lunedì 16 aprile 2018

Recensione: MISTER PIP - Lloyd Jones

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Mister Pip
Autore: Lloyd Jones
Traduzione: Andrea Sirotti
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Settembre 2007
Pagine: 218
Prezzo: 14,50 euro

Sinossi: Il tempo sospeso dell'embargo imposto a un'isoletta ribelle del Pacifico presenta alla piccola Matilda solo giorni tutti uguali; persino la lotta tra i "pellerossa", i soldati governativi, e i "rambo", guerriglieri contrari alla miniera dei bianchi, sembra destinata a sfiorare appena la vita del suo villaggio. Ma l'ultimo uomo bianco rimasto sull'isola, il bizzarro Mr Watts, ha in serbo una curiosa sorpresa per i bambini della scuola: leggerà loro il piú bel romanzo di Mr Dickens, "Grandi speranze". Combattuta tra una madre severa e religiosa, dai rari e luminosi sorrisi, e quel maestro improvvisato - eccentrico, malinconico e pieno di fantasia - Matilda trova rifugio nell'Inghilterra vittoriana, dove scopre amicizie e avventure, un mondo tutto nuovo e la cosa piú importante: la propria voce, il tesoro prezioso che non la abbandonerà mai piú. Cosa accade, però, quando i confini tra personaggi di fantasia e vita autentica si fanno più labili, quando le differenze tra scrittore e lettore diventano tanto sfumate da risultare indistinguibili? Sarà Mr Watts a cercare, con la forza del racconto, di affascinare bambini, adulti e guerriglieri, per tenere lontano dal villaggio il conflitto... Eppure a volte gli incroci tra racconto e realtà possono rivelarsi pericolosi, e anche evocare personaggi immaginari come Pip può mettere in moto un'ottusa e inarrestabile macchina da guerra. Neanche la letteratura, però, sarà capace di fermare la violenza e la stupidità, e soltanto dopo molti anni, adulta lei stessa, Matilda potrà ricomporre i pezzi della propria storia: Mr Pip la riporterà a casa.


La mia opinione: Apparentemente è una storia semplice, apparentemente è un romanzo di formazione per ragazzi, apparentemente sembra un libro "defaticante" adatto ai periodi di svago e da alternare con letture più complesse. Dico "apparentemente" perché poi in realtà non è davvero così, in realtà durante la lettura mi sono resa conto che all'interno di questa storia c'è un caleidoscopio di storie e non è una lettura così semplice come avevo immaginato all'inizio. E poi è triste. E' un libro di una tristezza infinita, quella tristezza che rimane dentro come l'umidità nei muri. Non so se mi sia davvero piaciuto. In parte gran sì, è un libro interessante, è un libro per chi ama i libri, è un libro per chi in particolare ama "Grandi Speranze" di Charles Dickens, perché questo romanzo della Londra vittoriana viene continuamente menzionato, vengono letti ed analizzati dei brani, vengono fatti dei parallelismi tra la storia di "Grande speranze" e la storia di questo libro, ambientato in una piccola e remota isoletta dell'oceano pacifico, scosso dalla guerra divisionista tra tribù ribelli, che non ha davvero niente a che vedere con le ambientazioni Dickensiane, non ci potrebbe essere niente di più agli antipodi. Eppure riesce a costruirsi un ponte tra questi mondi così diversi e incompatibili. E' quindi un libro per chi crede nella forza d'evasione della lettura, per chi crede che i libri possano trasportare in luoghi magici e lontani e far dimenticare i propri problemi. Poi c'è anche il rovescio della medaglia. Succede che il viaggio nel mondo di "Grandi Speranze" fa sognare ma poi il risveglio è ancora più brusco, succede che mischiare la realtà con la fantasia può diventare pericoloso e che l'ignoranza e la cattiveria umana possono trasformare qualcosa di bello in qualcosa di brutto. Succede che il libro che ti ha concesso tanti momenti di evasione e ti salvato ti ha anche condannato. C'è molta ambivalenza e ambiguità all'interno di questa storia e solo leggendolo lo si può capire.
Lo stile di scrittura non è affatto perfetto, anzi lo definirei altalenante, situazioni cariche di dettagli si alternano ad altre non perfettamente descritte e forse è un fattore voluto, dato che la storia viene narrata come se fosse la stessa protagonista a narrarla dopo molti anni, come un ricordo in cui non tutto è rimasto ancorato nella mente allo stesso modo. Alcuni capitoli li ho trovati scorrevoli, altri lenti. Ci sono dei capitoli che mi hanno fatta rimanere incollata alle pagine, altri li ho trovati noiosi, e altri colpiscono inaspettatamente come pugni nello stomaco, e hanno un carico di violenza eccessivo e disturbante nel loro spietato realismo. "Grandi speranze" di Charles Dickens rimane comunque sempre sullo sfondo e nel bene e nel male accompagna per tutta la durata del libro, quindi un requisito quasi fondamentale prima di cimentarsi in questa lettura è quello di averlo già letto e apprezzato.

