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sabato 7 aprile 2018

Opinioni al vetriolo: IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE - Peter Høeg

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione. 

La mia opinione sul libro "Il senso di Smilla per la neve" di Peter Høeg. Sarà un'opinione al vetriolo perché il libro non mi è piaciuto neanche un po'.

 
Titolo: Il senso di Smilla per la neve
Autore: Peter Hoeg
Traduzione: B. Berni
Editore: Mondadori
Pagine: 456
Data di Pubblicazione: 1994
Prezzo: 16,53

Sinossi: Per la polizia non ci sono dubbi: è stato un incidente. Il piccolo Esajas correva sul tetto innevato quando è caduto, precipitando nel vuoto. Ma Smilla non è convinta: lei viene dalla Groenlandia, la neve la conosce bene, e ora quelle impronte le dicono chiaramente che non si è trattato di un incidente... Mentre Copenaghen si prepara a celebrare il Natale, Smilla inizia a indagare, trovandosi pericolosamente a confronto con una serie di inquietanti personaggi, coinvolta in un'indagine destinata a portarla lontano, in viaggio su una nave la cui meta misteriosa è un punto deserto della calotta polare. Perché là, fra quei ghiacci che conosce, teme e rispetta, è nascosta la verità che Smilla cerca. La verità che forse, inconsciamente, ha sempre saputo...


La mia opinione: Questo libro si merita il premio per peggiore protagonista mai incontrata in un libro! Smilla è antipatica, autoreferenziale, arrogante, presuntuosa, tracotante, vittimista, ingrata, che fa la falsa emarginata, che gioca a fare "la-povera-incompresa-dalla-società" e poi si fa ricoprire di soldi dal ricco papà. Ovviamente non senza averlo insultato a dovere dopo aver ottenuto ciò che vuole. Semplicemente irritante all'ennesima potenza! Devo continuare? Già con una protagonista così era veramente difficile che il libro mi piacesse. Ma speravo che almeno la storia fosse un minimo appassionante? Macché! Di una noiosità infinita. Descrizioni inutili su descrizioni inutili. E anche belle lunghe! Impossibile leggere un paio di pagine senza perdere il filo. Veramente il libro peggiore mai letto, il peggiore su tutti i fronti, non c'è una sola caratteristica di questo libro da salvare!


voto:

venerdì 16 settembre 2016

Recensione: LA SPADA DI SHANNARA - Terry Brooks

La mia recensione al libro "La spada di Shannara" di Terry Brooks.

 
Titolo: La spada di Shannara
Serie: il ciclo di Shannara, vol. 1
Autore: Terry Brooks
Traduzione: S. Stefani
Editore: Mondadori 
Pagine: 616
Data di Pubblicazione: Novembre 1993 (prima edizione 1977)
Prezzo: 12,50

Sinossi: Il villaggio di valle d'Ombra è sempre vissuto in pace, ma ora anche su di esso grava una terribile minaccia. Il Signore degli Inganni, che molti ritenevano morto da secoli, è di nuovo all'opera. Solo un meraviglioso talismano, la spada di Shannara, può riuscire a sconfiggerlo per sempre, ma la mitica arma può essere ritrovata ed impugnata solo da un discendente di antichi re. È forse questo il destino del giovane trovatello Shea?


La mia opinione: Se dovessi usare una sola esclamazione per giudicare questo libro sarebbe: Mah!
A prescindere dalla storia, che alcuni sostengono abbia delle similitudini con "il signore degli anelli", ma che per me è semplicemente una storia di genere high fantasy con nulla di originale e non particolarmente interessante, per me il vero problema di questo libro è lo stile di scrittura: mai letto nulla di più piatto e noioso. Talmente piatto e noioso che mi riusciva difficile rimanere concentrata e ogni poche pagine lette la mia mente iniziava a vagare per i fatti suoi. Leggere un libro in queste condizioni è uno stillicidio. Altro grande difetto, sempre imputabile allo stile di scrittura, sono le descrizioni dei personaggi, anch'essi di personalità piatta, monocorde, che tendono a ripetere sempre gli stessi concetti e a lambiccarsi il cervello con delle paranoie puerili e aride. Inoltre non si differenziano gli uni dagli altri, mentalmente sembrano tutti fabbricati con lo stesso stampino. Anche le descrizioni ambientali sono ponderate male, perché viene sistematicamente descritta qualsiasi cosa entri nel campo visivo dei personaggi, e per qualsiasi cosa, intendo proprio QUALSIASI COSA, ogni sasso, ogni oggetto insignificante che basterebbe solo nomenclarlo per far capire immediatamente al lettore di cosa si tratta, ma invece no, bisogna dedicargli frasi su frasi inutilmente e con il risultato di far morire di inedia il malcapitato lettore.
E' incredibile che un libro scritto così male e con una storia peraltro mediocre sia diventato famoso e amato, perché il mio giudizio su questa lettura non è semplicemente soggettivo, in parte sì ma non del tutto, perché ci sono carenze proprio a livello oggettivo, carenze gravi che mi sembra impossibile non notare.
Inutile dire che il libro fa parte di una trilogia che non proseguirò, ci sono tantissime saghe fantasy interessanti e scritte ottimamente, fossilizzarsi su una che già dall'inizio parte così male è improponibile.


voto:

giovedì 9 giugno 2016

Recensione: DIARIO DI UN SOPRAVVISSUTO AGLI ZOMBIE - J.L. Bourne

La mia recensione al libro "Diario di un sopravvisuto agli zombie" di J.L. Bourne.

