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sabato 25 novembre 2017

Recensione: NESSUN INDIZIO - Paul Grossman

Ecco la mia recensione al libro "Nessun Indizio" di Paul Grossman.


Titolo: Nessun Indizio 
Autore: Paul Grossman
Serie: Willi Kraus - PREQUEL 
Traduzione: D. Rizzati 
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 425
Data di pubblicazione: Gennaio 2013

Sinossi: Berlino, 1929. All'alba del nuovo decennio degli anni Trenta, a pochi anni dall'ascesa al potere di Adolf Hitler, la capitale della Germania attraversa un periodo di inattesa prosperità e rinascita culturale. L'ispettore Willi Kraus della Kriminal Polizei di Berlino, un ebreo tedesco eroe della Prima guerra mondiale, si trova alle prese con un mistero che rischia di gettare nel terrore l'intera città. Un sacco di tela, pieno di ossa bianche e perfettamente pulite, viene ritrovato casualmente all'interno di un cantiere, sbucato da una fognatura ostruita. Tutte le ossa appartengono a bambini, solo maschi. Nessun indizio sembra far luce sull'autore di un crimine così efferato, o sulle sue motivazioni, tranne una vecchia Bibbia, trovata nel sacco, nella quale è cerchiato un passo: Figli dell'ira. Mentre cominciano a manifestarsi i prodromi del più sanguinoso genocidio che la storia ricordi, per tentare di risalire al colpevole e arrestarne la furia omicida che arriva a minacciare la sua stessa famiglia, Willi Kraus si troverà a dover affrontare qualcosa di terribile, sondando i recessi più oscuri dell'animo umano.


La mia opinione: *** Innanzitutto è da evidenziare come questo secondo libro della serie del detective Willi Kraus non è davvero un secondo libro, cioè un seguito del precedente, ma è un prequel. Sarebbe stato quindi meglio definirlo come il volume 0.5 e non come il volume 2. Questo fatto inizialmente mi ha davvero spiazzata, perché ero convinta di leggere un seguito del libro che avevo già letto qualche anno fa ("I Sonnambuli", che mi era piaciuto moltissimo, ma che non ricordavo nei dettagli, essendo appunto passati anni...). Quindi devo ammettere che i primi capitoli di questo libro mi hanno confusa, io mi sforzavo di ricordare cosa era successo nel libro precedente, e invece la trama sembrava essere diversa. Sono dovuta andare e rileggere i primi capitoli del libro precedente per capire che "Nessun indizio" narra di fatti accaduti prima e non dopo. Se lo avessi saputo subito, se ci fosse stato scritto che si trattava di un prequel, mentre invece nell'edizione italiana edita da TimeCrime era scritto erroneamente che si trattava di un SEGUITO, sarebbe stato molto meglio!!!! Ok... chiusa parentesi.***

"Nessun indizio" è un romanzo thriller a sfondo storico che mi è piaciuto davvero moltissimo. E il motivo è che non si tratta semplicemente un thriller investigativo in cui c'è un indagine in corso e la narrazione è incentrata solamente sulla soluzione del caso. Io non amo molto i thriller fini a sé stessi, ma al contrario amo carpire molti altri dettagli pertinenti che fanno da contorno alla storia. E in questo caso specifico, trattandosi appunto di un romanzo di ambientazione storica, è importantissimo conoscere esaurientemente il contesto in cui la storia viene narrata, al fine di potersi immedesimare meglio nel periodo storico. E l'autore è bravissimo nel descrivere il clima opprimente che si respira a Berlino nel 1930, l'inizio della crisi economica mondiale dovuta al crollo di Wall Street che avrà ripercussioni anche sulla politica tedesca, permettendo l'ascesa del partito nazista. Il protagonista di questo libro, Willi Kraus, è un detective nato e cresciuto a Berlino, ma di origini ebraiche, quindi è interessantissimo vivere i cambiamenti di Berlino dal suo punto di vista, vedere la sua città natale trasformarsi da luogo confortevole ad ostile, così come cambia l'atteggiamento delle persone che per anni sono state sue amiche e che all'improvviso si estraniano diventando arcigne e sprezzanti nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia. E queste ripercussioni nella vita sociale di tutti i giorni sono destinate a contaminare anche la sua vita lavorativa, dove un decennio di impeccabile lavoro e onorificenze possono non bastare a mantenere intatta la sua posizione.
E nonostante il periodo sfavorevole sotto ogni punto di vista, Willi continua a lottare per mantenere intatta la sua posizione di detective e si butta con anima e cuore per cercare di sventare un pericoloso serial killer che da anni terrorizza la città. Un caso interessantissimo, raccapricciante e complicato, che sembra non fornire alcun indizio. I colpi di scena sono assicurati e le scoperte saranno ancora più atroci di quanto si potesse immaginare all'inizio. Il tutto, come dicevo prima, condito con digressioni storiche e sociali perfettamente amalgamate nell'indagine. Per me è un libro da non perdere!
Anche l'altro libro dell'autore pubblicato da TimeCrime ("I Sonnambuli") ha la stessa identica struttura tra narrazioni storiche-sociali e parte thriller. Quindi mi sento di consigliarli assolutamente entrambi! Ma per leggerli nel giusto ordine temporale sono da leggere partendo da questo e non il contrario.



voto:


venerdì 5 maggio 2017

Recensione: IL SEGGIO VACANTE - J.K. Rowling

Recensione di "Il seggio vacante" di J.K Rowling



Titolo: Il seggio vacante
Autrice: J.K. Rowling
Traduzione: Silvia Piraccini
Casa editrice: Salani
Pagine: 553
Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2012
Prezzo: 22,00

Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.
J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.



La mia opinione: Fin dalle primissime pagine ho capito che questa sarebbe stata una lettura impegnativa e diversa dalle altre, perché la narrazione inizia quasi dal nulla, ti fa entrare nel vivo della vicenda e da lì si dipanano le storie di molti personaggi, tutti correlati tra loro, tutti importanti ai fini della storia, ma entrano in scena in maniera talmente spontanea che ti fa venire il dubbio di avere iniziato a leggere il libro a storia avanzata, e invece no. La complessità di questo libro per me è stato anche il suo punto di forza, la sua carta vincente.
Altro punto di forza sono le caratterizzazioni dei personaggi, con un'introspezione psicologica a dir poco perfetta, approfondita nei minimi dettagli. E tutti i personaggi hanno degli aspetti di loro stessi assolutamente deprecabili, non esiste un personaggio buono e con nobili pensieri come nelle fiabe, sono tutti in parte cattivi, ma non del tutto, e descritti senza lesinare particolari spiacevoli e in alcuni casi addirittura imbarazzanti. La lettura di questo libro diventa come un viaggio voyeuristico nella vita di una intere famiglie di un paesello inglese. Tutte le azioni dei personaggi, a partire da quelle all'apparenza più innocue, più banali, per poi passare a quelle più meschine, scatenano un intreccio di eventi difficile da controllare, eventi che avranno un terribile quanto inaspettato effetto valanga finale.
Ma un'altra caratteristica di questo romanzo, che a quanto pare (leggendo i commenti dei lettori) risulta poco gradita, è che sembra non avere una storia. O meglio, sembra non esserci una storia vera e propria con la classica formula "introduzione - svolgimento - conclusione" a cui tutti siamo abituati. E sembra anche non esserci morale. Per me non è stato un problema, anzi, evviva i romanzi che escono dagli schemi! Vorrei che ce ne fossero di più! Il romanzo è perfettamente riuscito già così grazie alle sue peculiarità!
E poi... per quanto riguarda la storia... non è vero che non c'è... c'è eccome! Solo che inizialmente non la si nota perché si è troppo impegnati a seguire le vicende dei singoli personaggi, vicende che si intersecano incessantemente tra loro, dando vita alla storia stessa! La storia è quindi tutta lì, ed è a dir poco straordinario il modo in cui l'autrice riesce a intrecciare tutti i fili dei vari personaggi per poi innescare colpi di scena inaspettati l'uno dopo l'altro, lasciando il lettore assolutamente a bocca aperta.
Questo romanzo racchiude inoltre una varietà di argomenti interessanti soprattutto sui comportamenti umani e sulle relazioni famigliari, ma anche sulla sete di successo, sul degrado, sulla ghettizzazione sociale, sulla droga e sulla violenza.
E lo stile di scrittura è divino, sempre in terza persona nonostante la moltitudine di personaggi che descrive, mi è piaciuto così tanto che sarei andata avanti nella lettura all'infinito, storia o non storia.
E la morale? Non c'è bisogno di morale quando c'è la Rowling!




voto:


giovedì 3 dicembre 2015

Recensione: IL BUIO OLTRE LA SIEPE - Harper Lee

Recensione di "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee




Titolo: Il buio oltre la siepe
Autrice: Harper Lee
Traduzione: A. D'Agostino Schanzer
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 290
Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2013 (prima edizione 1960)
Prezzo: 9,00

Sinossi: In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.



La mia opinione: E' difficile recensire un romanzo come questo, perché l'ho trovato praticamente perfetto e mi è piaciuto moltissimo, ma non credo di essere in grado di argomentarlo, perché è uno di quei libri che quando piace piace e basta, è uno di quei libri che quando lo finisci non senti il bisogno di addurre motivazioni al fatto che ti sia piaciuto. E' raro imbattersi in libri così, però a volte capita, e anche se come ho già detto non sentirei il bisogno di recensirlo faccio comunque un piccolo sforzo per riuscire a tirare fuori almeno qualche opinione, anche se so in anticipo che non riuscirò a rendergli giustizia.
Anzitutto penso che sia infinitamente riduttivo etichettarlo come un libro contro il razzismo, perché anche se l'argomento è presente va comunque osservato che una buona parte della storia è incentrata su altro, ed è per questo che secondo me il "Buio oltre la siepe" è da considerarsi molto semplicemente un ROMANZO, ma in maiuscolo per ribadire che questo è a mio dire il romanzo per eccellenza. Fin dalle prime pagine lo stile di scrittura perfetto e lineare permette di immedesimarsi al massimo nella storia e anche se inizialmente non si intuisce neanche in maniera vaga gli argomenti che verranno trattati non è un problema perché non è uno di quei libri in cui se non si arriva subito al dunque c'è il rischio di perdere l'interesse, anzi. Per me il dunque di questo romanzo non esiste perché ogni parte è ugualmente importante per capire il contesto della storia, ovvero per avere un ritratto completo e preciso di ciò che era abitare in un piccolo paese americano nello stato dell'Alabama durante gli anni trenta. La narrazione è volutamente fatta attraverso gli occhi ingenui di una ragazzina ed è anche grazie a questa decisione azzeccata che la lettura risulta così ordinata e piacevole, cadenzata dallo svolgersi della lenta vita di tutti i giorni e dalle lunghe estati ma al tempo stesso attraversata da piccoli e grandi avvenimenti che stravolgono la quotidiana tranquillità. E' un libro che possono leggere davvero tutti, adatto ai ragazzi come libro di formazione ma apprezzabile a pieno anche dagli adulti. E penso di non sbagliarmi nel dire che si tratta di un evergreen della letteratura che non ha bisogno di stratagemmi o colpi di scena troppo eclatanti per mantenere alta l'attenzione.




voto:

domenica 13 settembre 2015

Recensione: L'EVOLUZIONE DI CALPURNIA - Jacqueline Kelly

Recensione di "L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly




Titolo: L'evoluzione di Calpurnia
Serie: Calpurnia Tate, vol. 1
Autrice: Jacqueline Kelly
Traduzione: L.A. Dalla Fontana
Casa editrice: Salani
Pagine: 287
Data di pubblicazione: 19 Gennaio 2011
Prezzo: 16,80

Sinossi: Nei prati riarsi della calda stagione texana, Calpurnia non può fare a meno di notare che le cavallette gialle sono molto, molto più grandi delle cavallette verdi. Perché? Sono di due specie diverse? Calpurnia ha sentito parlare del libro di un certo Darwin, in cui si spiega l'origine delle specie animali. Forse può trovare quel libro nella biblioteca pubblica? Sì, ma la bibliotecaria non glielo vuole mostrare. Poco male, quel libro si trova anche a casa sua: nello studio del nonno, il libero pensatore della famiglia. Accompagnata dal nonno e dal libro proibito, Calpurnia riuscirà a scoprire i segreti delle diverse specie di animali, dell'acqua e della terra. E scoprirà anche se stessa.



La mia opinione: Questo libro l'ho trovato semplicemente meraviglioso e sarebbero addirittura superflui ulteriori commenti!
La storia risulta gradevolissima così come l'ottimo stile di scrittura, scorrevole e lineare, sia per i personaggi perfettamente delineati, le cui caratteristiche non vengono protratte per lunghe descrizioni ma appaiono sorprendentemente vivide e armonizzate a poco a poco durante l'avanzare della lettura. Inoltre le tematiche affrontate sono a dir poco interessanti e a me in particolar modo hanno esercitato una forza attrattiva fin dalle prime pagine. L'ambientazione è nel Texas degli Stati Uniti durante il 1899, proprio quando il mondo si affacciava verso il nuovo secolo, quindi il titolo, oltre a voler sottolineare l'evoluzione della ragazzina protagonista, che scopre il suo interesse per la natura e per le scienze, e nel contempo scopre come il suo essere femmina è il più grande ostacolo alla realizzazione dei suoi sogni, può essere interpretato anche come la piccola evoluzione della società, che piano piano, proprio come il progresso in campo tecnologico, progredisce anch'essa. Calpurnia manifesta infatti interessi diversi da ciò che in famiglia si aspettano da lei, ma è solo quando la cognizione di queste aspettative si affacciano nella sua mente prima di allora ingenua, che la sua felicità per aver trovato tali interessi si trasformerà in tristezza e apprensione per il futuro. Questa è quindi una storia di tante scoperte appassionanti ma anche di amare consapevolezze, di riflessioni sulla società dell'epoca, di velate ingiustizie e di tacite ribellioni interiori. Ma non solo. Troverete soprattutto una storia dall'atmosfera confortevole e affascinante dall'inizio alla fine, che a mio avviso, anche se la protagonista è molto giovane e la scrittura è semplice è adattissima ad essere letta e apprezzata da tutti, non solo ragazzi ma anche e soprattutto adulti. Il finale non è definitivo ma lascia molto all'immaginazione... per fortuna esiste un seguito (e non vedo l'ora di leggerlo!).
Che altro dire se non che questo libro che sia aggiungerà alla lista dei miei preferiti? :-)




voto:

sabato 16 maggio 2015

Recensione: AMERICAN PSYCHO - Bret Easton Ellis

Recensione di "American Psycho" di Bret Easton Ellis




Titolo: American Psycho
Autore: Bret Easton Ellis
Traduzione: Giuseppe Culicchia
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 517
Data di pubblicazione: 2001 (1991 prima edizione originale)
Prezzo: 11,00

Sinossi: Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.



La mia opinione: Questo libro mi è piaciuto e l'ho trovato (per alcuni versi) davvero geniale. Mi è piaciuto perché è raro leggere libri che parlano di psicopatici in prima persona e questo fa veramente entrare nella mente disturbata del protagonista a tutti gli effetti, senza scadere in banali morali di perbenismo o voler dare uno scopo a tutto ciò che accade. La forma in cui procede la narrazione ammetto che sia ostica, in parte poco scorrevole, perché il tutto è appesantito da infinite e minuziose descrizioni di ogni capo di abbigliamento (rigorosamente firmato) indossato dal protagonista o dai suoi conoscenti, prodotti per la cura del corpo, descrizioni di ogni portata di cibo in ogni ristorante... eccetera eccetera. Il risultato è veramente ridondante e alla lunga stanca al punto di voler saltare le righe dove compaiono tali descrizioni, che vengono riproposte in continuazione ad intervalli molto brevi. Ma tutto questo ha un suo significato ben preciso e sinceramente senza di ciò nulla avrebbe più senso. Perché come dicevo all'inizio il libro porta letteralmente DENTRO alla mente del protagonista e lui è OSSESSIONATO dai vestiti firmati a tal punto che DEVE fare sempre una lista mentale di ciò che indossa lui e di ciò che indossano gli altri. E la stessa ossessione si ripercuote su ogni prodotto alla moda acquistato, sui programmi televisivi, film e musica preferiti, sui costosissimi piatti che propongono i ristoranti "IN" dove cena regolarmente. E gradualmente si viene catapultati dentro un'altra forma di ossessione, quella OMICIDA, che lo porta a commettere nei ritagli di tempo atti di inaudita violenza. All'inizio del libro questa violenza viene solo accennata ma andando avanti con la lettura le scene si fanno sempre più nitide ed intense, fino ad assistere nei minimi dettagli a svariate torture e uccisioni di un sadismo indescrivibile e altamente impressionanti che non escludono nessuno (uomini, donne, bambini, animali...), ma che raccontate dalla mente del protagonista sono talmente meccaniche da risultare quasi noiose. La NOIA è infatti una sensazione che pervade spesso le pagine del libro, ma non è un difetto, anzi, è una noia esistenziale, una NOIA NECESSARIA per capire l'universo in cui orbitano il protagonista e i suoi amici, persone ricchissime e superficiali frutto di una società capitalistica che oltre a voler comprare tutto ciò che possono permettersi (ovvero, tutto ciò che gli viene in mente) non sanno fare. Nessun sentimento, nessuna felicità, nessun desiderio, se non pulsioni improvvise da soddisfare nell'immediato e che poi scadono altrettanto velocemente nella NOIA di una quotidianità che quando ti da tutto è come se non ti desse niente. Il protagonista cerca appunto di trovare emozioni forti nel fare cose oscene e perverse, ma non trova mai sollievo per la sua mente malata e inoltre non riesce neanche nell'intento (più volte provato) della confessione perché le persone della società in cui vive, sono tutte così prese da sé stesse da non riuscire neanche per un secondo a mettere da parte il proprio ego, e a questo proposito si assiste a scene sconcertanti di dialoghi a senso unico in cui tutti parlano ma nessuno ascolta. "Ieri sera ho decapitato una ragazza"... "ho ucciso un bambino allo zoo"... inutile formulare queste frasi, o non ti ascoltano o non ti prendono sul serio ed è così che il protagonista continua indisturbato a fare tutto ciò che gli viene in mente, perché non c'è altro modo che continuare a fare ciò che vuole in una maratona senza senso, dove droga e psicofarmaci aiutano ad attenuare un po' il suo vuoto e in alcuni casi a non fargli capire ciò che è reale e ciò che non lo è, al punto che più volte ha la sensazione che non ci sia niente di vero di ciò che ha fatto o forse lo è tragicamente tutto?
Tirando le somme non ho quindi dubbi sul fatto che questo libro, a causa della sua estrema particolarità, mi sia piaciuto e anche tanto, perché unisce molteplici argomenti interessanti, tra cui una mente disturbata, una società nichilista, la superficialità degli ambienti ricchi, la presenza di violenza sconcertante senza minima censura... è un libro talmente psicotico, non solo per i contenuti ma anche (soprattutto) per la forma in cui è scritto, da rimanere impresso a lungo. Sono indecisa per il voto finale, in quanto ci sono parti del libro illeggibili (degli interi capitoli, in totale saranno tre o quattro, descrivono la biografia di gruppi musicali con relativa descrizione di ogni canzone di un particolare cd e quei capitoli dopo aver letto qualche riga li ho dovuti saltare completamente, non mi interessavano!) ma anche quelle parti come ho già spiegato hanno un suo perché in quanto rafforzano il concetto di OSSESSIONE del protagonista. E' certamente un dispiacere aver dovuto saltare alcune parti perché avrei comunque preferito poterlo leggere tutto, e per questo motivo non vorrei dare il massimo dei voti. E' però innegabile che il libro sia GENIALE e nulla è lasciato al caso, ed è una caratteristica talmente rara in un libro da indurmi a dare lo stesso 5 stelline.




voto:

venerdì 13 marzo 2015

Recensione: L'ASSASSINO DI CORTE e IL VIAGGIO DELL'ASSASSINO - Robin Hobb


Oggi recensisco ben due libri "L'assassino di corte" e "Il viaggio dell'assassino" di Robin Hobb, secondo e terzo libro della trilogia dei Lungavista.




Titolo: L'assassino di corte
Serie: Lungavista vol. 2
Autrice: Robin Hobb
Traduzione: P.B. Cartoceti
Casa editrice: Fanucci
Pagine: 618
Data di pubblicazione: Novembre 2008
Prezzo: 9,90

Sinossi: Il bastardo reale sta crescendo. Fitz ormai non è più un ragazzino inesperto: gli si legge in volto il sangue del padre. È sopravvissuto alla sua prima pericolosa missione come assassino del re eppure, sofferente e amareggiato, sogna di rompere la promessa fatta a re Sagace, rimanendo nel lontano Regno delle Montagne. Ma l'amore mai dimenticato per Molly e la visione di eventi tragici lo riconducono alla corte di Castelcervo, fra i mortali intrighi della famiglia reale dei Lungavista...



La mia opinione: Scrivo questo commento dopo aver già terminato la lettura del terzo libro, non riuscivo a scrivere un commento appropriato senza avere letto il successivo perché mi sembrava che mi mancasse qualche tassello per poterlo giudicare. Ora posso dire che questo libro centrale della trilogia è senz'altro il più bello tra i tre. Mentre il primo libro funge quasi da introduzione e il terzo serve a chiudere le fila in maniera più faticosa di come mi aspettassi, questo secondo libro è il vero fulcro di tutta la storia, il più indimenticabile, il più dinamico a livello di scorrevolezza e velocità delle azioni e anche il migliore sul finale. L'autrice qui da sfoggio di tutta la sua abilità non solo nella descrizione dei suoi personaggi, cosa appurata in tutti e tre i libri, ma anche nella fantasia di creare una storia originale e appassionante dall'inizio alla fine, creando situazioni per un certo verso così irritanti e cattive che è quasi impossibile non parteggiare e indignarsi contro le tante cose negative che capitano al protagonista e ai suoi amici. Nonostante sia un libro molto corposo (618 pagine) è comunque di facile lettura, non perché non vi sia al suo interno una trama complessa, anzi, ma risulta talmente interessante leggerlo che non si fa la minima fatica. E poi il finale... il finale! Il finale è splendido, e non dico splendido perché succedono belle cose, ma perché è talmente fuori dall'ordinario, talmente crudele e al tempo stesso perfetto, riesce ad infondere al lettore una carica di energia e crea tantissime aspettative per il libro successivo. Sì, senza dubbio questo tra i tre libri è quello che si merita il massimo dei voti.




voto:






Titolo: Il viaggio dell'assassino
Serie: Lungavista vol. 3
Autrice: Robin Hobb
Traduzione: P.B. Cartoceti
Casa editrice: Fanucci
Pagine: 848
Data di pubblicazione: Novembre 2008
Prezzo: 9,90

Sinossi: Si conclude con questo volume la trilogia dei Lungavista e Fitz affronta il suo destino: la sorte del Regno dei Sei ducati è nelle sue mani... così come quella del mondo intero. Il re Sagace è morto per mano del figlio Regal. Anche Fitz è morto, o almeno così credono i suoi amici e nemici. Ma con l'aiuto dei suoi alleati e dello Spirito riemerge dalla tomba, segnato da una profonda cicatrice che gli solca il corpo e l'animo. Il regno è vicino alla rovina: Regal ha saccheggiato la capitale per poi abbandonarla, mentre il legittimo erede, il principe Veritas, è perso nella sua folle ricerca, forse destinato a morire. Solo il ritorno di Veritas, o la successione che spetta di diritto a sua moglie, potrà salvare i Sei Ducati. Ma Fitz non resterà a guardare.



La mia opinione: Questo terzo ed ultimo libro della trilogia dei Lungavista è il più lungo in termini di pagine, ma anche tra i tre il meno scorrevole e richiede una concentrazione maggiore. Di certo la Hobb ha un talento innato per tratteggiare i suoi personaggi e farti entrare nella loro mente con una disinvoltura tale che sembra di conoscerli da sempre. E in questo caso il compito è più arduo che in qualsiasi altro romanzo, dato che il protagonista, oltre i propri pensieri, ha la facoltà di interagire mentalmente con lo spirito degli animali, e come se non bastasse, ha anche dei poteri mentali che lo collegano a persone che condividono la sua stessa propensione. Cosa sicuramente difficilissima da descrivere in un libro, ma la Hobb ci riesce egregiamente, solo sul finale notiamo una leggera confusione, dovuta al fatto che nell'ultima parte del libro la concentrazione dei vari poteri è tale che si crea una sovrapposizione difficilissima da spiegare e forse qui l'autrice ha infatti esagerato un po'. Per il resto nel libro succedono tantissime cose fin dall'inizio e i momenti di stallo sono davvero pochi. Ciò nonostante una sfoltita al testo non avrebbe fatto male, perché alcuni passaggi non sono proprio fondamentali, ma chi ha amato i primi due libri non ne rimarrà deluso. Siamo dinnanzi a un romanzo fantasy di alto livello, e anche se alcune scelte dell'autrice non piaceranno a tutti, non si può negare che si tratta comunque di scelte non banali. Il finale soprattutto è talmente agrodolce che quasi non te lo aspetti e forse arriva fin troppo velocemente rispetto alla parta centrale della storia che occupa ben più dei tre quarti del libro. Al di là del finale lieto e meno lieto che viene auspicato in base a preferenze personali soggettive, penso che invece possa deludere un po' tutti l'epilogo delle relazioni tra i vari personaggi, non tanto per come è andata a finire la storia in generale, non tanto perché la giustizia tanto agognata venga riscattata o meno, ma per come in particolare si assiste ad un disgregamento relazionale che lascia una sensazione di vuoto assoluto come se fosse la fine di un'epoca. Come dice il titolo stesso, in questo libro troviamo il VIAGGIO finale dei personaggi della trilogia e dopo averlo terminato la sensazione è proprio quella di avere affrontato un lungo e faticoso viaggio senza ritorno.




voto:




Acquisto consigliato? Sì, consiglio questa trilogia a tutti gli amanti del fantasy complesso e non banale, a chi ama le caratterizzazioni vivide e le descrizioni approfondite, senza tralasciare una buona dose di azione e tanti tanti colpi di scena

sabato 6 settembre 2014

Recensione: LE STANZE BUIE - Francesca Diotallevi

Ecco la mia recensione al libro "Le stanze buie" di Francesca Diotallevi.



Titolo: Le stanze buie
Autrice: Francesca Diotallevi
Editore: Mursia
Data di pubblicazione: 4 Novembre 2013
Pagine: 390
Prezzo: 22,00

Sinossi: Torino 1864. Un impeccabile maggiordomo di città viene catapultato nelle Langhe: per volere testamentario di un lontano zio, suo protettore, dovrà occuparsi della servitù nella villa dei conti Flores. Il protagonista si scontra così con il mondo provinciale, completamente diverso da quello dorato e sfavillante dell'alta società torinese, e con le abitudini dei nuovi padroni e dei loro dipendenti. Nella casa ci sono un conte burbero, una donna eccentrica e anti-conformista, ma anche sola e infelice, un cameriere dalla doppia faccia e una vecchia che sa molte cose, ma soprattutto c'è una stanza chiusa da anni nella quale non si può assolutamente entrare. A partire da questo e da altri misteri il maggiordomo si troverà, suo malgrado, a scavare nel passato della famiglia per scoprire segreti inconfessati celati da molto tempo e destinati a cambiare per sempre la sua vita.


La mia opinione: Era da tempo che desideravo un libro che mi prendesse così... un libro che mi facesse immergere nella lettura a tal punto da fare fatica a staccarmici, a che, anche dopo averlo momentaneamente riposto, la storia al suo interno mi tormentasse e mi richiamasse a sé con la supplica di proseguirlo! Era da tempo che non mi capitava e sono contenta che questa volta sia successo con un libro di una scrittrice esordiente italiana, che con la sua abile scrittura è stata capace a dare vita ad una storia, a darle vita come se fosse realmente VIVA.
Ho acquistato questo libro per via delle opinioni positive sopra la media lette in rete, che auspicavo fossero recensioni autentiche e non complimenti da parte di amici e parenti come spesso accade, dove gli elogi vengono distribuiti fin troppo generosamente. Questa volta l'istinto mi ha detto di fidarmi e se non lo avessi fatto questo libro mi sarebbe capitato difficilmente fra le mani (forse non lo avrei mai letto), in quanto mi rendo conto che con il tempo sto diventando una lettrice sempre più esigente e il mio approccio verso le novità editoriali è sempre più cauto e sospettoso a causa delle troppe fregature, dei troppi libri mediocri spacciati per capolavori.
Questo, sono lieta di poterlo affermare, non è un libro mediocre, ma è davvero un piccolo capolavoro! Un romanzo seducente, ipnotico, scritto con magistrale abilità, sembra uscito dalla penna di un'autrice classica, se mi avessero detto che questo libro era stato scritto da qualche famosissimo autore del diciannovesimo secolo ci avrei creduto, perché tutto in questo libro risplende di fascino antico, gotico, ottocentesco. A partire dalla quantità infinita di dettagli dell'epoca, alla scrittura, cadenzata e d'altri tempi, tutto fa presupporre di essere frutto di un professionista, sembra anzi, che questa non sia una semplice storia di fantasia, ma che sia tutto vero, i particolari di ogni scena, di ogni personaggio, sono talmente vividi da risultare impossibile si tratti solo di un romanzo.
La trama è riuscita davvero a catturarmi dalle prime righe, fin dal prologo, dove tutto appare ancora nebuloso e riempie la testa di interrogativi. Ogni capitolo, inizialmente, è denso di mistero e fa provare nel lettore una piccola inquietudine, ci si domanda cosa succederà, quale sarà il mistero nascosto che sembra non volere emergere, e piano piano, capitolo dopo capitolo, il mistero finalmente fa il suo capolino, ma ci si fa un'idea completamente sbagliata di esso, perché non vi è nulla di semplice e scontato e solo sul finale tutto viene chiarito. Ma non solo la trama è ricca di colpi di scena e ben congegnata, la completezza e la bellezza di questo libro sta soprattutto nel fatto che è L'INSIEME del romanzo ad affascinare, inclusa l'ambientazione (un po' tenebrosa e assolutamente affascinante che riporta alla mente il fascino delle ghost story) i personaggi (talmente ben caratterizzati che sembra di conoscerli da sempre) i dialoghi (vividi e squisiti) le descrizioni di ogni oggetto, di ogni azione, risulta semplicemente perfetta. Perdersi all'interno delle pagine risulta piacevole a prescindere addirittura dalla trama stessa, anche se la storia a volte presenta qualche digressione è talmente ben scritta da far quasi auspicare che continui così all'infinito, senza trovare mai la parola fine. Eppure la fine arriva, con dei colpi di scena talmente forti da lasciare praticamente senza fiato. Un romanzo che oltre a i mille pregi riesce anche a stupire fino in fondo, inoltre la storia d'amore che si sviluppa al suo interno non lascerà indifferenti neanche gli animi più insensibili (e per dirlo io che solitamente per alcune questioni sono l'insensibilità in persona vuol dire tanto!). Una lettura caldamente raccomandata a chiunque voglia leggere un romanzo degno di questo nome.




voto:



Acquisto consigliato? Consigliatissimo! Soprattutto chi ama i romanzi ottocenteschi non ne potrà rimanere deluso. 

lunedì 8 aprile 2013

Recensione: PROIBITO

Ecco la mia recensione al libro "Proibito" di Tabitha Suzuma.


Titolo: Proibito
Autrice: Tabitha Suzuma
Traduzione: Lorenzo Bortogallo
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 25 Gennaio 2011
Pagine: 354
Prezzo: 16,00

Sinossi: Lochan e Maya sono fratello e sorella. Lui ha 18 anni, è chiuso e solitario; lei ne ha 16, è sensibile e molto più matura di quello che la sua età richiederebbe. La loro ragione di vita, la loro preoccupazione più grande, è prendersi cura dei tre fratellini minori, allo sbando da quando il padre li ha lasciati e la madre si è abbandonata all'alcool. Sempre insieme, sempre vicini, sempre più complici. Un legame che rischia di trasformarsi in un dolce sentimento e una fatale attrazione.


La mia opinione: La parola "proibito" è spesso associata nella letteratura a libretti di genere rosa-pseudo-erotici-pseudo-scandalosi che vorrebbero auspicare a chissà cosa per attirare attenzione dagli scaffali. Bene, scordatevi tutti i cliché associati ad essa, perché in questo libro non vi saranno specchietti per allodole e il "proibito" sarà veramente tale. Leggendo dal dizionario: PROIBITO= non consentito dalla legge. Quando mi sono apprestata a leggere il romanzo questo concetto nella mia mente era ancora abbastanza sfocato, non avevo capito in pieno quello in cui mi sarei imbattuta, la consapevolezza è arrivata solo alla fine. Ma partiamo per gradi.
Fin dall'inizio era chiaro che questa storia mi sarebbe piaciuta, lo stile di scrittura dell'autrice risulta scorrevole e avvincente, i protagonisti sono due (Lochan e Maya, fratello e sorella) che espongono i fatti narrati in prima persona alternandosi di capitolo in capitolo, e, anche se la partenza è in po' in sordina e l'attenzione viene rivolta principalmente alla loro vita scolastica, alle dinamiche della loro famiglia e alla loro routine quotidiana, si capisce subito che non è il solito libro adolescenziale banale, ma che al contrario vi saranno in serbo molte sorprese, solo che davvero... mai mi sarei aspettata un tale coinvolgimento. Non sono una lettrice che si spertica in lodi facilmente, che si lascia coinvolgere dai risvolti emotivi dei romanzi, o dalla lacrima dirompente, ma "Proibito" è davvero un romanzo che lascia il segno e nonostante la tematiche che affronta siano talmente particolari che dubito vi siano molte persone che abbiano vissuto qualcosa di simile, al tempo stesso è impossibile non immedesimarsi in Lochan e Maya ed essere d'accordo in tutto e per tutto con il loro amore sbagliato. E qui l'autrice fa davvero riflettere sul concetto di sbagliato, perché è palese agli occhi di chiunque abbia letto il libro che nulla dei comportamenti dei due protagonisti sia sbagliato sul serio, ma... ironia della sorte... lo è per la legge. Durante la lettura si prende quasi alla leggera questo rovescio della medaglia, ci si lascia prendere così tanto dall'evolversi dei fatti che quasi ci si scorda, o quantomeno si tende a disinteressarsi e a minimizzare, di ciò che è proibito non per etica ma per regolamentazione scritta dal codice penale.

Ma sì... cosa importa di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato... non sarà poi così grave se i protagonisti non fanno del male a nessuno e sono entrambi consenzienti...

E' per questo che poi, quando il mondo reale inizia a prendere il sopravvento, ci si rende davvero conto di quanto la realtà sia il peggiore degli incubi. Sinceramente sono rimasta abbastanza traumatizzata dall'epilogo di questo libro, non me lo aspettavo. Ma ciò non toglie che è stata (al momento) la lettura migliore del 2013.



E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover: La cover è assolutamente P-E-R-F-E-T-T-A. Mai un'immagine potrebbe essere più esplicativa di un cuore formato con del filo spinato. Il concetto che esprime è essenziale ed assoluto, ogni altro fronzolo sarebbe stato superfluo.
Questa è la cover straniera dalla quale è stata presa ispirazione la versione italiana:

E per fortuna anche il titolo italianizzato è stato tradotto alla lettera, qualsiasi altro titolo sarebbe stato inappropriato!!!

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura è scorrevole quanto basta, mai troppo semplice o banale, sempre adatto a descrivere stati d'animo e azioni, riesce a far immedesimare il lettore in ogni cosa. 

Idee alla base della storia: Questo è in assoluto il primo libro che leggo sul tema dell'incesto, non credo che siano stati scritti molti libri con una simile storia, l'autrice oltre che originale è stata anche molto coraggiosa, viste le critiche ricevute per aver scritto un libro del genere per adolescenti. 

Caratterizzazione dei personaggi: Ottima l'introspezione, ottima la caratterizzazione di ogni personaggio. E non solo dei due protagonisti ma anche di tutti gli altri personaggi, nessuno escluso. Impossibile inoltre non empatizzare con Lochan e Maya, questo è uno dei rari casi in cui nei romanzi YA vi è una caratterizzazione così profonda.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Traduzione ed editing ottimi, nessun errore notato.



voto:



Acquisto consigliato? Consigliatissimo!!! E non solo agli adolescenti. Ma forse i lettori più sensibili dovrebbero astenersi a leggerlo solo per il fatto che il finale è davvero... davvero... TROPPO. Non ci sono molte altre parole per definirlo, ma la sensazione è quella di essere stati vittima di una terribile sopruso. 

venerdì 9 novembre 2012

Recensione: ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO

Ecco la mia recensione al libro "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson.


Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autrice: Shirley Jackson
Traduzione: Monica Pareschi
Editore: Adelphi
Data di pubblicazione: 1 Aprile 2009
Pagine: 182
Prezzo: 18,00

Sinossi: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.


La mia opinione: Questo è sicuramente uno dei libri più agghiaccianti e psicotici che mi sia mai capitato di leggere. Riesce ad inquietare senza avere al suo interno niente di davvero spaventoso. Scordatevi gli horror paranormali, i thriller grondanti di sangue, perché il contenuto di questo romanzo è di fatto tranquillissimo paragonato ai romanzi di terrore dove è l'elemento violenza a disturbare e creare sgomento. Dice bene Stephen King nella sua dedica all'autrice: Shirley Jackson non ha bisogno di alzare la voce.
Le due sorelle protagoniste del libro vivono nella loro sontuosa villa di famiglia assieme allo zio e al loro gatto e sono felici, hanno una routine già rodata e prestabilita per ogni giornata. Hanno pochissimi contatti con il mondo esterno e come tutte le persone un po' schive non sono amate dagli altri, non sono ben volute in paese, ma a loro non importa. Nella loro mente tutto funziona a meraviglia, si vogliono bene, amano la loro proprietà immobiliare tramandata di generazione in generazione e non desiderano nient'altro che tutto continui così all'infinito. Pagina dopo pagina impariamo tutto di loro, delle loro ansie, delle loro fantasie. Come ho già detto la trama è all'apparenza tranquilla, molto semplice, ma l'autrice riesce a stupire con grande maestria. Non vi dirò come prosegue il romanzo, ma lascia sconcertati. Sono i piccoli orrori quotidiani che si accumulano, la tensione narrativa che aumenta, il clima di decadenza morbosa, la follia dei personaggi a rendere questo romanzo davvero indimenticabile, unico nel suo genere!
Un romanzo adatto ai palati delicati, capaci di gustarsi i piccoli particolari, che si lasciano coinvolgere mentalmente in questa folle danza di normalità anormale e non hanno bisogno di forti rumori per trasalire.



E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover: La cover Adelphi, così semplice e poco appariscente, ha per me qualcosa di veramente azzeccato. Ammetto che spesso preferisco le cover d'effetto, quelle più elaborate, ma nel caso di questo romanzo invece la cover scelta per l'edizione italiana è assolutamente PERFETTA. Semplice e normale proprio come l'apparenza di questa storia.
Queste sono alcune delle cover straniere:




Sono tutte belle esteticamente, ma troppo "orrorifiche", troppo "chiassose" ed appariscenti per rappresentare l'essenza della storia! Per questa volta sono davvero contenta di possedere l'edizione italiana!!!

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura è fondamentalmente molto semplice e scorrevole (non aspettatevi qualcosa di ricercato dal sapore marcatamente retrò) ma contemporaneamente è davvero efficace raccontare la storia, a descriverne i particolari nel miglior modo possibile. 

Idee alla base della storia: Questa storia è assolutamente GENIALE, non ho altro da aggiungere per definirla!
Chi avrebbe mai pensato che una trama così semplice potesse davvero incutere timore? Chi avrebbe mai pensato che un romanzo fondamentalmente breve potesse rendere più di quei romanzi con la R maiuscola da 500 e più pagine? 

Caratterizzazione dei personaggi: Ottima l'introspezione, ottima la descrizione della dolce ed ingenua follia umana, che non porta con sé cattive intenzioni, ma riesce a risultare altrettanto deleteria e letale. Le protagoniste di questo romanzo sono davvero davvero incredibili ed assurde! Provare per credere.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Traduzione ed editing ottimi, solo un errore non grave di battitura in una parola.



voto:



Acquisto consigliato? Consigliatissimo!!! So che il prezzo del libro è un po' altino per i tempi che corrono (18 euro x 182 pagine) però ne vale davvero la pena. E' uno di quegli acquisti che non ci si pente di aver fatto. Un "must" della letteratura horror psicologica. Un libro adatto a chi ama le storie assolutamente folli e incredibili, che riescono ad inquietare senza esplicite descrizioni di orrore e senza fare ricorso alla violenza.