Consigliato? Solo agli estimatori di Charles Dickens, solo a chi ha amato "Grandi Speranze" e ne ricorda la storia. Non dico che la storia non la si può capire ugualmente, ma leggere "Mister Pip" senza avere letto "Grandi Speranze" è come leggere un libro a metà.

voto:


giovedì 12 aprile 2018

Recensione: LA RAGAZZA DEL TRENO - Paula Hawkins

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: La ragazza del treno
Autrice: Paula Hawkins
Traduzione: Barbara Portieri
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: Giugno 2015
Pagine: 306
Prezzo: 19,50 euro

Sinossi: La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua.
Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos’ha visto davvero Rachel?


La mia opinione: Libro interessante per come viene narrata la vicenda (l'alternarsi di più punti di vista in prima persona, con specchi temporali differenti) e per la costante presenza del treno come mezzo in cui si può "spiare" e "fantasticare" sulla vita degli altri. Sicuramente queste due caratteristiche rendono il libro appetibile e originale. Ciò che non eccelle è invece lo stile di scrittura (molto scorrevole, ma fin troppo semplice, quasi banale) e la caratterizzazione dei personaggi, che risultano troppo estremi, peculiarità che portata all'eccesso finisce per risultare anch'essa una "quasi banalità". L'elemento thriller l'ho gradito, non entra subito nella vicenda, ma si insinua dopo alcuni capitoli.
Ho molto apprezzato il fatto che non si tratta di un thriller convenzionale con la solita indagine di polizia in cui il lettore segue la storia dal punto di vista delle indagini. Qui l'indagine di polizia rimane del tutto marginale e il lettore segue la storia attraverso i personaggi coinvolti. Il ritmo narrativo è buono, non annoia e da un capitolo all'altro lascia la curiosità di proseguire la lettura. Buono anche il finale, imprevedibile al punto giusto, con quel pizzico di sadicità che nei thriller apprezzo sempre.

Consigliato? A mio avviso non è un thriller imperdibile, ma essendo la storia originale e scorrevole rimane una buona lettura. Lo classificherei come "thriller da spiaggia", ovvero: piacevole, che cattura l'attenzione al punto giusto e non troppo impegnativo.



voto:

martedì 10 aprile 2018

Recensione: Il MIO NEMICO MORTALE - Willa Cather

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Il mio nemico mortale
Autrice: Willa Cather
Traduzione: S. Tummolini
Casa editrice: Fazi
Pagine: 90
Data di pubblicazione: Giugno 2017
Prezzo: 9,00

Sinossi: Una notte, la giovane Myra Driscoll scappa di casa portando con sé solamente un manicotto e un portamonete. A passo svelto e testa alta, se ne va per sempre. Raggiunge Oswald Henshawe, giovane spiantato di cui è innamorata, e lo sposa in gran segreto, rinunciando così alla cospicua eredità che le spetterebbe. Un gesto audacemente romantico, che in famiglia diventa una leggenda. Quando, molti anni dopo, una giovane amica le chiede se lei e Oswald sono stati felici, la risposta è glaciale: «Felici? Oh, sì! Come la maggior parte della gente».
E allora a che cosa è servito quel sacrificio? Che senso ha avuto barattare grandi fortune per una vita banalmente normale? Quelle che emergono, in questo romanzo breve ma stratificato, sono le mille sfumature di una figura ambigua e tormentata, una donna tanto risoluta nelle sue clamorose rinunce, quanto incapace di godere di una felicità che di clamoroso non ha nulla. Uno spirito libero che si trova a combattere contro i limiti della quotidianità e la crescente, esasperante consapevolezza di essere una donna totalmente diversa da quella che pensava di essere in giovane età.