 
Titolo: Diario di un sopravvissuto agli zombie
Autore: J.L. Bourne
Traduzione: F. Pongiglione
Editore: Multiplayer.it
Pagine: 252
Data di Pubblicazione: Novembre 2012
Prezzo: 14,90

Sinossi: Il diario quotidiano della battaglia di un uomo per la sopravvivenza, contro le prove che il mondo dei non morti gli propone giornalmente. Una piaga sconosciuta dilaga sul pianeta. I morti risorgono e, come nuova specie dominante, reclamano la Terra. Imprigionato in una tragedia planetaria, toccano a lui decisioni fondamentali, scelte che faranno la definitiva e assoluta differenza tra la vita o l'eterna maledizione.


La mia opinione: Temo di non esagerare esordendo che per me questo libro è stato appassionante quanto leggere una lista della spesa. La storia riprende i soliti canoni del filone zombie, ovvero l'inizio del contagio con successivo scenario post-apocalittico in cui gli zombie prendono il sopravvento e i sopravvissuti sono pochi, quindi come trama centrale non è delle più originali, ma l'idea di scrivere sotto forma di diario poteva sicuramente essere un punto a suo favore. Di solito mi piacciono i romanzi "diaristici", li trovo molto intimi e adatti per legare il lettore al protagonista e a ciò che gli succede, ma a mio avviso in questo libro avviene l'esatto contrario, ovvero, la scrittura sotto forma di diario inibisce qualsiasi coinvolgimento nella storia. La scrittura di questo libro è infatti estremamente fredda e asettica, non traspare nessuna emozione, in primo luogo perché le emozioni sono quasi del tutto escluse dalla narrazione e spesso vi è solo un elenco degli avvenimenti della giornata e descrizioni tecniche, in secondo luogo perché anche le poche volte che il protagonista scrive sul diario ciò che prova il risultato è davvero scarso, le frasi che usa sono talmente asciutte che non trasmettono nulla.
Sono quindi rimasta molto delusa dalla lettura di questo libro perché mi aspettavo qualcosa di completamente diverso (la media alta delle votazioni e delle recensioni positive per me non si spiega... ma... de gustibus...) e purtroppo la mancata empatia che ho provato per il protagonista e lo stile di scrittura distaccato si è tradotto per me in un disinteresse per l'intera storia, con annessi moti di noia perpetua. E' possibile annoiarsi quando un libro è ricco di azione e i personaggi non stanno fermi un secondo perché sono in lotta per la sopravvivenza tra un gruppo di zombie e un altro? Sì è possibile! Perché in questo libro nel contempo mancano del tutto la suspense e le emozioni di qualunque tipo, come ad esempio la paura, che sarebbe stata utile in un genere narrativo come questo. Inutile dire che nonostante il libro abbia due seguiti io non li leggerò.


voto:


venerdì 1 aprile 2016

Recensione: IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW E ALTRI RACCONTI - Washington Irving

La mia recensione al libro "Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti" di Washington Irving.

 
Titolo: Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti
Autore: Washington Irving
Traduzione: C. Vatteroni
Editore: Newton Compton
Pagine: 343
Data di Pubblicazione: 2006
Prezzo: 5,00

Sinossi: Lungo le strade polverose che, dalla baia di New York, conducono tra le valli della contea di Westchester, si aggira la figura inquieta di un soldato misterioso, un cavaliere dell'Assia a cui un colpo di cannone ha fatto saltare la testa nel corso di una delle tante battaglie senza nome della guerra civile americana. Devoto alle virtù del progresso e alla forza della ragione, anche Ichabod Crane, uno strano maestro di scuola, si mette in viaggio. La sua meta è Tarrytown, una piccola colonia olandese. Qui Crane scoprirà che la passione ha il volto bellissimo della giovane Katrina Van Tassel e che gli uomini disposti a negargli la possibilità di realizzare i suoi sogni possono essere spietati come Abraham Van Brunt, suo rivale in amore. Il cavaliere dell'Assia continua a battere la campagna di Tarrytown in groppa a un possente stallone nero, condannato da un sortilegio che lo spinge a decapitare chi intralcia il suo cammino. Crane, accecato dall'amore, non da retta alle mille voci che definiscono i contorni di questa leggenda. E così, in quello che resta il più celebre racconto di Washington Irving, insieme al cuore, il protagonista rischia di perdere anche la testa.


La mia opinione: Leggendo in rete varie recensioni su questo libro mi consolo per il fatto di non essere stata l'unica a essere stata "fregata" da una cover e da un titolo completamente fuorvianti come questo. E il motivo per cui mi sono sentita "fregata" è semplice: ho acquistato questo libro pensando di trovare una raccolta di racconti come "Il mistero di Sleepy Hollow". Pensavo di trovare altre storie del genere, non dico per forza dello STESSO genere ma comunque storie di fantasia. Invece questa raccolta di Irving altro non è che "un taccuino degli schizzi" (da qui il titolo originale "The Skeetch Book of Geoffrey Crayon"). Non è un libro di storie, ma un libro di pensieri di viaggio, dato che l'autore fu per molti mesi ospite in Europa nei primi anni dell'800, questo non è altro che una specie di diario con le sue considerazioni personali ad avvenimenti che ha assistito. Queste "storie" (se così possono essere definite, ma secondo me non dovrebbero esserlo) sono scritte in modo scolastico, come un tema, e purtroppo sono tutto fuorché interessanti. Anzi, sono noia allo stato puro. Si tratta di argomenti non più attuali che possono essere interessanti solo se letti sotto forma di romanzo o racconto di fantasia, ma credetemi, scritti nel modo in cui sono scritti non lo sono. In questo "taccuino degli schizzi" tra i pensieri di viaggio ci sono anche tre racconti di fantasia, che sono gli unici tre racconti a meritare di essere letti, ovvero: "Il mistero di Sleepy Hollow" (che FURBESCAMENTE fa da titolo al libro e ne illustra la copertina con una immagine del film), "Rip Van Winkle" e "Lo sposo fantasma". Questi, credetemi nuovamente, sono gli unici racconti di questa raccolta che meritano di essere letti, ma contano poche pagine, farete presto a finirli. Tenete presente che in totale i racconti di questo libro sono ben 33, quindi 3 racconti leggibili su 33, una media davvero bassa. A mio avviso non vale la pena l'acquisto del libro.


