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venerdì 20 dicembre 2019

Recensione: RACCONTI DI NATALE di Charles Dickens

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.

PS= l'edizione che recensisco è quella che effettivamente ho letto. Ci tengo a specificarlo perché per quanto riguarda i classici leggere un'edizione piuttosto che un'altra può fare la differenza. Il libro l'ho letto un anno fa, a Dicembre 2018.



Titolo: Racconti di Natale
Autore: Charles Dickens
Editore: Newton Compton
Traduttore: M. Sestito
Data di pubblicazione: Novembre 2017
Pagine: 343
Genere: raccolta di racconti
Acquistahttps://amzn.to/8822709

Sinossi: Scritti tra il 1843 e il 1848, i "Racconti di Natale" costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l'autore svela l'altra faccia del mito del progresso, ritraendo l'Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all'intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall'agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.


La mia opinione: Si tratta di un totale di 5 racconti, pensavo che leggerli mi avrebbe occupato poco tempo e invece si è dimostrata un’impresa abbastanza ardua.
Io solitamente amo Charles Dickens, ma questi racconti, non so se per colpa della traduzione, li ho trovati indigesti.
Si salva assolutamente “Canto di Natale”, che tra l’altro già conosco piuttosto bene ed è quindi stata una rilettura. “Canto di natale” vale decisamente tutto il libro, è un racconto bello e originale, con al suo interno un protagonista indimenticabile, mentre gli altri racconti li ho trovati mediocri, hanno uno stile un po’ pesante, sono tutti caratterizzati da un estremo buonismo natalizio che va bene a piccole dosi ma alla lunga stanca.
Tra questi ammetto che il racconto "le campane" non ce l’ho fatta a finirlo, mentre gli altri raconti (“il grillo del focolare” “la battaglia per la vita” e “il patto col fantasma”) li ho letti ma non mi hanno entusiasmata.
Ognuno di questi racconti, hanno degli intermezzi piacevoli, e dei personaggi ben caratterizzati e interessanti, ma nel contempo ho avuto delle difficoltà ad appassionarmi alle storie.
Concedo il beneficio del dubbio che sia stata l'edizione a non essere ottimale e mi riservo di affrontare nuovamente i racconti in futuro in un'altra edizione per capire se magari cambiando edizione cambierà anche la mia opinione su di essi.

voto:


domenica 8 settembre 2019

Recensione: AGNES GRAY - Anne Bronte

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Agnes Grey
Autrice: Anne Bronte
Editore: Newton Compton
Traduttore: M. Sestito
Data di pubblicazione: Maggio 2015 (prima pubblicazione 1846)
Pagine: 157
Acquistahttps://amzn.to/2zZqwBZ

Sinossi: Agnes Grey, la protagonista dell'omonimo romanzo del 1847, opera prima e in parte autobiografica di Anne Brontë, fa la governante presso due famiglie della facoltosa borghesia inglese di età vittoriana. La sua famiglia è caduta in disgrazia e prendersi cura dei figli dei ricchi, indisciplinati e viziati, è l'unica scelta rispettabile che la ragazza possa fare per sopravvivere. Con una prosa elegante e scorrevole, la minore delle sorelle Brontë mette a confronto la grettezza della nobiltà dell'epoca, del tutto priva di scrupoli e di valori, e i sani principi morali di una giovane timorata di Dio, che cerca in ogni modo di smascherare il lato oscuro delle persone "perbene".


La mia opinione: Questo è un classico rilassante capace di risollevare le uggiose giornate autunnali e invernali. La protagonista, Agnes Grey, svolge il ruolo di governante/educatrice dei figli di alcune famiglie ricche. E’ una storia semplice, rilassante, magnificamente scritta e che inoltre sa aggiungere interessanti osservazioni sulla società dell’epoca. In particolare in questo libro l’autrice vuole criticare, appunto, l’alta borghesia inglese, soprattutto per quanto riguarda l’educazione dei figli e delle convenzioni sociali dei matrimoni dettati da interessi economici. Le sue critiche sono sempre velate da sagace ironia e da osservazioni acute che colpiscono come frecciatine deliziose.
Nonostante il libro sia scritto a metà del 1800 e quindi per molti aspetti le cose adesso siano cambiate, mi sono comunque stupita del fatto che per alcune cose risultino attualissime tutt’oggi. Ci sono delle scene, soprattutto per quanto riguarda educazione dei figli (gli adorati e intoccabili pargoli di queste famiglie descritte nel libro) che mi hanno fatto veramente sorridere, perché mi hanno ricordato scene già viste.
E’ davvero un romanzo sagace e con la giusta dose di ironia, ma non ha avuto il successo dei romanzi delle altre sorelle Bronte, perché qui mancano gli intrighi travolgenti e i colpi di scena che tanto piacciono ai lettori che invece hanno apprezzato ad esempio “Cime tempestose”, quindi risulta una storia molto più semplice e dal ritmo narrativo molto più pacato, ma io lo consiglio vivamente.
Posso dire la sola e unica cosa che non ho apprezzato di questo romanzo? il forte sentimento religioso e moralista che accompagna alcuni capitoli l’ho trovato noioso, ma per fortuna ciò ha riguardato solo alcune pagine!

