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martedì 5 marzo 2019

Recensione: NORWEGIAN WOOD. TOKYO BLUES - Haruki Murakami

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Norwegian Wood. Tokyo Blues
Autore: Haruki Murakami
Editore: Einaudi
Traduttore: G. Amitrano
Pubblicazione di questa edizione: Marzo 2013
Pagine: 399
Acquista: https://amzn.to/2H2h4TS

Sinossi: Per le strade di Tokyo, affollato crocevia di solitudini, Toru e Naoko, due ragazzi non ancora ventenni, camminano insieme in silenzio. Non sanno cosa dirsi, o forse hanno paura, parlando, di sfiorare il segreto che li tiene sospesi in mezzo alla folla: il ricordo di una sconvolgente tragedia che qualche anno prima li ha legati e divisi per sempre. Una struggente storia d’amore ambientata nel clima inquieto del Sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche. Scandito da una colonna sonora d’eccezione, dai Beatles ai Doors, da Bill Evans a Miles Davis, il libro è il racconto di un’adolescenza che già sfuma nel mito.


La mia opinione: Una storia che nonostante sia narrata nell’arco temporali di 2 anni e quindi attraversi tutte le stagioni a me ha ispirato nella mente come un perpetuo clima autunnale. La narrazione è a posteriori come in un lungo e nostalgico flashback ed è un romanzo di formazione tardo adolescenziale, concentrandosi proprio in quell’intermezzo dall’adolescenza a l’età adulta. E’ un romanzo molto concettuale ed etereo, narra di solitudine e tristezza, di relazioni di amicizia e di amore malinconiche che istillano un senso di precaria vacuità. Non vi è mai un vero capirsi tra i personaggi di questo libro, ma è un po’ come se cercassero di comunicare senza riuscire ad entrare davvero in comunicazione. Ognuno è come separato dagli altri da una linea di demarcazione invisibile, i tentativi di comunicare non vanno mai completamente a buon fine, ognuno rimane afflitto dai propri pensieri e dai propri problemi senza riuscire a scalfire la superficie dell’altro. Il ritmo narrativo è sempre molto pacato e introspettivo, però vi sono anche scene che risultano eccessive e disturbanti, quasi fuori luogo. Di certo non è un libro equilibrata, anzi, al contrario, l’ho trovato parecchio sbilanciato tra alti e bassi, quasi a voler ribadire la confusione mentale e l’inadeguatezza esistenziale dei personaggi.
Tra i temi ricorrenti del romanzo vi è in primo piano la depressione e il suicidio, la malattia e la morte, non è quindi un libro allegro e consiglio di astenersi dalla lettura chi è in uno stato mentale di infelicità.
PS= Vi consiglio caldamente di non leggere la prefazione, perché vi racconta nei dettagli ciò che stare per leggere.

Consigliato? Sì! Se non avete ancora letto nulla dell'autore consiglio di iniziare da qui. Questo libro è il più famoso della sua produzione e aiuta a capire un po' il suo stile anche se i suoi romanzi successivi risultano diversi.

voto:



venerdì 27 luglio 2018

Recensione: LE RAGAZZE - Emma Cline

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Le ragazze
Autrice: Emma Cline
Traduzione: Martina Testa
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Giugno 2016
Pagine: 344
Acquista: https://amzn.to/2NFGidI

Sinossi: Evie voleva solo che qualcuno si accorgesse di lei. Come tutte le adolescenti cercava su di sé lo sguardo degli altri. Un'occasione per essere trascinata via. Ma non aveva mai creduto che questo potesse accadere davvero. Finché non le vide: le ragazze. Le chiome lunghe e spettinate, i vestiti cortissimi. Il loro incedere fluido e incurante come di «squali che tagliano l'acqua». Poi il ranch, nascosto tra le colline. L'incenso, la musica, i corpi, il sesso. E, al centro di tutto, Russell. Russell con il suo carisma oscuro. Ci furono avvertimenti, segni di ciò che sarebbe accaduto? Oppure Evie era ormai troppo sedotta dalle ragazze per capire che tornare indietro sarebbe stato impossibile?