voto:

lunedì 21 dicembre 2015

Recensione: GIORNI DI ZUCCHERO FRAGOLE E NEVE - Sarah Addison Allen

La mia recensione al libro "Giorni di zucchero fragole e neve" di Sarah Addison Allen.



Titolo: Giorni di zucchero fragole e neve
Autrice: Sarah Addison Allen
Traduzione: Roberta Marasco
Editore: Sonzogno
Pagine: 287
Data di Pubblicazione: Marzo 2011
Prezzo: 19,00

Sinossi: Josey ha tre certezze: l'inverno è la sua stagione preferita; lei non è il classico esempio di bellezza del Sud; i dolci è meglio mangiarli di nascosto. Vive a Bald Slope, il paesino di montagna dov'è nata, rinchiusa nell'antica casa di famiglia ad accudire la vecchia madre. Ma di notte Josey ha una vita segreta. Si rifugia in camera a divorare scorte di dolcetti e pile di romanzi rosa. Finché un bel giorno, misteriosamente, nello stanzino nascosto dal guardaroba, dove l'aria profuma di zucchero, spunta un'esuberante signora che dice di essere venuta per aiutarla. Chi è quella donna? Perché il suo corpo odora di fumo di sigaretta e acqua stagnante? Perché sembra scappare da qualcosa o da qualcuno? Josey non farà in tempo a chiederselo, che il suo piccolo mondo sarà messo sottosopra. Scoprirà che in amore e in amicizia le certezze non esistono e che le persone, anche le più care, possono nascondere qualcosa di inconfessabile. Accettare questa sfida è la grande prova che Josey dovrà superare. E per lei sarà l'inizio di una nuova vita: la sua.


La mia opinione: Libro insipidino, con una storia banale banale, situazioni prevedibili e legami tra i personaggi che si creano in maniera del tutto artificiosa... insomma... la devo finire di incuriosirmi per i libri che hanno delle cover carine (con le caramelle e i glitter come questa!) perché di sostanza rasenta proprio lo zero! Come stile di scrittura è ok, niente di eccelso ma neanche malaccio, è uno stile di scrittura molto pulito e lineare, il problema è che non appassiona, non è riuscito a creare in me interesse per nessuno dei personaggi, protagonista inclusa. Avevo letto un altro libro di questa autrice circa sette anni fa ("il profumo del pane alla lavanda") e lo avevo giudicato con una sufficienza stiracchiata. Ora, a distanza di anni e di molta più esperienza nella lettura, mi vedo ormai costretta a depennare in maniera definitiva sia a tutti i libri di questa autrice, sia a tutto il filone di romanzetti contemporanei al femminile che promettono molto ma che mantengono poco. Se siete in cerca di belle atmosfere tra cibo e magia secondo me c'è solo Joanne Harris, tutto il resto è noia!


voto:

lunedì 14 dicembre 2015

Recensione: UNA CASA PERFETTA - Ben H. Winters

La mia recensione al libro "Una casa perfetta" di Ben H. Winters.



Titolo: Una casa perfetta
Autore: Ben H. Winters
Traduzione: Ilaria Katerinov
Editore: Tre60
Pagine: 286
Data di Pubblicazione: 26 Settembre 2012
Prezzo: 9,90

Sinossi:  Susan e Alex non hanno dubbi: è la casa perfetta. In quel quartiere e a quel prezzo, non potrebbero trovare di meglio. E c'è persino una stanzetta in più non segnalata nell'annuncio -, ideale per le esigenze di Susan, che ha deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla figlia, la piccola Emma, e alla sua grande passione, la pittura. Inoltre la signora Scharfstein, la padrona di casa che abita al pianoterra, sembra proprio una simpatica e disponibile vecchietta. Ma, ben presto cominciano ad accadere cose strane, che turbano la quiete domestica: nel suo studio, Susan sente un odore sgradevole, che nessun altro percepisce. Poi, una mattina, nota che la federa del suo cuscino è sporca di sangue e che il suo corpo è costellato da quelli che sembrano i morsi di qualche insetto. Tuttavia né la figlia né il marito hanno quei segni. Per non correre rischi, Susan chiama una ditta di disinfestazione, che però non trova nulla. Sembra una follia, eppure lei è convinta che la casa brulichi d'insetti: sono lì, annidati da qualche parte, non ce altra spiegazione. Mentre la signora Scharfstein diventa sempre più invadente e il marito preoccupato, Susan capisce di dover dimostrare a tutti che non è paranoica. Altrimenti potrebbe rischiare di perdere non soltanto quell'appartamento, ma anche la sua famiglia. Un thriller in cui il labile confine tra realtà e immaginazione diventa un luogo oscuro e molto pericoloso...