Consigliato? Sì. Se vi piacciono i classici risulta una lettura davvero molto piacevole.

voto:

giovedì 19 maggio 2016

Mini recensione: IL DIVORATORE - Lorenza Ghinelli

La mia breve recensione su "Il divoratore" di Lorenza Ghinelli.


Titolo: Il divoratore
Autrice: Loranza Ghinelli
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Febbraio 2016 (ed. economica)
Pagine: 254
Prezzo: 5,90 euro

Sinossi: Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l'Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica. Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale. Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell'incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere... Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato.


La mia opinione: Parto dal pregio principale di questo libro: è molto scorrevole, da leggere in un giorno. Di contro, a livello di costruzione della trama, è invece carente, con buchi logici non colmati neanche sul finale. Questo è un romanzo paranormale/horror, ma sono convinta che anche i romanzi con risvolti paranormali debbano avere una logica per come si svolgono i fatti, non basta motivare che una storia è horror per giustificare una storia senza capo né coda. Purtroppo questo è un grande difetto, che non permette da parte mia una valutazione positiva, anche se devo dire che lo stile di scrittura dell'autrice è accattivante. Sfrutta molto l'uso delle frasi brevi, però in un contesto un po' strano e tetro come questo ci può stare, e anzi, diventa il suo punto forte, perché ne amplifica la sensazione di disagio.
Qualche perplessità anche dovuta al fatto che questo libro mi ha ricordato un po' troppo un'altro di questa autrice "Sogni di sangue" e mi ha dato l'impressione che quindi le tematiche delle sue storie siano sempre le stesse. Non so quale dei due libri sia stato scritto per primo ma sicuramente uno ha tratto spunto dall'altro.



voto:



mercoledì 11 maggio 2016

Recensione: UN INVERNO DA LUPI - Cecilia Ekbäck

La mia recensione su "Un inverno da lupi" di Cecilia Ekbäck.

 
Titolo: Un inverno da lupi
Autrice: Cecilia Ekbäck
Traduzione: Daniela Di Falco
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Febbraio 2016
Pagine: 378
Prezzo: 12,00

Sinossi: Svezia, 1717. Maija, suo marito Paavo e le loro figlie Frederika e Dorotea sono appena arrivati dalla natia Finlandia, sperando di dimenticare i traumi del passato e di ricominciare da capo in questa terra dura, ma carica di promesse. Sopra di loro si staglia il Blackåsen, una montagna la cui presenza affascinante e minacciosa incombe sulla valle sottostante con la sua ombra. Un giorno, mentre sta pascolando le capre, Frederika incappa nel corpo mutilato di uno dei suoi vicini di casa, Eriksson. La sua morte viene attribuita all'attacco di un lupo, ma Maija è certa che sia stata inflitta invece da una mano umana. Spinta a indagare dall'inspiegabile disinteresse della gente del paese allo strano caso e dalla speranza che la vedova di Eriksson ripone in lei, Maija scivolerà pian piano nella rete di misteri e tragedie che sono avvenute negli ultimi anni intorno al monte Blackåsen...