La mia opinione: Un romanzo breve molto drammatico e molto carico di significato. Data la sua brevità può essere letto in un giorno. E' una storia che stravolge completamente il mito dell'amore romantico, spogliandolo di ogni aura magica e ottimistica e come tematica l'ho trovata estremamente accattivante. Lo stile narrativo è essenziale, ben calibrato, con belle frasi ad effetto. Non vi è nulla di superfluo. Nessun dialogo, nessuna descrizione è di troppo. Il risultato è soddisfacente, nel senso che il lettore ha l'impressione di venire a conoscenza tutto tutto ciò che era necessario sapere, però in questo caso specifico, mi avrebbe fatto piacere anche qualcosa di più, sia per il gusto voyeristico di soffermarmi sulla vicenda più a lungo e sia per riuscire a carpire altre chiavi di lettura rispetto a quelle fornite. Perché è un romanzo che dice tutto, ha un finale chiaramente definito e ineluttabile, ma nel contempo insinua il dubbio di avere a che fare con qualcosa di parzialmente irrisolto. E' vero che i lieti fine non esistono? La coronazione di un amore contrastato e tanto agognato porta inesorabilmente alla delusione? In questa storia i punti di vista sono discordarti eppure sembra tutto propendere verso un'unica direzione. Ma non è una certezza. E questo dubbio rimane anche dopo avere girato l'ultima pagina.

Consigliato? Assolutamente sì, una storia breve ma intensa, una piccola perla della narrativa americana del 900. Questa nuova edizione Fazi è molto ben curata, personalmente ho acquistato il libro in formato cartaceo e lo terrò tra gli "indimenticabili" della mia libreria.

voto:

sabato 7 aprile 2018

Opinioni al vetriolo: IL SENSO DI SMILLA PER LA NEVE - Peter Høeg

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione. 

La mia opinione sul libro "Il senso di Smilla per la neve" di Peter Høeg. Sarà un'opinione al vetriolo perché il libro non mi è piaciuto neanche un po'.

 
Titolo: Il senso di Smilla per la neve
Autore: Peter Hoeg
Traduzione: B. Berni
Editore: Mondadori
Pagine: 456
Data di Pubblicazione: 1994
Prezzo: 16,53

Sinossi: Per la polizia non ci sono dubbi: è stato un incidente. Il piccolo Esajas correva sul tetto innevato quando è caduto, precipitando nel vuoto. Ma Smilla non è convinta: lei viene dalla Groenlandia, la neve la conosce bene, e ora quelle impronte le dicono chiaramente che non si è trattato di un incidente... Mentre Copenaghen si prepara a celebrare il Natale, Smilla inizia a indagare, trovandosi pericolosamente a confronto con una serie di inquietanti personaggi, coinvolta in un'indagine destinata a portarla lontano, in viaggio su una nave la cui meta misteriosa è un punto deserto della calotta polare. Perché là, fra quei ghiacci che conosce, teme e rispetta, è nascosta la verità che Smilla cerca. La verità che forse, inconsciamente, ha sempre saputo...


La mia opinione: Questo libro si merita il premio per peggiore protagonista mai incontrata in un libro! Smilla è antipatica, autoreferenziale, arrogante, presuntuosa, tracotante, vittimista, ingrata, che fa la falsa emarginata, che gioca a fare "la-povera-incompresa-dalla-società" e poi si fa ricoprire di soldi dal ricco papà. Ovviamente non senza averlo insultato a dovere dopo aver ottenuto ciò che vuole. Semplicemente irritante all'ennesima potenza! Devo continuare? Già con una protagonista così era veramente difficile che il libro mi piacesse. Ma speravo che almeno la storia fosse un minimo appassionante? Macché! Di una noiosità infinita. Descrizioni inutili su descrizioni inutili. E anche belle lunghe! Impossibile leggere un paio di pagine senza perdere il filo. Veramente il libro peggiore mai letto, il peggiore su tutti i fronti, non c'è una sola caratteristica di questo libro da salvare!


voto:

sabato 25 novembre 2017

Recensione: NESSUN INDIZIO - Paul Grossman

Ecco la mia recensione al libro "Nessun Indizio" di Paul Grossman.


