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venerdì 20 dicembre 2019

Recensione: RACCONTI DI NATALE di Charles Dickens

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.

PS= l'edizione che recensisco è quella che effettivamente ho letto. Ci tengo a specificarlo perché per quanto riguarda i classici leggere un'edizione piuttosto che un'altra può fare la differenza. Il libro l'ho letto un anno fa, a Dicembre 2018.



Titolo: Racconti di Natale
Autore: Charles Dickens
Editore: Newton Compton
Traduttore: M. Sestito
Data di pubblicazione: Novembre 2017
Pagine: 343
Genere: raccolta di racconti
Acquista: https://amzn.to/8822709

Sinossi: Scritti tra il 1843 e il 1848, i "Racconti di Natale" costituiscono uno straordinario spettacolo narrativo metafisico e magico. Con le sue storie animate da fantasmi, folletti e fate, Dickens affida alla scrittura il compito di rappresentare la qualità mutevole e fluttuante del reale, dimostrando la labilità del confine tra vero e apparente, la difficoltà di definire ciò che gli occhi vedono, di comprendere ciò che le parole dicono. Come nei romanzi, anche qui l'autore svela l'altra faccia del mito del progresso, ritraendo l'Inghilterra della disoccupazione e del malessere sociale, Londra con le sue case fatiscenti e le sue strade degradate; la vita raffigurata non è però mai talmente cupa e disperata da non consentire spazi al sorriso o alla risata liberatoria, al comico e al grottesco. Dickens progetta le sue utopie natalizie, facendo ravvedere gli indifferenti e i malvagi e, grazie all'intervento di spiriti benevoli, agli umili è consentito il lieto fine, in stanze rallegrate dall'agrifoglio, davanti a tavole finalmente stracolme di cibo.


La mia opinione: Si tratta di un totale di 5 racconti, pensavo che leggerli mi avrebbe occupato poco tempo e invece si è dimostrata un’impresa abbastanza ardua.
Io solitamente amo Charles Dickens, ma questi racconti, non so se per colpa della traduzione, li ho trovati indigesti.
Si salva assolutamente “Canto di Natale”, che tra l’altro già conosco piuttosto bene ed è quindi stata una rilettura. “Canto di natale” vale decisamente tutto il libro, è un racconto bello e originale, con al suo interno un protagonista indimenticabile, mentre gli altri racconti li ho trovati mediocri, hanno uno stile un po’ pesante, sono tutti caratterizzati da un estremo buonismo natalizio che va bene a piccole dosi ma alla lunga stanca.
Tra questi ammetto che il racconto "le campane" non ce l’ho fatta a finirlo, mentre gli altri raconti (“il grillo del focolare” “la battaglia per la vita” e “il patto col fantasma”) li ho letti ma non mi hanno entusiasmata.
Ognuno di questi racconti, hanno degli intermezzi piacevoli, e dei personaggi ben caratterizzati e interessanti, ma nel contempo ho avuto delle difficoltà ad appassionarmi alle storie.
Concedo il beneficio del dubbio che sia stata l'edizione a non essere ottimale e mi riservo di affrontare nuovamente i racconti in futuro in un'altra edizione per capire se magari cambiando edizione cambierà anche la mia opinione su di essi.

voto:


venerdì 30 novembre 2018

Mini recensione: LA BANCONOTA DA UN MILIONE DI STERLINE - Mark Twain

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: La banconota da un milione di sterline
Autore: Mark Twain
Collana: Piccoli mondi
Editore: ABEditore
Data di pubblicazione: Gennaio 2016
Pagine: 86
Acquista: https://amzn.to/2QrKRK1

Info: In questa edizione ABEditore vi è sia la storia "La banconota da un milione di sterline" che il racconto breve (di qualche pagina) "Il mio orologio".


