lunedì 25 maggio 2015

Recensione: SUITE FRANCESE - Irène Némirovsky

La mia recensione su "Suite francese" di Irène Némirovsky.




Titolo: Suite francese
AutriceIrène Némirovsky
Traduzione: Lanfranco Binni
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: Febbraio 2015
Pagine: 412
Prezzo: 4,90

Sinossi: "Suite francese", pubblicato postumo nel 2004, è l'ultimo romanzo di Irène Némirovsky. Scritto agli albori del secondo conflitto mondiale a Issy-l'Évèque, in Borgogna, è un affresco spietato, composto quasi in diretta, della disfatta francese e dell'occupazione tedesca, in cui le tragedie della Storia si intrecciano alla vita quotidiana e ai destini individuali. È un caleidoscopio di comportamenti condizionati dalle aberrazioni della guerra, dalla paura, dal sordido egoismo, dalla viltà, dall'indifferenza, dagli istinti di sopravvivenza e di sopraffazione, dall'ordinaria crudeltà, dall'ansia di amore. È il racconto della passione, ambigua e tormentata, che nasce tra una giovane donna il cui marito è disperso al fronte e un ufficiale tedesco. Con lucida indignazione ma anche con pietà, Némirovsky mette a nudo le dinamiche profonde dell'esistenza umana di fronte alle prove estreme e scrive un insperato capolavoro della letteratura del Novecento.


La mia opinione: Inizio col precisare che questo non è un romanzo vero e proprio ma un romanzo... ahimè... INCOMPIUTO. L'intento dell'autrice era quello di scrivere un macro-romanzo (una sorta di "Guerra e Pace" francese) composto da 5 storie collegate tra loro ma apparentemente autoconclusive e con protagonisti diversi. Qui ritroviamo solo 2 delle 5 storie previste e non sapremo mai (l'autrice è morta deportata ad Auschwitz) come avrebbe evoluto e collegato le varie storie, un vero peccato non solo dal punto di vista umano, ma letterario, dato che il romanzo in questione avrebbe avuto davvero le carte in tavola per diventare il "Guerra e Pace" del ventesimo secolo.
La prima storia ("Tempesta di Giugno") è incentrata sulla fuga dei parigini dalle loro case agli albori della seconda guerra mondiale. La seconda storia ("Dolce") si concentra invece sull'occupazione tedesca di un paese di campagna francese. Tra le due ho preferito la prima, con più punti di vista che si intersecano tra loro, più personaggi, dal ritmo più dinamico e dalla sagacia più pungente. La seconda storia è invece un po' più lenta, più riflessiva, con meno personaggi. Ciò che è comunque innegabile è la straordinaria capacità narrativa dell'autrice, la sua abilità nell'entrare nella mente di tanti personaggi descrivendone alla perfezione stati d'animo e i tanti mutamenti caratteriali che sorgono nei momenti difficili durante le avversità della guerra. Si assiste infatti ad un caleidoscopio di immagini che tratteggiano con assoluta precisione ogni peculiarità dell'animo umano, pregi e difetti vengono messi completamente a nudo con perspicacia e acume. Altro pregio fondamentale della scrittura della Nemirovsky è la sua completa imparzialità nelle vicende narrate. Si capisce che i fatti descritti sono quanto più possibile vicini all'autrice stessa e che racconta dell'identico periodo storico che lei stessa vive mentre sta scrivendo (è infatti forte la sensazione di vivere le vicende in diretta) ma al tempo stesso nessuna opinione personale scaturisce dalla sua penna, ricreando grazie a ciò un romanzo corale e multisfaccettato, dalle innumerevoli chiavi di lettura.
Purtroppo l'incompiutezza del testo pesa come un macigno e non permette di apprezzare pienamente ciò che sarebbe stato e che mai sarà. Le due storie che il lettore affronta possono essere definite concluse, vi è un inizio e una fine per entrambe, ma sono comunque troppe le diversità (sia di forma che di sostanza) tra le due storie, e sono troppi i fili recisi e gli interrogativi sulle varie dinamiche che si vengono a creare. Sono sicura che l'autrice avrebbe editato ulteriormente i testi, livellando le asperità e amalgamandoli con nuove storie che avrebbero dato un senso a tutto il romanzo. Rimane molta amarezza nel non poterlo leggere per intero.

voto:

sabato 16 maggio 2015

Recensione: AMERICAN PSYCHO - Bret Easton Ellis

Recensione di "American Psycho" di Bret Easton Ellis




Titolo: American Psycho
Autore: Bret Easton Ellis
Traduzione: Giuseppe Culicchia
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 517
Data di pubblicazione: 2001 (1991 prima edizione originale)
Prezzo: 11,00

Sinossi: Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.