La mia opinione: Inizialmente sono rimasta spiazzata dallo stile di scrittura eccessivamente ricco, ridondante e carico di similitudini e soprattutto i primi capitoli li ho trovati un po' difficili perché la storia parte senza preamboli e tutte quelle frasi accompagnate da aggettivi superflui mi facevano perdere il senso di quello che stavo leggendo. Ma stranamente sono riuscita ad abituarmi velocemente a questa narrazione tendente al poetico, che si sofferma sui particolari enfatizzandoli, e da lì in poi la storia mi ha presa molto, inducendomi a divorare il libro in pochi giorni. Il punto di forza del libro è il saper descrivere così bene gli stati d'animo dei personaggi, riesce a far capire le perverse dinamiche emotive che hanno portato all'asservimento mentale di così tante persone verso un unico leader, riesce a far capire le debolezze umane e soprattutto si sofferma sulle debolezza delle "ragazze", perché erano "le ragazze" le vittime predilette, le seguaci più fedeli, le guerriere più accanite. Vi è sempre un rapporto di infatuazione ossessiva alla base di ogni soggiogazione e questo libro riesce ad far entrare bene nelle sue dinamiche. Le ragazze erano ossessionate dal loro leader, mentre la protagonista del libro era a sua volta era ossessionata da una delle "ragazze", rendendo la stessa sua infatuazione pericolosa come quella delle altre. Mi aspettavo però qualcosa di meglio dal finale. In quanto le vicende del finale vengono già anticipate più volte, anche all'inizio del libro, e quindi quando sono arrivata all'epilogo sapevo praticamente già tutto, e mi aspettavo che ci sarebbe stato dell'altro.

Una volta finito il libro sono andata ad approfondire le vicende in esso narrate, e ho scoperto che tutta la storia trae libera ispirazione dalla setta di Charles Manson. Ma c'è molto di più di una semplice "ispirazione", perché le vicende sono praticamente identiche! Vengono cambiati i nomi ai personaggi, vengono cambiate alcune scene, ma in pratica anche la maggior parte dei dettagli descritti (dal pulmino scolastico dipinto di nero, dal "ranch" in cui la setta viveva, dalle ambizioni musicali del leader della setta con relative "amicizie" di personaggi famosi che gli avevano fatto promesse non mantenute) sono gli stessi della storia vera di Charles Manson e "la sua famiglia hippy". Io non conoscevo nulla di Charles Manson prima di adesso, non mi ero mai informata, quindi ho letto il libro pensando che fosse una storia di fantasia, e il fatto che invece è praticamente tutta una rivisitazione di fatti di cronaca realmente accaduti mi ha provocato una punta di delusione. L'autrice si è quindi limitata ad intessere, in una storia vera e già definita, la storia di fantasia della protagonista, aggiungendo i particolari del suo sentimento di ammirazione e ossessione verso una ragazza della setta, arricchendo il tutto con il suo stile di scrittura particolare e sofisticato. La mia valutazione sul libro tiene conto solamente delle emozioni che mi ha provocato il libro durante la lettura e non delle mie riflessioni e scoperte post-lettura. Perché forse non sarebbe giusto penalizzare il libro solo perché non mi ero informata sulla veridicità della storia prima di leggerlo.

Consigliato? Sì, è decisamente un buon libro di rivisitazione romanzata di cronaca nera. Inoltre lo stile di scrittura sofisticato rende questo libro particolarmente originale. 

voto:


martedì 8 maggio 2018

Recensione: PRIMO AMORE, ULTIMI RITI - Ian McEwan

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Primo amore, ultimi riti
Autrice: Ian McEwan
Traduzione: S. Bertola
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: prima edizione 1979
Pagine: 153
Prezzo: 13,00 euro

Sinossi: 8 racconti:
- Fatto in casa
- Geometria solida
- L'ultimo giorno d'estate
- Cocker a teatro
- Farfalle
- Conversazione con l'uomo dell'armadio
- Primo amore, ultimi riti
- Travestimenti


La mia opinione: Facendo una somma, questi racconti li ho trovati piuttosto interessanti, a parte "Cocker a teatro" che è stato davvero inutile, tutti gli altri, mi sono abbastanza piaciuti. Le tematiche sono sempre piuttosto forti, con un senso perpetuo di inquietudine sottilmente trasgressiva e nessuna morale, e questo mi piace. Ho trovato inoltre lo stile di ogni racconto particolare, e lo sviluppo centrale della storia prende proprio come si stesse leggendo un romanzo. Il problema di ogni racconto scaturisce nei finali, che appunto, non trattandosi di romanzi, sono tutti molto bruschi, come delle storie tagliate sul più bello. Questo mi ha irritato ed è il motivo per cui solitamente non leggo i racconti: non riesco ad apprezzarli per quello che sono, sembrano bozze di romanzi incompiuti. E purtroppo anche in questo caso non posso che confermare l'amara sensazione. Ci sono dei racconti a mio avviso davvero molto validi, da cui l'autore avrebbe potuto ricavare dei romanzi sensazionali, come ad esempio l'ultimo racconto "travestimenti" che è quello che ho preferito in assoluto e che è invaso da un'atmosfera sottilmente inquietante e deliziosa, con i suoi riti del tè pomeridiani, la regola incontestabile del travestirsi per cenare; sarebbe stato oltremodo interessante scoprire come si sarebbe evoluto il rapporto tra zia e nipote durante gli anni e se altre regole bizzarre si sarebbero aggiunte alla routine quotidiana. Ma anche "Fatto in casa", in cui il confine invalicabile tra fratello e sorella viene violato, sarebbe stato interessante proseguirne la storia per vederne gli sviluppi e le conseguenze. E in "Conversazioni con l'uomo dell'armadio", la storia è talmente grottesca che in questo caso avrei davvero voluto vederla scritta nuovamente dall'inizio, narrata con più calma, con più particolari, e vivere più a lungo in quella situazione opprimente, che però diventa per il protagonista come la più autentica delle normalità ed è come un nido sicuro e confortevole da cui non vorrebbe più emergere. Anche le altre storie che non ho citato hanno del potenziale per un possibile sviluppo più approfondito, ma queste tre in particolare hanno del potenziale assolutamente incredibile, ed è un peccato quasi mortale averle relegate a semplici racconti.