La mia opinione: La storia che fa da titolo al libro è una storia surreale e lievemente umoristica, che ricorda la scommessa tra i due uomini facoltosi del film "Una poltrona per due" (chiaramente l'idea di base del film è stata presa da questo racconto di Twain, anche se a parte questo i contenuti sono diversi). I risvolti della storia sono un po' ingenui, ma in definitiva risulta una lettura piacevole. Un plauso particolare va alla veste grafica del libro, curata in ogni dettaglio, sia dentro che fuori, che lo rende un piccolo gioiello da collezione.

voto:



martedì 8 maggio 2018

Recensione: PRIMO AMORE, ULTIMI RITI - Ian McEwan

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Primo amore, ultimi riti
Autrice: Ian McEwan
Traduzione: S. Bertola
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: prima edizione 1979
Pagine: 153
Prezzo: 13,00 euro

Sinossi: 8 racconti:
- Fatto in casa
- Geometria solida
- L'ultimo giorno d'estate
- Cocker a teatro
- Farfalle
- Conversazione con l'uomo dell'armadio
- Primo amore, ultimi riti
- Travestimenti


La mia opinione: Facendo una somma, questi racconti li ho trovati piuttosto interessanti, a parte "Cocker a teatro" che è stato davvero inutile, tutti gli altri, mi sono abbastanza piaciuti. Le tematiche sono sempre piuttosto forti, con un senso perpetuo di inquietudine sottilmente trasgressiva e nessuna morale, e questo mi piace. Ho trovato inoltre lo stile di ogni racconto particolare, e lo sviluppo centrale della storia prende proprio come si stesse leggendo un romanzo. Il problema di ogni racconto scaturisce nei finali, che appunto, non trattandosi di romanzi, sono tutti molto bruschi, come delle storie tagliate sul più bello. Questo mi ha irritato ed è il motivo per cui solitamente non leggo i racconti: non riesco ad apprezzarli per quello che sono, sembrano bozze di romanzi incompiuti. E purtroppo anche in questo caso non posso che confermare l'amara sensazione. Ci sono dei racconti a mio avviso davvero molto validi, da cui l'autore avrebbe potuto ricavare dei romanzi sensazionali, come ad esempio l'ultimo racconto "travestimenti" che è quello che ho preferito in assoluto e che è invaso da un'atmosfera sottilmente inquietante e deliziosa, con i suoi riti del tè pomeridiani, la regola incontestabile del travestirsi per cenare; sarebbe stato oltremodo interessante scoprire come si sarebbe evoluto il rapporto tra zia e nipote durante gli anni e se altre regole bizzarre si sarebbero aggiunte alla routine quotidiana. Ma anche "Fatto in casa", in cui il confine invalicabile tra fratello e sorella viene violato, sarebbe stato interessante proseguirne la storia per vederne gli sviluppi e le conseguenze. E in "Conversazioni con l'uomo dell'armadio", la storia è talmente grottesca che in questo caso avrei davvero voluto vederla scritta nuovamente dall'inizio, narrata con più calma, con più particolari, e vivere più a lungo in quella situazione opprimente, che però diventa per il protagonista come la più autentica delle normalità ed è come un nido sicuro e confortevole da cui non vorrebbe più emergere. Anche le altre storie che non ho citato hanno del potenziale per un possibile sviluppo più approfondito, ma queste tre in particolare hanno del potenziale assolutamente incredibile, ed è un peccato quasi mortale averle relegate a semplici racconti.

Consigliato? Sì, se vi piacciono i racconti sicuramente questa è una raccolta di qualità, nonostante sia una delle prime opere dell'autore non si percepisce una scrittura acerba, ma al contrario è una scrittura molto interessante e già matura dove prendono vita ossessioni e atmosfere inquietanti.



voto:

mercoledì 16 agosto 2017

Mini Recensione: L'INVENTORE DI SOGNI - Ian McEwan

La mia breve recensione su "L'inventore di sogni" di Ian McEwan.


Titolo: L'inventore di sogni
Autore: Ian McEwan
Traduzione: S. Basso
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (ristampa)
Pagine: 117
Prezzo: 9,00 euro

Sinossi: Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici.