La mia opinione: Questo libro mi è piaciuto e l'ho trovato (per alcuni versi) davvero geniale. Mi è piaciuto perché è raro leggere libri che parlano di psicopatici in prima persona e questo fa veramente entrare nella mente disturbata del protagonista a tutti gli effetti, senza scadere in banali morali di perbenismo o voler dare uno scopo a tutto ciò che accade. La forma in cui procede la narrazione ammetto che sia ostica, in parte poco scorrevole, perché il tutto è appesantito da infinite e minuziose descrizioni di ogni capo di abbigliamento (rigorosamente firmato) indossato dal protagonista o dai suoi conoscenti, prodotti per la cura del corpo, descrizioni di ogni portata di cibo in ogni ristorante... eccetera eccetera. Il risultato è veramente ridondante e alla lunga stanca al punto di voler saltare le righe dove compaiono tali descrizioni, che vengono riproposte in continuazione ad intervalli molto brevi. Ma tutto questo ha un suo significato ben preciso e sinceramente senza di ciò nulla avrebbe più senso. Perché come dicevo all'inizio il libro porta letteralmente DENTRO alla mente del protagonista e lui è OSSESSIONATO dai vestiti firmati a tal punto che DEVE fare sempre una lista mentale di ciò che indossa lui e di ciò che indossano gli altri. E la stessa ossessione si ripercuote su ogni prodotto alla moda acquistato, sui programmi televisivi, film e musica preferiti, sui costosissimi piatti che propongono i ristoranti "IN" dove cena regolarmente. E gradualmente si viene catapultati dentro un'altra forma di ossessione, quella OMICIDA, che lo porta a commettere nei ritagli di tempo atti di inaudita violenza. All'inizio del libro questa violenza viene solo accennata ma andando avanti con la lettura le scene si fanno sempre più nitide ed intense, fino ad assistere nei minimi dettagli a svariate torture e uccisioni di un sadismo indescrivibile e altamente impressionanti che non escludono nessuno (uomini, donne, bambini, animali...), ma che raccontate dalla mente del protagonista sono talmente meccaniche da risultare quasi noiose. La NOIA è infatti una sensazione che pervade spesso le pagine del libro, ma non è un difetto, anzi, è una noia esistenziale, una NOIA NECESSARIA per capire l'universo in cui orbitano il protagonista e i suoi amici, persone ricchissime e superficiali frutto di una società capitalistica che oltre a voler comprare tutto ciò che possono permettersi (ovvero, tutto ciò che gli viene in mente) non sanno fare. Nessun sentimento, nessuna felicità, nessun desiderio, se non pulsioni improvvise da soddisfare nell'immediato e che poi scadono altrettanto velocemente nella NOIA di una quotidianità che quando ti da tutto è come se non ti desse niente. Il protagonista cerca appunto di trovare emozioni forti nel fare cose oscene e perverse, ma non trova mai sollievo per la sua mente malata e inoltre non riesce neanche nell'intento (più volte provato) della confessione perché le persone della società in cui vive, sono tutte così prese da sé stesse da non riuscire neanche per un secondo a mettere da parte il proprio ego, e a questo proposito si assiste a scene sconcertanti di dialoghi a senso unico in cui tutti parlano ma nessuno ascolta. "Ieri sera ho decapitato una ragazza"... "ho ucciso un bambino allo zoo"... inutile formulare queste frasi, o non ti ascoltano o non ti prendono sul serio ed è così che il protagonista continua indisturbato a fare tutto ciò che gli viene in mente, perché non c'è altro modo che continuare a fare ciò che vuole in una maratona senza senso, dove droga e psicofarmaci aiutano ad attenuare un po' il suo vuoto e in alcuni casi a non fargli capire ciò che è reale e ciò che non lo è, al punto che più volte ha la sensazione che non ci sia niente di vero di ciò che ha fatto o forse lo è tragicamente tutto?
Tirando le somme non ho quindi dubbi sul fatto che questo libro, a causa della sua estrema particolarità, mi sia piaciuto e anche tanto, perché unisce molteplici argomenti interessanti, tra cui una mente disturbata, una società nichilista, la superficialità degli ambienti ricchi, la presenza di violenza sconcertante senza minima censura... è un libro talmente psicotico, non solo per i contenuti ma anche (soprattutto) per la forma in cui è scritto, da rimanere impresso a lungo. Sono indecisa per il voto finale, in quanto ci sono parti del libro illeggibili (degli interi capitoli, in totale saranno tre o quattro, descrivono la biografia di gruppi musicali con relativa descrizione di ogni canzone di un particolare cd e quei capitoli dopo aver letto qualche riga li ho dovuti saltare completamente, non mi interessavano!) ma anche quelle parti come ho già spiegato hanno un suo perché in quanto rafforzano il concetto di OSSESSIONE del protagonista. E' certamente un dispiacere aver dovuto saltare alcune parti perché avrei comunque preferito poterlo leggere tutto, e per questo motivo non vorrei dare il massimo dei voti. E' però innegabile che il libro sia GENIALE e nulla è lasciato al caso, ed è una caratteristica talmente rara in un libro da indurmi a dare lo stesso 5 stelline.