La mia opinione: Questo libro è veramente molto particolare e per un certo senso strano, non di facile lettura. La caratteristica più peculiare risiede nello stile di scrittura (frammentario, criptico) che rende a sua volta anche la storia sfocata e misteriosa e i personaggi piuttosto difficili da inquadrare. Le descrizioni ambientali invece sono delineate in maniera perfetta e realistica, sono il punto forte del romanzo! Inizialmente la storia non mi aveva presa per niente, l'avevo trovata fiacca e approssimativa, ma l'ambientazione (la Svezia selvaggia del 1700) mi piaceva talmente da convincermi e incentivarmi ad andare avanti. Poi piano piano anche la storia comincia a risvegliarsi, ma all'inizio no... infatti ci sono delle cose, personaggi o situazioni che subito (a causa delle poche informazioni) si è portati ad immaginare in un certo modo e poi si viene a scoprire dopo che sono del tutto diverse facendoti stravolgere in corsa le immagini che si formano nella mente. Non so se rendo l'idea... ma questo romanzo è stato davvero così... un susseguirsi di immagini imprecise che si delineano in maniera nitida lentamente, un pezzo alla volta. Però ribadisco che l'ambientazione è formidabile, e l'atmosfera è molto dark... tetra, fredda, misteriosa, con un pizzico di realismo magico che non si intuisce da subito ma che anch'esso si manifesta a piccole dosi un po' alla volta durante la lettura. Di certo non si tratta di un romanzo tradizionale e per questo motivo non ha il potenziale per piacere a tutti, però la storia una volta superato lo scoglio di grande incertezza dei primi capitoli è riuscita comunque a catturarmi e destare interesse. La costruzione dei segreti attorno ai quali ruota la trama non l'ho trovata completamente soddisfacente, perché la curiosità è stata tanta ma anche sul finale ci sono situazioni che rimangono enigmatiche e in sospeso, ci si deve rassegnare al fatto che questo romanzo non sarà mai completamente nitido e l'alone di mistero perpetuo rimarrà anche dopo aver girato l'ultima pagina. Ma ciò non toglie che è comunque una lettura che per la sua particolarità, sia ambientale che stilistica, mi sento di consigliare; se da un lato mi ha leggermente delusa, da un altro invece mi è piaciuta!



voto:


venerdì 1 aprile 2016

Recensione: IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW E ALTRI RACCONTI - Washington Irving

La mia recensione al libro "Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti" di Washington Irving.

 
Titolo: Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti
Autore: Washington Irving
Traduzione: C. Vatteroni
Editore: Newton Compton
Pagine: 343
Data di Pubblicazione: 2006
Prezzo: 5,00

Sinossi: Lungo le strade polverose che, dalla baia di New York, conducono tra le valli della contea di Westchester, si aggira la figura inquieta di un soldato misterioso, un cavaliere dell'Assia a cui un colpo di cannone ha fatto saltare la testa nel corso di una delle tante battaglie senza nome della guerra civile americana. Devoto alle virtù del progresso e alla forza della ragione, anche Ichabod Crane, uno strano maestro di scuola, si mette in viaggio. La sua meta è Tarrytown, una piccola colonia olandese. Qui Crane scoprirà che la passione ha il volto bellissimo della giovane Katrina Van Tassel e che gli uomini disposti a negargli la possibilità di realizzare i suoi sogni possono essere spietati come Abraham Van Brunt, suo rivale in amore. Il cavaliere dell'Assia continua a battere la campagna di Tarrytown in groppa a un possente stallone nero, condannato da un sortilegio che lo spinge a decapitare chi intralcia il suo cammino. Crane, accecato dall'amore, non da retta alle mille voci che definiscono i contorni di questa leggenda. E così, in quello che resta il più celebre racconto di Washington Irving, insieme al cuore, il protagonista rischia di perdere anche la testa.


La mia opinione: Leggendo in rete varie recensioni su questo libro mi consolo per il fatto di non essere stata l'unica a essere stata "fregata" da una cover e da un titolo completamente fuorvianti come questo. E il motivo per cui mi sono sentita "fregata" è semplice: ho acquistato questo libro pensando di trovare una raccolta di racconti come "Il mistero di Sleepy Hollow". Pensavo di trovare altre storie del genere, non dico per forza dello STESSO genere ma comunque storie di fantasia. Invece questa raccolta di Irving altro non è che "un taccuino degli schizzi" (da qui il titolo originale "The Skeetch Book of Geoffrey Crayon"). Non è un libro di storie, ma un libro di pensieri di viaggio, dato che l'autore fu per molti mesi ospite in Europa nei primi anni dell'800, questo non è altro che una specie di diario con le sue considerazioni personali ad avvenimenti che ha assistito. Queste "storie" (se così possono essere definite, ma secondo me non dovrebbero esserlo) sono scritte in modo scolastico, come un tema, e purtroppo sono tutto fuorché interessanti. Anzi, sono noia allo stato puro. Si tratta di argomenti non più attuali che possono essere interessanti solo se letti sotto forma di romanzo o racconto di fantasia, ma credetemi, scritti nel modo in cui sono scritti non lo sono. In questo "taccuino degli schizzi" tra i pensieri di viaggio ci sono anche tre racconti di fantasia, che sono gli unici tre racconti a meritare di essere letti, ovvero: "Il mistero di Sleepy Hollow" (che FURBESCAMENTE fa da titolo al libro e ne illustra la copertina con una immagine del film), "Rip Van Winkle" e "Lo sposo fantasma". Questi, credetemi nuovamente, sono gli unici racconti di questa raccolta che meritano di essere letti, ma contano poche pagine, farete presto a finirli. Tenete presente che in totale i racconti di questo libro sono ben 33, quindi 3 racconti leggibili su 33, una media davvero bassa. A mio avviso non vale la pena l'acquisto del libro.