La mia opinione: Sono rimasta piuttosto delusa da questo libro. Non si può certo dire che sia scritto bene. Come stile è piuttosto semplice, scorrevole, ma le descrizioni sono poco curate, dilettantesche, con la brutta abitudine di ripetere alcuni termini più e più volte. Inoltre fa rimanere perplessi il soffermarsi sistematicamente su particolari ridicoli e di cattivo gusto, ad esempio il marito della protagonista che ogni volta viene descritto con saliva alla bocca mentre dorme, gocce di unto sul mento mentre mangia... insomma... questo tipo di descrizioni posso capire se fossero sporadiche ma quando invece se ne contano diverse in ogni capitolo mi viene da pensare che l'autore volesse rendere il romanzo disgustoso e grottesco e fosse a corto di idee.
Se però si riesce a tralasciare lo stile di scrittura approssimativo, le descrizioni ripetitive e la mancanza di personalità dei personaggi, potrebbe quasi essere un libro da sufficienza, uno di quelli che puoi leggere una volta ogni tanto per farti due risate, perché comunque la trama sembrerebbe essere abbastanza carina e invoglia a proseguire la lettura. Purtroppo però il peggio del libro deve ancora arrivare. Fino al finale poteva anche essere passabile, sembrava un thriller psicologico. Gli ultimi capitoli invece rovinano tutto, il thriller psicologico si trasforma in un horror surreale, completamente privo di ogni logica. Capisco che le storie che hanno del paranormale trascendano dal reale, ma in questo caso la soluzione è veramente troppo assurda anche volendo usare molta molta fantasia. Un libro mediocre che sul finale non fa altro che peggiorare la situazione.


voto:

mercoledì 5 novembre 2014

Recensione: LA RIVELAZIONE DELL'ANTICA CARTA - Karen Marie Moning

Ecco la mia recensione al libro "La rivelazione dell'antica carta" di Karen Marie Moning.



Titolo: La rivelazione dell'antica carta
Serie: Fever, vol. 5
Autrice: Karen Marie Moning
Traduzione: Andrea Bruno
Editore: Leggereditore
Pagine: 683
Data di Pubblicazione: Luglio 2013
Prezzo: 14,00

Sinossi:  MacKayla Lane era solo una bambina quando lei e sua sorella Alina furono date in adozione e bandite dall’Irlanda per sempre. Vent’anni dopo, Alina è morta e Mac è tornata nel luogo da cui era stata esiliata per dare la caccia all’assassino di sua sorella. Ma dopo aver scoperto di appartenere a una stirpe magica e maledetta, Mac verrà coinvolta nel millenario conflitto tra umani e immortali, in un turbine di eventi in cui nulla sembra esserle risparmiato. Quando la magia nera getta la sua ombra oscura sui destini di chi le sta vicino e una donna misteriosa infesta i suoi sogni, Mac si accorge di non potersi fidare più di nessuno. Non è certa neppure di sé stessa, né del destino che legge nei disegni neri e cremisi di un’antica carta dei tarocchi. Mac sa solo che la paura uccide, ma non sa ancora quanto può fare l’amore, e dovrà prepararsi ad affrontare l’ultima verità sul suo esilio e sul suo passato.


La mia opinione: Questo libro si aggiudica un triste primato nella mia esperienza da lettrice: IL LIBRO PIÙ INDIGESTO CHE ABBIA MAI LETTO! Sono 700 pagine che per me sono state come fossero un milione, ogni pagina sembrava lunga almeno 100 pagine. La trama è assolutamente assurda, le divagazioni mentali della protagonista sono infinite e occupano più della metà della storia, le descrizioni di ciò che avviene sono talmente confusionarie che non sono riuscita a capire niente di quello che leggevo e più leggevo e più perdevo interesse per la storia. In una sola parola... questo libro è stato: INUTILE. Avevo apprezzato i primi tre libri di questa serie... un po' meno il quarto libro che già dava segni di una trama futilmente allungata e attorcigliata... ma questo quinto libro l'ho odiato a tal punto che mi ha fatto disprezzare l'intera serie! Sicuramente non leggerò più niente che abbia a che fare con questa serie ma neanche con l'autrice, che a mio avviso non è assolutamente capace di dare un finale alle sue opere ma le rovina continuando a gonfiare avvenimenti su avvenimenti e rendendo il tutto sempre più assurdo. L'impressione è quella di leggere una telenovela infinita tipo Beautiful ma in chiave fantasy, un fantasy senza capo né coda, aggiungo io! Non nego di aver saltato pagine su pagine dopo che ormai avevo capito che questo libro non faceva per me, ma ciò nonostante per finirlo ci ho messo ugualmente quattro mesi, e questo deve bastare per rendere l'idea di quanto per niente mi sia piaciuto! Se potessi dare un voto più basso di questo darei zero!


voto:



Acquisto consigliato? Direi che se fin'ora la serie vi piaceva alla follia allora sarete tra quelle a cui anche il libro finale piace, mentre se come me la serie vi piaceva all'inizio ma poi vi sembrava che stava diventando un po' un brodo allungato... beh... lasciate perdere, risparmiatevi questa tortura!!!