La mia opinione: Pensavo che fosse un romanzo, invece è una raccolta di racconti. Il protagonista è sempre lo stesso, ma si tratta comunque di racconti, perché gli avvenimenti sono scollegati l'uno dall'altro. Questo mi ha un po' delusa perché come formula narrativa non fa per me, non mi cattura. E' scritto bene, ciò che mi ha positivamente colpita è la capacità dell'autore di descrivere le sensazioni e gli stati d'animo del protagonista in maniera perfettamente realistica e credibile. Però i racconti non mi hanno colpita. Li ho trovati banali e ripetitivi. E soprattutto ho trovato estremamente ripetitivo il fatto che la maggior parte di queste storie abbiano come elemento comune il sogno del protagonista di trasformarsi in qualcun altro.



voto:

venerdì 1 aprile 2016

Recensione: IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW E ALTRI RACCONTI - Washington Irving

La mia recensione al libro "Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti" di Washington Irving.

 
Titolo: Il mistero di Sleepy Hollow e altri racconti
Autore: Washington Irving
Traduzione: C. Vatteroni
Editore: Newton Compton
Pagine: 343
Data di Pubblicazione: 2006
Prezzo: 5,00

Sinossi: Lungo le strade polverose che, dalla baia di New York, conducono tra le valli della contea di Westchester, si aggira la figura inquieta di un soldato misterioso, un cavaliere dell'Assia a cui un colpo di cannone ha fatto saltare la testa nel corso di una delle tante battaglie senza nome della guerra civile americana. Devoto alle virtù del progresso e alla forza della ragione, anche Ichabod Crane, uno strano maestro di scuola, si mette in viaggio. La sua meta è Tarrytown, una piccola colonia olandese. Qui Crane scoprirà che la passione ha il volto bellissimo della giovane Katrina Van Tassel e che gli uomini disposti a negargli la possibilità di realizzare i suoi sogni possono essere spietati come Abraham Van Brunt, suo rivale in amore. Il cavaliere dell'Assia continua a battere la campagna di Tarrytown in groppa a un possente stallone nero, condannato da un sortilegio che lo spinge a decapitare chi intralcia il suo cammino. Crane, accecato dall'amore, non da retta alle mille voci che definiscono i contorni di questa leggenda. E così, in quello che resta il più celebre racconto di Washington Irving, insieme al cuore, il protagonista rischia di perdere anche la testa.


La mia opinione: Leggendo in rete varie recensioni su questo libro mi consolo per il fatto di non essere stata l'unica a essere stata "fregata" da una cover e da un titolo completamente fuorvianti come questo. E il motivo per cui mi sono sentita "fregata" è semplice: ho acquistato questo libro pensando di trovare una raccolta di racconti come "Il mistero di Sleepy Hollow". Pensavo di trovare altre storie del genere, non dico per forza dello STESSO genere ma comunque storie di fantasia. Invece questa raccolta di Irving altro non è che "un taccuino degli schizzi" (da qui il titolo originale "The Skeetch Book of Geoffrey Crayon"). Non è un libro di storie, ma un libro di pensieri di viaggio, dato che l'autore fu per molti mesi ospite in Europa nei primi anni dell'800, questo non è altro che una specie di diario con le sue considerazioni personali ad avvenimenti che ha assistito. Queste "storie" (se così possono essere definite, ma secondo me non dovrebbero esserlo) sono scritte in modo scolastico, come un tema, e purtroppo sono tutto fuorché interessanti. Anzi, sono noia allo stato puro. Si tratta di argomenti non più attuali che possono essere interessanti solo se letti sotto forma di romanzo o racconto di fantasia, ma credetemi, scritti nel modo in cui sono scritti non lo sono. In questo "taccuino degli schizzi" tra i pensieri di viaggio ci sono anche tre racconti di fantasia, che sono gli unici tre racconti a meritare di essere letti, ovvero: "Il mistero di Sleepy Hollow" (che FURBESCAMENTE fa da titolo al libro e ne illustra la copertina con una immagine del film), "Rip Van Winkle" e "Lo sposo fantasma". Questi, credetemi nuovamente, sono gli unici racconti di questa raccolta che meritano di essere letti, ma contano poche pagine, farete presto a finirli. Tenete presente che in totale i racconti di questo libro sono ben 33, quindi 3 racconti leggibili su 33, una media davvero bassa. A mio avviso non vale la pena l'acquisto del libro.


voto:

mercoledì 31 dicembre 2014

Recensione: LA LOTTERIA - Shirley Jackson

La mia recensione su "La lotteria" di Shirley Jackson.