voto:

venerdì 29 gennaio 2016

Recensione: LA SCUOLA DEI MOSTRI - Andy Mulligan

La mia recensione su "La scuola dei mostri" di Andy Mulligan.

 

TitoloLa scuola dei mostri
AutoreAndy Mulligan
Traduzione: Carla De Caro
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Febbraio 2011
Pagine: 439
Prezzo: 6,90 euro

 
Sinossi: Dormitori sudici, il tetto distrutto da un incendio, un pericolosissimo tunnel sotterraneo risalente alla Seconda guerra mondiale: questa è la scuola Ribblestrop, un'istituzione molto, molto particolare... La frequentano Sanchez, il figlio di un gangster colombiano in fuga dai suoi rapitori; Millie, ragazza difficile cacciata da ogni altra scuola; Caspar, il nipote ricco e viziato della padrona di casa; il buono ma sventurato Sam con il suo miglior amico Ruskin, e in più un gruppo di bambini profughi venuti da oltremare, felici di avere, se non un tetto, almeno un letto dove dormire. E poi c'è uno staff di professori eccentrici e molto distratti, tra cui il capitano Routon, la professoressa Clarissa Worthington, e la misteriosa Miss Hazlitt. In una scuola così può succedere di tutto, e infatti, tra bottiglie di alcolici per riscaldarsi dal freddo, piani di sabotaggio dell'impianto elettrico, finte direttici, strani esperimenti, qui c'è davvero da divertirsi...


La mia opinione: Questo libro è uno dei più strani che mi sia capitato di leggere, a partire dal titolo e dall'immagine di copertina che appena iniziata la lettura ti rendi conto essere del tutto fuorvianti perché non centrano davvero nulla! A questo proposito mi sono chiesta più volte se la casa editrice avesse idea di cosa stesse pubblicando e probabilmente la risposta è no!
Appurato quindi che il titolo di questo libro avrebbe dovuto essere "La scuola di Ribblestrop" e che non ci sarà nessuna famiglia Addams, la partenza della storia non è niente male... i primi capitoli ricordano vagamente un misto tra Harry Potter (ma senza arti magiche..) e un humor nero alla Lemony Snicket, e questo mi ha fatto ben sperare, ma tali paragoni a mio avviso si possono fare giusto all'inizio perché poi proseguendo lo scenario si modifica e diventa veramente inclassificabile.
L'altra cosa strana di questo libro è che non si capisce se sia per bambini o per adulti. La storia, se si tiene conto dell'ingenuità in cui avvengono i fatti, è palesemente per bambini, ma la scrittura non lo è, perché risulta piuttosto articolata e in più il libro conta 439 pagine scritte in carattere piccolo, non si può dire che sia una lettura facile e in alcuni passaggi ho avuto seria difficoltà ad immaginare le scene, le descrizioni sono caotiche. Forse un problema di traduzione? Non lo so... ma il risultato è che ci ho messo più tempo del previsto a terminarlo ed è davvero inconsueto per un libro che ha una trama da bambini!
L'ennesima cosa strana è che la storia è talmente strana che non sono certa se il libro mi sia piaciuto! I primi capitoli mi erano piaciuti molto... poi si assiste ad avvenimenti talmente esagerati E STRANI che vanno a discapito del coinvolgimento per la storia stessa. Non so se mi spiego... ma quando le cose sono troppo strane ormai non ti stupisci più di nulla e si rischia addirittura di annoiarsi. E' quello che infatti è successo a me, a tratti il libro mi piaceva ma a tratti la sua stranezza lo trasformava in qualcosa di indigesto che faceva venir meno la voglia di proseguire.
Ora che l'ho finito posso dire di essere sollevata, la follia di questo libro è finalmente finita. Non dico che sia un brutto libro, ho letto di peggio, ma anche di meglio. C'è anche da dire che io non amo i libri surreali, e questo in parte lo è, anche se non del tutto. Certo che se siete in cerca di un libro totalmente strano e diverso da qualsiasi altro e amate anche le storie surreali questo libro potrebbe davvero fare al caso vostro.




voto:

lunedì 23 novembre 2015

Mini recensione: DOPPIO SOGNO - Arthur Schnitzler

La mia breve recensione su "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler.



