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venerdì 20 dicembre 2019

Recensione: RACCONTI DI NATALE di Charles Dickens

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.

PS= l'edizione che recensisco è quella che effettivamente ho letto. Ci tengo a specificarlo perché per quanto riguarda i classici leggere un'edizione piuttosto che un'altra può fare la differenza. Il libro l'ho letto un anno fa, a Dicembre 2018.



Titolo: Racconti di Natale
Autore: Charles Dickens
Editore: Newton Compton
Traduttore: M. Sestito
Data di pubblicazione: Novembre 2017
Pagine: 343
Genere: raccolta di racconti
Acquista: https://amzn.to/8822709

Sinossi: Scritti tra il 1843 e il 1848, i "Racconti di Natale" costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l'autore svela l'altra faccia del mito del progresso, ritraendo l'Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all'intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall'agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.


La mia opinione: Si tratta di un totale di 5 racconti, pensavo che leggerli mi avrebbe occupato poco tempo e invece si è dimostrata un’impresa abbastanza ardua.
Io solitamente amo Charles Dickens, ma questi racconti, non so se per colpa della traduzione, li ho trovati indigesti.
Si salva assolutamente “Canto di Natale”, che tra l’altro già conosco piuttosto bene ed è quindi stata una rilettura. “Canto di natale” vale decisamente tutto il libro, è un racconto bello e originale, con al suo interno un protagonista indimenticabile, mentre gli altri racconti li ho trovati mediocri, hanno uno stile un po’ pesante, sono tutti caratterizzati da un estremo buonismo natalizio che va bene a piccole dosi ma alla lunga stanca.
Tra questi ammetto che il racconto "le campane" non ce l’ho fatta a finirlo, mentre gli altri raconti (“il grillo del focolare” “la battaglia per la vita” e “il patto col fantasma”) li ho letti ma non mi hanno entusiasmata.
Ognuno di questi racconti, hanno degli intermezzi piacevoli, e dei personaggi ben caratterizzati e interessanti, ma nel contempo ho avuto delle difficoltà ad appassionarmi alle storie.
Concedo il beneficio del dubbio che sia stata l'edizione a non essere ottimale e mi riservo di affrontare nuovamente i racconti in futuro in un'altra edizione per capire se magari cambiando edizione cambierà anche la mia opinione su di essi.

voto:


domenica 8 settembre 2019

Recensione: AGNES GRAY - Anne Bronte

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Agnes Grey
Autrice: Anne Bronte
Editore: Newton Compton
Traduttore: M. Sestito
Data di pubblicazione: Maggio 2015 (prima pubblicazione 1846)
Pagine: 157
Acquista: https://amzn.to/2zZqwBZ

Sinossi: Agnes Grey, la protagonista dell'omonimo romanzo del 1847, opera prima e in parte autobiografica di Anne Brontë, fa la governante presso due famiglie della facoltosa borghesia inglese di età vittoriana. La sua famiglia è caduta in disgrazia e prendersi cura dei figli dei ricchi, indisciplinati e viziati, è l'unica scelta rispettabile che la ragazza possa fare per sopravvivere. Con una prosa elegante e scorrevole, la minore delle sorelle Brontë mette a confronto la grettezza della nobiltà dell'epoca, del tutto priva di scrupoli e di valori, e i sani principi morali di una giovane timorata di Dio, che cerca in ogni modo di smascherare il lato oscuro delle persone "perbene".


La mia opinione: Questo è un classico rilassante capace di risollevare le uggiose giornate autunnali e invernali. La protagonista, Agnes Grey, svolge il ruolo di governante/educatrice dei figli di alcune famiglie ricche. E’ una storia semplice, rilassante, magnificamente scritta e che inoltre sa aggiungere interessanti osservazioni sulla società dell’epoca. In particolare in questo libro l’autrice vuole criticare, appunto, l’alta borghesia inglese, soprattutto per quanto riguarda l’educazione dei figli e delle convenzioni sociali dei matrimoni dettati da interessi economici. Le sue critiche sono sempre velate da sagace ironia e da osservazioni acute che colpiscono come frecciatine deliziose.
Nonostante il libro sia scritto a metà del 1800 e quindi per molti aspetti le cose adesso siano cambiate, mi sono comunque stupita del fatto che per alcune cose risultino attualissime tutt’oggi. Ci sono delle scene, soprattutto per quanto riguarda educazione dei figli (gli adorati e intoccabili pargoli di queste famiglie descritte nel libro) che mi hanno fatto veramente sorridere, perché mi hanno ricordato scene già viste.
E’ davvero un romanzo sagace e con la giusta dose di ironia, ma non ha avuto il successo dei romanzi delle altre sorelle Bronte, perché qui mancano gli intrighi travolgenti e i colpi di scena che tanto piacciono ai lettori che invece hanno apprezzato ad esempio “Cime tempestose”, quindi risulta una storia molto più semplice e dal ritmo narrativo molto più pacato, ma io lo consiglio vivamente.
Posso dire la sola e unica cosa che non ho apprezzato di questo romanzo? il forte sentimento religioso e moralista che accompagna alcuni capitoli l’ho trovato noioso, ma per fortuna ciò ha riguardato solo alcune pagine!

