portata di tutti indipendentemente del tipo di vita che si decide di fare. L'autore descrive infatti due percorsi di vita diametralmente opposti, legati solo dalla stretta parentela, che continuano ad allontanarsi e si riavvicinano solo in rare circostanze, ma che convergono poi inesorabilmente nella medesima decadenza. Ogni situazione viene narrata sapientemente e con la massima precisione, mantenendo uno stile di scrittura scorrevole pur entrando in profondità nel caratterizzare ogni personaggio. E' un romanzo veramente facile da leggere, ma per niente facile da metabolizzare. Personalmente l'ho apprezzato per tanti motivi, descrizioni perfettamente riuscite in primis, ma da non dimenticare anche la mancanza di luoghi comuni, fronzoli e falsi romanticismi e per l'intento (peraltro riuscitissimo) di sfatare ogni mito della ricerca della felicità americana. L'unica piccola pecca è il distacco emotivo con cui l'autore espone i fatti, lasciando sempre una leggera barriera tra lettore e protagoniste, questo è a mio avviso l'unica ragione per non dare al libro 5 stelline.




voto:



Acquisto consigliato? Sì, lo consiglio a chiunque voglia fare i conti con una storia realistica e spietata e a chi è stanco dei finali edulcorati e politicamente corretti.

sabato 14 marzo 2015

Piccole e brevi considerazioni su: COME UN ROMANZO - Daniel Pennac



Titolo: Come un romanzo
Autore: Daniel Pennac
Traduzione: Yasmina Melaouah
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: Marzo 1993
Pagine: 139
Prezzo: 6,50 euro

Sinossi: È proprio attraverso l'analisi del comportamento, di come giorno dopo giorno interagiamo con l'oggetto libro e i suoi contenuti, che Pennac riesce a dimostrare alcune storture dell'educazione non solo scolastica, ma anche familiare. Laddove, normalmente, la lettura viene presentata come dovere, Pennac la pone invece come diritto e di tali diritti arriva a offrire il decalogo. Piena libertà dunque nell'approccio individuale alla lettura perché "le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere".


La mia opinione: Ormai è ampiamente risaputo che i diritti IMPRESCINDIBILI del lettore sono i seguenti:

1. Il diritto di non leggere
2. Il diritto di saltare le pagine
3. Il diritto di non finire un libro
4. Il diritto di rileggere
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
7. Il diritto di leggere ovunque
8. Il diritto di spizzicare
9. Il diritto di leggere a voce alta
10. Il diritto di tacere

E nella lettura di questo libro io mi sono concessa il diritto numero 2!!!!
Ho praticamente saltato tutte le pagine fino a leggere solo i (pochi) passaggi interessanti. Forse sarà che questo libro ormai ha fatto il suo tempo, al suo interno si fanno riferimenti a una modernità che prevede lettori di cassette musicali, e purtroppo, quando i contenuti dei libri di saggistica diventano datati non c'è più nulla da fare, i saggi non preservano intatta la loro bellezza nonostante lo scorrere del tempo come succede per i romanzi!!!! E poi è un testo quasi esclusivamente pedagogico... davvero troppo per i miei gusti. Speravo che fosse un libro adatto a chi ama leggere ma invece io, da amante della lettura, mi sono proprio annoiata! E poi che cosa sia il "diritto al bovarismo" citato nel punto 6 mica l'ho capito, ha a che vedere con qualche riferimento a Madame Bovary, ma, essendo un libro di cui mi ricordo molto poco, mi sfugge del tutto il collegamento e l'autore non è stato affatto bravo a spiegarlo. Molto meglio leggersi un romanzo, piuttosto che questo "come un romanzo"!



voto:


Acquisto consigliato? Capisco chi ne conserva un ricordo affettuoso per averlo letto nel decennio giusto in cui andava letto, e non voglio offendere nessuno, ma a me personalmente questo testo didattico e pedagogico mi è parso ormai trascurabile, adatto solo da leggersi in ambiti scolastici, ma assolutamente non più come libro da leggere per il gusto di leggere!