Titolo: La lotteria
Autrice: Shirley Jackson
Traduzione: Franco Salvatorelli
Editore: Adelphi
Data di pubblicazione: Aprile 2007
Pagine: 82
Prezzo: 8,00 euro

 
Sinossi: Il racconto di Shirley Jackson intitolato La lotteria ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul «New Yorker», nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno – come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di «brividi sommessi e progressivi» – come diceva Dorothy Parker –, che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché «finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio».


La mia opinione: Pensavo che in questo libro ci fosse solo una storia e invece contiene 4 racconti brevi: "La lotteria", "Lo sposo", "Colloquio", "Il fantoccio". Diciamo che io e i libri di racconti non andiamo molto d'accordo perché i racconti mi lasciano sempre un po' insoddisfatta e anche in questo caso è stato. Intendiamoci, come stile di scrittura la Jackson mi piace tantissimo, ho adorato il suo libro "Abbiamo sempre vissuto nel castello", ma in poche pagine è difficile riuscire a trasmettere forti emozioni come invece è capace nei suoi romanzi.
Il racconto "La lotteria" da cui è stato tratto il titolo e quindi il più famoso dei quattro racconti ricorda moltissimo il giorno della mietitura di Hunger Games e per questo mi è piaciuto, sicuramente l'autrice di Hunger Games avrà tratto una piccola ispirazione per la sua opera da questo racconto. Se devo dare un voto gli do un 4 stelle scarse...
Ma il più bel racconto di tutti per me è stato il secondo (Lo sposo). Qui per me la Jackson ha fatto uno splendido lavoro, il racconto è anche il più lungo dei quattro e quindi decisamente il migliore, infonde inquietudine crescente ed è scritto benissimo in ogni sua parte, se devo dare un voto a questo do un 5 stelle piene e credetemi non è una cosa usuale per me apprezzare tanto un racconto di sole 30 pagine.
Purtroppo i restanti due racconti non mi sono piaciuti per niente. "Colloquio" conta solo 5 facciate, non ho avuto neanche il tempo di capire a cosa l'autrice volesse riferirsi che era già terminato bruscamente, per me davvero troppo bruscamente, non ne ho capito il senso. Il racconto "Il fantoccio" invece è un pochino più lungo, conterà una decina di pagine al massimo, ma comunque non mi è piaciuto. Anche qui, nonostante abbia capito il senso, non mi ha per nulla inquietata e per nulla appassionata. Purtroppo questi ultimi due racconti si aggiudicano 1 stella sola, massimo 2 stelle per "Il fantoccio" che forse avrebbe potuto essere più incisivo se fosse durato un po' di più. In definitiva, grazie ai primi due racconti che ne hanno risollevato le sorti, questa piccola racconta si merita una sufficienza stiracchiata, adatta giusto agli appassionati dell'autrice, niente di più che un gadget da esporre in libreria insieme agli altri due suoi romanzi.




voto:


Acquisto consigliato? Se avete già letto almeno uno dei romanzi scritti dall'autrice e ne siete rimasti entusiasti allora vale la pena avere anche questa piccolissima raccolta, in ricordo di una grande autrice del passato, e quindi adatta a mio giudizion solo per i FAN.

giovedì 29 dicembre 2011

mini-recensioni: LA METAMORFOSI E ALTRI RACCONTI

Siccome domani parto x 2 giorni in montagna passo di fretta per la mia ultima recensione dell'anno, che stavolta sarà "mini", dato che è un libro che ho letto per mio sfizio personale e sul quale non ho sinceramente molte cose da dire.
Recensione del libro "La metamorfosi. E altri racconti" di Franz Kafka.

Titolo: La metamorfosi. E altri racconti
Autore: Franz Kafka
Traduzione: Rodolfo Paoli ed Ervinio Pocar
Postfazione: Pietro Citati
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: Ottobre 2011
Pagine: 268
Prezzo: 13,00 euro

Sinossi: Nell'autunno del 1912, a Praga, tra 17 novembre e il 7 dicembre, Franz Kafka scrisse "La metamorfosi", l'incubo sotterraneo e letterale di Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che si sveglia un mattino dopo sogni agitati e si ritrova mutato in un enorme insetto. La speranza di recuperare la condizione perduta, i tentativi di adattarsi al nuovo stato, i comportamenti familiari e sociali, l'oppressione della situazione, lo svanire del tempo sono gli ingredienti con i quali l'autore elabora la trama dell'uomo contemporaneo, un essere condannato al silenzio, alla solitudine e all'insignificanza. Con uno scritto di Pietro Citati.
Commento: Come al solito i racconti non sono il mio forte, non riesco a trovare il giusto feeling. I racconti in questa raccolta di Kafka sono un po' criptici, deliranti, alcuni talmente corti da essermi passati di mente subito dopo aver girato pagina, altri non li ho capiti, e altri ancora hanno avuto un finale molto deludente che mi hanno lasciata interdetta. Come il racconto "Il medico di campagna" o "La condanna" che subito mi stavano piacendo e stavo riuscendo ad entrare in sintonia con l'autore, ma ad un certo punto hanno preso una piega strana, sono diventati caotici e farneticanti, con un finale assurdo. Sicuramente il racconto migliore (e l'unico che dal mio punto di vista riesce ad avere un peso tangibile) è "La metamorfosi". Più che un racconto un romanzo breve, ed è forse a causa della sua lunghezza che sono riuscita a metabolizzarlo meglio degli altri, mi ha dato modo e tempo di ragionare e l'ho trovato (strano ma vero) gradevole. Il "mostro", l'insetto in cui si è trasformato il protagonista della storia non ha destato in me nessun sentimento di angoscia o raccapriccio. La vera angoscia la si prova nei confronti della famiglia di lui, incapace di accettare il suo stato, incapace di provare sentimenti d'affetto, incapace di accudirlo, capirlo, o solo toccarlo. Ecco, mi ha fatto provare rabbia e una sensazione di impotenza, e il finale non mi è piaciuto, anche se ho capito benissimo le intenzioni dell'autore e ho capito che quel finale era l'unico possibile nella sua visione claustrofobica del mondo. Quindi voto 4 stelle a "La metamorfosi", ma 1 o 2 stelle a tutti gli altri racconti.

PS= L'edizione del libro che ho letto è molto carina, fa parte della serie CULT degli Oscar Classici Mondadori, e la postfazione a cura di Pietro Citati l'ho letta e l'ho trovata interessante, di solito non amo leggerle, ma questa mi è piaciuta.


voto:

Acquisto consigliato? Come tutti i classici va letto!!! I classici vanno letti TUTTI!!! ;-) Anche se ovviamente non tutti potranno incontrare i vostri gusti. A tal proposito mi scuseranno quindi gli amanti di Kafka, se non sono riuscita a digerire i suoi racconti lucidi e deliranti al tempo stesso, probabilmente è colpa mia che non sono riuscita a cogliere le giuste metafore.

giovedì 22 dicembre 2011

commenti ai libri: THE KISSING GAME

Recensione del libro "The kissing game" di Aidan Chambers.


Titolo: The kissing game. Piccole ribellioni quotidiane
Autore: Aidan Chambers
Traduzione: Duccio Viani
Editore: Giunti (collana Extra)
Data di Pubblicazione: 26 Ottobre 2011
Pagine: 189
Prezzo: 10,00 euro
Sinossi: Sedici storie di "sfide", intervallate da brevi, fulminanti dialoghi. Storie di ragazzi che affrontano la vita nel difficile momento dell'adolescenza. Racconti che spaziano su temi e stili diversi: dalla strana giornata di libertà in cui Cindy, grazie all'incontro con Paul, giovane pittore in erba, riesce a trovare se stessa; alle avventure di un'animatrice travestita da "canguro"' nel parco dei divertimenti locale; alla lettera di un giovane studente al suo professore di ginnastica, in cui il ragazzo chiede, usando argomenti particolareggiati e convincenti, di essere esonerato dalle lezioni di educazione fisica. Non manca la classica "ghost story" in perfetto stile anglosassone, in cui Martin, un adolescente in vacanza coi genitori, vede una torre che nessun altro riesce a vedere; o la drammatica storia dell'incontro di James, affetto da timidezza cronica, con la sua nuova vicina di casa, Rosie Bell, una ragazza problematica. La raccolta conta anche la prima storia scritta dall'autore quando aveva quindici anni, incentrata sulla perdita del nonno minatore.