Consigliato? Sì, se vi piacciono i racconti sicuramente questa è una raccolta di qualità, nonostante sia una delle prime opere dell'autore non si percepisce una scrittura acerba, ma al contrario è una scrittura molto interessante e già matura dove prendono vita ossessioni e atmosfere inquietanti.



voto:

lunedì 16 aprile 2018

Recensione: MISTER PIP - Lloyd Jones

Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.


Titolo: Mister Pip
Autore: Lloyd Jones
Traduzione: Andrea Sirotti
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Settembre 2007
Pagine: 218
Prezzo: 14,50 euro

Sinossi: Il tempo sospeso dell'embargo imposto a un'isoletta ribelle del Pacifico presenta alla piccola Matilda solo giorni tutti uguali; persino la lotta tra i "pellerossa", i soldati governativi, e i "rambo", guerriglieri contrari alla miniera dei bianchi, sembra destinata a sfiorare appena la vita del suo villaggio. Ma l'ultimo uomo bianco rimasto sull'isola, il bizzarro Mr Watts, ha in serbo una curiosa sorpresa per i bambini della scuola: leggerà loro il piú bel romanzo di Mr Dickens, "Grandi speranze". Combattuta tra una madre severa e religiosa, dai rari e luminosi sorrisi, e quel maestro improvvisato - eccentrico, malinconico e pieno di fantasia - Matilda trova rifugio nell'Inghilterra vittoriana, dove scopre amicizie e avventure, un mondo tutto nuovo e la cosa piú importante: la propria voce, il tesoro prezioso che non la abbandonerà mai piú. Cosa accade, però, quando i confini tra personaggi di fantasia e vita autentica si fanno più labili, quando le differenze tra scrittore e lettore diventano tanto sfumate da risultare indistinguibili? Sarà Mr Watts a cercare, con la forza del racconto, di affascinare bambini, adulti e guerriglieri, per tenere lontano dal villaggio il conflitto... Eppure a volte gli incroci tra racconto e realtà possono rivelarsi pericolosi, e anche evocare personaggi immaginari come Pip può mettere in moto un'ottusa e inarrestabile macchina da guerra. Neanche la letteratura, però, sarà capace di fermare la violenza e la stupidità, e soltanto dopo molti anni, adulta lei stessa, Matilda potrà ricomporre i pezzi della propria storia: Mr Pip la riporterà a casa.


La mia opinione: Apparentemente è una storia semplice, apparentemente è un romanzo di formazione per ragazzi, apparentemente sembra un libro "defaticante" adatto ai periodi di svago e da alternare con letture più complesse. Dico "apparentemente" perché poi in realtà non è davvero così, in realtà durante la lettura mi sono resa conto che all'interno di questa storia c'è un caleidoscopio di storie e non è una lettura così semplice come avevo immaginato all'inizio. E poi è triste. E' un libro di una tristezza infinita, quella tristezza che rimane dentro come l'umidità nei muri. Non so se mi sia davvero piaciuto. In parte gran sì, è un libro interessante, è un libro per chi ama i libri, è un libro per chi in particolare ama "Grandi Speranze" di Charles Dickens, perché questo romanzo della Londra vittoriana viene continuamente menzionato, vengono letti ed analizzati dei brani, vengono fatti dei parallelismi tra la storia di "Grande speranze" e la storia di questo libro, ambientato in una piccola e remota isoletta dell'oceano pacifico, scosso dalla guerra divisionista tra tribù ribelli, che non ha davvero niente a che vedere con le ambientazioni Dickensiane, non ci potrebbe essere niente di più agli antipodi. Eppure riesce a costruirsi un ponte tra questi mondi così diversi e incompatibili. E' quindi un libro per chi crede nella forza d'evasione della lettura, per chi crede che i libri possano trasportare in luoghi magici e lontani e far dimenticare i propri problemi. Poi c'è anche il rovescio della medaglia. Succede che il viaggio nel mondo di "Grandi Speranze" fa sognare ma poi il risveglio è ancora più brusco, succede che mischiare la realtà con la fantasia può diventare pericoloso e che l'ignoranza e la cattiveria umana possono trasformare qualcosa di bello in qualcosa di brutto. Succede che il libro che ti ha concesso tanti momenti di evasione e ti salvato ti ha anche condannato. C'è molta ambivalenza e ambiguità all'interno di questa storia e solo leggendolo lo si può capire.
Lo stile di scrittura non è affatto perfetto, anzi lo definirei altalenante, situazioni cariche di dettagli si alternano ad altre non perfettamente descritte e forse è un fattore voluto, dato che la storia viene narrata come se fosse la stessa protagonista a narrarla dopo molti anni, come un ricordo in cui non tutto è rimasto ancorato nella mente allo stesso modo. Alcuni capitoli li ho trovati scorrevoli, altri lenti. Ci sono dei capitoli che mi hanno fatta rimanere incollata alle pagine, altri li ho trovati noiosi, e altri colpiscono inaspettatamente come pugni nello stomaco, e hanno un carico di violenza eccessivo e disturbante nel loro spietato realismo. "Grandi speranze" di Charles Dickens rimane comunque sempre sullo sfondo e nel bene e nel male accompagna per tutta la durata del libro, quindi un requisito quasi fondamentale prima di cimentarsi in questa lettura è quello di averlo già letto e apprezzato.

