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venerdì 12 luglio 2019

Recensione: LA STORIA DI CHRISTINE - Elizabeth Von Arnim

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: La storia di Christine
Autrice: Elizabeth Von Arnim
Editore: Bollati Boringhieri
Traduttore: S. Garavelli
Data di pubblicazione: 30 Maggio 2019 (prima edizione italiana 2009)
Pagine: 148
Acquista: https://amzn.to/2XHtzrT

Sinossi: Berlino 1914. Christine, giovane violinista inglese di raro talento, si trasferisce in Germania per un anno di studio. È felice, conosce anche l'amore, ma presto capisce con sgomento che l'intera Germania brama la guerra e inneggia ai valori di sopraffazione e predominio sulle altre nazioni. Quando infine scoppia il conflitto, e l'Inghilterra si schiera a fianco dei nemici dei tedeschi, Christine è in pericolo. Scritto con lo pseudonimo di Alice Cholmondeley, il romanzo prende spunto dalla vicenda privata di Elizabeth von Arnim e di sua figlia Felicitas, scomparsa appena sedicenne in Germania. All'uscita in Inghilterra nel 1917 il libro ebbe un successo straordinario.


La mia opinione: E’ una storia epistolare a senso unico, dove il lettore può leggere le lettere che una figlia scrive alla madre. La ragazza protagonista (ovvero Christine) è una giovane talentuosa, piena di vita e carica di speranze, che va a scontrarsi con una realtà di cui ignorava l’esistenza.
La storia si compone lettera dopo lettera, in maniera lenta ma inesorabile e anche se la scrittura il più delle volte è vivace si riesce comunque a percepire un senso crescente di apprensione.
L’unica cosa che non ho apprezzato è che fin dall’inizio del libro il lettore saprà come andrà a finire.
Io non ve lo dico, il finale è già scritto nel prologo e questo toglie la sorpresa, forse sarebbe stato meglio saltare il prologo e leggerlo alla fine (io vi consiglio di fare così!!!!) io non non sapevo e l’ho letto, ma ciò nonostante sono rimasta comunque colpita e impressionata da questo libro.
E’ un romanzo davvero amaro, non mi aspettavo dalla Von Arnim un romanzo dai toni così cupi, perché di solito scrive commedie intelligenti ma leggere, e solo successivamente ho appreso che si tratta di un episodio accaduto veramente nella vita dell’autrice. Anche se in questo libro vi sono elementi romanzati, la storia di base è realmente accaduta e ammetto di esserne rimasta quasi sconvolta, dato che è una di quelle storie che sembra impossibile che sia potute succedere davvero.

Consigliato? A me è piaciuto moltissimo, quindi sì! Tra l'altro fino ai primi di Agosto questo libro sarà scontatissimo negli store, a causa di un prezzo speciale temporaneo. Io comunque vi consiglio ardentemente di iniziare a leggere saltando il prologo, per poi andarlo a leggere alla fine.

voto:



martedì 5 marzo 2019

Recensione: NORWEGIAN WOOD. TOKYO BLUES - Haruki Murakami

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Norwegian Wood. Tokyo Blues
Autore: Haruki Murakami
Editore: Einaudi
Traduttore: G. Amitrano
Pubblicazione di questa edizione: Marzo 2013
Pagine: 399
Acquista: https://amzn.to/2H2h4TS

Sinossi: Per le strade di Tokyo, affollato crocevia di solitudini, Toru e Naoko, due ragazzi non ancora ventenni, camminano insieme in silenzio. Non sanno cosa dirsi, o forse hanno paura, parlando, di sfiorare il segreto che li tiene sospesi in mezzo alla folla: il ricordo di una sconvolgente tragedia che qualche anno prima li ha legati e divisi per sempre. Una struggente storia d’amore ambientata nel clima inquieto del Sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche. Scandito da una colonna sonora d’eccezione, dai Beatles ai Doors, da Bill Evans a Miles Davis, il libro è il racconto di un’adolescenza che già sfuma nel mito.