martedì 17 settembre 2013

SENZA FINE e BREAK OSSA ROTTE mini recensioni

Nelle letture intraprese quest'anno (e che non ero ancora riuscita a recensire) vi sono due romanzi Giunti Y uno più deludente dell'altro. Del primo "Senza fine" non ho molto da dire... del secondo "Break ossa rotte" di critiche da fare ne avrei avute fin troppe... ma mi sono limitata a quelle essenziali.
 Mini recensione di "Senza fine" Kiersten White:

Titolo: Senza fine
Serie: Paranormalcy vol. 3
Autrice: Kiersten White
Editore: Giunti Y
Data di pubblicazione: 29 Maggio 2013
Pagine: 432
Prezzo: 14,50
Sinossi: Nonostante gli innumerevoli tentativi di vivere una vita normale, Evie, la ragazza che ha il dono di vedere i mostri e gli esseri sovrannaturali, non riesce proprio a fare a meno di cacciarsi nei guai. Inaspettatamente, l’Agenzia Internazionale per il Contenimento del Paranormale la richiama per una missione importantissima e, come se non bastasse, Evie scoprirà di essere la prescelta per salvare da un oscuro destino il mondo degli umani e quello del sovrannaturale. Un ex fidanzato fata, un’amica vampiro e un drago che fruga nella spazzatura sono solo alcune delle vecchie e nuove conoscenze che accompagneranno Evie nella sua ultima, rocambolesca, indimenticabile avventura. Per fortuna lo splendido vestito da sera regalatole dal ragazzo più bello dell’universo paranormale si intona perfettamente al suo inseparabile taser rosa!
La mia opinione: Terzo e ultimo di questa trilogia, "Senza fine" non aggiunge praticamente niente a quanto già letto nei libri precedenti. E non solo non aggiunge, ma l'ho trovato anche peggiore. Con il senno di poi mi sarei fermata dopo la lettura del libro primo, non bellissimo, ma che comunque avevo trovato simpatico ed originale. Qui di originalità non ce n'è proprio più... è come leggere un copione ormai saturo che viene trascinato avanti senza senso alcuno. La storia è banale, così come i dialoghi e le situazioni in cui si trovano i personaggi. Nessuna empatia per nessuno di loro, la storia procede per inerzia senza sorprese o comunque nulla per cui davvero ne valga la pena.
voto:


Acquisto consigliato? Direi di no... è un libro evitabile, a meno che i romanzi precendenti vi siano piaciuti così tanto (dalle 4 stelline in su...) da bramare un seguito. Altrimenti direi che potete farne tranquillamente a meno.





Mini recensione di "Break - ossa rotte" di Hannah Moskowitz
Titolo: Break - ossa rotte
Autrice: Hannah Moskowitz
Editore: Giunti Y
Data di pubblicazione: Luglio 2010
Pagine: 288
Prezzo: 9,90
Sinossi: Jonah ha una famiglia a dir poco difficile. Ha due genitori quasi assenti, che non ricordano più perché stanno insieme e a malapena riescono a tenere le fila di un matrimonio che sta rovinando la loro vita e quella dei figli. E ha due fratelli: Will, di pochi mesi, che piange incessantemente, e Jesse, di 16 anni. Il rapporto tra Jonah e Jesse va ben al di là dell'amore fraterno. Sì, perché Jonah è l'angelo custode di Jesse, colui che ogni giorno lo salva da morte sicura per soffocamento. Jesse soffre infatti di gravi allergie alimentari, soprattutto al latte e, dato che Will è ancora un poppante, Jesse non è mai al sicuro, nemmeno in casa. I suoi attacchi sono violenti, terribili, devastanti, tanto da spedirlo in ospedale. Jonah non può permettersi di perderlo mai di vista: controlla tutto ciò che mangia, tocca, respira. Si assicura anche che quella sbadata di sua madre non allatti Will e poi tocchi il fratello. Ogni volta che il cellulare squilla, il cuore di Jonah parte al galoppo per la paura che Jesse sia in fin di vita. Jonah vuole essere più forte, ha bisogno di essere più forte, per sorreggere una famiglia sull'orlo del baratro, per sostenere un fratello che rischia di morire ogni giorno, per non cedere al raptus omicida nei confronti di un bebè che riduce a brandelli i nervi di tutti. Rompersi le ossa e guarire è l'unico modo che Jonah conosce per rinforzarsi. Perché chiunque sa che un osso fratturato ha il potere di curarsi da solo e di ricrescere più forte, rinvigorito.

La mia opinione: Credevo di trovarmi a leggere un romanzo sull'autolesionismo adolescenziale... con un minimo (un minimo!) di introspezione e un minimo (un minimo!) di contenuti interessanti... mi sono ritrovata invece con la storia più stupida e surreale mai letta in vita mia! Si parte da un background inverosimile, personaggi che più finti di così non si può. Neanche in un fantasy ho mai letto cose così assurde, tipo il fratello del protagonista che rischia la morte tutti i giorni anche solo a GUARDARE uno dei millemila alimenti a cui è allergico, cioè... come si fa a prendere sul serio un personaggio del genere, allergico a TUTTO, tranne che coca-cola (noto miscuglio di ingredienti che non è dato sapere quali siano) e bevande energetiche?!?!?!? Come se nelle bevande energetiche non ci fossero le proteine del latte (a cui è mortalmente allergico... suvvia!!!). I genitori del protagonista ovviamente (e come da manuale, aggiungerei) sono inesistenti e delegano tutte le responsabilità ai figli... certo come no... e vogliamo parlare di LUI, il protagonista che si rompe le osse? E' convinto che quando ti rompi le ossa queste ricresceranno più forti... mi chiedo se l'autrice si sia mai rotta qualcosa per affermare delle simili castronerie! Solo perché l'autrice ha scritto questa storia a 15 anni non vuol per forza dire che sia un libro degno di essere pubblicato. Non siamo davanti ad un prodigio letterario, bensì ad una ragazzina che si è inventata un mucchio di stupidaggini spacciandole per disagi adolescenziali. Una carambola di personaggi, situazioni, dialoghi ben OLTRE il livello di banalità dei romanzi più banali mai esistiti!
voto:


Acquisto consigliato? NO NO NO NO NO NO NO NO.

sabato 19 gennaio 2013

Recensione: GITA AL FARO

Ecco la mia recensione al libro "Gita al faro" di Virginia Woolf.


Titolo: Gita al faro
Autrice: Virginia Woolf
Traduzione: Anna Laura Malagò
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione originale: 1927
Data pubblicazione di questa edizione: 2010
Pagine: 192
Prezzo: 6,00

Sinossi: Quando, nel 1925, Virginia Woolf si accinse a scrivere "Gita al Faro" era decisamente giunta alla soglia della maturità artistica: in questa sua opera riuscì infatti mirabilmente a mostrare il suo sapiente dominio delle possibilità del monologo interiore e la straordinaria capacità di muoversi liberamente tra il flusso delle coscienze dei personaggi. Con tutta la sua avvolgente bellezza, questo romanzo è una commossa elegia all'Assenza: assenza innanzitutto della madre, morta quando la Woolf aveva solo tredici anni, lasciandole un vuoto incolmabile. Ed è proprio tale immagine cara a legare le diverse solitudini dei protagonisti di questa rievocazione corale, tutti chiusi in un proprio mondo isolato da cui è difficile comunicare. Fluido e ritmato come il mare sotto il raggio ora breve ora lungo del Faro che fende l'oscurità della notte, il romanzo si impone al lettore con la forza della memoria, il fascino del ricordo, la voce struggente della nostalgia.

La mia opinione: Questo è il mio primo approccio con la Woolf e purtroppo non è andato a buon fine. Sono partita a leggere per primo questo libro, che viene considerato dai più come il più maturo e quindi migliore dell'autrice, ma spero davvero non sia così. "Gita al faro" per me è il risultato di un esercizio di stile esagerato ed assurdo, che esula da tutte le regole della scrittura. Ebbene sì... se un romanzo del genere fosse scaturito dalla penna di un autore esordiente qualunque non mi sarei fatta troppi problemi nel dire che la storia ha una struttura sintattica del tutto errata e che l'autore in questione avrebbe dovuto prendere ulteriori lezioni di scrittura, perché così proprio non va. Nel caso della Woolf sembra quasi brutto dirlo, anzi, tale caratteristica viene interpretata come sinonimo di genialità, anziché incapacità di esprimersi, ma, siccome nelle mie recensioni sono sempre stata sincera al 100% nel giudicare i romanzi e nell'esternare la mia opinione anche in questo caso non farò eccezione. Secondo me l'autrice durante la stesura di questo libro aveva troppe idee nella mente e non è riuscita a comunicarle in maniera coerente, il lettore fa fatica a capire OGNI elemento della storia, a partire dall'ambientazione, i personaggi, le relazioni che intercorrono tra loro. La prima parte del libro è sicuramente la più ostica da questo punto di vista, perché non vi è una minima introduzione che spieghi CHI sono i personaggi e DOVE si trovano. Sembra di assistere ad una scena di teatro quando lo spettacolo è già iniziato, sembra che manchi qualcosa di essenziale. E questo non è il solo problema, perché anche la struttura delle frasi è incomprensibile. Dialoghi senza precisare chi è che parla... e poi una raffica di pensieri che saltano da un punto di vista all'altro senza nuovamente precisare chi li esprime. L'esposizione del romanzo è infatti in terza persona ma il narratore è onnisciente, entra nelle menti dei personaggi e cambia punto di vista repentinamente, in maniera molto caotica, senza coerenza alcuna. Mi spiace ma non riesco a trovarvi genialità in tutto ciò.
Altra nota dolente è il contenuto del romanzo. Sapevo già prima di iniziare la lettura che non mi sarei ritrovata dinnanzi a una storia convenzionale, sapevo già che qui la storia è solo un sottofondo sbiadito e che l'elemento fondamentale è l'introspezione psicologica dei personaggi. Giuro, non era un problema, io AMO i romanzi introspettivi, ma in "Gita al faro" sono rimasta molto perplessa anche da questa caratteristica, che invece solitamente mi piace. Non ho mai assistito ad una introspezione così apparentemente complessa, macchinosa, ma che invece si rivela estremamente piatta e priva di contenuti interessanti. Non sono infatti rimasta per niente colpita dai personaggi e dalla loro caratterizzazione, ho trovato i loro pensieri estremamente banali, insignificanti, non mi sono piaciuti neanche un po'. Il personaggio cardine è la madre, la signora Ramsay, che viene vista da tutti (familiari e amici) come una donna carismatica, da amare e ammirare. Beh, io ho invece avuto la sensazione opposta, l'ho trovata scialba, una comunissima moglie e madre dai valori tradizionali, ma anche un po' ottusa e impicciona. (Vedi la scena in cui vuole per forza far fidanzare due dei suoi commensali solo perché la vita matrimoniale è l'unica prospettiva di vita che secondo lei ha un senso... mah!!!)
In conclusione, lo avrete capito, mi sento di bocciare questo libro nella sua totalità assoluta. Sarà anche un capolavoro del novecento... sarò io che non l'ho capito... ma per me è soltanto un romanzo scritto male e dai contenuti ancora peggio. Ciò nonostante leggerò qualche altra opera dell'autrice perché voglio comunque capire se sono io che non riesco a relazionarmi a lei o se è questo libro in particolare a non essermi congeniale.



E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover: Di cover per questo libro ce ne sono tantissime, sia italiane che estere, quella italiana riferita alla mia edizione è davvero molto bella, mi piace sia per l'accostamento di colori e sia per l'immagine in alto. Tra le cover straniere quella che preferisco è questa edizione inglese del 1989:

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura è... è... assolutamente assurdo! Esente da qualsiasi regola di scrittura. Ok che è la matematica a non essere un'opinione e nella letteratura invece ci dovrebbe essere più libertà di espressione, ma qui si sta davvero esagerando. Frasi "normali", con costruzione di soggetto, verbo, complemento oggetto "normali" ve le potete scordare. Le regole della sintassi sono un optional e nonostante ami gli stili sperimentali questo mi è sembrato tutto tranne che piacevole. La lettura che ne deriva è tremendamente ardua e lenta, occorre rileggere le frasi più volte per riuscire a capirle. Per me questo non è genio, è incapacità.

Idee alla base della storia: E' risaputo che la storia di questo libro sia scarna, proprio perché non è la cosa più importante, mentre lo sono i personaggi e la loro introspezione. Ma anche guardando il libro da questa angolazione non riesco a cogliere nulla di interessante. Non sono rimasta colpita da NULLA di ciò che accade, di NULLA di ciò che avviene anche internamente nella psiche. 

Caratterizzazione dei personaggi: I personaggi inizialmente non si capisce nemmeno chi sono talmente è confuso lo stile di scrittura. Poi, dopo svariate decine di pagine, si riesce finalmente a conoscerli, ma la loro caratterizzazione per me è stata deludente al massimo. E sì che questo sarebbe dovuto essere un libro totalmente introspettivo e quindi mi sarei aspettata delle caratterizzazioni ottime in tutto e per tutto. Invece non ho provato la minima empatia per nessuno, anzi, i pensieri di questi personaggi sono talmente poco interessanti (danno quasi l'idea di artificio) che anche la loro caratterizzazione risulta più piatta che mai.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Non ho notato refusi, ma per quanto riguarda la traduzione non posso esprimermi, perché non sono ancora riuscita a capire se è colpa di una cattiva interpretazione traduttiva se il romanzo appare tanto confuso ed assurdo.



voto:

Mi spiace dare un voto così basso, ma è quello che penso, spero che coloro che hanno amato questo libro non se la prendano.


Acquisto consigliato? Io ovviamente non posso consigliarne la lettura dato che a me non è piaciuto minimamente, e non vi ho trovato nemmeno un aspetto (dico, nemmeno uno!) valido, ma essendo stato scritto da un'autrice di fama internazionale ormai scomparsa penso sia comunque da provare. Io proverò infatti a leggere in futuro qualche suo altro romanzo, non mi sembra giusto depennarla senza aver tentato nuovamente.

giovedì 4 ottobre 2012

Recensione: CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO

Recensione del libro "Cinquanta sfumature di rosso" di E.L. James.


Titolo: Cinquanta sfumature di rosso
Serie: Fifty Shades, vol. 3
Autrice: E.L. James
Traduzione: Eloisa Banfi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 13 Luglio 2012
Pagine: 624
Prezzo: 14,90

Sinossi: Quella che per Anastasia Steele e Christian Grey era iniziata solo come una passione erotica travolgente è destinata in breve tempo a cambiare le loro vite. Ana ha sempre saputo che amarlo non sarebbe stato facile e stare insieme li sottopone a sfide che nessuno dei due aveva previsto. Lei deve imparare a condividere lo stile di vita di Grey senza sacrificare la sua integrità e indipendenza, lui deve superare la sua ossessione per il controllo lasciandosi alle spalle i tormenti che continuano a perseguitarlo. Le cose tra di loro evolvono rapidamente: Ana diventa sempre più sicura di sé e Christian inizia lentamente ad affidarsi a lei, fino a non poterne più fare a meno. In un crescendo di erotismo, passione e sentimento, tutto sembra davvero andare per il meglio. Ma i conti con il passato non sono ancora chiusi. Questo è il terzo e conclusivo volume della trilogia "Cinquanta sfumature".


La mia opinione: Questo libro è TERRIBILE! Davvero, non riesco a trovare un paragone più calzante per descriverlo, perché è uno dei libri più noiosi che abbia mai letto in vita mia. No, anzi, è IL libro più noioso che abbia mai letto. Non ero rimasta affatto entusiasta dalla lettura dei precedenti due libri ma questo proprio è ILLEGGIBILE. Ho iniziato la lettura esattamente il 3 di Settembre e l'ho terminata il 3 di Ottobre. Un mese!!! Ci ho messo un mese intero, un record assoluto di lentezza per me che leggo circa tre libri a settimana. Potrei riassumere i miei pensieri così: noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia noia... (scritto per 624 pagine).
Il primo libro se non altro (per quanto la storia fosse ridicola e priva di qualità) era una pseudo-novità, c'era almeno un briciolo di curiosità nel chiedersi dove volesse andare a parare l'autrice (da nessuna parte in realtà). Poi il secondo libro è stata anch'esso una noia mortale, ma anche lì una debole fiammella di curiosità ci poteva ancora essere per scoprire se l'autrice avesse in serbo qualche colpo di scena (la risposta è no). Ma il terzo libro è... è... è... (non riesco davvero a trovare un insulto adatto a spiegarvelo ma ci provo) L'APOTEOSI DELL'INUTILITÀ dove anche la più remota delle remote curiosità viene sopita, uccisa, smembrata con accanimento, triturata finemente e poi sotterrata a un milione di metri sotto terra.
Avete presente la sensazione di giocare a un gioco di simulazione come The Sims inserendo la crack che vi da accesso a denaro illimitato, vita infinita e quant'altro? Ecco, la situazione è proprio questa: come si fa ad appassionarsi ad una storia in cui i personaggi sono ricchissimi bellissimi, innamoratissimi e hanno TUTTO???? Come si può andare avanti a leggere un libro dove in pratica non succede nulla oltre a infinite dialoghi amorosi e infiniti accoppiamenti sessuali? Non sto scherzando, fino a metà libro è così. Poi vengono introdotti dei finti-drammoni assurdi, che ormai non fanno neanche più presa sul lettore che tanto si sa che tutto andrà sempre bene (certo perché, nonostante i personaggi di questo libro non siano vampiri immortali, in realtà sono lo stesso immortali) della serie che dopo un incidente devastante il padre si sveglia dal coma e si mette a parlare di sport (sarebbe stato lo stesso se si fosse alzato in piedi sul letto e avesse urlato "Scherzetto!!!! Ci siete cascati eh??"). E che dire poi del rapimento rocambolesco degno di una soap opera di serie zeta dove la nostra eroina sfodera coraggio rischiando la vita? (sì, certo, stavamo tutti tremando per l'apprensione...)
Però l'episodio che davvero mi ha devastata (quello che più di tutti pregavo che non avvenisse e mi dicevo "no, ti prego, fa che non abbia copiato Breaking Dawn della Meyer anche in questo!") è la gravidanza, che idiozia!!!! Cioè, 'sti due imbecilli si conoscono da tipo un mese (nel quale si sono conosciuti, fidanzati, sposati) e ora devono avere pure un figlio? Cioè, no, non ci posso credere, come si può scrivere una storia con una trama più monotona e prevedibile di questa?
Solitamente sono più diplomatica nelle mie recensioni, sono sempre stata per la tolleranza di opinioni e mi scuso se qualcuno potrebbe sentirsi offeso da quello che ho scritto, ma non riesco davvero ad accettare che un libro di così infimo livello (e non sto parlando delle scene di sesso eh, non sono affatto scandalizzata da quelle, ma mi riferisco a tutta la storia in generale) abbia potuto avere dei riscontri positivi tra i lettori. Senza parlare del finale, talmente edulcorato da cariare i denti all'istante. A fine libro vi è pure l'inizio di quello che l'autrice scriverà prossimamente, ovvero, nuovamente TUTTA LA TRILOGIA (d'oh!) dal punto di vista di Christian. 
Cara E.L. James... va bene volersi male, però ora davvero BASTA! I prossimi libri (anche se me li regalano come in questo caso) non li leggerò MAI.

PS=

L'unica parte del libro che mi è piaciuta è questo dialogo tra Christian e Anastasia:

«Cristo santo, Ana!» sbatte il pugno sul tavolo, facendomi trasalire e si alza così bruscamente che quasi rovescia la sedia. «Devi ricordarti una sola cosa, una sola. Merda! Non ci posso credere. Come hai fatto a essere così stupida?»
...
«Mi dispiace» sussurro.
«Ti dispiace? Ma vaffanculo!» mi dice in tutta risposta.
«Lo so che non è il momento giusto.»
«Il momento giusto!» grida «Ci conosciamo da cinque fottuti minuti. Volevo farti vedere come funziona questo cazzo di mondo e ora... Vaffanculo. Pannolini, vomito e merda!»


Da salvare non c'è davvero altro.


E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover: La cover italiana è diversa da quella americana, con la chiave anziché le manette. Sarebbe anche una bella cover se non fosse per il pessimo contenuto del libro :-(

Stile di scrittura: Ripetitivo e noioso. L'autrice, come se le ripetizioni nella storia non fossero abbastanza, ha anche la pessima abitudine di usare sempre gli stessi aggettivi (da cui si capisce chiaramente che ha un vocabolario davvero limitato) e la narrazione ne risulta ancora più ripetitiva.

Idee alla base della storia: Non ci sono idee, è solo una copia di "Breaking Dawn" (ultimo libro della saga di Twilight), ma mille volte più idiota e scritta peggio.

Caratterizzazione dei personaggi: No comment, i personaggi sono tutti talmente scontati e piatti che non vale neanche la pena spenderci due parole.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Editing e traduzione mi sono sembrati entrambi curati, ma il problema purtroppo non è il modo in cui il libro è stato curato dall'editore italiano, il problema è che il libro stesso ha un contenuto davvero davvero scadente, senza possibilità di miglioramento.


voto:


Acquisto consigliato? Credo che questo libro vada bene solo a donne frustrate e depresse, che solitamente non leggono neanche un libro all'anno e di conseguenza non capiscono la differenza tra un buon libro e un qualcosa che assomiglia a un libro ma non lo è! Ma anche con questi presupposti, davvero, non ne consiglio l'acquisto a nessuno.