Titolo: Nessun Indizio 
Autore: Paul Grossman
Serie: Willi Kraus - PREQUEL 
Traduzione: D. Rizzati 
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 425
Data di pubblicazione: Gennaio 2013
Prezzo: 16,90

Sinossi: Berlino, 1929. All'alba del nuovo decennio degli anni Trenta, a pochi anni dall'ascesa al potere di Adolf Hitler, la capitale della Germania attraversa un periodo di inattesa prosperità e rinascita culturale. L'ispettore Willi Kraus della Kriminal Polizei di Berlino, un ebreo tedesco eroe della Prima guerra mondiale, si trova alle prese con un mistero che rischia di gettare nel terrore l'intera città. Un sacco di tela, pieno di ossa bianche e perfettamente pulite, viene ritrovato casualmente all'interno di un cantiere, sbucato da una fognatura ostruita. Tutte le ossa appartengono a bambini, solo maschi. Nessun indizio sembra far luce sull'autore di un crimine così efferato, o sulle sue motivazioni, tranne una vecchia Bibbia, trovata nel sacco, nella quale è cerchiato un passo: Figli dell'ira. Mentre cominciano a manifestarsi i prodromi del più sanguinoso genocidio che la storia ricordi, per tentare di risalire al colpevole e arrestarne la furia omicida che arriva a minacciare la sua stessa famiglia, Willi Kraus si troverà a dover affrontare qualcosa di terribile, sondando i recessi più oscuri dell'animo umano.


La mia opinione: *** Innanzitutto è da evidenziare come questo secondo libro della serie del detective Willi Kraus non è davvero un secondo libro, cioè un seguito del precedente, ma è un prequel. Sarebbe stato quindi meglio definirlo come il volume 0.5 e non come il volume 2. Questo fatto inizialmente mi ha davvero spiazzata, perché ero convinta di leggere un seguito del libro che avevo già letto qualche anno fa ("I Sonnambuli", che mi era piaciuto moltissimo, ma che non ricordavo nei dettagli, essendo appunto passati anni...). Quindi devo ammettere che i primi capitoli di questo libro mi hanno confusa, io mi sforzavo di ricordare cosa era successo nel libro precedente, e invece la trama sembrava essere diversa. Sono dovuta andare e rileggere i primi capitoli del libro precedente per capire che "Nessun indizio" narra di fatti accaduti prima e non dopo. Se lo avessi saputo subito, se ci fosse stato scritto che si trattava di un prequel, mentre invece nell'edizione italiana edita da TimeCrime era scritto erroneamente che si trattava di un SEGUITO, sarebbe stato molto meglio!!!! Ok... chiusa parentesi.***

"Nessun indizio" è un romanzo thriller a sfondo storico che mi è piaciuto davvero moltissimo. E il motivo è che non si tratta semplicemente un thriller investigativo in cui c'è un indagine in corso e la narrazione è incentrata solamente sulla soluzione del caso. Io non amo molto i thriller fini a sé stessi, ma al contrario amo carpire molti altri dettagli pertinenti che fanno da contorno alla storia. E in questo caso specifico, trattandosi appunto di un romanzo di ambientazione storica, è importantissimo conoscere esaurientemente il contesto in cui la storia viene narrata, al fine di potersi immedesimare meglio nel periodo storico. E l'autore è bravissimo nel descrivere il clima opprimente che si respira a Berlino nel 1930, l'inizio della crisi economica mondiale dovuta al crollo di Wall Street che avrà ripercussioni anche sulla politica tedesca, permettendo l'ascesa del partito nazista. Il protagonista di questo libro, Willi Kraus, è un detective nato e cresciuto a Berlino, ma di origini ebraiche, quindi è interessantissimo vivere i cambiamenti di Berlino dal suo punto di vista, vedere la sua città natale trasformarsi da luogo confortevole ad ostile, così come cambia l'atteggiamento delle persone che per anni sono state sue amiche e che all'improvviso si estraniano diventando arcigne e sprezzanti nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia. E queste ripercussioni nella vita sociale di tutti i giorni sono destinate a contaminare anche la sua vita lavorativa, dove un decennio di impeccabile lavoro e onorificenze possono non bastare a mantenere intatta la sua posizione.
E nonostante il periodo sfavorevole sotto ogni punto di vista, Willi continua a lottare per mantenere intatta la sua posizione di detective e si butta con anima e cuore per cercare di sventare un pericoloso serial killer che da anni terrorizza la città. Un caso interessantissimo, raccapricciante e complicato, che sembra non fornire alcun indizio. I colpi di scena sono assicurati e le scoperte saranno ancora più atroci di quanto si potesse immaginare all'inizio. Il tutto, come dicevo prima, condito con digressioni storiche e sociali perfettamente amalgamate nell'indagine. Per me è un libro da non perdere!
Anche l'altro libro dell'autore pubblicato da TimeCrime ("I Sonnambuli") ha la stessa identica struttura tra narrazioni storiche-sociali e parte thriller. Quindi mi sento di consigliarli assolutamente entrambi! Ma per leggerli nel giusto ordine temporale sono da leggere partendo da questo e non il contrario.