Consigliato? Solo agli estimatori di Charles Dickens, solo a chi ha amato "Grandi Speranze" e ne ricorda la storia. Non dico che la storia non la si può capire ugualmente, ma leggere "Mister Pip" senza avere letto "Grandi Speranze" è come leggere un libro a metà.

voto:


mercoledì 16 agosto 2017

Mini Recensione: L'INVENTORE DI SOGNI - Ian McEwan

La mia breve recensione su "L'inventore di sogni" di Ian McEwan.


Titolo: L'inventore di sogni
Autore: Ian McEwan
Traduzione: S. Basso
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (ristampa)
Pagine: 117
Prezzo: 9,00 euro

Sinossi: Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l'intera famiglia, un po' per noia e un po' per dispetto, con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po' il "marchio di fabbrica" di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l'autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici.


La mia opinione: Pensavo che fosse un romanzo, invece è una raccolta di racconti. Il protagonista è sempre lo stesso, ma si tratta comunque di racconti, perché gli avvenimenti sono scollegati l'uno dall'altro. Questo mi ha un po' delusa perché come formula narrativa non fa per me, non mi cattura. E' scritto bene, ciò che mi ha positivamente colpita è la capacità dell'autore di descrivere le sensazioni e gli stati d'animo del protagonista in maniera perfettamente realistica e credibile. Però i racconti non mi hanno colpita. Li ho trovati banali e ripetitivi. E soprattutto ho trovato estremamente ripetitivo il fatto che la maggior parte di queste storie abbiano come elemento comune il sogno del protagonista di trasformarsi in qualcun altro.



voto:

giovedì 15 settembre 2016

Recensione: COME UNA BESTIA FEROCE - Edward Bunker

La mia recensione su "Come una bestia feroce" di Edward Bunker.


Titolo: Come una bestia feroce
Autore: Edward Bunker
Traduzione: S. Bortolussi
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Ottobre 2004
Pagine: 370
Prezzo: 14,50 euro

 
Sinossi: Edward Bunker, fra tutti gli scrittori americani di noir, è quello con la biografia più maledetta. Condannato un paio di volte per crimini di varia natura, ha riscoperto in carcere la vocazione dello scrittore. I suoi romanzi sono viaggi senza protezione nel mondo della criminalità quotidiana. Nelle sue pagine il noir perde qualsiasi coloritura romanticheggiante o redentrice, nulla oltre un naturalismo spietato a descrivere un mondo dove la rabbia irrigidisce il dito sul grilletto e ogni fuga appare illusoria, quando non decisamente terrorizzante. Il protagonista del romanzo è un ex delinquente di Los Angeles che, dopo aver inutilmente cercato di riadattarsi alla vita normale, sceglie di rituffarsi nella "sicurezza" del crimine.


La mia opinione: Diversamente dalla maggior parte dei libri che ho letto non riesco ad avere un'opinione ben definita su questo, perché per me è stata una lettura a metà strada tra l'avvincente e il suo esatto opposto. E non me l'aspettavo. Non me l'aspettavo perché viste le premesse della trama immaginavo una storia che mi avrebbe del tutto assorbita, dato l'argomento particolare e a mio avviso interessante. E visto anche il passato criminale dell'autore prima di scrivere questo libro quasi autobiografico, circostanza che gli attribuisce sicuramente un valore aggiunto rispetto ad altri romanzi del tutto di fantasia.
Ma durante i primi capitoli non mi sono affatto sentita coinvolta nella storia. Eppure è un buon libro, scritto bene, narrato in prima persona, con i pensieri del protagonista del tutto trasparenti e annessi vari momenti di riflessione degni di nota. Ciò nonostante l'ho trovato faticoso, soprattutto per quanto riguarda i personaggi secondari che si susseguono e le dinamiche che intercorrono tra loro e il protagonista, e in alcuni punti la mia mente vagava altrove ritrovandosi poi a non aver capito cosa fosse successo e dover tornare indietro a rileggere. Un vero peccato. La mia attenzione è stata più o meno altalenante quasi sempre, a parte alcuni capitoli centrali e finali che invece hanno calamitato la mia attenzione maggiormente. Purtroppo a causa di questo fatto non sono riuscita ad immedesimarmi nella storia, l'ho letta, l'ho apprezzata, sicuramente alcune scene mi rimarranno impresse, ma penso che sia una storia dal taglio molto cinematografico e che quindi sappia rendere di più al cinema.




voto:

domenica 22 novembre 2015

Recensione: CHESIL BEACH - Ian McEwan

La mia recensione su "Chesil Beach" di Ian McEwan.



Titolo: Chesil Beach
Autore: Ian McEwan
Traduzione: Susanna Basso
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2007
Pagine: 144
Prezzo: 11,00

Sinossi: In un hotel georgiano che affaccia sulla distesa di ciottoli di Chesil Beach, una coppia di sposi si appresta a consumare la propria cena nuziale e la prima notte che seguirà. Ma il luogo è l'Inghilterra del conservatore Macmillan, l'anno è il 1962 pre-rivoluzione sessuale, e in due giovani tanto innamorati e brillanti nei rispettivi talenti, quanto ignoranti nelle questioni amorose, l'innocenza può trasformarsi in una zavorra rabbiosa e fatale.


La mia opinione: Questo è un romanzo breve ma anticonvenzionale che rimane impresso non solo per i contenuti ma anche per il modo ingegnoso e per alcuni versi "artistico" in cui viene narrato. Si compone principalmente di una sola scena della durata di una mezz'ora al massimo, scena cardine che è l'unica ragione di esistere del romanzo e che viene analizzata approfonditamente descrivendo con dovizia di particolari ogni cosa sia dal punto di vista oggettivo (caratteristiche fisiche delle persone, dei luoghi, degli oggetti...) e sia dal punto di vista soggettivo intimistico ed emozionale dei due protagonisti della storia (Florence e Edward, una coppia di neo-sposi alla loro prima notte di nozze). La tematica affrontata è assai peculiare e offre un duplice confronto tra due persone che la pensano diametralmente all'opposto ma che per varie ragioni, tra cui l'educazione e la riservatezza personale, non ne hanno mai parlato e darà quindi luogo a una sequela di equivoci e a una rapida discesa verso un inaspettato epilogo. Nel leggere questo libro mi sono sentita quasi più una spettatrice che una lettrice perché fin dall'inizio le scene che si presentano sono talmente vivide e ben descritte che appaiono reali come a guardarle. Ma lo stile narrativo non è totalmente omogeneo e ci sono anche un paio di capitoli in cui l'autore decide di farci prendere una pausa dalla scena centrale che si sta svolgendo per raccontarci il passato dei personaggi, il contesto in cui sono cresciuti e il destino che li ha fatti incontrare. Indubbiamente la scrittura di McEwan rimane eccellente anche durante questi passaggi, che però risultano forse eccessivamente dettagliati rispetto all'importanza secondaria che hanno rispetto alla scena principale e questo può creare dei piccoli moti di noia in cui non si vede l'ora di ritornare a seguire la "vera" storia. Ciò non toglie che è nell'intento dell'autore creare questo genere di approccio altalenante al suo romanzo, una sorta di "tira e molla" ben costruito. In definitiva penso che "Chesil Beach" sia un libro da leggere, dai contenuti relativamente leggeri e abbastanza breve come numero di pagine, ma scritto magistralmente e che rimane impresso molto più a lungo del tempo impiegato per terminarlo. Una piccola perla da conservare nella propria libreria come tutti i libri che meritano.

PS= Per chi ha già avuto modo di leggere "Espiazione" e ha apprezzato il particolare stile narrativo della prima parte del suddetto libro sono sicura amerà anche "Chesil Beach", dato che a mio avviso ci sono alcuni aspetti similari a livello "creativo". Intendiamoci, Ian McEwan non è un autore dal quale ci si può aspettare elementi in comune tra un romanzo ed un altro, tutti i suoi romanzi sono talmente diversi tra loro, sia per stile che per contenuti che sembrano addirittura scritti da persone diverse (ne ho letti al momento solo quattro, di cui uno non mi è piaciuto per niente al punto tale di assegnargli una sola stellina di valutazione, mentre gli altri mi erano piaciuti anche se in modo diverso... quindi potrete capire che anche se ti piacciono un paio di suoi libri non puoi buttarti a capofitto pensando di andare sul sicuro), ma pur essendo profondamente diversi sono riuscita a ritrovare in "Chesil Beach" alcune delle sensazioni provate mentre leggevo la prima parte di "Espiazione" (e ci tengo a precisare: solo la prima parte), una caratteristica assolutamente positiva dato che per me la prima parte di "Espiazione" era stata un vero e proprio colpo di fulmine.



voto:

venerdì 25 settembre 2015

Recensione: IL GRANDE GATSBY - Francis Scott Fitzgerald

La mia recensione su "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald.



Titolo: Il grande Gatsby
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Traduzione: Fernanda Pivano
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2014 (prima edizione 1925)
Pagine: 164
Prezzo: 10,00

Sinossi: Il grande Gatsby ovvero l'età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy... Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un'esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.


La mia opinione: Ammetto che questo romanzo inizialmente mi aveva delusa. Lo stile di scrittura non è dei migliori, risulta poco scorrevole, macchinoso, e, soprattutto durante i primi capitoli, ci sono parecchie lunghe descrizioni che però rendono un'idea molto vacua della panoramica di ciò che vorrebbero rappresentare e per questo risultano noiose e la storia non appassiona. Poi andando avanti invece la situazione migliora e anzi posso dire che varcata la metà del libro si riesce davvero ad entrare nel vivo della storia e si scopre un lato di questo romanzo che non ci si aspettava e che lo rende davvero interessante. Quella che sembrava voler raccontare solo di una vita molto sregolata e superficiale fatta di grandiose feste sfarzose che tirano avanti fino all'alba, con personaggi senza spessore che compiono azioni sconnesse e annebbiate dall'alchool, si trasforma invece in una storia di un amore tormentato e idealizzato negli anni, una storia piuttosto struggente di un sogno romantico che diventa il cardine attorno al quale ruota la vita di un uomo. L'illusione effimera di riportare indietro il passato che alimenta speranze di vasta portata.
Ciò che sembrava essere un romanzo vuoto da dimenticare in fretta diventa invece un romanzo infinitamente triste, ma che lascia il segno. Ne consiglio quindi la lettura e non lasciatevi sopraffare da un inizio non promettente, perché io per riuscire ad assimilare i primi capitoli ci ho messo dei giorni, ma poi è stata una lettura che mi ha davvero stregata.



voto:

sabato 13 giugno 2015

Recensione: MENO DI ZERO - Bret Easton Ellis

Recensione al libro "Meno di zero" di Bret Easton Ellis




Titolo: Meno di zero
Autore: Bret Easton Ellis
Traduzione: Marisa Caramella
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 185
Data di pubblicazione: 21 Giugno 2006
Prezzo: 10,00

Sinossi: Il romanzo di Ellis ha il ritmo di un video clip, la durezza dello slang giovanile alto-borghese e la forza della rivelazione. In scena c'è un gruppo di giovani e giovanissimi di Los Angeles, tutti biondissimi e abbronzatissimi, tutti viziati, ma in realtà trascurati da genitori infelici, depressi o assenti. Questi ragazzi, in vacanza prima della riapertura dei college, sperimentano tutto quello che la città offre: sesso facile, spinelli, cocaina, feste sempre più particolari, in un crescendo di amoralità e devastazione interiore che sconfina presto nell'orrore.



La mia opinione: "Meno di zero" è un romanzo di nichilismo estremo, come raramente mi è capitato di leggere. Anzi, direi con la massima certezza che mai prima d'ora mi era capitato un libro così, a confronto i vari "Trainspotting" o "Noi i ragazzi dello zoo di Berlino" impallidiscono. A rendere ancora più nichilista tutto il contesto è il fatto che i protagonisti non siano giovani disadattati figli del ghetto e della povertà, come è più facile pensare, ma ragazzi ricchissimi figli delle migliori famiglie di Los Angeles. Giovani adolescenti i cui genitori lavorano per il cinema hollywoodiano, che frequentano le migliori scuole. Hanno case da sogno, abiti firmati, le auto più costose, possono avere tutto ciò che desiderano, ma la realtà è che non desiderano niente e conducono le loro vite nell'indifferenza più assoluta verso qualsiasi cosa, tra droga e feste dove comunque nessuno si diverte e promiscuità sessuale che svolgono meccanicamente senza emozioni.
Di per sé la storia non ha trama, non è interessante da leggere, non ha colpi di scena inaspettati, non ha un finale degno di questo nome, ma l'autore è stato bravissimo a ritrarre questo scorcio di quotidianità in maniera così vivida che sembra di essere lì. E nulla è lasciato al caso. Lo stile di scrittura è piatto e ripetitivo, monocorde, così come i dialoghi, che sembrano sempre cadere nel nulla per l'incapacità dei personaggi di comunicare tra loro, e non solo tra coetanei ma anche nel rapporto genitore-figlio. Non è un libro piacevole da leggere ma scorre via leggero, e comunque, nonostante il mare d'indifferenza che viene descritto riga dopo riga, il lettore riesce a provare emozioni. Nella storia si trovano eccessi di tutti i tipi ma solo nella seconda metà si vi sarà una piccola escalation di violenza che scuote chi legge, e forse anche un po' il protagonista, che sembra capire la differenza tra giusto e sbagliato, ma non riesce comunque a importargliene qualcosa. Questo è un libro che una volta terminato non viene da dire "mi è piaciuto" o nessun'altra frase positiva, però rimane impresso e la scrittura dell'autore è un elemento che mi ha impressionata perché riesce totalmente nell'intento del descrivere l'indifferenza con una scrittura altrettanto indifferente, che infatti non si spertica in descrizioni dettagliate di nulla ma il lettore ha comunque la sensazione di avere assistito a tutto nei dettagli e ditemi se questa non è abilità di scrittura!
Ma se devo fare un'analisi più approfondita a distanza di giorni che lo ho letto mi rendo conto che la cosa del libro che più di tutte rimane impressa e sconvolge è il realismo esasperato che ne scaturisce, talmente forte che è impossibile pensare che questa storia sia frutto, anche in piccola parte, dell'immaginazione; la sensazione più accreditata è che siano esperienze dirette dell'autore stesso e della sua adolescenza, ed è forse questo l'orrore più grande.



voto:

sabato 16 maggio 2015

Recensione: AMERICAN PSYCHO - Bret Easton Ellis

Recensione di "American Psycho" di Bret Easton Ellis




Titolo: American Psycho
Autore: Bret Easton Ellis
Traduzione: Giuseppe Culicchia
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 517
Data di pubblicazione: 2001 (1991 prima edizione originale)
Prezzo: 11,00

Sinossi: Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.



La mia opinione: Questo libro mi è piaciuto e l'ho trovato (per alcuni versi) davvero geniale. Mi è piaciuto perché è raro leggere libri che parlano di psicopatici in prima persona e questo fa veramente entrare nella mente disturbata del protagonista a tutti gli effetti, senza scadere in banali morali di perbenismo o voler dare uno scopo a tutto ciò che accade. La forma in cui procede la narrazione ammetto che sia ostica, in parte poco scorrevole, perché il tutto è appesantito da infinite e minuziose descrizioni di ogni capo di abbigliamento (rigorosamente firmato) indossato dal protagonista o dai suoi conoscenti, prodotti per la cura del corpo, descrizioni di ogni portata di cibo in ogni ristorante... eccetera eccetera. Il risultato è veramente ridondante e alla lunga stanca al punto di voler saltare le righe dove compaiono tali descrizioni, che vengono riproposte in continuazione ad intervalli molto brevi. Ma tutto questo ha un suo significato ben preciso e sinceramente senza di ciò nulla avrebbe più senso. Perché come dicevo all'inizio il libro porta letteralmente DENTRO alla mente del protagonista e lui è OSSESSIONATO dai vestiti firmati a tal punto che DEVE fare sempre una lista mentale di ciò che indossa lui e di ciò che indossano gli altri. E la stessa ossessione si ripercuote su ogni prodotto alla moda acquistato, sui programmi televisivi, film e musica preferiti, sui costosissimi piatti che propongono i ristoranti "IN" dove cena regolarmente. E gradualmente si viene catapultati dentro un'altra forma di ossessione, quella OMICIDA, che lo porta a commettere nei ritagli di tempo atti di inaudita violenza. All'inizio del libro questa violenza viene solo accennata ma andando avanti con la lettura le scene si fanno sempre più nitide ed intense, fino ad assistere nei minimi dettagli a svariate torture e uccisioni di un sadismo indescrivibile e altamente impressionanti che non escludono nessuno (uomini, donne, bambini, animali...), ma che raccontate dalla mente del protagonista sono talmente meccaniche da risultare quasi noiose. La NOIA è infatti una sensazione che pervade spesso le pagine del libro, ma non è un difetto, anzi, è una noia esistenziale, una NOIA NECESSARIA per capire l'universo in cui orbitano il protagonista e i suoi amici, persone ricchissime e superficiali frutto di una società capitalistica che oltre a voler comprare tutto ciò che possono permettersi (ovvero, tutto ciò che gli viene in mente) non sanno fare. Nessun sentimento, nessuna felicità, nessun desiderio, se non pulsioni improvvise da soddisfare nell'immediato e che poi scadono altrettanto velocemente nella NOIA di una quotidianità che quando ti da tutto è come se non ti desse niente. Il protagonista cerca appunto di trovare emozioni forti nel fare cose oscene e perverse, ma non trova mai sollievo per la sua mente malata e inoltre non riesce neanche nell'intento (più volte provato) della confessione perché le persone della società in cui vive, sono tutte così prese da sé stesse da non riuscire neanche per un secondo a mettere da parte il proprio ego, e a questo proposito si assiste a scene sconcertanti di dialoghi a senso unico in cui tutti parlano ma nessuno ascolta. "Ieri sera ho decapitato una ragazza"... "ho ucciso un bambino allo zoo"... inutile formulare queste frasi, o non ti ascoltano o non ti prendono sul serio ed è così che il protagonista continua indisturbato a fare tutto ciò che gli viene in mente, perché non c'è altro modo che continuare a fare ciò che vuole in una maratona senza senso, dove droga e psicofarmaci aiutano ad attenuare un po' il suo vuoto e in alcuni casi a non fargli capire ciò che è reale e ciò che non lo è, al punto che più volte ha la sensazione che non ci sia niente di vero di ciò che ha fatto o forse lo è tragicamente tutto?
Tirando le somme non ho quindi dubbi sul fatto che questo libro, a causa della sua estrema particolarità, mi sia piaciuto e anche tanto, perché unisce molteplici argomenti interessanti, tra cui una mente disturbata, una società nichilista, la superficialità degli ambienti ricchi, la presenza di violenza sconcertante senza minima censura... è un libro talmente psicotico, non solo per i contenuti ma anche (soprattutto) per la forma in cui è scritto, da rimanere impresso a lungo. Sono indecisa per il voto finale, in quanto ci sono parti del libro illeggibili (degli interi capitoli, in totale saranno tre o quattro, descrivono la biografia di gruppi musicali con relativa descrizione di ogni canzone di un particolare cd e quei capitoli dopo aver letto qualche riga li ho dovuti saltare completamente, non mi interessavano!) ma anche quelle parti come ho già spiegato hanno un suo perché in quanto rafforzano il concetto di OSSESSIONE del protagonista. E' certamente un dispiacere aver dovuto saltare alcune parti perché avrei comunque preferito poterlo leggere tutto, e per questo motivo non vorrei dare il massimo dei voti. E' però innegabile che il libro sia GENIALE e nulla è lasciato al caso, ed è una caratteristica talmente rara in un libro da indurmi a dare lo stesso 5 stelline.




voto:

martedì 8 gennaio 2013

Mini recensione: IO E TE

Ecco la mia piccola recensione del libro "Io e te" di Niccolò Ammaniti.


Titolo: Io e te
Autore: Niccolò Ammaniti
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 104
Data di pubblicazione: 26 Ottobre 2010
Prezzo: 10,00

Sinossi: Barricato in cantina per trascorrere di nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni. Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-Cola, scatolette di tonno e romanzi horror. Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori. Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.




La mia opinione: Questo mini-romanzo è un ottimo esempio di come possa esistere una storia dai contenuti veramente buoni e al tempo stesso immediata, senza fronzoli, quasi disadorna, ma capace di coinvolgere più di altri romanzi dalle mille sfaccettature che si sperticano in descrizioni minuziose e caratterizzazioni psicologiche da manuale. E' un romanzo lampo, rapido come una freccia... e proprio come una freccia riesce a fare breccia nel lettore. L'autore riesce a ricreare ambienti e personaggi con poche ma efficaci parole, fornisce analisi caratteriali accurate senza sforzo, la storia presente nel libro risulta talmente vivida da riuscire ad immaginarsela alla perfezione, come assistere alle scene di un film! E' il primo libro di Ammaniti che leggo e devo dire che, nonostante l'estrema brevità, per la quale so che ci sono state parecchie critiche (del tipo che l'autore non si è minimamente sforzato, che tanto è già famoso e gli pubblicherebbero qualsiasi cosa, ecc.. ecc...) a me è piaciuto tanto, mi ha tenuta impegnata per una sola serata, ma mi è rimasto impresso come difficilmente accade. Poi il finale... vabbè... è proprio come una freccia al cuore: provare per credere!


PS= Avete persone a voi care che non amano leggere? Secondo me questo può essere il libro adatto anche ai più pigri!!!! E' talmente breve e scorrevole che è IMPOSSIBILE non riuscire a finirlo!



voto:



Acquisto consigliato? Sì, lo consiglio sicuramente a tutti coloro che vogliono leggere un libro poco impegnativo ma che rimanga a lungo impresso, e consigliato quindi anche ai lettori "deboli" o a chi adduce sempre un sacco di scuse per non trovare il tempo per leggere. Chi ama i romanzi lunghi e molto descrittivi ne potrebbe rimanere deluso, ma trovo che questo possa essere anche un buon intermezzo tra un libro "mattone" ed un altro, quindi non lo escluderei neanche per chi solitamente legge ben altri spessori cartacei.