Commento: i racconti non sono il mio formato letterario preferito. Mi ritengo infatti una lettrice dai gusti molto classici: adoro i romanzi! Tutto il resto (testi teatrali, saggi, manuali self-help, libri umoristici o di satira politica) ho scoperto che non fa proprio per me. Ma con i racconti devo dire che ci riprovo sempre.
"The kissing game" aveva delle grosse potenzialità, ma, nonostante sia stata una lettura piacevole, non è riuscito a convincermi del tutto. Il libro è diviso in 16 racconti, di cui però solo 5 sono stati abbastanza lunghi da riuscire ad attrarre la mia attenzione e ad appassionarmi alle vicende narrate. Sono storie molto valide, con uno stile di scrittura fluente ed accattivante, che riesce ad appassionare il lettore facendolo immedesimare completamente nella storia. Ma il mio problema sta appunto nella lunghezza. Quando una storia mi piace, vorrei che continuasse, che avesse uno svolgimento e un finale soddisfacente. Per me è estremamente irritante vederle terminare proprio sul più bello, quando vorrei saperne di più. Mi da l'impressione di un qualcosa di incompiuto, tagliato di netto senza una valida conclusione. I racconti che mi sono piaciuti di più sono stati: "Una giornata tutta per sè", "Il canguro", La torre", "Il gioco dei baci" e "Il rifugio". Però la sensazione è stata di non essere entrata davvero nel vivo della storia, di non averla assaporata completamente come mi sarebbe piaciuto, ma di averne avuto solo un piccolo assaggio, come leggere i primi capitoli di un libro e poi scoprire che capitoli successivi non ci sono... spariti nel nulla! Non ne sono rimasta soddisfatta.
Inoltre c'è da dire che i racconti più lunghi sono intervallati da alcuni mini-racconti, una sorta di esperimento letterario che (l'autore lo spiega a fine libro) si chiama "Flash Fiction". Una forma di letteratura contemporanea che non supera le 1000 parole. Vengono definiti come lampi di luce, scintille, che permettono di osservare rapidamente un'intera scena, una persona o un avvenimento. E' stato come assistere a una piccola scenetta a teatro, ma, per quando questa forma stilistica possa essere all'avanguardia, devo ammettere che non mi ha minimamente conquistata, non mi ha lasciato nulla. Per me l'esperimento di queste "Flash Fiction" non è riuscito.

E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover (che non influenza il giudizio sul libro): La cover l'ho trovata molto carina, dalla linea semplice e raffinata. Promossa!

Stile di scrittura: Lo stile di scrittura è fluente e scorrevole. Certamente incisivo nel fare immedesimare il lettore in poche righe, ma per me non è bastato a colmare il vuoto creatosi alla fine di ogni racconto.

Idee alla base della storia: Ci sono alcune storie davvero originali e meritevoli, che però mi sarebbe piaciuto fossero rielaborate in forma di romanzo. Per me nella forma di racconto non rendono come avrebbero reso nella loro forma più estesa ed esauriente.

Caratterizzazione dei personaggi: Essendo racconti i personaggi sono solo abbozzati, però è interessante scoprire come si riesca ugualmente a farsi un immagine di loro nella mente. Non c'è dubbio: l'autore ha del talento, peccato averlo conosciuto con dei racconti.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Mi è sembrato tutto ben curato, esente da refusi.

voto:

Acquisto consigliato? Se siete tra quei lettori a cui generalmente piacciono i racconti mi sento assolutamente di consigliarvi questo libro, perché l'autore scrive molto bene. Ma se, come me, i racconti non sono mai riusciti a convincervi, non credo che questo libro possa farvi cambiare idea. Io gli ho dato come voto la sufficienza, perché comunque non è male, ci sono anche alcuni spunti interessanti, ma non mi ha conquistata.

lunedì 26 settembre 2011

commenti ai libri: TOKYO DECADENCE

Ecco la mia recensione al libro "Tokyo decadence" di Ryu Murakami (assolutamente da non confondere con Haruki Murakami, che è un autore di stampo totalmente differente)

Titolo: Tokyo decadence
Autore: Ryu Murakami
Traduzione: Y. Otake, M. Fiocca
Editore: Mondadori
Prima edizione italiana: 2004
Pagine: 166
Prezzo: 9,00 euro

Sinossi: In una Tokyo in piena decadenza, giovani schiave del sesso a pagamento tentano di conservare un briciolo di dignità tra un incontro erotico e l'altro. Tutto ciò che trovano, però, è umiliazione, perversione, brutale sopraffazione fisica e il più assoluto vuoto emotivo e sentimentale. Non ci sono tracce di umanità nella capitale giapponese, e l'unica via di fuga è riposta nel passato, nel ricordo di un'infanzia spensierata che diventa una mitica età dell'oro, o nella disperata e vana ricerca del vero amore. Nelle pagine di questo libro il ritratto spietato e lucidissimo di ua degradate discesa agli inferi collettiva, sullo sfondo di una metropoli alienante che riduce le persone a semplici corpi, strappando loro l'anima.

Commento: Ho letto questo libro attirata da una pura curiosità. Solitamente amo i libri giapponesi e questo, (romanzo più famoso di Ryu Murakami, considerato dalla critica una delle opere più importanti del panorama letterario erotico postmoderno e dal quale nel 1992 è stato tratto un film) dal contenuto della trama, mi ispirava molto. Mi sono detta: se ne è stato tratto un film vuol dire che effettivamente è una storia che merita. Errore. Quando l'ho letto (poi me ne sono accorta dopo) non sapevo che la trasposizione cinematografica è stata fatta dallo stesso Ryu, che ne è regista, sceneggiatore e produttore. Bella forza, ora si spiegano tante cose!!!
Partiamo dal fatto che, anche se non era specificato da nessuna parte, questo non è un vero e proprio romanzo, ma una raccolta di racconti (che poi per il film ne hanno fatta una storia unica). Non me ne ero accorta subito, pensavo che il libro fosse suddiviso in capitoli; e invece no: ogni titolo sta ad indicare una nuova storia con una nuova protagonista. Come scelta stilistica l'ho trovata superflua, perché alla fine le protagoniste sono tutte prostitute e fanno più o meno tutte le stesse cose, il fatto che appartenessero a storie diverse, anche se similissime, mi ha confuso parecchio le idee. Ma col senno di poi, sono arrivata alla conclusione che questo difetto, anche se inizialmente mi aveva irritata, è un'inezia a confronto con tutti gli altri difetti ben più gravi che ci sono.
Lo stile narrativo di questo libro è meccanico, sterile, freddo, senza sentimenti di nessun tipo e infinitamente noioso! Per non parlare poi del contenuto intrinseco delle varie storie che ne compongono la trama: storie senza senso, prive di alcuno spessore, con personaggi che sembrano marionette ritagliate dal cartone delle scatole dei cereali, che compiono azioni sconnesse e dettate dal caso; come se le decisioni che prendono non siano frutto di ragionamento, ma di una sortita nella boccia di vetro di una (pessima) lotteria.
E poi vogliamo parlare del fatto che questo libro sarebbe categorizzato come erotico? Io di erotismo non ne ho percepito nemmeno un briciolo. Semmai, proprio a voler essere generosi, si potrebbe definire pulp (e forse grottesco), ma non vorrei offendere quei libri pulp (e grotteschi) degni di questo nome, perché "Tokyo decadence" in realtà non è degno di essere categorizzato neanche lì. Nella quarta di copertina del libro si fanno riferimenti ad aggettivi come "decadenza", "perversione" e "degrado", quindi io ne ero ben conscia e non mi aspettavo storie di cieli azzurri e fiorellini, niente affatto, ma mi aspettavo una lettura dai contenuti forti e che facesse provare forti emozioni, anche negative. Le scene forti ci sono, ma non rendono. Infatti io non ho provato assolutamente niente di niente, speravo solo che il libro finisse il prima possibile perché mi stavo annoiando terribilmente. Tutta questa perversione, è descritta talmente meccanicamente e asetticamente che non riesce a suscitare neanche sentimenti di indignazione e di schifo.

E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:

Cover (che non influenza il giudizio sul libro): La cover è stata tratta da un fotogramma del film ed è infatti indicata. Uno degli unici aspetti positivi del libro.

Stile di scrittura: Distaccato. Noioso. Asettico. Si provano più emozioni a leggere le etichette sulle confezioni degli shampoo.

Idee alla base della storia: Non capisco proprio dove l'autore volesse andare a parare con la stesura di questo libro. La trama non esiste, le azioni sono confuse e senza senso. E' solo una massa informe di perversione fine a sé stessa, ma che a leggerla non fa né caldo né freddo.

Caratterizzazione dei personaggi: si può trovare più personalità e carisma in una carcassa in putrefazione. Scusate la metafora di cattivo gusto.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Sarei molto felice di poter affermare che la colpa di questo scempio narrativo è imputabile ai traduttori della versione italiana. Ma  no, questo non è un caso di "lost in translation". Purtroppo, l'unico ad essersi perso, è lo stesso Ryu Murakami!

voto:

Acquisto consigliato? No. Non lo consiglio proprio a nessuno. Né agli amanti del Giappone (a meno che non vogliate odiarlo) e né ai seguaci di De Sade.

giovedì 7 aprile 2011

commenti ai libri: LE FIABE DI BEDA IL BARDO

"Le fiabe di Beda il Bardo" di J.K. Rowling

Editore: Salani
Prima edizione italiana: 2008
Pagine: 128

Sinossi: Il volume "Le Fiabe di Beda il Bardo" raccoglie storie scritte per giovani maghi e streghe. Sono state popolari favole serali per secoli, perciò "Il Pentolone Salterino" e la "Fonte della Buona Sorte" sono altrettanto familiari a molti studenti di Hogwarts quanto Cenerentola e la Bella Addormentata nel Bosco lo sono ai bambini Babbani (non magici). È un volume lasciato da Albus Silente a Hermione Granger nel settimo e ultimo libro della serie, "Harry Potter e i Doni della Morte", e rivela indizi cruciali per il compimento della missione di Harry volta alla distruzione degli Horcrux di Lord Voldemort. Questa edizione include le "Fiabe", tradotte dalle rune originali da Hermione Granger e illustrate dalla stessa Rowling, ma anche i commenti del Professor Albus Silente, su gentile concessione dell'Archivio dei Presidi di Hogwarts.

Commento: Questo piccolo libretto, che rappresenta l'antico libro di fiabe popolari per giovani maghi tradotto dal linguaggio delle rune da Hermione Granger, è come una piccola boccata di ossigeno per tutti coloro che hanno letto e amato la saga di Harry Potter e che ora ne sentono insopportabilmente la mancanza. Dentro le sue pagine si può ritrovare un po' dell'atmosfera magica tanto agognata e per un paio d'ore (tempo di leggere il libro) è come stare ancora un po' in compagnia di Hermione, Silente e la professoressa McGrannitt. Le fiabe sono 5 in totale: "Il Mago e il Pentolone Salterino", "La Fonte della Buona Sorte", "Il Cuore Peloso dello Stregone", "Baba Raba e il Ceppo Ghignante" e "La storia dei tre fratelli" (quest'ultima però la conoscevo già perché è presente per intero nell'ultimo libro della saga di HP). Sono 5 racconti carini e ancora più interessanti sono i commenti di Silente. Però devo dire che mi sarebbe piaciuto che fossero più di 5. Ad esempio ad un certo punto c'è un accenno alla fiaba: "Ghiozza la Capra Zozza" che però non è presente nel libro. La mia speranza è che magari prima o poi potrebbe uscire un'altro libro di fiabe magiche, chissà...

voto:

Consigliato a: tutti coloro che hanno amato la saga di HP