La mia opinione: Una storia che nonostante sia narrata nell’arco temporali di 2 anni e quindi attraversi tutte le stagioni a me ha ispirato nella mente come un perpetuo clima autunnale. La narrazione è a posteriori come in un lungo e nostalgico flashback ed è un romanzo di formazione tardo adolescenziale, concentrandosi proprio in quell’intermezzo dall’adolescenza a l’età adulta. E’ un romanzo molto concettuale ed etereo, narra di solitudine e tristezza, di relazioni di amicizia e di amore malinconiche che istillano un senso di precaria vacuità. Non vi è mai un vero capirsi tra i personaggi di questo libro, ma è un po’ come se cercassero di comunicare senza riuscire ad entrare davvero in comunicazione. Ognuno è come separato dagli altri da una linea di demarcazione invisibile, i tentativi di comunicare non vanno mai completamente a buon fine, ognuno rimane afflitto dai propri pensieri e dai propri problemi senza riuscire a scalfire la superficie dell’altro. Il ritmo narrativo è sempre molto pacato e introspettivo, però vi sono anche scene che risultano eccessive e disturbanti, quasi fuori luogo. Di certo non è un libro equilibrata, anzi, al contrario, l’ho trovato parecchio sbilanciato tra alti e bassi, quasi a voler ribadire la confusione mentale e l’inadeguatezza esistenziale dei personaggi.
Tra i temi ricorrenti del romanzo vi è in primo piano la depressione e il suicidio, la malattia e la morte, non è quindi un libro allegro e consiglio di astenersi dalla lettura chi è in uno stato mentale di infelicità.
PS= Vi consiglio caldamente di non leggere la prefazione, perché vi racconta nei dettagli ciò che stare per leggere.

Consigliato? Sì! Se non avete ancora letto nulla dell'autore consiglio di iniziare da qui. Questo libro è il più famoso della sua produzione e aiuta a capire un po' il suo stile anche se i suoi romanzi successivi risultano diversi.

voto:



lunedì 12 novembre 2018

Recensione: IL COLORE DEI FIORI D'ESTATE - Anna Jean Mayhew

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.

Titolo: Il colore dei fiori d'estate
Autrice: Anna Jean Mayhew
Traduzione: V. Galassi
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Giugno 2012 
Pagine: 349
Acquista: https://amzn.to/2PWacvA

Sinossi: In una torrida giornata dell'agosto 1954, Jubie Watts, una ragazzina di tredici anni, parte con la famiglia per una vacanza in Florida. Insieme a lei, stretti in macchina, ci sono i tre fratelli, la madre e Mary Luther, la domestica. Mary vive con loro da tanti anni e Jubie le è affezionatissima. Non solo si è sempre occupata della casa e della cucina, ma con la sua presenza dolce e amorevole ha spesso compensato gli scatti d'ira del signor Watts e la freddezza della moglie. Ma Mary ha una colpa gravissima agli occhi di molti: è una donna di colore in una società razzista. Man mano che il viaggio procede verso sud, Jubie sperimenta per la prima volta le terribili conseguenze delle restrizioni razziali, fino a quando una vera e propria tragedia sconvolge la sua vita. Sarà allora che la ragazza capirà l'importanza di difendere i diritti civili, troverà il coraggio di confrontarsi con i limiti della sua famiglia e di combattere per un futuro di libertà e indipendenza.


La mia opinione: Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo (completamente stravolto dall'originale, la traduzione letterale dall'inglese avrebbe dovuto essere "L'erba secca di Agosto") e dalla cover, che non fanno altro che banalizzare e penalizzare la percezione di questo libro. Questo non è romanzo rosa, non lo è neanche lontanamente. E' un libro che narra una storia drammatica, di violenza e ingiustizia sociale. Gli ingredienti di questo libro sono: vividissima ambientazione anni '50 negli Stati Uniti del Sud e una giovane protagonista (l'io narrante) di 14 anni che a tratti mi ha ricordato la protagonista de "Il buio oltre la siepe". Ovviamente storia diversissima, ma tematiche e ambientazioni simili. E' una storia delicata e parecchio commovente nella seconda metà, l'ho trovata molto bella, appassionante al punto giusto, qualche piccola pecca nella narrazione forse dovuta alla traduzione.


Consigliato? Sì, è un libro che consiglio a chi ha apprezzato "Il buio oltre la siepe" e "The Help". 

voto:


martedì 10 aprile 2018

Recensione: Il MIO NEMICO MORTALE - Willa Cather

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Il mio nemico mortale
Autrice: Willa Cather
Traduzione: S. Tummolini
Casa editrice: Fazi
Pagine: 90
Data di pubblicazione: Giugno 2017
Acquista: https://amzn.to/2x8eyEd