voto:

venerdì 1 maggio 2015

Recensione: BAMBINO 44 - Tom Rob Smith

Ecco la mia recensione al libro "Bambino 44" di Tom Rob Smith.




Titolo: Bambino 44
Serie: Leo Demidov vol. 1
Autore: Tom Rob Smith
Traduzione: A. Garavaglia
Casa editrice: Sperling e Kupfer
Pagine: 444
Data di pubblicazione: 2008
Prezzo: 19,90

Sinossi: Unione Sovietica, 1953. Il regime di Stalin è al vertice, con l'entusiastica collaborazione del Ministero della Sicurezza e dell'MGB (precursore del nefando KGB), l'organismo di polizia segreta la cui brutalità e la continua pratica di torture non sono un segreto. La popolazione è costretta a credere che il crimine è stato debellato in tutto il paese, che tutti sono felici e che il governo rappresenta il punto di riferimento e di ispirazione morale per ogni cittadino modello. Quando tuttavia il cadavere di un ragazzino viene ritrovato sui binari di un treno, l'ufficiale dell'MGB Leo Demidov si sorprende che i genitori del piccolo morto siano convinti si tratti di omicidio. I superiori di Leo gli ordinano di non indagare né su questa morte né sulle altre che seguiranno. Leo obbedisce, anche se sospetta che qualcuno di molto importante possa essere implicato. Smetterà di obbedire nel momento in cui alla giovane moglie Raisa arriveranno minacce affinchè diventi lei stessa garante e spia dell'operato di Leo. Da agente inquisitore allineato con i diktat governativi, Leo diventerà un nemico pubblico da snidare, inquisire e sicuramente eliminare. Costretti a fingere di non amarsi per non nuocersi a vicenda, Leo e Raisa, dovranno proteggersi dal nemico ufficiale e potentissimo, e dai tanti nell'ombra di cui ignorano l'identità.



La mia opinione: Ciò che rende particolarmente interessante questo libro è l'ambientazione e le accurate ricostruzioni storiche, che catturano il lettore permettendo una totale immedesimazione fin dalle prime pagine. La sensazione è infatti quella di vivere nel periodo storico descritto, ovvero durante la dittatura staliniana in Russia, nei primi anni 50. E' stata quindi una lettura estremamente interessante, in cui inizialmente vengono narrati vari scenari apparentemente scollegati l'uno all'altro e non sembra quasi che il genere sia thriller, perché la variante thriller comparirà in scena in un secondo momento. Questa peculiarità rende la trama piuttosto originale, anche se si fa leggermente fatica a capire il nesso con la storia vera e propria, ed è quindi un libro per cui occorre un pizzico di concentrazione in più del normale, ma il tutto viene completamente ricompensato quando verso metà libro saranno finalmente chiari i vari collegamenti.
Per quanto mi riguarda sono rimasta molto soddisfatta da questa lettura, sia per le descrizioni storiche e le caratterizzazioni dei personaggi (che per me sono stati ottimi sotto ogni aspetto!) e sia per stile di scrittura, molto accattivante e piacevole. Anche dal punto di vista thriller è ben congegnato, seppur non eccelso. Vi sono molti colpi di scena inaspettati, ma c'è il piccolo difetto che il finale rimane un po' arrampicato sugli specchi ed è davvero l'unico aspetto che mi ha leggermente delusa, perché ero convinta di poter dare 5 stelline piene. Rimane comunque uno dei migliori libri thriller e storici letti da sempre e ne consiglio la lettura, soprattutto a chi è interessato all'ambientazione perché offre ottimi scorci storici e sociali sulla dittatura comunista.