voto:


sabato 4 novembre 2017

Recensione: IT - Stephen King

La mia recensione su "IT" di Stephen King.


Titolo: It
Autore: Stephen King
Traduzione: Tullio Dobner
Editore: Sperling Kupfer
Data di pubblicazione: Giugno 1994 (prima edizione 1986)
Pagine: 1238
Prezzo: 12,50

Sinossi: In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. E quando, molti anni dopo, It ricomincia a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia...



La mia opinione: It è un libro complesso, multisfaccettato, dal ritmo indubbiamente lento e poco scorrevole. Sono 1200 pagine cariche di nozioni, avvenimenti, descrizioni, e non posso di certo dire che si leggano con facilità. Ci sono quei libri molto lunghi che mentre li leggi le pagine volano via una dopo l'altra come per magia. Ma non è questo il caso, qui le pagine si sentono tutte. A Stephen King piace scrivere, piace raccontare ogni cosa, nei minimi dettagli, e mai come in questo libro appare evidente questo concetto. La trama principale più di una volta viene ramificata in sottotrame secondarie, vengono eseguiti innumerevoli e costanti flash rewind, con conseguenti flash forward, vengono narrate storie anche di personaggi non influenti ai fini della storia, e non parlo solo di personaggi secondari, ma anche di personaggi che non entrano mai nella storia, a parte quei pochi capitoli a loro dedicati. E bisogna tenere conto che i protagonisti della storia sono addirittura sette, quindi se King oltre a dedicarsi approfonditamente a loro (che sono già tanti), si dedica anche ai vari personaggi secondari e non contento si dedica anche a personaggi ancora meno importanti dei secondari... è logico che ne esce fuori un libro mattone, con vari capitoli completamente fuori tema per giunta. Ci vuole pazienza per entrare nella giusta ottica di lettura e abbandonarsi ad essa. Per questo motivo non ritengo che sia un libro adatto ai ragazzi, nonostante la tematica principale sia quella dell'amicizia di un gruppo di giovani adolescenti, non credo che lettori adolescenti possano avere la stessa pazienza e perseveranza di un lettore adulto nel leggere questo libro. O almeno, io da adolescente non l'avrei avuta.
Come genere "It" non è affatto un semplice romanzo horror, anzi, ora dirò un'eresia ma penso addirittura che l'horror sia una delle componenti meno riuscite del libro. E' un romanzo principalmente di formazione, nonché un romanzo psicologico. Poi è un romanzo paranormale perché la componente paranormale si fa sentire, quando più e quando meno, quasi in ogni parte della storia. E' un romanzo quindi capace di instillare inquietudine nel lettore, ma quando questa inquietudine si trasforma in vero e proprio orrore vi è come un'esagerazione di parole nel descriverla, e questo orrore non riesce davvero a entrare nel segno. Certamente l'emblema di questo orrore è caratterizzato benissimo dal Clown Assassino, ma poi la scelta di far cambiare forma a questo clown (che poi infatti non è affatto un clown) a seconda di chi lo guarda, facendolo trasformare quindi nelle varie scene di orrore addirittura in un lupo mannaro adolescente oppure in Frankestein - tanto per fare due esempi che non mi hanno per nulla colpita, non è stata una scelta felice. O almeno, con me non ha funzionato e non mi ha fatto apprezzare maggiormente la storia, semmai il contrario.
Però, nonostante la pesantezza della narrazione causata dalle centinaia di pagine fuori tema con descrizioni su descrizioni di personaggi irrilevanti, devo ammettere che King, non solo ama scrivere e lo fa con esagerazione, ma è capace a farlo. Quindi il mio interesse per la storia durante il proseguire della lettura non è andato calando, ma è rimasto sempre costante. Tutte queste pagine non hanno fatto altro che nutrire le mie aspettative sul finale, che di certo immaginavo esaurientemente descritto e capace di colmare ogni lacuna, proprio come tutta la parte iniziale e centrale del libro.
La delusione, ciò che mi indotta a malincuore a dare 3 stelline al libro (invece delle 4, forse anche 4 e mezzo che avrei volentieri assegnato), è stato il finale non all'altezza.