Consigliato? Sì. Se vi piacciono i classici risulta una lettura davvero molto piacevole.

voto:

mercoledì 24 aprile 2019

Recensione: FRANKENSTEIN - Mary Shelley

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Frankenstein
Autrice: Mary Shelley
Editore: Feltrinelli
Traduttore: G. Barrioni
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 304
Acquista: https://amzn.to/2KW2fVF

Sinossi: "Uno spettro si aggira per l'immaginario collettivo, e questo spettro si chiama Frankenstein. Mary Shelley ha indubbiamente creato un capolavoro, ma anche una sorta di icona pop, divenuta proverbiale e versatile, tale da essere evocata nelle situazioni più impensate. [...] Da un lato Frankenstein suscita interesse come ipotesi sulla possibilità di un mortale di sostituirsi a Dio, o alla Natura, mentre dall'altro riporta alla luce ogni sentimento di orrore e di repulsione radicato nei più profondi recessi dell'animo umano. Sotto questo punto di vista, l'impatto dell'opera sul lettore è duplice, stimolandone allo stesso modo l'interesse così come le più cupe emozioni; il ritmo serrato dell'inseguimento assieme ai crimini perpetrati dal mostro contribuiscono ulteriormente a tenere alta la tensione, mentre il pericolo della cosiddetta "hideous progeny" - a cui la creatura potrebbe dare origine se dotata di una compagna della stessa specie - provoca le stesse paure generate dal dilagare di una pestilenza".


La mia opinione: Un libro che mi ha suscitato impressioni contrastanti. Da una parte è sicuramente da apprezzare, è stato innovativo per la sua epoca, originale in quanto narra di una tematica mai scritta prima, dall’altra, se letto ai giorni nostri rimane di certo un po’ indigesto nello stile, ma anche e soprattutto (cosa che mi ha dato più fastidio) superficiale nel pensiero.
La scrittura è ampollosa, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi, che li avrei visti bene recitati a teatro in un dramma shakespeariano, mi sembrano troppo forzati e artefatti, più che dialoghi sembrano monologhi prolissi e retorici. Il concetto che esprime è molto triste. Frankenstein in realtà non è il nome del “mostro” ma del suo creatore, perché il “mostro” nel libro invece non ha nome. Questo “mostro” (continuo a metterlo tra virgolette perché poi così mostro non è) è in realtà una creatura d’intelletto, con nobili sentimenti, e supera di molto l’intelligenza del suo stesso creatore, che a suo confronto si dimostra un essere umano di mentalità ottusa che lo ripudia solo per il suo aspetto estetico “ripugnante”. E anche tutti gli altri personaggi che compaiono nel libri risultano ottusi e ottenebrati solo dall’aspretto estetico come metro di giudizio su tutto. L’autrice calca molto l’attenzione su questo concetto, ma non condannandolo, ma anzi esaltandolo, come se per lei fosse appunto giusto che chi esteticamente non è all’altezza degli altri venga quindi discriminato ed escluso da ogni felicità, non manca mai di ribadire quanto sia brutto e mostruoso il “mostro”, e anche quando dimostra di essere una creatura buona e caritatevole in cerca di affetto e comprensione, ciò gli viene negato solo e soltanto perché è brutto.
Io speravo che in cuor suo l’autrice avesse scritto il libro secondo una chiave di lettura diversa, a questo proposito sono andata a leggere la prefazione per cercare di carpire informazioni supplementari. Invece a quanto pare l’autrice stessa afferma di aver scritto questo libro nell’intento di ispirare semplici sentimenti di orrore, spavento e disgusto nel lettore, quindi è con un po’ di delusione che ho appreso che non ci sono messaggi subliminali nascosti e ciò mi fa provare solo una gran pena per tutta la vicenda in generale. Vi è troppo l’elogio del bello e la condanna del brutto, ne viene fuori un romanzo superficiale.
Non so… speravo di leggere un bel romanzo gotico e mi sono trovata invischiata in questioni che mi hanno fatto riflettere più che altro sulla mentalità ristretta del contesto nel quale questo libro è stato scritto.

voto:


lunedì 23 novembre 2015

Mini recensione: DOPPIO SOGNO - Arthur Schnitzler

La mia breve recensione su "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler.



Titolo: Doppio sogno
Autore: Arthur Schnitzler
Traduzione: Stefania Di Natale
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Marzo 2005 (ristampa)
Pagine: 124
Prezzo: 4,00 euro

Sinossi: Nella Vienna di fine Ottocento, dopo una discussione-confessione cominciata quasi per gioco con la moglie, ha inizio tra visioni e apparenze, tra desideri proibiti e paura di assaporarli, la “notte brava” del dottor Fridolin, medico alla moda sposato a una donna bellissima. In un’atmosfera allucinata e onirica si imbatte in quattro donne che gli si offrono inutilmente: la figlia di un paziente defunto, una prostituta, la ragazza-bambina figlia di un affitta-costumi, una donna nuda e bellissima, incontrata a una festa in maschera in una villa misteriosa. Tornato a casa, frustrato per non avere commesso l’adulterio, ascolterà dalla moglie il racconto di un sogno in cui lui veniva tradito…


La mia opinione: Romanzo breve che si sviluppa come un viaggio allucinato tra sogno e realtà, ma che onestamente non mi ha colpita né per lo stile di scrittura, che risulta un po' monocorde, né per la storia, che l'ho trovata poco interessante e a tratti sgradevole per via di una latente misoginia manifestata dal protagonista in varie occasioni e che secondo me rappresenta il pensiero personale dell'autore. La storia vorrebbe proporre un rapporto di coppia di apertura e complicità ma appunto non ci riesce a causa di questi pensieri sessisti che più volte irrompono e che anche se non lo dicono a chiare lettere tendono a voler giudicare solo i personaggi femminili, ma neanche per delle azioni fatte (e qui viene il bello...) ma per dei sogni! Il film di Kubrick (Eyes wide shut) che ne è stato tratto non mi era molto piaciuto, lo avevo trovato parecchio lacunoso e speravo che leggendo questo libro avrei migliorato l'opinione... ma no... tra film e libro molto meglio il film a questo punto.



voto:

lunedì 12 ottobre 2015

Mini recensione: LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE - Joseph Roth

La mia breve recensione su "La leggenda del santo bevitore" di Joseph Roth.



Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Traduzione: Monica Pesetti
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Luglio 2014 (prima edizione 1939)
Pagine: 122
Prezzo: 1,90 euro

Sinossi: Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un’offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l’omonimo film di Ermanno Olmi, Leone d’oro a Venezia nel 1988.


La mia opinione: Dalla lettura di questa breve storia sono rimasta piuttosto indifferente, quindi non posso dire che il libro mi sia piaciuto. Lo stile di scrittura è pulito e lineare, anche scorrevole, e non si fa nessuna fatica a leggerlo... però... manca la sostanza. E' una storia che a tratti risulta paradossale, (con un'ostentazione al miracolo e alla religione troppo marcata) a tratti il comportamento del protagonista e della sua immeritata fortuna è anche irritante, ma in definitiva arrivi alla fine senza capire il senso o la morale di questo racconto, che finisce bruscamente senza lasciare traccia. In più la tematica trattata, quella del clochard ubriacone non risulta minimamente interessante da nessun punto di vista ma è solo una narrazione molto semplice che sembrerebbe fine e a sé stessa. Non conoscevo l'autore e forse la scelta di iniziare a conoscerlo da questo libro è stata sbagliata dato che non si tratta di un romanzo vero e proprio ma solo di una novella, che non ha acceso minimamente la mia curiosità nel proseguire altre sue opere.



voto:

venerdì 25 settembre 2015

Recensione: IL GRANDE GATSBY - Francis Scott Fitzgerald

La mia recensione su "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald.



Titolo: Il grande Gatsby
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Traduzione: Fernanda Pivano
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (prima edizione 1925)
Pagine: 164
Prezzo: 10,00

Sinossi: Il grande Gatsby ovvero l'età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy... Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un'esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.


La mia opinione: Ammetto che questo romanzo inizialmente mi aveva delusa. Lo stile di scrittura non è dei migliori, risulta poco scorrevole, macchinoso, e, soprattutto durante i primi capitoli, ci sono parecchie lunghe descrizioni che però rendono un'idea molto vacua della panoramica di ciò che vorrebbero rappresentare e per questo risultano noiose e la storia non appassiona. Poi andando avanti invece la situazione migliora e anzi posso dire che varcata la metà del libro si riesce davvero ad entrare nel vivo della storia e si scopre un lato di questo romanzo che non ci si aspettava e che lo rende davvero interessante. Quella che sembrava voler raccontare solo di una vita molto sregolata e superficiale fatta di grandiose feste sfarzose che tirano avanti fino all'alba, con personaggi senza spessore che compiono azioni sconnesse e annebbiate dall'alchool, si trasforma invece in una storia di un amore tormentato e idealizzato negli anni, una storia piuttosto struggente di un sogno romantico che diventa il cardine attorno al quale ruota la vita di un uomo. L'illusione effimera di riportare indietro il passato che alimenta speranze di vasta portata.
Ciò che sembrava essere un romanzo vuoto da dimenticare in fretta diventa invece un romanzo infinitamente triste, ma che lascia il segno. Ne consiglio quindi la lettura e non lasciatevi sopraffare da un inizio non promettente, perché io per riuscire ad assimilare i primi capitoli ci ho messo dei giorni, ma poi è stata una lettura che mi ha davvero stregata.



voto:

lunedì 1 settembre 2014

Recensione: IL SIGNORE DELLE MOSCHE - William Golding

La mia recensione su "Il Signore delle mosche" di William Golding.



Titolo: Il signore delle mosche
Autore: William Golding
Traduzione: Filippo Donini
Editore: Mondadori Oscar
Data di pubblicazione: Marzo 1992 (prima edizione 1966)
Pagine: 202
Prezzo: 9,50

Sinossi: Un aereo cade su un'isola deserta mentre è in corso un conflitto planetario. Sopravvivono solo alcuni ragazzi che si mettono subito all'opera per riorganizzarsi senza l'aiuto ed il controllo degli adulti. Sembra il prologo ideale per un romanzo d'avventura che celebri il pragmatismo e il senso della democrazia britannici. Qualcosa invece comincia a non funzionare come dovrebbe, emergono paure irrazionali e comportamenti asociali, da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo gli aspetti più selvaggi e repressi della natura umana.