voto:




mercoledì 29 aprile 2015

Recensione: LA COMPAGNA DI SCUOLA - Madeleine Wickham

La mia recensione su "La compagna di scuola" di Madeleine Wickham.




Titolo: La compagna di scuola
Autrice: Madaleine Wickham (meglio nota come: Sophie Kinsella)
Traduzione: Nicoletta Lamberti
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: Febbraio 2010
Pagine: 285
Prezzo: 19,00

Sinossi: Si può essere amiche per la pelle senza mai rivelarsi completamente, ma anzi celando una parte essenziale di sé? È quello che succede a Maggie, Roxanne e Candice. Più o meno coetanee, le tre amiche lavorano in un'importante rivista di Londra e sono molto legate. Il loro rapporto si fonda su un rito irrinunciabile: una volta al mese si ritrovano al Manhattan Bar dove, tra un cocktail e l'altro, si confrontano in un frizzante teatrino di chiacchiere e confidenze. Ma dietro le apparenze - Maggie, Roxanne e Candice sembrano davvero realizzate, così padrone di sé nel lavoro e nel privato - ognuna di loro recita in qualche modo una parte, nascondendo alle altre aspetti importanti della propria vita. "La compagna di scuola" è uno dei romanzi scritti da Madeleine Wickham, meglio nota con lo pseudonimo di Sophie Kinsella, prima di raggiungere la popolarità con la serie "I love shopping".


La mia opinione: Questo libro fa parte dei primi lavori di Sophie Kinsella, quelli firmati col suo vero nome, prima che appunto diventasse Sophie Kinsella! Avevo sentito dire che inizialmente i libri di questa autrice non erano divertenti e frizzanti come quelli che l'hanno portata al successo, e in effetti questo libro si discosta moltissimo dall'umorismo carico che ero abituata a leggere negli altri suoi scritti, ma mi aspettavo una mezza delusione, una scrittura acerba, e invece non ne sono rimasta affatto delusa. La storia è semplice e il finale troppo edulcorato, da tipica commediola, ma in generale l'ho trovato un libro scritto veramente bene! Fin dalle prime pagine mi ha catturata, perché riesce a rappresentare alla perfezione le scene e i personaggi e basta leggere un paio di capitoli per essere totalmente assorbiti dalla storia e interessarsi ai suoi sviluppi. Poi siccome la narrazione si divide in tre punti di vista diversi l'ho trovata ancora più interessante dato che personalmente amo seguire le vicende di più personaggi e mi sono ritrovata a leggere convulsamente terminando la lettura nell'arco di sole 24 ore e questo è assolutamente sintomo che il libro mi è piaciuto e anche tanto. Nonostante sia ben lontano dall'avere una trama geniale o indimenticabile rientra in pieno nei libri piacevoli e leggeri (ma neanche troppo leggeri, dato che qualche tematica importante e profonda la tratta eccome!) che consiglio di leggere quando avete voglia di commedia. La Kinsella rimane una valida garanzia anche quando si firma Madeleine Wickham!


voto:


mercoledì 22 aprile 2015

Recensione: DIVERGENT - Veronica Roth

La mia recensione su "Divergent" di Veronica Roth.



Titolo: Divergent
Serie: Divergent vol. 1 
Autrice: Veronica Roth
Traduzione: Roberta Verde
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: Maggio 2012
Pagine: 480
Prezzo: 16,90 euro

 
Sinossi: Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza...