Titolo: Doppio sogno
Autore: Arthur Schnitzler
Traduzione: Stefania Di Natale
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Marzo 2005 (ristampa)
Pagine: 124
Prezzo: 4,00 euro

Sinossi: Nella Vienna di fine Ottocento, dopo una discussione-confessione cominciata quasi per gioco con la moglie, ha inizio tra visioni e apparenze, tra desideri proibiti e paura di assaporarli, la “notte brava” del dottor Fridolin, medico alla moda sposato a una donna bellissima. In un’atmosfera allucinata e onirica si imbatte in quattro donne che gli si offrono inutilmente: la figlia di un paziente defunto, una prostituta, la ragazza-bambina figlia di un affitta-costumi, una donna nuda e bellissima, incontrata a una festa in maschera in una villa misteriosa. Tornato a casa, frustrato per non avere commesso l’adulterio, ascolterà dalla moglie il racconto di un sogno in cui lui veniva tradito…


La mia opinione: Romanzo breve che si sviluppa come un viaggio allucinato tra sogno e realtà, ma che onestamente non mi ha colpita né per lo stile di scrittura, che risulta un po' monocorde, né per la storia, che l'ho trovata poco interessante e a tratti sgradevole per via di una latente misoginia manifestata dal protagonista in varie occasioni e che secondo me rappresenta il pensiero personale dell'autore. La storia vorrebbe proporre un rapporto di coppia di apertura e complicità ma appunto non ci riesce a causa di questi pensieri sessisti che più volte irrompono e che anche se non lo dicono a chiare lettere tendono a voler giudicare solo i personaggi femminili, ma neanche per delle azioni fatte (e qui viene il bello...) ma per dei sogni! Il film di Kubrick (Eyes wide shut) che ne è stato tratto non mi era molto piaciuto, lo avevo trovato parecchio lacunoso e speravo che leggendo questo libro avrei migliorato l'opinione... ma no... tra film e libro molto meglio il film a questo punto.



voto:

lunedì 12 ottobre 2015

Mini recensione: LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE - Joseph Roth

La mia breve recensione su "La leggenda del santo bevitore" di Joseph Roth.



Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Traduzione: Monica Pesetti
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Luglio 2014 (prima edizione 1939)
Pagine: 122
Prezzo: 1,90 euro

Sinossi: Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un’offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l’omonimo film di Ermanno Olmi, Leone d’oro a Venezia nel 1988.


La mia opinione: Dalla lettura di questa breve storia sono rimasta piuttosto indifferente, quindi non posso dire che il libro mi sia piaciuto. Lo stile di scrittura è pulito e lineare, anche scorrevole, e non si fa nessuna fatica a leggerlo... però... manca la sostanza. E' una storia che a tratti risulta paradossale, (con un'ostentazione al miracolo e alla religione troppo marcata) a tratti il comportamento del protagonista e della sua immeritata fortuna è anche irritante, ma in definitiva arrivi alla fine senza capire il senso o la morale di questo racconto, che finisce bruscamente senza lasciare traccia. In più la tematica trattata, quella del clochard ubriacone non risulta minimamente interessante da nessun punto di vista ma è solo una narrazione molto semplice che sembrerebbe fine e a sé stessa. Non conoscevo l'autore e forse la scelta di iniziare a conoscerlo da questo libro è stata sbagliata dato che non si tratta di un romanzo vero e proprio ma solo di una novella, che non ha acceso minimamente la mia curiosità nel proseguire altre sue opere.



voto:

giovedì 7 agosto 2014

Mini recensione: SOGNI DI SANGUE di Lorenza Ghinelli

Mini recensione di "Sogni di sangue" di Lorenza Ghinelli:


Titolo: Sogni di sangue
Autrice: Lorenza Ghinelli
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 18 Luglio 2013
Pagine: 123
Prezzo: 0,99

Sinossi: Enoch ha tredici anni ed è costretto a portare dei tutori di metallo che lo rendono facile bersaglio delle prepotenze dei suoi coetanei. Eppure, quando si addormenta, diventa più letale di una legione di demoni. Cosa accade mentre dorme? C'è forse un legame tra i sogni di Enoch, la sparizione del suo peggiore aguzzino e il ritrovamento di uno strano ciondolo risalente all'antico Egitto? Chissà se Dorotea, la madre di Enoch, donna algida e imperturbabile, con una passione viscerale e morbosa per le scienze occulte, conosce il suo segreto. Persino la loro casa nasconde un mistero, mentre tanti altri brulicano e strisciano lungo le fogne della città...



La mia opinione: "Sogni di sangue" è un romanzo breve, il numero esiguo di pagine e i caratteri non piccoli permettono di leggerlo in una-due ore al massimo, ma non sono rimasta delusa, diciamo che ha mantenuto le aspettative. Avrei anche dato una stellina in più, dato che lo stile di scrittura è particolare, mi è piaciuto, soprattutto per le descrizioni ambientali, per quel senso un po' claustrofobico che fa provare al lettore e per le atmosfere cupe, a mio avviso azzeccatissime. Ma la trama ha un po' di pecche, un po' troppo surreale per un romanzo che viene definito come un giallo, sarebbe stato ok per un horror magari, ma siccome dentro ci si trova pure la polizia mi è parso un miscuglio esagerato per alcuni versi, anche se nel complesso, ripeto, non è stata una cattiva lettura.

voto:


Acquisto consigliato? Una lettura veloce e poco impegnativa che come rapporto qualità/prezzo consiglio. Adatta a chi non disdegna un piccolo accenno di paranormale.

giovedì 31 luglio 2014

Recensione: I VICERÉ di Federico De Roberto

La mia recensione su "I Viceré" di Federico De Roberto. 


Titolo: I Viceré
Autore: Federico De Roberto
Curatore: Sergio Campailla
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Maggio 2014 (prima edizione 1894)
Pagine: 509
Prezzo: 3,90

Sinossi: Con I Viceré De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a I Buddenbrook di Thomas Mann, l’autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del «decadimento fisico e morale d’una stirpe esausta» e le vicende dell’unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d’altra parte, la storia della Sicilia e dell’Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare. I Viceré si conferma come il massimo romanzo di De Roberto e uno dei vertici dell’intera narrativa italiana.


La mia opinione: Più leggo romanzi classici e più sono dell'idea che dovrei leggerli tutti :-)
"I Viceré" di De Roberto è entrato nella mia libreria quasi per caso, non l'avevo mai sentito nominare prima, ma l'ho acquistato a scatola chiusa appena la Newton Compton lo ha pubblicato nella nuova versione "mini mammut" ad un prezzo conveniente e in un formato bello e resistente, un affare!
Non sapevo praticamente nulla di ciò che mi attendeva e sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile di scrittura arguto e intenso dell'autore, che nonostante il secolo e più che ci distanzia e nonostante la complessità degli elementi esposti, riesce ad essere attualissimo e scorrevole.
Non dico che "I Viceré" non sia un romanzo impegnativo, anzi lo è molto e ora che l'ho finito sono convinta che per coglierne al meglio tutte le innumerevoli sfumature di particolari e tutta la vastità della tematica trattata sarebbe da rileggere una seconda volta. Eppure, se avessi saputo in anticipo a grandi linee di cosa narrava mi sarei aspettata un "mattone" molto peggiore. "I Viceré" altri non è che un romanzo di genere storico e saga famigliare della famiglia siciliana Uzeda di Francalanza, una nobile stirpe discendente da Viceré spagnoli. (Io già che non amo le saghe famigliari e che di romanzi storici ne ho una cultura molto esigua non pensavo che potessi apprezzare uno così, ma invece mi è piaciuto e pure tanto!) Tramite le vicissitudini di questa famiglia reale, al cui interno l'autore descrive con sagacia e fine umorismo tutte le vicende dei suoi membri, il lettore viene a conoscenza di tutti i terribili difetti che affliggono la società dell'epoca narrata, ma che sono tristemente e incredibilmente attuali anche rispetto alla società odierna. Tutto è in repentino movimento, nulla rimane immutato, le usanze si evolvono, la politica cambia (il romanzo è ambientato nel pieno del risorgimento e dell'unificazione italiana, quindi lo sfondo storico è colmo di cambiamenti di tutti i tipi), ma le persone rimangono le stesse, con tutti i loro difetti di avidità, sete di potere, corruzione, odio e meschinità.
“No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa” ecco una frase chiave del romanzo che chiarifica in tutto e per tutto il concetto sopra descritto, l'autore è inoltre strabiliantemente abile nel descrivere i suoi personaggi, risultano vividi e realistici come non mai, ed è al tempo stesso abilissimo nel descrivere il contesto storico narrato, fornendone uno spaccato preciso e facilmente intellegibile anche per chi come me non ha mai amato e studiato la storia. Da leggere!


"In questa casa chi fa il rivoluzionario e chi il borbonico; così sono certi di trovarsi bene, qualunque cosa avvenga!"



voto:




Acquisto consigliato? Sì, è un libro sicuramente impegnativo ma che vale la pena leggerlo, soprattutto perché si sminuiscono tanto le opere classiche italiane, eppure questa passata un po' in sordina è migliore di tante altre. A mio avviso sarebbe da far leggere nelle scuole al posto del sopravvalutato romanzo de "I promessi sposi".

martedì 24 giugno 2014

I love Mini Mammut - piacciono anche ai miei gatti!

Personalmente adoro i classici e tutte le volte che escono nuove edizioni sarei tentata di collezionarle tutte.
Soprattutto quando sono edizioni economiche, come la nuova collana di Mini Mammut, uscita nelle librerie un mese fa per Newton Compton
Trovo che questa edizione sia adorabile, sia per l'irresistibile prezzo di 3,90 euro, sia per il formato in copertina rigida imbottita, mi sono sempre piaciuti i libri con questo tipo di copertina. E poi non lasciatevi impressionare dal nome, i Mini Mammut sono sì più piccoli dei loro compagni Mammut ma le dimensioni direi che sono ottimali (un 13x19 cm) e i caratteri sono piccoli ma non microscopici da lasciarci la vista... insomma... il giusto compromesso tra un bel formato e un'ottimo prezzo.

Avrei davvero voluto acquistarli tutti, ma siccome molti titoli li ho già in altre edizioni mi sono limitata a prenderne sette:
  • "I viceré" di De Roberto
  • "Moby Dick" di Melville
  • "Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore" di Edgar Allan Poe
  • "Il fu Mattia Pascal" di Pirandello
  • "I Malavoglia" di Verga
  • "Il maestro e Margherita" di Bulgakov
  • "Il ritratto di Dorian Grey" di Oscar Wilde
Gli ultimi due sono libri che ho già letto in altre edizioni ma che non possiedo e quindi questa è stata un'occasione per aggiungerli alla mia già vastissima collezione di classici.

E poi... anche ai miei gatti piacciono :-D



venerdì 20 giugno 2014

Recensione: MALEDETTA PRIMAVERA

La mia recensione su "Maledetta primavera" di Paolo Cammilli, successo mediatico che la Newton Compton ha deciso di pubblicare dopo l'ampio consenso dei lettori. Devo ammettere che come tipologia di romanzo non è esattamente ciò che prediligo, ma ciò non ha frenato la mia curiosità, perché a volte capita di avere sorprese dai libri che meno ci saremmo aspettati...



Titolo: Maledetta primavera
Autrice: Paolo Cammilli
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Maggio 2014
Pagine: 350
Prezzo: 9,90 euro

Sinossi: A Settimo Naviglio, un grigio paesino nella periferia di Milano, la gente si annoia. Eppure basta una piccola scintilla per incendiare tutto. A spezzare la monotonia è un vecchio conto in sospeso fra un trentacinquenne un po' sfatto e una ragazzina strafottente. Carlotta è giovane, bella da mozzare il fiato, orgogliosa, e dolce con chi vuole lei. Ginevra, la sua amica del cuore, è ambiziosa e disposta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Insieme, si sentono padrone del mondo e giocano col fuoco. Ma c'è Fabrizio Montagnèr, che sogna a occhi aperti e rompe il loro equilibrio. Tutti e tre sono legati da un oscuro segreto che costringe Ginevra ad abbassare lo sguardo di fronte alla sua migliore amica. Intanto uno strano sentimento inizia a pulsare tra Carlotta e Fabrizio. Un amore tenerissimo o uno spietato gioco al massacro? A rendere tutto più torbido, due fatti sanguinosi e crudeli e una verità che riaffiora impietosamente, fra desideri, ricordi e ossessioni. Tra storie d'amore indimenticabili e insane passioni, amicizie pericolose e crimini efferati, "Maledetta primavera" ci costringe a vedere le macerie del nostro Paese. Una società alla deriva in cui tutto è spettacolo. L'Italia morbosa nella quale anche un paesino miserabile può riscattarsi, diventando il palcoscenico del male. Un pezzetto di vita: beffardo, commovente e vero. Una battaglia tenera e crudele fra le scelte opposte della vita, fra l'estasi della vendetta e la malinconia del perdono, fra la ferocia e la dolcezza.