La mia opinione: Avevo tanto sentito parlare di questo romanzo ma nulla mi poteva preparare a quello che realmente il romanzo è. L'autore, non solo racconta una storia allegorica sulla realtà umana utilizzando la figura dei bambini e rendendoli come lo specchio della società stessa, ma con fine psicologia riesce ad entrare nella mente dei suoi personaggi e a farli agire esattamente come dei ragazzini agirebbero se si trovassero nella situazione descritta nel libro. Ho sentito criticare la visione pessimista del romanzo e il fatto che i ragazzini fossero troppo cinici, nient'affatto! La verità è che la figura del ragazzino è più che mai adatta a rappresentare il clima prima ovattato e poi più esplicito di violenze, la violenza del gioco e di come sia labile il confine tra gioco e reale è legato a doppio filo con la presunta innocenza di un gruppo di bambini che sono invece capacissimi di uccidere giocando, perché gli vengono a mancare i divieti e i confini imposti dai genitori e dai "grandi" e che vivono tutto come se si trattasse solo di un sogno in cui anche ciò che accade di crudele viene presto dimenticato ed etichettato come un incidente. La lettura scorre bene e a mio avviso non manca di coinvolgere, di intimorire e turbare sottilmente il lettore, vi sono scene che lasciano sensazioni di ansia e inquietudine vividissime e che regalano la terribile impressione di essere lì con loro, al buio della notte, ad ascoltare i rumori e ad aver paura della bestia che si aggira nell'oscurità, da questo punto di vista per me il libro è stato fantastico. Invece ci sono alcune pecche stilistiche che purtroppo non mi hanno permesso di apprezzarlo quanto avrei voluto, le descrizioni dell'ambiente circostante sono spesso caotiche e di difficile visualizzazione, così come il linguaggio adoperato risulta desueto e smorza un po' l'entusiasmo della lettura. Il finale sembra essere stato messo non tanto per reale volontà dell'autore, ma perché dovesse, in quanto la piega che stava prendendo la situazione lasciava presagire ben altro epilogo, di certo più coerente con l'intero romanzo, ma ben più triste e negativo. Un libro comunque da annoverare tra gli indimenticabili e da leggere e rileggere per cogliere al pieno le infinite sfumature emozionali in grado di generare.

"Roger raccolse una manata di pietre e cominciò a gettarle. Eppure c'era uno spazio intorno a Henry, forse cinque metri di diametro, dove non osava colpire: lì, invisibile ma forte, c'era il tabù della vecchia vita. Attorno al bambino accovacciato c'era la protezione dei genitori e della scuola, dei poliziotti e della legge. Il braccio di Roger era condizionato da una civiltà che non sapeva nulla di lui ed era in rovina."



voto:



Acquisto consigliato? Sì, è uno dei classici moderni che vale la pena di leggere. E' da questo libro che è nato lo spunto per creare serie tv come Lost et similia :-)

giovedì 31 luglio 2014

Recensione: I VICERÉ di Federico De Roberto

La mia recensione su "I Viceré" di Federico De Roberto. 


Titolo: I Viceré
Autore: Federico De Roberto
Curatore: Sergio Campailla
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Maggio 2014 (prima edizione 1894)
Pagine: 509
Prezzo: 3,90

Sinossi: Con I Viceré De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a I Buddenbrook di Thomas Mann, l’autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del «decadimento fisico e morale d’una stirpe esausta» e le vicende dell’unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d’altra parte, la storia della Sicilia e dell’Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare. I Viceré si conferma come il massimo romanzo di De Roberto e uno dei vertici dell’intera narrativa italiana.


La mia opinione: Più leggo romanzi classici e più sono dell'idea che dovrei leggerli tutti :-)
"I Viceré" di De Roberto è entrato nella mia libreria quasi per caso, non l'avevo mai sentito nominare prima, ma l'ho acquistato a scatola chiusa appena la Newton Compton lo ha pubblicato nella nuova versione "mini mammut" ad un prezzo conveniente e in un formato bello e resistente, un affare!
Non sapevo praticamente nulla di ciò che mi attendeva e sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile di scrittura arguto e intenso dell'autore, che nonostante il secolo e più che ci distanzia e nonostante la complessità degli elementi esposti, riesce ad essere attualissimo e scorrevole.
Non dico che "I Viceré" non sia un romanzo impegnativo, anzi lo è molto e ora che l'ho finito sono convinta che per coglierne al meglio tutte le innumerevoli sfumature di particolari e tutta la vastità della tematica trattata sarebbe da rileggere una seconda volta. Eppure, se avessi saputo in anticipo a grandi linee di cosa narrava mi sarei aspettata un "mattone" molto peggiore. "I Viceré" altri non è che un romanzo di genere storico e saga famigliare della famiglia siciliana Uzeda di Francalanza, una nobile stirpe discendente da Viceré spagnoli. (Io già che non amo le saghe famigliari e che di romanzi storici ne ho una cultura molto esigua non pensavo che potessi apprezzare uno così, ma invece mi è piaciuto e pure tanto!) Tramite le vicissitudini di questa famiglia reale, al cui interno l'autore descrive con sagacia e fine umorismo tutte le vicende dei suoi membri, il lettore viene a conoscenza di tutti i terribili difetti che affliggono la società dell'epoca narrata, ma che sono tristemente e incredibilmente attuali anche rispetto alla società odierna. Tutto è in repentino movimento, nulla rimane immutato, le usanze si evolvono, la politica cambia (il romanzo è ambientato nel pieno del risorgimento e dell'unificazione italiana, quindi lo sfondo storico è colmo di cambiamenti di tutti i tipi), ma le persone rimangono le stesse, con tutti i loro difetti di avidità, sete di potere, corruzione, odio e meschinità.
“No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa” ecco una frase chiave del romanzo che chiarifica in tutto e per tutto il concetto sopra descritto, l'autore è inoltre strabiliantemente abile nel descrivere i suoi personaggi, risultano vividi e realistici come non mai, ed è al tempo stesso abilissimo nel descrivere il contesto storico narrato, fornendone uno spaccato preciso e facilmente intellegibile anche per chi come me non ha mai amato e studiato la storia. Da leggere!


"In questa casa chi fa il rivoluzionario e chi il borbonico; così sono certi di trovarsi bene, qualunque cosa avvenga!"



voto:




Acquisto consigliato? Sì, è un libro sicuramente impegnativo ma che vale la pena leggerlo, soprattutto perché si sminuiscono tanto le opere classiche italiane, eppure questa passata un po' in sordina è migliore di tante altre. A mio avviso sarebbe da far leggere nelle scuole al posto del sopravvalutato romanzo de "I promessi sposi".

martedì 24 giugno 2014

I love Mini Mammut - piacciono anche ai miei gatti!

Personalmente adoro i classici e tutte le volte che escono nuove edizioni sarei tentata di collezionarle tutte.
Soprattutto quando sono edizioni economiche, come la nuova collana di Mini Mammut, uscita nelle librerie un mese fa per Newton Compton. 
Trovo che questa edizione sia adorabile, sia per l'irresistibile prezzo di 3,90 euro, sia per il formato in copertina rigida imbottita, mi sono sempre piaciuti i libri con questo tipo di copertina. E poi non lasciatevi impressionare dal nome, i Mini Mammut sono sì più piccoli dei loro compagni Mammut ma le dimensioni direi che sono ottimali (un 13x19 cm) e i caratteri sono piccoli ma non microscopici da lasciarci la vista... insomma... il giusto compromesso tra un bel formato e un'ottimo prezzo.

Avrei davvero voluto acquistarli tutti, ma siccome molti titoli li ho già in altre edizioni mi sono limitata a prenderne sette:
  • "I viceré" di De Roberto
  • "Moby Dick" di Melville
  • "Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore" di Edgar Allan Poe
  • "Il fu Mattia Pascal" di Pirandello
  • "I Malavoglia" di Verga
  • "Il maestro e Margherita" di Bulgakov
  • "Il ritratto di Dorian Grey" di Oscar Wilde
Gli ultimi due sono libri che ho già letto in altre edizioni ma che non possiedo e quindi questa è stata un'occasione per aggiungerli alla mia già vastissima collezione di classici.

E poi... anche ai miei gatti piacciono :-D



giovedì 26 aprile 2012

Recensione: PATRICIA BRENT, ZITELLA

Recensione al libro "Patricia Brent, zitella" di Herbert G. Jenkins.

Titolo: Patricia Brent, zitella
Autrice: Herbert G. Jenkins
Traduzione: Federica Alessandri
Casa editrice: Elliot (collana I Raggi Rosa)
Pagine: 192
Prezzo: 15,00 euro
Data pubblicazione: 23 Marzo 2012

Sinossi: Siamo a Londra, durante la Prima guerra mondiale. La giovane Patricia lavora per un personaggio politico dalle scarse capacità e alloggia alla pensione Galvin, presso la quale risiede una variegata comunità che si ritrova ogni sera a cena attorno allo stesso tavolo. Un giorno, per caso, la ragazza ascolta una conversazione tra due ospiti che parlano di lei con accenti pietosi, sottolineando come la ragazza “non abbia nessuno che la inviti fuori”. Sentendosi umiliata, in un momento di rabbia Patricia annuncia di aver ricevuto per l’indomani un invito al ristorante dal suo fidanzato. Nulla di strano, se non fosse che il fidanzato non esiste né si intravede all’orizzonte. Pensando di essersela cavata con una piccola bugia e un pranzetto solitario, il giorno dopo, giunta al ristorante, si rende conto invece di essersi cacciata in un bel pasticcio, quando nota alcuni ospiti della pensione seduti a un tavolo con l’evidente scopo di spiarla. Per paura di essere scoperta, Patricia si avvicina a un giovane ufficiale chiedendogli di aiutarla a tenere il gioco. È così che fa la conoscenza di Lord Peter Bowen, ed è da lì che prende il via una divertente, raffinata e modernissima commedia degli equivoci: il giovane, infatti, non si limita a sostenerla nella messinscena al ristorante ma, con il passare dei giorni, si fa sempre più insistente perché il fidanzamento si concretizzi, tra lo sgomento di Patricia e molti, spassosi malintesi.


La mia opinione: "Patricia Brent, zitella" è una di quelle commedie deliziose, rilassanti, che vorresti non finissero mai. La trama è semplice, lineare, ma immensamente piacevole. Patricia è una giovane donna dei primi del novecento, risoluta, indipendente e perfettamente in linea con le tendenze di emancipazione femminile di quegli anni. Tuttavia intorno a lei si respira ancora aria di romanticismo ottocentesco e il pensiero prevalente della società è ancora con lo sguardo rivolto al passato. Sarà solo per la sua voglia di mettere a tacere delle malelingue che la danno già per zitella (a soli 24 anni) che Patricia si inventerà di avere un fidanzato, e questa bugia si ingrandirà a tal punto che sarà costretta a chiedere a un uomo appena incontrato di aiutarla nella sua menzogna per non farle fare brutta figura. Ma a volte la finzione si trasforma in realtà e Patricia dovrà combattere contro il proprio orgoglio e contro i suoi stessi valori per convincersi che l'amore non può essere razionalizzato e sminuito come ha sempre cercato di fare. Detto così mi accorgo di non fare minimamente giustizia alla graziosità del libro. Per rendersene conto l'unica soluzione è leggerlo: fin dalle primissime pagine si avrà la consapevolezza di avere davanti una storia che entrerà nel cuore, destinata a essere ricordata nel tempo. Le atmosfere del libro, nonostante l'ambientazione sia negli anni della prima guerra mondiale, sono eccezionalmente spensierate e ottimistiche. L'autore è un maestro di rara bravura a immortalare la bizzarria della borghesia inglese, dando vita a una carambola di personaggi incredibilmente buffi e talmente pieni di difetti da instillare una simpatia contagiosa. Vecchiette pettegole e uomini vanitosi non sono mai stata compagnia più piacevole. E' infatti il tono ironico e leggero con cui l'autore descrive personaggi e situazioni a rendere questo libro il compagno di lettura ideale per pomeriggi allegri in perfetto stile british. I risvolti della storia sono spesso intuibili, ma non è assolutamente un difetto invalidante dinnanzi alla sua originalità e alla sensazione di benessere che mi ha trasmesso. "Patrica Brent, zitella" rientra a tutti gli effetti nella catagoria dei classici intramontabili, un romanzo che in Italia è stato trascurato troppo a lungo e che ora ritornerà a vivere grazie a questa ristampa della Elliot.