La mia opinione: Parto dal presupposto che questo libro mi è piaciuto... ma non mi è piaciuto! Già... come presupposto è tutto un programma ma la verità è che questo libro l'ho trovato carino e piacevole tanto da leggerlo in pochi giorni: la storia è scorrevole, la scrittura è piuttosto semplice ed ammaliante, la storia è abbastanza interessante da calamitare l'attenzione senza annoiare. Però se mi devo focalizzare sui particolari posso dichiarare con assoluta certezza che questa storia è ingenua e ha dei contenuti profondamente superficiali. Penso che ogni buon romanzo distopico che si rispetti deve avere un background solido alle spalle, invece qui non c'è. L'ambientazione viene ricreata dal NULLA, il contesto in cui nasce la situazione economica-politica-sociale che troviamo non è spiegata e per questo ci ritroviamo a seguire una vicenda che si svolge unicamente nei ridotti confini di una città senza sapere niente di ciò che sta al di fuori di essa. E' una strategia comoda per l'autrice non dover dare spiegazioni, così come è una strategia comoda per l'autrice designare un mondo in cui le persone sono divise in sole quattro fazioni e ogni fazione ha un'unica e sola caratteristica, certo in questo modo non ha fatto nessuno sforzo per caratterizzare i suoi personaggi dato che tutti sono omologati e hanno un unico e solo carattere dominante. Diciamo che bastano queste ingenuità creative per capire che "Divergent" è un libro confezionato in serie sulla scia del successo del genere distopico e che analizzandolo trovi una trama scarna e molto POCO CREDIBILE. Non si capisce infatti come la politica e la situazione sociale di questo mondo abbia potuto reggersi da sola basandosi sulle sue regole (poche e assurde) fino ad arrivare al punto in cui lo si inizia a leggere, in cui tutte le dinamiche sono già realtà conclamata da decenni. Se si legge il libro impuntandosi su ciò che non quadra e stilando una lista di difetti inutile dire che lo odierete e troverete assurdo tutto ciò che accade nella storia.
Fortunatamente sto cercando si essere un po' flessibile, soprattutto quando si tratta di libri per ragazzi o YA e una volta appurato che il libro in questione non è di alto livello strutturale abbasso le pretese e cerco di prendere il libro per quello che è. In questo caso si è trattata di una scelta giusta perché ne è risultata una lettura molto piacevole che è scivolata via un poco tempo. E' una storia che tutto sommato mi è piaciuta e sarei curiosa di leggere i seguiti, e forse lo farò... devo ancora decidere.




voto:

domenica 19 aprile 2015

Recensione: NESSUNO SI SALVA DA SOLO - Margaret Mazzantini

La mia recensione su "Nessuno si salva da solo" di Margaret Mazzantini.






Titolo: Nessuno si salva da solo
Autrice: Margaret Mazzantini
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 4 Marzo 2011
Pagine: 189
Prezzo: 19,00 euro

Sinossi: Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all'aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell'inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un'età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall'altro e dall'altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo "Venuto al mondo", Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l'autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.


La mia opinione: Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola, la parola giusta sarebbe "pesante". Questo libro l'ho trovato infatti molto pesante, e non per il numero di pagine ma per i contenuti e anche un po' per lo stile di scrittura. Lo stile di scrittura in realtà non è così male, perché l'autrice sa benissimo come descrivere gli stati emotivi e le situazioni, talmente bene che sembra di vederle in un film, il problema è che nel libro non vi è nessuna suddivisione in capitoli, solo pause di una riga tra alcuni paragrafi e questo, unendo poi il fatto che le scene sono descritte fin troppo minuziosamente in ogni infinitesimale dettaglio, porta il lettore a sentire su di sé un effetto simile all'indigestione. Ho dovuto infatti intramezzare la lettura del libro con quella di un altro, proprio per diluire questo estratto di pesantezza che sentivo. Poi i contenuti, beh... i contenuti sono come un macigno, danno un senso di nausea e tristezza assoluta. Il pessimismo è davvero ai massimi livelli nel descrivere le relazioni tra uomo e donna, ed è praticamente un pessimismo cosmico, perché non si estende ai soli personaggi del libro ma vorrebbe indurti a credere (riuscendoci benissimo tra l'altro!!!) che sia una verità universale e che valga per tutti la stessa cosa. Di sicuro è un libro da non leggere se si è depressi e scoraggiati per avvenimenti personali perché altrimenti darebbe la mazzata finale su ogni recondita speranza dell'essere umano.
A posteriori però non me la senso di dire che sia stata una brutta lettura...
Pessimistica... sì!
Deprimente... ok!
Triste... certamente!
Pesante... senza ombra di dubbio!!! 
Ma sono rimasta piuttosto soddisfatta da come l'autrice riesce a caratterizzare introspettivamente i suoi personaggi, l'analisi che ne esce fuori non è per niente superficiale o banale. Non avevo mai letto niente della Mazzantini e credo che cercherò di leggere qualcos'altro di suo, perché anche se non è stata una lettura piacevole adatta a svagarsi e farsi venire il buonumore, è stata comunque una lettura interessante e con degli spunti di riflessione da non sottovalutare.



voto:



venerdì 17 aprile 2015

Recensione: TOBIA. UN MILLIMETRO E MEZZO DI CORAGGIO - Timothée De Fombelle

La mia recensione su "Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio" di Timothée De Fombelle.




Titolo: Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio
Serie: Tobia Lolness, vol. 1
Autore: Timothée De Fombelle
Traduzione: Maria Bastanzetti
Editore: San Paolo
Data di pubblicazione: Aprile 2013
Pagine: 381
Prezzo: 9,90 (edizione economica)

Sinossi: Il padre di Tobia, studioso dalla grande saggezza, si rifiuta di rivelare il segreto di un'invenzione geniale, ma pericolosa; per questo viene rinchiuso in prigione e Tobia e la sua famiglia sono espulsi dalla comunità , e sospinti in un esilio forzato nella zona dei Bassi Rami. Ma Tobia riesce a fuggire, fugge dalla sua gente, dalla gente con cui ha vissuto, dalla gente a cui vuole bene. Un bambino di un millimetro e poco più scappa, braccato da un intero popolo, il popolo dell'albero, che vive dalla notte dei tempi sulla grande quercia. A Tobia sono rimasti pochi amici, ma soprattutto Elisha. Di ramo in ramo, Tobia affronterà un viaggio straordinario in cui paure, ricordi e solitudine si mescolano all'avventura della fuga. Tobia dovrà trovare dentro il suo cuore le risorse per attraversare tutto il suo mondo, salvare se stesso, i suoi genitori e il segreto di suo padre.


La mia opinione: Questo è un libro che, se dovessi basarmi unicamente sull'originalità della storia e dell'ambientazione, si meriterebbe 5 stelline. Tutto si svolge in un albero abitato da persone alte solo 1-2 millimetri. L'albero rappresenta la voluta metafora con il nostro mondo, il pianeta terra, che come il nostro pianeta ha i suoi problemi ambientali e di inquinamento. Per questi motivi il risultato è quello di una storia piuttosto realistica, a tratti anche molto triste e crudele, dove Tobia (il protagonista) e i suoi genitori affronteranno parecchie avventure e disavventure al fine di salvare l'albero, ma anche loro stessi, da personaggi senza scrupoli. Certamente in questo libro c'è una semplice morale ecologica, ma tutt'altro che semplici saranno invece i risvolti della vicenda, che risultano invece parecchio complicati e ben lungi dal finale edulcorato che ci aspetterebbe da un libro definito per bambini/ragazzi. L'autore ha senz'altro molto talento e il libro mi è piaciuto (nonostante non sia autoconclusivo e sia d'obbligo la lettura del secondo libro, cosa che farò al più presto), ma se devo trovargli un difetto per me è stato lo stile di scrittura, che avrei preferito più fluido, più lineare nel raccontare la vicenda. Invece ci sono parecchi salti temporali sia in avanti che indietro, alcune scene vengono raccontate da punti di vista diversi e a volte si fa leggermente fatica a capire cosa sta accadendo, e questo è molto inusuale trattandosi di un libro per ragazzi. Non dico che questa peculiarità sia per forza un difetto, ci sono molti libri che risultano più interessanti proprio per una narrazione non lineare, ma in questo caso non ce n'era bisogno, la storia era già abbastanza interessante così com'era e l'ingarbugliamento degli avvenimenti non ha fatto altro che rendere la lettura più complicata. Non mi aspettavo di dover dedicare così tanta attenzione alle scene, perché il pericolo altrimenti è quello di non capire alcuni passaggi e dover tornare indietro a rileggere.

voto: