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mercoledì 30 gennaio 2019

Recensione: DENTRO SOFFIA IL VENTO - Francesca Diotallevi

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Dentro soffia il vento
Autrice: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 5 Maggio 2016
Pagine: 222
Acquistahttps://amzn.to/2RrFmaA

Sinossi: In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta sorge il borgo di Saint Rhémy. Al calare della sera, qualche «anima pia» esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino. Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni » approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphaël Rosset se n’è andato. Era comparso al suo cospetto, Raphaël, quando era ancora un bambino sparuto, le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia.


La mia opinione: Ambientazione davvero molto bella e suggestiva, come è anche bello e ricercato lo stile di scrittura. Vi è una precisione linguistica che difficilmente ho riscontrato in altri romanzi di autori contemporanei. Le tematiche e l’atmosfera che si respira leggendo sono similari ad alcuni romanzi di Joanne Harris, soprattutto vi è qualche somiglianza con Chocolat. La storia inizialmente mi stava piacendo molto, ma purtroppo andando avanti con la lettura quella freschezza ed originalità che mi era parsa di riscontrare all’inizio va pian piano scemando, fino ad un finale parecchio scontato, dai toni quasi disneyani. Ripensandoci sarebbe meglio leggere questo libro nell’ottica di una favola più che di un romanzo, perché sicuramente con il giusto approccio anche il finale risulta idoneo. Io invece mi aspettavo un romanzo che mi avrebbe regalato qualche sorpresa e ne sono rimasta un po’ delusa. Comunque è stata innegabilmente una lettura piacevolissima, dallo stile di scrittura talmente bello e armonioso che solo per quello vale la pena di leggere il libro.

Consigliato? Sì, se vi piacciono le storie d'amore tormentate (ma non troppo) con l'atmosfera di una favola.

voto:

lunedì 26 ottobre 2015

Recensione: LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA - Tracy Chevalier

La mia recensione su "La ragazza con l'orecchino di perla" di Tracy Chevalier.



Titolo: La ragazza con l'orecchino di perla
Autrice: Tracy Chevalier
Traduzione: Luciana Pugliese
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 28 Novembre 2013 (54esima edizione)
Pagine: 240
Prezzo: 9,90

Sinossi: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.


La mia opinione: I libri di Tracy Chevalier sono sempre originali e dall'ambientazione evocativa. Prima di questo avevo letto il meno famoso "Strane creature" e mi era piaciuto moltissimo. "La ragazza con l'orecchino di perla" è invece il più famoso in assoluto di questa autrice e proprio per questo motivo pensavo fosse il migliore, invece non sempre "più famoso" equivale a "più bello". In questo caso il mio personalissimo giudizio su questo libro è positivo, ma devo comunque ammettere che mi aspettavo qualcosa in più.
La storia incuriosisce fin da subito e lo stile di scrittura gradevolissimo e scorrevole permette di entrare molto bene nel periodo storico narrato, ma ci sono anche degli aspetti che non mi hanno entusiasmata, come ad esempio il ritmo narrativo che è davvero davvero lento, ma, cosa ancora più importante, il feeling che si instaura tra lettore e personaggi, che a mio avviso risulta carente. Nello specifico speravo di instaurare un feeling migliore con la protagonista Griet, cosa che per me non è assolutamente avvenuta, nonostante la narrazione si sviluppi in prima persona. E' abbastanza inconsueto che una storia raccontata in prima persona dalla protagonista non dia la possibilità di affezionarsi al suo personaggio, ma in questo caso è stato proprio così. Griet è una voce narrante precisa che permette di avere un'immagine ben nitida di tutto ciò che accade, ma al tempo stesso non ti lascia immedesimare IN LEI. L'ho trovata un personaggio molto freddo che fa seguire le sue vicende personali non dal suo vero punto di vista ma da un punto di vista più esterno, senza permetterti di capirla e di entrare nei suoi pensieri. Non ho apprezzato questa peculiarità perché mi ha lasciata spesso indifferente riguardo a ciò che le capitava e nei momenti dove la storia ristagna un po' è stato più difficile del normale trovare la curiosità di proseguire la lettura. Con questo non voglio assolutamente dire che come esperienza di lettura sia stata brutta, anzi, penso che questo libro abbia una storia molto interessante e meritevole di essere letta, e superati alcuni paragrafi noiosi è stata una lettura molto piacevole, solo che avrei preferito un altro tipo di protagonista. Quindi per me non è il migliore dell'autrice, ma sono comunque intenzionata a leggere tutti i suoi libri dato che amo l'originalità delle sue storie.


voto:

giovedì 11 giugno 2015

Recensione: VERSO UN'ALTRA ESTATE - Janet Frame

La mia recensione su "Verso un'altra estate" di Janet Frame.


Titolo: Verso un'altra estate
Autrice: Janet Frame
Traduzione: Giovanna Scocchera
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 12 Luglio 2012
Pagine: 224
Prezzo: 12,00 euro

Sinossi: Grace Cleave ha trent'anni, vive a Londra e, fatta eccezione per qualche mese di adulterio con un sedicente scrittore americano, non è mai stata sposata. I capelli, che un tempo le fiammeggiavano fulvi al sole dell'emisfero australe Grace viene dalla Nuova Zelanda -, sono ora così sbiaditi da aver preso il colore della polvere. L'ispirazione anche sembra irrimediabilmente svanita. Il romanzo che stava scrivendo, interrotto com'è tra la seconda e la terza parte, rischia di diventare un vero e proprio "figlio adottivo del silenzio". Il fatto è che qualcosa si è intromesso sul gozzo del romanzo e sulla sua vita. Qualcosa di minaccioso e allettante insieme, annunciato dalle soavi parole di una cartolina postale affrancata con cura: "Sig.na Grace Cleave: Sa che la temperatura qui a Relham è superiore di zero virgola quindici gradi rispetto a quella di Londra? Venga a scaldarsi! Philip Thirkettle". Philip Thirkettle ha l'aspetto pulito, assorto, tipico degli intellettuali inglesi. Gesticola con prontezza, è entusiasta e vivace. È venuto a trovarla per un'intervista il giorno in cui Grace si è messa la gonna azzurra a quadri e il cardigan sintetico azzurro con la scollatura sul davanti e si è tirata via un paio di peli tra i seni, nel caso si vedessero quando si chinava. Philip, però, mirava alla sua mente. Non sapeva che nessuno, con la conversazione, può raggiungere la mente di Grace Cleave.


La mia opinione: Devo ammettere che da questo libro mi aspettavo qualcosa di completamente diverso. E' il primo libro che leggo dell'autrice (prima di adesso non conoscevo nulla della sua storia) ma già dalla lettura delle primissime pagine avevo un sentore che questo libro non mi sarebbe piaciuto. E' scritto in maniera molto difficile, e per difficile intendo c'è un gran disordine nella sequenza di scrittura, le frasi sono scoordinate tra loro, il rischio è quello di non riuscire a capire cosa si sta leggendo. Eppure la trama non sarebbe brutta e in alcuni punti si intravvede del potenziale. La protagonista della storia è una scrittrice di talento che non è capace a esprimersi a parole, le è difficile socializzare, ha moltissime fobie nell'incontrare dal vivo le persone. Questa premessa è a mio avviso interessantissima, avrebbe potuto portare ad un romanzo memorabile, dai contenuti estremamente profondi e accattivanti... ma sono rimasta delusa dall'apprendere che così non è, perché il romanzo non decolla mai, alterna alcune vicende del presente con altre della storia passata della protagonista in maniera del tutto a random. Davvero pesanti poi le descrizioni del passato, che non portano minimamente a capire meglio il presente, le ho trovate inutili e ho dovuto saltare qualche pagina qua e là per tornare alla storia presente, che era migliore, se solo fosse stata meglio focalizzata. Non avevo nessun problema ad affrontare una protagonista sociopatica, anzi, adoro i personaggi sociopatici, ma lei... non solo non sa esprimersi parlando, anche scrivendo la confusione è troppa per riuscire a trasmettere qualcosa di senso compiuto. Trasmette solo un grande disagio mentale.
Dopo aver finito il libro mi sono documentata meglio e ho scoperto che questo non sarebbe un romanzo di fantasia ma una sorta di storia autobiografica dell'autrice, libro pubblicato postumo per suo volere. Forse quindi un libro troppo intimistico per essere compreso da estranei, scritto in maniera che solo lei poteva capire, troppo lirismo nello stile, in definitiva una lettura che purtroppo non fa per me.



voto:

giovedì 11 ottobre 2012

Recensione: LA FIGLIA DEL BOIA

Ecco la mia recensione al libro "La figlia del boia" di Oliver Potzsch.


Titolo: La figlia del boia
Serie: Hangman's Daughter, vol.1
AutoreOliver Potzsch
Traduzione: Alessandra Petrelli
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 14 Giugno 2012
Pagine: 431
Prezzo: 16,90

Sinossi: Baviera, 1659. Sulla riva di un fiume nei pressi della cittadina di Schongau viene trovato agonizzante il figlio undicenne del barconiere Grimmer. Il tempo di adagiarlo con cura a terra, di esaminargli il profondo taglio che gli squarcia la gola, di scoprire sotto la sua scapola destra uno strano segno impresso con inchiostro viola che il bambino muore. Qualche tempo dopo i bottegai Kratz si imbattono, nel loro piccolo Anton, il figlio adottivo, immerso in un lago di sangue, la gola recisa con un taglio netto. Sotto una scapola del bambino viene trovato il medesimo segno del figlio del barconiere: il cerchio di Venere, il simbolo delle streghe. Peter Grimmer e Anton Kratz si conoscevano. Insieme con la piccola Maria Schreevogl e altri due bambini costituivano uno sparuto gruppo di orfani che era solito frequentare Martha Stechlin, la levatrice di Schongau che vive proprio accanto ai Grimmer. Il destino di Martha Stechlin sembra così segnato. Messa nelle mani del boia di Schongau perché le sia estorta formale confessione, attende di essere spedita al rogo. Jakob Kuisl, il boia di Schongau non crede però alla colpevolezza della levatrice. E con lui non credono che la dolce Martha sia una strega anche sua figlia Magdalena e Simon Fronwieser, il figlio del medico cittadino. I tre indagano per cercare di ribaltare una sentenza che sospettano sia stata scritta solo per convenienza politica e, soprattutto, per nascondere una verità inconfessabile.


La mia opinione: Parto con il dire che questo libro ha un'ambientazione interessantissima e poco sfruttata nei romanzi. Il lettore si ritrova subito catapultato nella Baviera del 1600, in una cittadina modesta, abitata da persone per lo più povere, dove campeggia una mentalità retrograda e avvezza a fagocitare le dicerie più insensate, dove la pena di morte è la risposta ad ogni problema e dove il mestiere del boia è una professione necessaria, come può essere quella del fornaio o del locandiere.
Ma ancora più interessante è scoprire che l'autore del libro ha deciso di scrivere questo romanzo proprio perché è lui stesso discendente di una dinastia di Boia della Baviera, una dinastia che ha esercitato questa professione per ben 300 anni. La famiglia dei Kuisl non è quindi un'invenzione letteraria, ma prende spunto dagli antenati dell'autore e rende questo romanzo ancora più credibile e rilevante. Nonostante la storia sia comunque frutto di un lavoro di fantasia, troviamo in questo libro davvero tante verità sull'argomento e la ricostruzione storica è accurata e approfondita. Il lettore si trova così a scontrarsi con le varie contraddizioni dell'epoca, dove il popolo desidera ardentemente che venga fatta giustizia in maniera cruenta, dove le esecuzioni avvengono in piazza davanti alla folla urlante ed eccitata come se stesse assistendo ad una rappresentazione particolarmente piacevole, ma al tempo stesso non vuole avere nulla a che fare con il boia e con la sua famiglia, considerati indegni, isolati e ghettizzati in un angolo appartato del paese.
Ed è in questo clima di contraddizioni e ingiustizia sociale che prende vita una trama che da storica si tinge di giallo, dove il paese è scosso da una serie di omicidi inspiegabili e la soluzione più comoda è quella di trovare un capro espiatorio da giustiziare anziché trovare il vero colpevole. Ma il boia protagonista di questo romanzo è un personaggio molto particolare, saggio e istruito, che non vuole avere sulla coscienza un'altra vittima innocente, ma che vuole fare chiarezza sull'accaduto.
Come tipo romanzo l'ho trovato davvero ben strutturato, con uno stile di scrittura piacevole e scorrevole (ma non banale) che non manca di annoiare e con un ritmo molto incalzante ed avvincente. E' un romanzo che nonostante l'ambientazione storica esaustiva si lascia leggere con disinvoltura, un romanzo quindi alla portata di tutti, rimanendo comunque ad un livello nettamente superiore alla media delle pubblicazioni degli ultimi anni.
L'autore si dimostra però molto più bravo a giostrarsi con la parte storica del romanzo piuttosto che con quella che ha per oggetto il mistero che attornia la storia. Il giallo che accompagna la lettura ci mette davanti a tanti interrogativi e ad un muro di omertà e burocrazia quasi invalicabile, mentre la sua risoluzione appare infine un po' debole e semplicistica rispetto al contesto storico narrato. Alcune leggerezze faranno certamente storcere il naso ai puristi del giallo, ma ciò nonostante mi sento davvero soddisfatta da questa lettura così diversa dalle solite, di qualità e storicamente ben delineata.
"La figlia del boia" è un romanzo a tutti gli effetti autoconclusivo, che fa parte però di una serie attualmente arrivata al quarto libro. Sono curiosa di scoprire se anche in Italia si procederà alla pubblicazione degli altri, io mi auguro di sì.



E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover: La cover italiana è molto bella, presa dalla cover inglese.
Queste sono alcune delle cover uscite:



La cover da cui è stata tratta la cover italiana è senza dubbio tra le migliori (la seconda, quella tedesca, non mi piace). Però trovo anche molto bella la terza cover (quella della Repubblica Ceca) che oltre ad essere bella esteticamente è anche molto azzeccata circa i contenuti della storia.

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura è scorrevole, disinvolto, incalzante, uno stile di scrittura che risulta piacevole senza essere banale o troppo semplice.

Idee alla base della storia: L'ambientazione e la ricostruzione storica come ho già detto è ottima, ne sono rimasta soddisfatta al 100% e in più è anche molto originale perché non è un'ambientazione molto diffusa. Il mistero che si dipana nella storia è un po' meno originale, ma comunque da ampio spazio alla riflessione, perché evidenzia bene le contraddizioni dell'epoca, le macchinazioni, gli imbrogli, e direi che in un certo senso riesce a fare da specchio anche per la società odierna.

Caratterizzazione dei personaggi: I personaggi sono delineati bene, in certi casi leggermente stereotipati (tipo che alcuni hanno solo virtù e altri solo difetti) ma nel complesso sono dei personaggi tridimensionali e interessanti.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Perfetto! Nessun refuso, nessuna mancanza, edizione curata nei dettagli.




voto:



Acquisto consigliato? Sì! Lo consiglio sicuramente agli amanti dei romanzi storici e che non disdegnano le trame che si tingono di giallo. Una lettura che comunque secondo me può risultare piacevole davvero a tutti, anche a chi di solito non è particolarmente avvezzo a questo genere narrativo. Da provare!

martedì 8 novembre 2011

commenti ai libri: UN GIORNO

Recensione del libro "Un giorno" di David Nicholls.

Titolo: Un giorno
Autrice: David Nicholls
Traduzione: Marco Rossari e Lucio Trevisan
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: Giugno 2010
Pagine: 491
Prezzo: 18,00 euro

Sinossi: È l'ultimo giorno di università, e per due ragazzi sta finendo un'epoca. Emma e Dexter sono a letto insieme, nudi. Lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali. Si sono appena laureati, l'indomani lasceranno l'università. È il 15 luglio 1988, e per la prima volta Emma e Dexter si amano e si dicono addio. Lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza, sempre consapevole dei suoi privilegi, delle sue possibilità economiche e sociali. Ad attendere Emma è invece un ristorante messicano nei quartieri nord di Londra, nachos e birra, una costante insicurezza fatta di pochi soldi e sogni irraggiungibili. Ma per loro il 15 luglio rimarrà sempre una data speciale. Ovunque si trovino, in qualunque cosa siano occupati, la scintilla di quella notte d'estate tornerà a brillare. Dove sarà Dexter, cosa starà combinando Emma? Per venti anni si terranno in contatto, e per un giorno saranno ancora assieme. Perché quando Emma e Dexter sono di nuovo vicini, quando chiacchierano e si corteggiano, raccontandosi i loro amori, i successi e i fallimenti, solo allora scoprono di sentirsi bene, di sentirsi migliori. Comico, intelligente, malinconico, Un giorno cattura l'energia sentimentale delle grandi passioni: i cuori spezzati, l'intricato corso dell'amore e dell'amicizia, il coraggio, le attese e le delusioni di chiunque abbia desiderato una persona che non può avere.
Commento: Mi sono convinta a leggere questo libro spinta dalle millemila recensioni positive che popolano la rete e anche dal fatto che l'11 Novembre 2011, venerdì prossimo, uscirà nelle sale cinematografiche la sua trasposizione. Tanto per dare una panoramica generale della storia premetto che questo bel tomone di quasi 500 pagine parla solo ed esclusivamente della vita di due personaggi: Dexter e Emma. Il tutto si svolge nell'arco di un ventennio e ogni anno è raccontato facendo riferimento ad un solo ed unico giorno: il 15 Luglio. Questa data, che segna il loro primo incontro, sembra essere un anniversario importante e ricorrente ed è il fulcro sul quale gira tutta la trama del libro.
Inizialmente il libro parte con delle premesse molto buone: l'idea del "giorno" che cambia le loro vite è un'idea originale e, accompagnato da uno stile di scrittura scorrevole e lievemente ironico, può dare veramente l'impressione di avere a che fare con una storia appassionante e indimenticabile. Purtroppo, il mio entusiasmo iniziale viene smorzato a mano a mano che proseguo la lettura. Le vicende di questi due personaggi (con i loro alti e bassi, i loro cambi repentini di umore, il loro continuo rincorrersi, desiderasi e respingersi...) dopo un po' mi hanno annoiata. Sembra quasi di avere a che fare con una ripetitiva danza rituale del corteggiamento, un tira e molla continuo, una continua esasperazione. Ok, questa è la vita (NO-IO-SA) di due persone comuni, piene di difetti come tutto il genere umano e che conducono una vita più o meno ordinaria senza troppi colpi di scena. Mi rendo conto che non è il mio genere letterario preferito, ma continuo la lettura in attesa di un qualcosa che mi faccia cambiare idea. Penso: ci sarà un motivo per il quale un autore con uno stile di scrittura interessante come Nicholls abbia deciso di raccontare tutta questa mattonata pseudo-sentimentale. Ed ecco che nelle ultime cento pagine arriva l'agognato colpo di scena che sarà capace di dare la mazzata finale a tutti i lettori che fino ad ora hanno amato la storia e questi due personaggi. Tutto ciò mi è sembrato un brutto dejà vu del libro "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo": un colpo di scena posizionato ad hoc per far scendere la lacrimuccia. Ma per me un colpo di scena deludente e patetico. Niente da fare, questo libro non è stato minimamente capace di coinvolgermi. I due personaggi non sono stati capace di conquistarmi. Dexter e Emma. Em e Dex. Dex e Em. Scusate il francesismo ma... che palle!

E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover (che non influenza il giudizio sul libro): L'immagine della cover è presa dall'originale ed è abbastanza insipida. Nel senso che non sembra dare molto l'idea di cosa aspettarsi dal libro. In realtà dopo la lettura si capisce che è invece azzeccata, perché rappresenta i profili di due persone: Dexter e Emma. Em e Dex. Dex e Em. Sempre loro, solo loro XD

Stile di scrittura: scorrevole, piacevole e velatamente ironico. Come stile di scrittura mi è stato piuttosto congeniale, anche se devo dire che dopo 200 pagine iniziavo e essere insofferente. Ma probabilmente non è stata colpa dello stile di scrittura ma dalla storia che raccontava.

Idee alla base della storia: Molto originale il fatto che la trama ruota tutto intorno ad un unico giorno dell'anno. Per come è stata sviluppata invece non l'ho trovata per nulla originale.

Caratterizzazione dei personaggi: Gli unici personaggi, caratterizzati e descritti fino all'esasperazione sono sempre e solo loro: Dex e Em (forever). Di loro si sapranno tutti i minimi particolari fino alla nausea. Gli altri personaggi sono eclissati dalla loro luce divina.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Su questo non ho nulla da lamentarmi, mi è sembrato tutto ben fatto.

voto:

Acquisto consigliato? Non mi sento di consigliare questo libro. Perché a me personalmente, e ci tengo a palesare che si tratta solo di un mio parere puramente soggettivo, non ha trasmesso nulla. Se non tristezza e senso di frustrazione per la vita. Credo che se uno si sente un po' depresso sarebbe meglio evitare. Ma visti i numerosi pareri positivi nella rete dico che probabilmente se avete un'animo particolarmente sensibile e romantico questo libro potrebbe fare per voi.

venerdì 17 dicembre 2010

commenti ai libri: STRANE CREATURE


"STRANE CREATURE" di Tracy Chevalier

Editore: Neri Pozza
Prima edizione italiana: 2009
Pagine: 287
Trama: È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha e l'aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista. Quand'era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell'incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

Commento:  Difficilmente mi sarei addentrata nella lettura di questo romanzo se avessi saputo che trattava (come tema principale) di paleontologia, ovvero, lo studio dei fossili. Ma non fatevi spaventare: io non sono affatto un'appassionata del genere, ma ne sono rimasta proprio colpita! "Strane creature" si basa su personaggi realmente esistiti, attorno ai quali si sviluppa una storia romanzata e reale al tempo stesso, in quanto moltissimi dei fatti narrati sono accaduti veramente. Mi sono piaciute le protagoniste, che sono donne un po' fuori dall'ordinario dell'epoca, donne che non se ne rimangono ai margini della società, ma che cercano di farsi valere nonostante agli albori dell'800 le donne non contassero nulla. Fu grazie a queste donne che Darwin ebbe le basi per formulare la teoria dell'evoluzione della specie e non è poco! Inoltre mi è piaciuto molto lo stile narrativo, che è ricercato e rilassante come i romanzi dell'epoca, ma al tempo stesso molto più scorrevole. Per me è stata una lettura piacevole e istruttiva, senza risultare mai noiosa.

voto:


Consigliato a chi: ama i romanzi al femminile e il periodo storico Ottocentesco (poi ancora meglio se vi interessate di scienze naturali)