E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover : Mi è piaciuta molto! Semplice e carina. Le cover originali estere non reggono il confronto.

Stile di scrittura: La scrittura è gradevolissima, leggera, ironica, in perfetto stile britannico. Rappresenta quel gradino di passaggio tra ottocento e novecento, dove il novecento è già una realtà consolidata, ma la nostalgia per il passato scandisce ancora gli ultimi battiti. A mio avviso la perfezione assoluta!

Idee alla base della storia: Le idee di base le ho trovate molto originali, e hanno dato vita ad una storia carina e simpatica sotto ogni punto di vista. Non ne sono affatto stupita che ne abbiano tratto un film, è una trama che si presta molto.

Caratterizzazione dei personaggi: I personaggi sono eccezionali! Sono tutti descritti nei dettagli con quell'ironia pungente e scherzosa che me li ha fatti adorare uno dopo l'altro! Tra i miei preferiti Lady Tanagra e il signor Triggs. La protagonista ha una mente un po' troppo calcolatrice per entrare appieno nelle grazie del lettore, però anche lei riesce a trasmettere il proprio particolare fascino.

Editing a cura della casa editrice: Tutto perfetto ed esente da refusi.

voto:

Acquisto consigliato? Consigliatissimo a tutte le amanti dell'Inghilterra vecchio stile e delle tradizioni inglesi, con tutte loro bizzarrie e tazze di té a profusione. Una commedia a tinte rosa piacevolissima, da leggere e conservare in libreria per riletture future. Perché anche sapendo già il finale, è una tipologia di romanzo che fa piacere riprendere in mano.

giovedì 29 dicembre 2011

mini-recensioni: LA METAMORFOSI E ALTRI RACCONTI

Siccome domani parto x 2 giorni in montagna passo di fretta per la mia ultima recensione dell'anno, che stavolta sarà "mini", dato che è un libro che ho letto per mio sfizio personale e sul quale non ho sinceramente molte cose da dire.
Recensione del libro "La metamorfosi. E altri racconti" di Franz Kafka.

Titolo: La metamorfosi. E altri racconti
Autore: Franz Kafka
Traduzione: Rodolfo Paoli ed Ervinio Pocar
Postfazione: Pietro Citati
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: Ottobre 2011
Pagine: 268
Prezzo: 13,00 euro

Sinossi: Nell'autunno del 1912, a Praga, tra 17 novembre e il 7 dicembre, Franz Kafka scrisse "La metamorfosi", l'incubo sotterraneo e letterale di Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che si sveglia un mattino dopo sogni agitati e si ritrova mutato in un enorme insetto. La speranza di recuperare la condizione perduta, i tentativi di adattarsi al nuovo stato, i comportamenti familiari e sociali, l'oppressione della situazione, lo svanire del tempo sono gli ingredienti con i quali l'autore elabora la trama dell'uomo contemporaneo, un essere condannato al silenzio, alla solitudine e all'insignificanza. Con uno scritto di Pietro Citati.
Commento: Come al solito i racconti non sono il mio forte, non riesco a trovare il giusto feeling. I racconti in questa raccolta di Kafka sono un po' criptici, deliranti, alcuni talmente corti da essermi passati di mente subito dopo aver girato pagina, altri non li ho capiti, e altri ancora hanno avuto un finale molto deludente che mi hanno lasciata interdetta. Come il racconto "Il medico di campagna" o "La condanna" che subito mi stavano piacendo e stavo riuscendo ad entrare in sintonia con l'autore, ma ad un certo punto hanno preso una piega strana, sono diventati caotici e farneticanti, con un finale assurdo. Sicuramente il racconto migliore (e l'unico che dal mio punto di vista riesce ad avere un peso tangibile) è "La metamorfosi". Più che un racconto un romanzo breve, ed è forse a causa della sua lunghezza che sono riuscita a metabolizzarlo meglio degli altri, mi ha dato modo e tempo di ragionare e l'ho trovato (strano ma vero) gradevole. Il "mostro", l'insetto in cui si è trasformato il protagonista della storia non ha destato in me nessun sentimento di angoscia o raccapriccio. La vera angoscia la si prova nei confronti della famiglia di lui, incapace di accettare il suo stato, incapace di provare sentimenti d'affetto, incapace di accudirlo, capirlo, o solo toccarlo. Ecco, mi ha fatto provare rabbia e una sensazione di impotenza, e il finale non mi è piaciuto, anche se ho capito benissimo le intenzioni dell'autore e ho capito che quel finale era l'unico possibile nella sua visione claustrofobica del mondo. Quindi voto 4 stelle a "La metamorfosi", ma 1 o 2 stelle a tutti gli altri racconti.