La mia opinione: Lo stile di scrittura di questo libro è colloquiale, talmente colloquiale, che sembra quando un amico al bar ti racconta una storia, parte magari da un certo punto, poi non si ricorda più bene e dice: "no, aspetta un attimo, torniamo indietro di un anno perché prima era accaduto che...". Questo è quello che accade di continuo durante tutto il libro, continui rimandi al passato, ritorni al presente, cambi di personaggi, "...e poi no, torniamo ancora indietro per farvi capire cosa era successo prima..." (rendo abbastanza l'idea?)
Oltre a questo la scrittura non è affatto scorrevole, pur essendo moderna e colloquiale, perché è frammentata, ci sono capitoli brevi di appena una facciata, o anche meno, che si rincorrono l'un l'altro e in ognuno il punto di vista in terza persona cambia, poi l'assiduo intercedere dal presente al passato non aiuta ad avere un quadro preciso della situazione e, soprattutto all'inizio in cui non si è ancora imparato a conoscere i personaggi, risulta tutto piuttosto ingarbugliato. Questo è solo per dire che il libro è opera di un principiante e si vede, dalla scrittura si capisce subito, non che io abbia nulla in contrario riguardo a stili alternativi, anzi, ci sono autori capaci di farlo e li adoro, nulla in contrario neanche ai flashback al passato... perché se sono riusciti e se sono congegnati bene possono fare di un romanzo un capolavoro, ma purtroppo non è questo il caso.
La storia in realtà non sarebbe male, nel senso... ci sono sicuramente delle buone idee, anche se messe insieme in modo alquanto maldestro, ma non posso negare che se si ha la tenacia di superare le prime 30-40 pagine (che sono le più pesanti proprio perché non si capisce ancora quali sono i personaggi e c'è un continuo passare convulsamente da un nome ad un altro) la trama sembra interessante, si ha la curiosità di proseguire, anche se i bramati colpi di scena che fa intravvedere l'autore fin da subito tardano ad arrivare, e quando arrivano, non sono mai quelli che ci si aspettava ma sono di minore portata.
Ma passiamo ad un altro punto dolente: i personaggi! Mi stupisco che vengano definiti come un ritratto generazionale, perché in realtà sono solo il ritratto del mondo televisivo, sembrano usciti da una puntata di "Uomini e donne", un mix tra tronisti, calciatori, veline, subrettine e presentatrici tv, non vedo proprio come personaggi del genere possano ricalcare un modello in cui riconoscersi. Sono senza spessore alcuno, ritagliati nella carta velina. Io non mi lamento della mancanza di ideali, o della loro superficialità, questo ci può stare, non speravo di trovare modelli di virtù o dai nobili obiettivi di vita (sai che noia...) ma per rendere interessanti dei personaggi odiosi e pieni di sé come quelli che campeggiano nel libro ci vuole una certa maestria di linguaggio, cosa che qui manca. Quello che rimane sono solo personaggi senza personalità, senza spontaneità, sembrano studiare a tavolino ogni piccolo gesto, ogni frase, non si riesce ad affezionarsi a loro. Sono tutti, nessuno escluso, degli "scemarelli", parola che piace all'autore al punto da ritrovarsi più e più volte nel testo.
"Maledetta primavera" vuole essere un romanzo di vendette del passato, vuole mischiare al suo interno il mistero, il thriller e l'immancabile rosa, ed è sicuramente un progetto ambizioso, ma ancora troppo acerbo per considerarsi un romanzo vero e proprio. Avrebbe potuto essere un'ottima bozza per la formulazione di un romanzo in futuro se l'autore ci avesse dedicato sopra ancora un po' di tempo, dato che comunque le basi di una buona trama c'erano tutte, ma per quel che mi riguarda anche il tanto chiacchierato finale non mi è piaciuto, il colpo di scena che svela finalmente il mistero l'ho trovato debole, l'epilogo della love story davvero insoddisfacente.



voto:


Acquisto consigliato? Non lo consiglio, a meno che non facciate parte di quella porzione della popolazione italiana infatuata persa di reality show, gossip, e tv spazzatura. In tal caso potreste trovare davvero appassionante questa lettura.