Editore: Piemme
Prima edizione italiana: 2008
Pagine: 446
Sinossi: A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa di Herat, dove il padre non la porterà mai perché lei è una harami, una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashto e ogni sera le da la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.
Commento: E' una storia capace di catturare l'attenzione del lettore, con un uno stile di scrittura molto valido, scorrevole, che non annoia e stimola a proseguire fino in fondo. Questi secondo me sono i punti di forza del romanzo, che comunque ritengo sia ampiamente sopravvalutato. Ad una più attenta analisi si capisce infatti che un po' ovunque sono stati subdolamente posizionati "trabocchetti" atti a sensibilizzare e commuovere il lettore, e io non amo particolarmente gli autori che ricorrono a questi tipi di espedienti per garantirsi il successo.
Il libro infatti trasuda drammaticità e crudeltà senza fine. Le protagoniste, di una bontà disarmante, subiscono ogni tipo di vessazione, diventando delle vere e proprie martiri. Inoltre, Khaled Hosseini non riesce a nascondere la propria simpatia per gli Stati Uniti, paese dove vive tutt'ora, infarcendo i sentimenti dei personaggi (quelli buoni ovviamente) di positivà gratuita nei confronti degli USA e del suo popolo. C'è stata in particolare una frase, verso la fine del libro, che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia: "La tv è sintonizzata sulla BBC. Sullo schermo c’è un edificio, una torre, grandi nuvoloni di fumo nero escono dagli ultimi piani. Tariq chiede qualcosa a Sayid e, mentre Sayid gli risponde, un aereo sbuca da un angolo dello schermo. Si schianta contro la torre adiacente, esplodendo in una sfera di fuoco al cui confronto diventano insignificanti tutte le esplosioni che Laila ha visto sinora. La scena strappa un grido unanime alle persone presenti nella sala.". Cioè, il succo del discorso sarebbe che Laila (che da piccola ha visto dal vivo esplodere in aria entrambi i suoi genitori e visto i loro pezzi sparpagliati in giro, che ha vissuto in prima persona decenni di INFERNO vero e proprio) dopo aver visto ALLA TV l'attentato alle torri gemelle di New York pensa che tutto ciò che è accaduto a lei è nulla in confronto???? Mah... rimango basita.
Quindi, tirando le somme, lo schema narrativo, anche se efficace, è semplice: maltrattamenti alle donne - guerra in Afghanistan - attentati dell'11 settembre = lacrime e successo garantito!
Il libro infatti trasuda drammaticità e crudeltà senza fine. Le protagoniste, di una bontà disarmante, subiscono ogni tipo di vessazione, diventando delle vere e proprie martiri. Inoltre, Khaled Hosseini non riesce a nascondere la propria simpatia per gli Stati Uniti, paese dove vive tutt'ora, infarcendo i sentimenti dei personaggi (quelli buoni ovviamente) di positivà gratuita nei confronti degli USA e del suo popolo. C'è stata in particolare una frase, verso la fine del libro, che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia: "La tv è sintonizzata sulla BBC. Sullo schermo c’è un edificio, una torre, grandi nuvoloni di fumo nero escono dagli ultimi piani. Tariq chiede qualcosa a Sayid e, mentre Sayid gli risponde, un aereo sbuca da un angolo dello schermo. Si schianta contro la torre adiacente, esplodendo in una sfera di fuoco al cui confronto diventano insignificanti tutte le esplosioni che Laila ha visto sinora. La scena strappa un grido unanime alle persone presenti nella sala.". Cioè, il succo del discorso sarebbe che Laila (che da piccola ha visto dal vivo esplodere in aria entrambi i suoi genitori e visto i loro pezzi sparpagliati in giro, che ha vissuto in prima persona decenni di INFERNO vero e proprio) dopo aver visto ALLA TV l'attentato alle torri gemelle di New York pensa che tutto ciò che è accaduto a lei è nulla in confronto???? Mah... rimango basita.
Quindi, tirando le somme, lo schema narrativo, anche se efficace, è semplice: maltrattamenti alle donne - guerra in Afghanistan - attentati dell'11 settembre = lacrime e successo garantito!
E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:
Cover (che non influenza il giudizio sul libro): Sufficientemente carina e in linea con le sensazioni che suscita la lettura del titolo, anche se un po' fuoriviante rispetto al contenuto della storia.
Stile di scrittura: L'autore ha uno stile di scrittura molto valido, capace di catturare il lettore. Riesce a descrivere scene di estrema drammaticità senza appesantire la lettura e questo è sicuramente il suo punto forte, che io stessa ho molto apprezzato.
Idee alla base della storia: Niente di originale, la storia è un po' trita e ritrita, come anche gli espedienti usati per mantenere viva l'attenzione (vedi scena in cui personaggi guardano alla tv la diretta dell'11 settembre, scena che secondo me si poteva evitare, perché ormai si trova un po' ovunque!).
Caratterizzazione dei personaggi: I personaggi sono abbastanza stereotipati. Ci sono i buoni (di una bontà infinita, che è quasi difficie da credere) e i cattivi (di una cattiveria tale che in confronto Voldemort di Harry Potter sembra quasi un bontempone).
Editing e traduzione a cura della casa editrice: Tutto ok su questo fronte. Non ho notato nulla che non va.
voto:
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| meno meno |
Acquisto consigliato? Uhm... se vi piacciono le storie tanto tanto drammatiche e strappalacrime direi di sì... altrimenti è un libro evitabile.