*** spoiler ***
E' stato un fiume di parole delirante. Il genere del libro ha virato dall'horror al fantasy, alla fantascienza e al new age spirituale allucinato. Sì, sembra proprio che nel scriverlo King si fosse fumato qualcosa di potente, perché la lucidità fino a lì dimostrata si è dissolta in un caotico caos caotico (e qui la ripetizione è d'obbligo!) fatto di viaggi mentali davvero difficili da seguire. Per non parlare della maniera stupidissima nella quale IT viene sconfitto. Per non parlare dell'orgia tra dodicenni! Lì mi sono cadute le braccia! Cioè il finale si trasforma nel trash più assoluto. E non colma neanche le lacune su come sono andate alcune vicende. Alcuni interrogativi, nonostante le 1200 pagine, sono rimasti senza risposta. Ed ecco la domanda cardine che non ho capito: Perché diavolo la cricca di bulli di Henry Bowers è stata attaccata nelle fogne da una delle varie trasformazioni di IT se era stata mandata fin lì da lui stesso ed erano stati guidati nelle fogne all'inseguimento dei "Perdenti" proprio per agire in nome e per conto di IT? IT ha attaccato i suoi stessi mandatari che avrebbero dovuto fare il lavoro sporco per lui, perché??????? ***spoiler end***

In definitiva quindi per me le parti migliori del libro sono quelle non horror, sono quelle dove vi è solo la percezione di inquietudine e terrore, ma senza la manifestazione di terrore autentico. Ci sono parti descrittive della vita delle persone che sono sensazionali, le descrizioni dell'età prepuberale vissuta come in un sogno rende l'idea in modo pazzesco, l'amicizia infantile che si dissolve assieme ai ricordi lasciando la sensazione di nostalgia, meglio di così non poteva essere descritta. Così come la dissoluzione delle fantasie infantili, la psicologia di ragazzini e adulti viene scandagliata in mille sfaccettature e analizzata con dovizia. Se King fosse uno scrittore esordiente e stessi commentando il suo primo libro uscito da poco direi che il suo futuro è quello di scrivere romanzi psicologici, forse anche thriller psicologici, ma non horror. Esilarante invece come in realtà non sia così e come King abbia dovuto tutto il suo successo proprio all'horror :-)


voto:

mercoledì 16 agosto 2017

Mini Recensione: L'INVENTORE DI SOGNI - Ian McEwan

La mia breve recensione su "L'inventore di sogni" di Ian McEwan.


Titolo: L'inventore di sogni
Autore: Ian McEwan
Traduzione: S. Basso
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (ristampa)
Pagine: 117
Prezzo: 9,00 euro

Sinossi: Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici.


La mia opinione: Pensavo che fosse un romanzo, invece è una raccolta di racconti. Il protagonista è sempre lo stesso, ma si tratta comunque di racconti, perché gli avvenimenti sono scollegati l'uno dall'altro. Questo mi ha un po' delusa perché come formula narrativa non fa per me, non mi cattura. E' scritto bene, ciò che mi ha positivamente colpita è la capacità dell'autore di descrivere le sensazioni e gli stati d'animo del protagonista in maniera perfettamente realistica e credibile. Però i racconti non mi hanno colpita. Li ho trovati banali e ripetitivi. E soprattutto ho trovato estremamente ripetitivo il fatto che la maggior parte di queste storie abbiano come elemento comune il sogno del protagonista di trasformarsi in qualcun altro.



voto: