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giovedì 11 ottobre 2018

Recensione: La verità sul caso Harry Quebert - Joel Dicker

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.

Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
Autrore: Joel Dicker
Traduzione: V. Vega
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: Giugno 2016 (prima pubblicazione 2013)
Pagine: 775
Acquista: https://amzn.to/2NBfcjX

Sinossi: Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.


La mia opinione: Ci sono romanzi da premiare per l'originalità della trama, altri per lo stile di scrittura e altri ancora per il modo in cui la storia viene raccontata. Direi che questo libro appartiene al terzo gruppo. La trama è piuttosto originale e lo stile di scrittura piuttosto buono, ma il punto di forza del libro non è né la trama e né la scrittura, bensì il modo in cui la storia viene narrata. E' la STRUTTURA del MODO DI RACCONTARE che mi ha affascinata. Non è una narrazione lineare, ma è una sorta di matrioska letteraria, come un libro nel libro e io apprezzo particolarmente i libri che si discostano dagli schemi più comuni. All'inizio vi è qualche capitolo un po' dispersivo, che narra di aneddoti della vita passata del protagonista che ho trovato di troppo, ma poi la storia torna velocemente in carreggiata e da lì in avanti la lettura procede senza intoppi ed esercita un magnetismo che induce il lettore a leggere velocemente per capire lo svolgersi degli eventi. E' un romanzo che indubbiamente mi è piaciuto, ma se fosse stato narrato in un altro modo non sarebbe stato così speciale. Tra i difetti vi è che la trama thriller è piuttosto buona, ma si complica in maniera esagerata sul finale, rendendo alcuni passaggi poco credibili. Inoltre la storia d'amore al suo interno non riesce a convincere: ci sono troppi dialoghi vuoti e melensi, e l'abuso continuo della parola "amore" non aiuta a renderla più credibile, anzi sembra quasi un'ostentazione grottesca. Ma a parte questo la storia riesce a tenere alta l'attenzione fino all'ultimo, con ottimi colpi di scena e ribaltamenti della percezione della storia. Un romanzo riuscito.


Consigliato? Sì, se cercate una lettura appassionante e originale. No, se siete super-esperti e puristi del thriller e dei finali perfetti. 

voto:


martedì 14 febbraio 2012

Recensione: IL CENTENARIO CHE SALTO' DALLA FINESTRA E SCOMPARVE

Ecco la mia recensione al libro "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" di Jonas Jonasson.


Titolo: Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
Autore: Jonas Jonasson
Editore: Bompiani
Pagine: 446
Data di pubblicazione: Aprile 2011
Prezzo: 17,90
Sinossi: Allan Karlsson compie cento anni e per l'occasione la casa di riposo dove vive intende festeggiare la ricorrenza in pompa magna, con tutte le autorità. Allan, però, è di un'altra idea. Così decide, di punto in bianco, di darsela a gambe. Con le pantofole ai piedi scavalca la finestra e si dirige nell'unico luogo dove la megera direttrice dell'istituto non può riacciuffarlo, alla stazione degli autobus, per allontanarsi anche se non sa bene verso dove. Nell'attesa del primo pullman in partenza, Allan si imbatte in un ceffo strano, giovane, biondo e troppo fiducioso che l'attempato Allan non sia capace di colpi di testa. Non potendo entrare nella piccola cabina della toilet pubblica insieme all'ingombrante valigia cui si accompagna, il giovane chiede ad Allan, con una certa scortesia, di vigilare bene che nessuno se ne appropri mentre disbriga le sue necessità. Mai avrebbe pensato, il biondo, quanto gli sarebbe costata questa fiducia malriposta e quella necessità fisiologica. La corriera per-non-si-sa-dove sta partendo, infatti. Allan non può perderla se vuole seminare la megera che ha già dato l'allarme, e così vi sale, naturalmente portando con sé quella grossa, misteriosa valigia. E non sa ancora che quel biondino scialbo è un feroce criminale pronto a tutto per riprendersi la sua valigia e fare fuori l'arzillo vecchietto. Un centenario capace di incarnare i sogni di ognuno, pronto a tutto per non lasciarsi scappare questo improvviso e pericoloso dono del destino.

La mia opinione: "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" è un romanzo svedese, dal titolo originale e ammiccante, come pure la simpatica cover. L'autore ha avuto in patria moltissimo successo ed è stato paragonato come stile al famoso (e molto amato anche in Italia) Arto Paasilinna. Quest'ultima affermazione mi aveva resa restia ad affrontare la lettura, perché di Paasilinna ho letto due libri e non li ho trovati adatti ai miei gusti, a causa dello stile di scrittura troppo semplice, quasi infantile (ma nel senso negativo del termine) e con un umorismo che sinceramente non riuscivo a capire.
Ma fin dalle prime pagine di lettura di questo libro sono stata felice di constatare che lo stile di scrittura dell'autore Jonas Jonasson, seppur anch'esso semplice e scorrevole, risulta piacevole e l'umorismo sottile (nonostante l'umorismo svedese sia molto particolare e diverso dal tipo di umorismo che a cui sono abituata) è riuscito a conquistarmi. Non dico che sia un libro che fa sbellicare dalle risate, questo no, però ci sono situazioni e battute capaci di strappare più di un sorriso. Poi come non rimanere affascinati dalla trama alla base del romanzo? Un anziano signore di cento anni che il giorno del suo compleanno decide di scappare dalla casa di riposo. Ha pochi soldi in tasca, porta delle ciabatte ai piedi, non ha nessuna meta, ma un temperamento niente male, che lo porta ben presto ad imbattersi in una misteriosa valigia (che giustamente decide di rubare ad un ragazzo, non si sa mai che contenga un paio di scarpe decenti e degli abiti caldi) e da lì partiranno una serie infinita di coincidenze e incidenti di percorso vari che daranno vita ad una commedia degli equivoci eccezionale, solare ed allegra, un po' umoristica, a tratti surreale, spesso anche grottesca, con intrecci a non finire, che accompagnerà il lettore in una lettura di svago puro, rilassante e gradevolissima. Sono 446 pagine, ma scorrono veloci al tal punto che ho terminato il romanzo in soli due giorni.


E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover : La cover italiana è molto carina, sicuramente insieme al titolo gioca un ruolo di attrattiva importantissimo. Le altre cover di questo libro sono:
cover svedese

cover olandese
cover tedesca
Nonostante tutte abbiano delle attinenze con la storia devo dire che preferisco la versione italiana!


Stile di scrittura: La scrittura è scorrevole, semplice, venata di una particolare ironia che personalmente ho molto apprezzato!

Idee alla base della storia: L'idea di base è formidabile, mai avrei pensato ad una rocambolesca avventura con un protagonista centenario! Certo, a tratti il romanzo è surreale, ma la trama è comunque ben congeniata e credibile. Di solito non vado matta per il genere surreale, ma in questo caso ho trovato la dose di surrealtà ben calibrata e non eccessiva, ne sono rimasta soddisfatta.

Caratterizzazione dei personaggi: I personaggi sono variegati e bizzarri, caratterizzati sufficientemente considerando il fatto che come tipo di romanzo non richiede una grande introspezione, dato che la sua caratteristica principale è divertire e intrattenere il lettore.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Tutto bene! Ottimo. Il testo è privo di refusi.



voto:



Acquisto consigliato? Se già conoscete e amate lo humor delle strampalate commedie svedesi in stile Paasilinna, vi consiglio di non perdere questo romanzo, che, a mio avviso, è di livello superiore (più divertente e gradevole) rispetto al tanto acclamato Paasilinna, anche se come lettura è leggermente più impegnativa e più corposa. Ma anche se come me non ne andate matti, io ve lo consiglio ugualmente, potreste rimanere piacevolmente sorpresi dalla freschezza narrativa e dalla simpaticissima storia di questo arzillo ed esuberante vecchietto.

venerdì 8 aprile 2011

commenti ai libri: AVEVO 12 ANNI, HO PRESO LA MIA BICI E SONO PARTITA PER ANDARE A SCUOLA

"Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola" di Sabine Dardenne

Editore: Bompiani
Prima edizione italiana: 2004
Pagine: 164

Sinossi: "Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola..." Comincia così, con semplicità sconvolgente, il racconto di Sabine Dardenne, sopravvissuta a ottanta giorni di prigionia nel covo sotterraneo di Marc Dutroux, il "mostro di Marcinelle". Rapita il 28 maggio del 1996, condotta nels offocante cunicolo della cantina della "casa degli orrori", Sabine ha ancoracon sé la cartella di scuola, l'unico, fragile legame con il mondo esterno e la sua infanzia rubata. Ed è nei fogli dei suoi quaderni che Sabine trova la forza per non impazzire, scrivendo lettere disperatamente lucide alla madre e annotando l'incubo delle violenze, delle sevizie, delle minacce subite.

Commento: E' una storia vera, un fatto di cronaca che uscì sui giornali e alla tv, ma che io proprio non mi ricordavo perché quando tutto ciò successe, nel 1996, ero ancora troppo piccola per capire certe cose. Poi però quando in libreria ho visto questo libro ne sono rimasta attratta e mi è venuta la curiosità di saperne di più a causa del titolo: "Avevo 12 anni, ho preso la bici e sono partita per andare a scuola". Come frase in realtà è molto innocua, ma ho subito capito che c'era di più del significato letterale e che in realtà celava qualcosa di terribile. E' stato questo l'imput che mi ha fatto comprare il libro. Volevo conoscere la storia di questa ragazza, Sabine. I giorni di prigionia da lei raccontati (nonostante non descrivano i particolari delle violenze subite, ma le lascino immaginare) mettono i brividi, e più di una volta durante la lettura mi veniva la claustrofobia soltanto all'idea di immedesimarmi e pensare a cosa doveva provare nella sua cella sotterranea. Le lettere scritte ai genitori poi sono proprio strazianti, mettono il magone e riempiono gli occhi di lacrime. Quello che però mi ha lasciato un po' perplessa è stato il comportamento di Sabine una volta uscita da quell'inferno. Non voglio svelare troppe cose sul libro però il suo atteggiamento di rancore nei confronti della sua famiglia non mi è piaciuto. Ho sempre pensato che una persona sfuggita alla morte avrebbe dovuto apprezzare di più tutto quello che prima aveva e dava per scontato, ma nel caso di Sabine così non è stato e io ho avvertito (nelle sue parole risentite durante la seconda parte del libro) solo tanto astio e insofferenza verso tutto e tutti. Forse è per il fatto che nessuno in realtà può capire veramente cosa deve avere passato, forse è per la rabbia repressa e che non ha mai voluto sfogare in pubblico, né con i suoi familiari, né con uno psicologo perché secondo lei parlarne era peggio. Io non mi sento di giudicarla, però questo piccolo appunto lo dovevo fare perché sono le sensazioni che ho avuto leggendo la sua storia. Una triste storia.

voto: 

domenica 3 aprile 2011

commenti ai libri: UOMINI E TOPI

"UOMINI E TOPI" di John Steinbeck

Editore: Bompiani
Prima edizione italiana: 1939
Pagine: 128

Sinossi: E' la storia tragica e violenta di due braccianti che lavorano in un ranch della California, il grande Lennie, gigante buono e irresponsabile, e il saggio George, guida e sostegno dell'amico nella vana resistenza alla miseria del mondo.


Commento: Un breve e crudo romanzo, con dei bei dialoghi (forse un po' ripetitivi) che entrano nel cuore. Le descrizioni ambientali sono semplici ma evocative, la vita dei lavoratori del Ranch solo abbozzata e di sfondo alla storia che vuole raccontare ben altro. Di certo, il punto di forza del romanzo non è provocare sorpresa nel lettore, dato che il triste epilogo appare evidente fin da subito e pende sulla testa dei protagonisti come una spada di Damocle. Sarà che a me le tragedie annunciate mi lasciano piuttosto indifferente, quindi da questa prospettiva il romanzo non mi ha entusiasmata. Sono coscente del fatto però che il punto di forza sta invece nella scrittura: Steinbeck ha uno stile (se pur molto essenziale) che incanta e ne sono rimasta sopresa. Non avevo mai letto niente di questo autore, ma probabilmente leggerò anche dell'altro appena ne avrò l'occasione.

voto:



Consigliato a: chi ama i romanzi di formazione reali ed essenziali.