PS= L'edizione del libro che ho letto è molto carina, fa parte della serie CULT degli Oscar Classici Mondadori, e la postfazione a cura di Pietro Citati l'ho letta e l'ho trovata interessante, di solito non amo leggerle, ma questa mi è piaciuta.


voto:

Acquisto consigliato? Come tutti i classici va letto!!! I classici vanno letti TUTTI!!! ;-) Anche se ovviamente non tutti potranno incontrare i vostri gusti. A tal proposito mi scuseranno quindi gli amanti di Kafka, se non sono riuscita a digerire i suoi racconti lucidi e deliranti al tempo stesso, probabilmente è colpa mia che non sono riuscita a cogliere le giuste metafore.

venerdì 2 dicembre 2011

commenti ai libri: ETHAN FROME

Ecco la mia recensione al libro "Ethan Frome" di Edith Wharton

Titolo: Ethan Frome

Autrice: Edith Wharton
Traduzione: Greti Ducci
Introduzione: Harold Bloom
Editore: BUR
Data di pubblicazione: 5 Ottobre 2011
Pagine: 145
Prezzo: 6,70
Sinossi: Fin dalla sua apparizione, nel 1911, questo romanzo si propone come una sorta di ordigno narrativo affascinante e perturbante. Racconta la vicenda che lega tra loro Ethan Frome, Zeena, sua moglie, e Mattie, cugina di lei, della quale Ethan si innamora. Sembra che questo nuovo legame possa essere l'inizio di una fase di cambiamento, la fuga per Ethan dalla prigione domestica. Le cose però vanno diversamente. Con maestria inventiva la Warthon riserva ai tre personaggi un destino al contempo tragico e grottesco. Un libro nel quale la narrazione è lo strumento che permette di sciogliere il nodo, all'apparenza inestricabile, dei legami tra gli esseri umani.
Commento: Strano come un romanzo così breve (in realtà, se si toglie introduzione e biografia dell'autrice, sono appena 112 pagine) riesca a trasmettere così tanto. Ethan Frome è un concentrato di emozioni, di speranze, di illusioni e di ricerca della felicità. Le descrizioni degli ambienti sono talmente vividi e suggestivi che sembra essere lì, in quella fattoria dispersa nella desolata campagna americana, in quell'inverno gelido che tinge tutto di bianco e pare non finire mai. Tutto ciò che scaturisce dalla penna dell'autrice riesce a esercitare nel lettore un fascino eccezionale, anche il senso di povertà e gli spifferi di freddo che si percepiscono ad ogni pagina. Sono rimasta talmente colpita e rapita dall'evolversi di questa storia che l'ho letta tutta in un giorno, ignara e sempre più curiosa di scoprire come sarebbe andata a finire, le ultime pagine sono state un'incredibile sorpresa, una stilettata al cuore. Ethan Frome è un romanzo che non lascia indifferenti, leggerlo è come ricevere una dura lezione di vita sulla caducità dei sogni, sull'infrangersi della gioia, sullo scontrarsi crudelmente con una realtà che mai e poi mai avremmo voluto affrontare, ma che invece è l'unica e sola possibilità di esistenza. Acuto, emozionante, drammatico e a tratti perfidamente grottesco, è un libro assolutamente da leggere!

E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover (che non influenza il giudizio sul libro): Mi piacciono le cover che esprimono concetti astratti e devo ammettere che questa cover ha saputo attrarre la mia attenzione e mi ha indotto a comprare il libro. Ora che l'ho letto però mi rendo conto che non è per niente adatta al contesto descritto all'interno. In realtà l'idea delle tre tazze impilate l'una sull'altra è GENIALE, perché rappresenta l'equilibrio precario dei tre personaggi protagonisti della storia, però è completamente sbagliato avergli dato un aspetto così nuovo e moderno. Se le tre tazze nella copertina fossero state vecchie e un po' sbreccate allora sì che la cover sarebbe stata perfetta!!!!

Stile di scrittura: Meglio di così non si può davvero chiedere. L'autrice ha dimostrato una capacità narrativa fuori dal comune, riesce con poche righe di esprimere i concetti più difficili ma con estrema semplicità, cosa che permette al lettore di appassionarsi, immedesimarsi senza annoiarlo mai.

Idee alla base della storia: Assolutamente geniali. Partono da un concetto ormai logoro come quello dei triangoli amorosi per poi svilupparsi in un qualcosa di molto più complesso che fa rimanere il lettore col fiato sospeso fino alla fine.

Caratterizzazione dei personaggi: I personaggi sono caratterizzati molto bene, non troppo descritti, ma quel che traspare da loro basta per averne un quadro completo e preciso.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Tutto bene! Nessun refuso e ottima traduzione.

voto:

Acquisto consigliato? Sì! E' uno di quei libri che può essere affrontato da tutti, anche da chi solitamente preferisce dedicarsi a generi diversi. Data la sua brevità non porta via molto tempo e quindi consiglio vivamente di leggerlo. L'unico rischio è che potreste, come me, rimanerne rapiti!

lunedì 17 ottobre 2011

commenti ai libri: CIME TEMPESTOSE

Recensione del libro "CIME TEMPESTOSE" di Emily Brontë

Titolo: Cime Tempestose
Autore: Emily Brontë
Editore: Giunti Y
Data di pubblicazione: 4 Maggio 2011
Prima edizione originale: 1847
Pagine: 544

Sinossi: Per Heathcliff e Catherine la gioia più grande è fuggire nella brughiera e restarci tutto il giorno. Sono spiriti liberi, selvaggi, ribelli. A loro non importa delle convenzioni sociali, di cosa pensano gli altri nel vedere insieme lui, semplice stalliere, e lei, ragazza di buona famiglia. Si piacciono, si amano. Almeno fino a quando non entra in scena Edgar: bello, ricco e raffinato. E' così che il cuoere di Catherine si spacca: da un lato la passione divorante per Heathcliff, sua anima gemella; dall'altro l'attrazione per Edgar e le lusinghe di una vita aristocratica. Una storia senza tempo, il racconto di un amore tormentato e di un legame fortissimo, indistruttibile, così potente da sconfiggere la morte.

Commento: Mi è molto difficile esprimere un giudizio su questo romanzo. Mi rendo conto che è un'opera superiore, un classico della letteratura inglese, e trovo estremamente difficoltoso formulare dei pensieri di senso compiuto basandomi sulle sensazioni che mi ha trasmesso. La verità è che "Cime tempestose" non mi ha lasciata affatto indiferrente e, anzi, mi ha fatto provare delle forti e violente emozioni, ma non per questo posso dire che mi sia piaciuto. Il sentimento che mi ha accompagnata durante la maggior parte della lettura è stato infatti un sentimento di odio. E non solo odio, ma anche costernazione, risentimento e incredulità. "Cime tempestose" è un romanzo estremo, i cui personaggi sono a loro volta estremi e nei cui confronti non sono riuscita a provare nulla di positivo. Heathcliff, il protagonista del romanzo, è un personaggio malvagio. Fin da bambino, nonostante il trattamento di favore immeritato che riceve dal suo benefattore, si dimostra un ingrato, un personaggio insulso e borioso che pretende tutto senza dare niente in cambio. Ed è intorno a lui e alla sua voglia di vendicarsi che ruota tutto il romanzo. Un circolo vizioso che si autoalimenta. Come la fiamma di un camino si alimenta dalla legna, la fiamma di Heathcliff si alimenta dall'odio che prova per tutti i personaggi di questa triste vicenda. E poi, mi sono chiesta più e più volte, quale sarebbe quell'ingiustizia da lui subita da cui si dovrebbe vendicare? Nulla! Semmai è il contrario! Semmai sarebbero gli altri che avrebbero di che lamentarsi. Che alla fine è stato Heathcliff a turbare l'equilibrio famigliare di quella fattoria sulla collina, non il contrario. E' Heathcliff l'intruso in questa vicenda, è lui che ha rovinato la vita delle persone che legittimamente ci abitavano. Ma invece Hethcliff, che si sente al centro del mondo, crede di essere una povera vittima. Heathcliff, il cui unico sentimento d'amore lo prova nei confronti di Catherine e poi non riesce a coronare il suo sogno, crede di essere stato defraudato dell'unica persona che abbia mai amato. E anche su quest'ultima affermazione avrei molti dissensi da esprimere. Perché in realtà la colpa di questo amore mai realizzato è soltanto imputabile a loro stessi: Heathcliff e Catherine. C'è un famosissimo proverbio che giustamente dice: chi è causa del suol male pianga sé stesso. Beh... è evidente che Heathcliff questo proverbio non lo conosceva proprio, perché invece la sua decisione è quella di rendere la vita un inferno a tutti gli altri! Heathcliff pianifica e premedita una vendetta ai danni di coloro che hanno avuto la sfortuna di incrociare la loro vita con la sua (figli futuri compresi) decidendo di arricchirsi e di appropriarsi indebitamente di tutto, e per farlo utilizza qualsiasi mezzo. La violenza, il ricatto, l'imbroglio, la morte, nulla viene risparmiato. E la cosa che mi ha fatto rabbia è che gli altri personaggi si dimostrano tanto stupidi da cadere in ogni tranello.
Non ho mai letto un romanzo più irritante di questo in vita mia! Ho avuto spesso voglia di prendere il libro e scagliarlo contro il muro dal nervoso. Ma voglio troppo bene ai libri per far qualcosa che possa rovinarli!
Nonostante tutti gli accidenti che ho lanciato a Heathcliff e agli altri personaggi devo comunque ammettere che la storia è assai originale, lo stile di scrittura divino, l'ambientazione suggestiva è capace di entusiasmare il lettore e la caratterizzazione dei personaggi, anche se estrema, risulta completamente riuscita. L'autrice poi sul finale fa un tentativo per rimediare a tutto l'odio seminato precedentemente e crea un epilogo all'acqua di rose che se da una parte stona un po' con il resto, dall'altra ammetto che mi ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo. Lì il personaggio di Heathcliff risulta quasi gradevole: incredibile ma vero!!!! In definitiva di questo romanzo ho odiato la storia e i personaggi ma ho amato tutto il resto.

E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover (che non influenza il giudizio sul libro): E' un'immagine molto gradevole, forse troppo. Infatti, se paragonata con i contenuti del libro, molto tetri e tristi, l'immagine di copertina, seppure bellissima, risulta più solare e allegra di quello che in realtà è la storia e la sua ambientazione.

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura mi è piaciuto molto. Particolareggiato e descrittivo, rende molto l'idea di ciò che narra. A piccoli tratti può risultare pesante, ma trovo che sia il tipo di scrittura giusto per una storia di questa portata.

Idee alla base della storia: Originalissime e uniche. Devo ammettere che mai e poi mai mi sarei immaginata una storia tanto tetra e ostile come questa. E' un vero peccato che Emily Bronte abbia avuto l'occasione di cimentarsi in un solo e unico romanzo. Ho la certezza che se avesse continuato sarebbe riuscita a fare anche di meglio.

Caratterizzazione dei personaggi: Esaustiva fin nei minimi particolari. Credo che non si possa davvero chiedere di meglio. I personaggi sono talmente vividi che innumerevoli volte ho avuto l'impulso di allungare le mani oltre il libro e prenderli a schiaffi. Peccato che non sono mai riuscita ad afferrarne uno :-D

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Molto ben tradotto e corretto, nulla da eccepire.

voto:

Acquisto consigliato? Sì. Questo è un libro che nel bene o nel male vale la pena di essere affrontato. Alcuni lo ameranno, altri lo odieranno, altri ancora, come me, avranno opinioni contrastanti. Ma è un libro talmente importante per la letteratura ottocentesca che non può rimanere ignorato.