Sinossi: Una notte, la giovane Myra Driscoll scappa di casa portando con sé solamente un manicotto e un portamonete. A passo svelto e testa alta, se ne va per sempre. Raggiunge Oswald Henshawe, giovane spiantato di cui è innamorata, e lo sposa in gran segreto, rinunciando così alla cospicua eredità che le spetterebbe. Un gesto audacemente romantico, che in famiglia diventa una leggenda. Quando, molti anni dopo, una giovane amica le chiede se lei e Oswald sono stati felici, la risposta è glaciale: «Felici? Oh, sì! Come la maggior parte della gente».
E allora a che cosa è servito quel sacrificio? Che senso ha avuto barattare grandi fortune per una vita banalmente normale? Quelle che emergono, in questo romanzo breve ma stratificato, sono le mille sfumature di una figura ambigua e tormentata, una donna tanto risoluta nelle sue clamorose rinunce, quanto incapace di godere di una felicità che di clamoroso non ha nulla. Uno spirito libero che si trova a combattere contro i limiti della quotidianità e la crescente, esasperante consapevolezza di essere una donna totalmente diversa da quella che pensava di essere in giovane età.



La mia opinione: Un romanzo breve molto drammatico e molto carico di significato. Data la sua brevità può essere letto in un giorno. E' una storia che stravolge completamente il mito dell'amore romantico, spogliandolo di ogni aura magica e ottimistica e come tematica l'ho trovata estremamente accattivante. Lo stile narrativo è essenziale, ben calibrato, con belle frasi ad effetto. Non vi è nulla di superfluo. Nessun dialogo, nessuna descrizione è di troppo. Il risultato è soddisfacente, nel senso che il lettore ha l'impressione di venire a conoscenza tutto tutto ciò che era necessario sapere, però in questo caso specifico, mi avrebbe fatto piacere anche qualcosa di più, sia per il gusto voyeristico di soffermarmi sulla vicenda più a lungo e sia per riuscire a carpire altre chiavi di lettura rispetto a quelle fornite. Perché è un romanzo che dice tutto, ha un finale chiaramente definito e ineluttabile, ma nel contempo insinua il dubbio di avere a che fare con qualcosa di parzialmente irrisolto. E' vero che i lieti fine non esistono? La coronazione di un amore contrastato e tanto agognato porta inesorabilmente alla delusione? In questa storia i punti di vista sono discordarti eppure sembra tutto propendere verso un'unica direzione. Ma non è una certezza. E questo dubbio rimane anche dopo avere girato l'ultima pagina.

Consigliato? Assolutamente sì, una storia breve ma intensa, una piccola perla della narrativa americana del 900. Questa nuova edizione Fazi è molto ben curata, personalmente ho acquistato il libro in formato cartaceo e lo terrò tra gli "indimenticabili" della mia libreria.

voto:

venerdì 5 maggio 2017

Recensione: IL SEGGIO VACANTE - J.K. Rowling

Recensione di "Il seggio vacante" di J.K Rowling



Titolo: Il seggio vacante
Autrice: J.K. Rowling
Traduzione: Silvia Piraccini
Casa editrice: Salani
Pagine: 553
Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2012
Prezzo: 22,00

Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.
J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.



La mia opinione: Fin dalle primissime pagine ho capito che questa sarebbe stata una lettura impegnativa e diversa dalle altre, perché la narrazione inizia quasi dal nulla, ti fa entrare nel vivo della vicenda e da lì si dipanano le storie di molti personaggi, tutti correlati tra loro, tutti importanti ai fini della storia, ma entrano in scena in maniera talmente spontanea che ti fa venire il dubbio di avere iniziato a leggere il libro a storia avanzata, e invece no. La complessità di questo libro per me è stato anche il suo punto di forza, la sua carta vincente.
Altro punto di forza sono le caratterizzazioni dei personaggi, con un'introspezione psicologica a dir poco perfetta, approfondita nei minimi dettagli. E tutti i personaggi hanno degli aspetti di loro stessi assolutamente deprecabili, non esiste un personaggio buono e con nobili pensieri come nelle fiabe, sono tutti in parte cattivi, ma non del tutto, e descritti senza lesinare particolari spiacevoli e in alcuni casi addirittura imbarazzanti. La lettura di questo libro diventa come un viaggio voyeuristico nella vita di una intere famiglie di un paesello inglese. Tutte le azioni dei personaggi, a partire da quelle all'apparenza più innocue, più banali, per poi passare a quelle più meschine, scatenano un intreccio di eventi difficile da controllare, eventi che avranno un terribile quanto inaspettato effetto valanga finale.
Ma un'altra caratteristica di questo romanzo, che a quanto pare (leggendo i commenti dei lettori) risulta poco gradita, è che sembra non avere una storia. O meglio, sembra non esserci una storia vera e propria con la classica formula "introduzione - svolgimento - conclusione" a cui tutti siamo abituati. E sembra anche non esserci morale. Per me non è stato un problema, anzi, evviva i romanzi che escono dagli schemi! Vorrei che ce ne fossero di più! Il romanzo è perfettamente riuscito già così grazie alle sue peculiarità!
E poi... per quanto riguarda la storia... non è vero che non c'è... c'è eccome! Solo che inizialmente non la si nota perché si è troppo impegnati a seguire le vicende dei singoli personaggi, vicende che si intersecano incessantemente tra loro, dando vita alla storia stessa! La storia è quindi tutta lì, ed è a dir poco straordinario il modo in cui l'autrice riesce a intrecciare tutti i fili dei vari personaggi per poi innescare colpi di scena inaspettati l'uno dopo l'altro, lasciando il lettore assolutamente a bocca aperta.
Questo romanzo racchiude inoltre una varietà di argomenti interessanti soprattutto sui comportamenti umani e sulle relazioni famigliari, ma anche sulla sete di successo, sul degrado, sulla ghettizzazione sociale, sulla droga e sulla violenza.
E lo stile di scrittura è divino, sempre in terza persona nonostante la moltitudine di personaggi che descrive, mi è piaciuto così tanto che sarei andata avanti nella lettura all'infinito, storia o non storia.
E la morale? Non c'è bisogno di morale quando c'è la Rowling!




voto:


giovedì 4 maggio 2017

Recensione: IL RUMORE DEI TUOI PASSI - Valentina D'Urbano

La mia recensione su "Il Rumore dei tuoi passi" di Valentina D'Urbano.


Titolo: Il rumore dei tuoi passi
Autrice: Valentina D'Urbano
Editore: TEA
Data di pubblicazione: 1 Giugno 2013
Pagine: 319
Prezzo: 10,00 euro

 
Sinossi: In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.


La mia opinione: Mi aspettavo che questo libro fosse drammatico, ed è così, ma la drammaticità di questa storia non mi ha per niente colta di sorpresa, non mi ha stupita, perché fin dalla prima pagina viene svelato come finisce e il resto della storia non è altro che una un assemblamento di ricordi, che partendo da molti anni a ritroso rispetto ciò che accade a inizio libro racconta la vita della protagonista dall'infanzia, passando per l'adolescenza, fino ad arrivare all'inizio dell'età adulta. Ok, quello di partire dal presente per poi tornare indietro può essere un buon modo per raccontare una storia, ma in questo libro in particolare giocava tanto l'elemento sorpresa, che purtroppo dopo le primissime righe non c'è già più.
Mi ha lasciato qualche dubbio e perplessità l'ambientazione anni 70-80. A mio avviso sarebbe stata meglio un'ambientazione contemporanea di fine anni 2000 o giù di lì, prima di tutto perché l'autrice non ha vissuto personalmente l'adolescenza in quegli anni e il suo tentativo di farli vivere ai lettori è stato un po' debole. Il degrado che descrive, gli anni che scorrono via immobili sulle pelli dei protagonisti, il "no future" delle loro vite, sarebbe stato ancora meglio rappresentato dal presente dell'ultimo decennio, sarebbe stata una scelta anche più coraggiosa e avrebbe ottenuto un maggior interesse da tutti coloro che stanno vivendo il buio di questi anni adesso. Lo stile di scrittura però mi è piaciuto molto: è diretto, semplice, a tratti rude, spontaneo come se fosse stata la protagonista stessa a scriverlo, e questo rende il libro molto realistico. Essendo che la storia è raccontata in prima persona ed è incentrata sul degrado e sulla povertà non avrebbe avuto senso scrivere in maniera elaborata e puntigliosa, quindi da questo punto di vista l'autrice ha fatto un ottimo lavoro e una scrittura così incalzante induce inoltre a fagocitare il libro in pochissimo tempo, perché comunque la storia è interessante e scivola via senza difficoltà. Di contro qualche difficoltà l'ho invece avuta ad immedesimarmi nella storia d'amore/odio/amicizia/fratellanza tra i due protagonisti (Bea e Alfredo), perché è descritta solo in superficie, senza farti entrare nel vivo, sembra sempre che in tutti quegli anni passati insieme non succeda quasi nulla tra i due, a parte dormire assieme e mangiare assieme e vivere assieme, come una normale routine già rodata e un po' noiosa non si è riuscito a cogliere il vero sentimento che li legava. Ed è stato un peccato.
Quest'ultima cosa, insieme al fatto che il finale viene rivelato dall'inizio, non ha giocato a favore del mio coinvolgimento emotivo nella drammaticità della relazione tra i protagonisti. Sono rimasta sì coinvolta in generale nelle vicende narrate, ma non abbastanza da sentirne davvero l'angoscia o a sentirmi molto dispiaciuta. Ma per essere il primo libro scritto dall'autrice sono comunque abbastanza soddisfatta. Lo stile di scrittura incalzante ed energico è già un ottimo punto di partenza e mi ha lasciato il desiderio di leggere altri suoi libri.




voto:


giovedì 21 aprile 2016

Recensione: SOTTO CIELI NONCURANTI - Benedetta Cibrario

La mia recensione di "Sotto cieli noncuranti" di Benedetta Cibrario.


Titolo: Sotto cieli noncuranti
Autore: Benedetta Cibrario
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: Ottobre 2011 (ed. economica)
Pagine: 256
Prezzo: 8,50 euro

Sinossi: Matilde ha dodici anni. Non sopporta i guanti spaiati e compie piccoli, bizzarri rituali per addomesticare la realtà, per darle un ordine. È un dicembre torinese, pieno di neve e di ombre. Pochi giorni prima di Natale, il padre di Matilde, il magistrato Giovanni Corrias, è chiamato a indagare sul caso di un bambino morto in circostanze misteriose. Mentre avvia i primi accertamenti e formula le prime ipotesi sua moglie viene investita da un'auto, ed è come se la sorte disegnasse una sua geometrica contemporaneità. Al colpo durissimo il magistrato risponde facendo leva sul senso del dovere e della professione, aggrappandosi alle indagini in corso. Violaine, una giovane poliziotta laureata in psicologia, lo aiuta a ricostruire la sequenza dei fatti. Matilde, intanto, osserva gli adulti e il loro dibattersi alle prese con la fragilità dell'esistenza. Con ostinata tenerezza si domanda in che maniera curare il dolore del padre e delle sorelle, nella convinzione che spetti a lei tentare di aggiustare quello che si è improvvisamente rotto, e alla geometria oscura della morte se ne sovrappone un'altra, luminosa e impalpabile.


La mia opinione: Dalle premesse di questo libro mi sarei aspettata tutt'altro, sembrava una storia interessante, arricchita dai tanti punti di vista narrativi diversi, cosa che solitamente apprezzo, ma invece qui il risultato è stato caotico e dispersivo. Le storie narrate da molteplici punti di vista funzionano solo se i tanti personaggi che si avvicendano hanno dei tratti caratteriali ben caratterizzati e distinti gli uni dagli altri, invece qui manca del tutto la distinzione caratteriale, sembrano tutti identici.
"Sotto cieli noncuranti" (titolo bellissimo!!!) doveva essere una storia di introspezione psicologica, o almeno così avevo capito, invece l'introspezione psicologica è proprio il suo punto debole, quasi del tutto assente a mio avviso. I personaggi reagiscono ai drammi che accadono in maniera completamente superficiale, la narrazione risulta fredda e schematica. Ci sono tante frasi ad effetto durante la lettura, ma non mi hanno impressionata perché risultano solo come un esercizio di stile senz'anima. Il finale inoltre è frettoloso e non si capisce, come non si capisce il personaggio di Matilde, che dovrebbe essere la protagonista, ma è il personaggio più lacunoso di tutti, agisce senza senso, come proprio sul finale, lasciando il lettore veramente deluso.



voto:

domenica 6 dicembre 2015

Recensione: DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA - Richard Yates

La mia recensione su "Disturbo della quiete pubblica" di Richard Yates.



Titolo: Disturbo della quiete pubblica
Autore: Richard Yates
Traduzione: Mirella Miotti
Editore: Minimum Fax
Data di pubblicazione: Novembre 2004 (1975 prima edizione)
Pagine: 285
Prezzo: 12,00

Sinossi: Lo sguardo penetrante e la scrittura precisa e implacabile che hanno aperto la strada a Raymond Carver e Richard Ford tornano a dissezionare l'apparente normalità della middle class americana, ma con toni ancora più drammatici: sullo sfondo dell'ottimismo e della prosperità dell'era Kennedy si disegna la storia dell'ambizione frustrata - e della discesa nella follia - di John Wilder, impiegato che sogna il successo come produttore cinematografico e invece conoscerà soltanto l'angoscia dell'ospedale psichiatrico e le manipolazioni di Hollywood.


La mia opinione: Nonostante sia convinta che Richard Yates sia un autore di grande talento e da consigliare per chiunque voglia leggere fiction-drama ambientati nella borghesia americana di metà novecento, penso altresì che "Disturbo della quiete pubblica" non sia da annoverare tra i suoi lavori migliori. Il grande difetto di questo libro è stato il suo personaggio protagonista, talmente detestabile, inetto ed irritante che, almeno per quanto mi riguarda, non sono riuscita a provare per lui i sentimenti di pietà e commiserazione necessari a rendere questa storia di miseria e fallimento abbastanza interessante. Come fattori positivi c'è una prosa impeccabile e pulita, una escalation di follia ben costruita, una storia sicuramente originale dal potenziale strepitoso... ma a livello umano, a livello di sentimenti che suscita, non è stato all'altezza delle mie aspettative. Inizialmente l'ho letto tra un misto di curiosità alternata alla disapprovazione totale per il protagonista, mentre nella parte centrale e finale, la curiosità ormai placata ha lasciato posto all'impazienza che finisse, perché non provando l'empatia necessaria per il personaggio principale tutto ciò che gli accadeva mi lasciava indifferente. Per chi non conosce l'autore consiglio di partire da un altro libro, come ad esempio "Easter Parade" che ho trovato superiore.


voto:

venerdì 25 settembre 2015

Recensione: IL GRANDE GATSBY - Francis Scott Fitzgerald

La mia recensione su "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald.



Titolo: Il grande Gatsby
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Traduzione: Fernanda Pivano
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (prima edizione 1925)
Pagine: 164
Prezzo: 10,00

Sinossi: Il grande Gatsby ovvero l'età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy... Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un'esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.


La mia opinione: Ammetto che questo romanzo inizialmente mi aveva delusa. Lo stile di scrittura non è dei migliori, risulta poco scorrevole, macchinoso, e, soprattutto durante i primi capitoli, ci sono parecchie lunghe descrizioni che però rendono un'idea molto vacua della panoramica di ciò che vorrebbero rappresentare e per questo risultano noiose e la storia non appassiona. Poi andando avanti invece la situazione migliora e anzi posso dire che varcata la metà del libro si riesce davvero ad entrare nel vivo della storia e si scopre un lato di questo romanzo che non ci si aspettava e che lo rende davvero interessante. Quella che sembrava voler raccontare solo di una vita molto sregolata e superficiale fatta di grandiose feste sfarzose che tirano avanti fino all'alba, con personaggi senza spessore che compiono azioni sconnesse e annebbiate dall'alchool, si trasforma invece in una storia di un amore tormentato e idealizzato negli anni, una storia piuttosto struggente di un sogno romantico che diventa il cardine attorno al quale ruota la vita di un uomo. L'illusione effimera di riportare indietro il passato che alimenta speranze di vasta portata.
Ciò che sembrava essere un romanzo vuoto da dimenticare in fretta diventa invece un romanzo infinitamente triste, ma che lascia il segno. Ne consiglio quindi la lettura e non lasciatevi sopraffare da un inizio non promettente, perché io per riuscire ad assimilare i primi capitoli ci ho messo dei giorni, ma poi è stata una lettura che mi ha davvero stregata.



voto:

domenica 19 aprile 2015

Recensione: NESSUNO SI SALVA DA SOLO - Margaret Mazzantini

La mia recensione su "Nessuno si salva da solo" di Margaret Mazzantini.






Titolo: Nessuno si salva da solo
Autrice: Margaret Mazzantini
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 4 Marzo 2011
Pagine: 189
Prezzo: 19,00 euro

Sinossi: Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all'aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell'inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un'età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall'altro e dall'altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo "Venuto al mondo", Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l'autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.


La mia opinione: Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola, la parola giusta sarebbe "pesante". Questo libro l'ho trovato infatti molto pesante, e non per il numero di pagine ma per i contenuti e anche un po' per lo stile di scrittura. Lo stile di scrittura in realtà non è così male, perché l'autrice sa benissimo come descrivere gli stati emotivi e le situazioni, talmente bene che sembra di vederle in un film, il problema è che nel libro non vi è nessuna suddivisione in capitoli, solo pause di una riga tra alcuni paragrafi e questo, unendo poi il fatto che le scene sono descritte fin troppo minuziosamente in ogni infinitesimale dettaglio, porta il lettore a sentire su di sé un effetto simile all'indigestione. Ho dovuto infatti intramezzare la lettura del libro con quella di un altro, proprio per diluire questo estratto di pesantezza che sentivo. Poi i contenuti, beh... i contenuti sono come un macigno, danno un senso di nausea e tristezza assoluta. Il pessimismo è davvero ai massimi livelli nel descrivere le relazioni tra uomo e donna, ed è praticamente un pessimismo cosmico, perché non si estende ai soli personaggi del libro ma vorrebbe indurti a credere (riuscendoci benissimo tra l'altro!!!) che sia una verità universale e che valga per tutti la stessa cosa. Di sicuro è un libro da non leggere se si è depressi e scoraggiati per avvenimenti personali perché altrimenti darebbe la mazzata finale su ogni recondita speranza dell'essere umano.
A posteriori però non me la senso di dire che sia stata una brutta lettura...
Pessimistica... sì!
Deprimente... ok!
Triste... certamente!
Pesante... senza ombra di dubbio!!! 
Ma sono rimasta piuttosto soddisfatta da come l'autrice riesce a caratterizzare introspettivamente i suoi personaggi, l'analisi che ne esce fuori non è per niente superficiale o banale. Non avevo mai letto niente della Mazzantini e credo che cercherò di leggere qualcos'altro di suo, perché anche se non è stata una lettura piacevole adatta a svagarsi e farsi venire il buonumore, è stata comunque una lettura interessante e con degli spunti di riflessione da non sottovalutare.



voto:



lunedì 16 marzo 2015

Recensione: EASTER PARADE - Richard Yates

Ecco la mia recensione al libro "Easter Parade" di Richard Yates.




Titolo: Easter Parade
Autore: Richard Yates
Traduzione: A. Lombardi
Casa editrice: Minimum Fax
Pagine: 283
Data di pubblicazione: Ottobre 2008
Prezzo: 11,50

Sinossi: Easter Parade, uscito originariamente nel 1976 e ora pubblicato per la prima volta in Italia, è un romanzo esemplare della sensibilità di Yates: una saga familiare senza concessioni al romanticismo, un limpido ritratto di esistenze borghesi in bilico fra la mediocrità e le aspirazioni. Le protagoniste sono due sorelle, dal carattere diverso - Sarah più solare e convenzionale, Emily più chiusa e indipendente - ma sempre unite da un legame che a tratti si trasforma in rivalità; i loro destini si dipanano per quasi cinquant'anni, sullo sfondo di un'America che man mano perde la sua innocenza gioiosa (quella immortalata in un'istantanea della parata di Pasqua a cui si riferisce il titolo), alla ricerca di una "felicità" difficile tanto da identificare quanto da ottenere.



La mia opinione: Un libro drammaticissimo e senza speranza che ho letto nell'arco di sole 24 ore da quanto è scorrevole, ma che lascia addosso una tristezza come pochi romanzi riescono a lasciare. La cosa che sconcerta di più il lettore nel leggere della vita di queste due sorelle è che in realtà non capita nulla di veramente devastante per far sì che la loro sia una storia drammatica, i personaggi di questo romanzo non conoscono guerre e carestie e vivono nella nazione più benestante e invidiata del mondo, la loro vita è normalissima ed è per questo che il messaggio negativo trasmesso dal racconto delle loro esistenze rimane tanto impresso. E' destabilizzante scoprire che il raggiungimento della felicità sia una chimera, mentre l'infelicità sia alla portata di tutti indipendentemente del tipo di vita che si decide di fare. L'autore descrive infatti due percorsi di vita diametralmente opposti, legati solo dalla stretta parentela, che continuano ad allontanarsi e si riavvicinano solo in rare circostanze, ma che convergono poi inesorabilmente nella medesima decadenza. Ogni situazione viene narrata sapientemente e con la massima precisione, mantenendo uno stile di scrittura scorrevole pur entrando in profondità nel caratterizzare ogni personaggio. E' un romanzo veramente facile da leggere, ma per niente facile da metabolizzare. Personalmente l'ho apprezzato per tanti motivi, descrizioni perfettamente riuscite in primis, ma da non dimenticare anche la mancanza di luoghi comuni, fronzoli e falsi romanticismi e per l'intento (peraltro riuscitissimo) di sfatare ogni mito della ricerca della felicità americana. L'unica piccola pecca è il distacco emotivo con cui l'autore espone i fatti, lasciando sempre una leggera barriera tra lettore e protagoniste, questo è a mio avviso l'unica ragione per non dare al libro 5 stelline.




voto:



Acquisto consigliato? Sì, lo consiglio a chiunque voglia fare i conti con una storia realistica e spietata e a chi è stanco dei finali edulcorati e politicamente corretti.

sabato 17 gennaio 2015

Recensione: CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO - Augusten Burroughs

La mia recensione su "Correndo con le forbici in mano" di Augusten Burroughs.



Titolo: Correndo con le forbici in mano
Autore: Augusten Burroughs
Traduzione: Giovanna Scocchera
Editore: Rizzoli BUR
Data di pubblicazione: 2007
Pagine: 296
Prezzo: 8,50 (edizione economica)

Sinossi: La corsa di Augusten inizia a nove anni e non rallenta più per tutta l'adolescenza, incastrata tra quel grottesco insegnante di matematica alcolizzato che dovrebbe essere suo padre e una madre sofisticata e vanesia che sogna di vedere i propri versi pubblicati sul "New Yorker". Con le sue giacche blu navy, i capelli sempre laccati e il sogno glamour di diventare parrucchiere per dive o medico in una soap-opera, Augusten viene letteralmente scaricato dalla madre al dottor Finch, il suo psichiatra. Nella casa tutta rosa dove il dottore vive insieme alla moglie, appollaiata davanti alla televisione a sgranocchiare crocchette per cani, si aggirano i loro figli, sette tra biologici e adottivi, e tutti i pazienti variamente psicotici che entrano nella pink house e molto spesso decìdono di non uscirne più, di farsi adottare o di sedurre uno qualsiasi dei membri della famiglia.


La mia opinione: Ho iniziato a leggere questo libro del tutto ignara del fatto che si trattasse di un'autobiografia (anche se quanto corrisponde a verità non è dato sapersi...). Io di solito non amo affatto le autobiografie (passino le biografie, ma quando l'autore parla direttamente di sé è molto diverso) perché hanno il brutto vizio di non raccontare veramente una storia in modo fluido ma di farlo per aneddoti e io ho sempre mal sopportato i libri in cui ogni capitolo racconta di un diverso aneddoto, solitamente mi annoiano e faccio fatica ad andare avanti. Dopo avere letto un paio di capitoli (che mi erano molto piaciuti) mi sono accorta che questo non era un semplice romanzo come avrei preferito, ma si trattava dell'infanzia dell'autore stesso. Inizialmente ne sono rimasta delusa, perché la struttura del libro corrispondeva proprio a ciò che a me non piace: ovvero, aneddoti diversi ad ogni capitolo. Mi sono detta: oh, no, ci risiamo, stessa struttura narrativa trita e ritrita che vuole spacciarsi per uno spaccato di vita del tutto fuori dall'ordinario e con umorismo forzato, come accade quasi sempre nelle autobiografie. Per fortuna mi sono dovuta ricredere. Non totalmente, ma in buona parte sì.
Perché "Correndo con le forbici in mano" è sì un'autobiografia con la stessa identica struttura trita e ritrite delle autobiografie e come tutte le autobiografie punta molto sulle situazioni strampalate e vuole fare ironia... MA... ciò non toglie che tra tutte le autobiografie che ho letto fin'ora è senza dubbio la migliore!!!! Non me lo sarei mai aspettata di poter gradire un libro scritto per aneddoti, ma in realtà lo stile di scrittura è ottimo e riesce a collegare tutti gli avvenimenti dei capitoli, facendoli rientrare in un quadro più grande, così che diventino una vera e propria storia in cui sono riuscita ad affezionarmi ai personaggi e arrivata alla fine mi dispiaceva davvero non poter leggere più di loro!
Intendiamoci, questo non è un libro per tutti, è un libro ESAGERATO, straripa di situazioni ASSURDE, che non so se siano vere, ma la sensazione che ti lascia è proprio che sia tutto vero, dalla prima all'ultima riga. Come dicevo prima, è un libro con uno stile di scrittura davvero ottimo, anche se più volte vengono usati termini forti e anche un po' volgari, e le situazioni narrate oscillano tra l'ironico, il grottesco e il dramma. Sì... per molti versi è una storia parecchio drammatica, anche se i toni sono leggeri e noncuranti, e anche le scene che sfiorano la pedofilia vengono fatte passare per ordinaria amministrazione, come se nulla fosse mai grave.
Questa caratteristica sicuramente non piacerà a tutti... ma a me... vi dirò... non ha dato fastidio, basta entrare nell'ottica che chi ha scritto e ha vissuto realmente quelle cose non pensava ci fosse nulla di male.
Un libro assolutamente fuori di testa, ma che, contrariamente ai miei gusti personali, ho apprezzato.

voto:



Acquisto consigliato? Sì, consigliato a chi sa apprezzare il grottesco. Non consigliato se vi infastidiscono tematiche che sfiorano la violenza domestica, l'abbandono di minore o la pedofilia senza condannarle.