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lunedì 6 agosto 2012

Recensione: LA CASA SUL FIUME

Ecco la mia recensione al libro "La casa sul fiume" di Penny Hancock.


Titolo: La casa sul fiume 
Autrice: Penny Hancock
Traduzione: Elena De Giorgi
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 368
Data di pubblicazione: 21 Giugno 2012
Prezzo: 10,00

Sinossi: Greenwich, Londra. In un freddo pomeriggio di febbraio, Sonia apre la porta di casa a Jez, 15 anni, un amico del figlio. Il ragazzo vorrebbe vedere un raro disco di vinile, pensa di restare qualche minuto e andare via. Non uscirà più. Con una folle progressione geometrica, un passo dopo l'altro, Sonia fa in modo che Jez non lasci la casa sul fiume, fino a quando non scoprirà di esserne prigioniero, di non poter chiedere aiuto. La sola possibilità che gli resta è trovare un modo per convivere con lei, con quella donna che lo considera una cosa sua, un oggetto da proteggere, da custodire. Non ha altra strada se non venire a patti con la sua carceriera: del resto, chi lo cercherebbe mai in quella splendida, vecchia dimora in riva al Tamigi? Chi sospetterebbe di una moglie e madre esemplare, che non ha mai mostrato alcun segno di squilibrio? "La casa sul fiume" è la storia di un'ossessione, di uno smarrimento che affonda le sue radici nei meandri più oscuri della psiche. Ed è la storia di una donna reale e vera come solo il dolore sa esserlo: perché la sua solitudine, i suoi ricordi, i suoi moventi parlano al cuore di ognuno di noi.


La mia opinione: "La casa sul fiume" è un'esordio letterario sorprendente. Un romanzo oscuro, denso, elettrizzante, da leggere tutto d'un fiato. La protagonista è una donna comune, moglie di un dottore e madre di una figlia ventenne. Una donna assolutamente insospettabile, che passa inosservata tra la folla, apparentemente innocua, apparentemente normale... ma non lo è. Dentro di lei cova uno squilibrio grandissimo, che getta le radici nel suo passato di ragazzina, un trauma che l'accompagna da decenni, ma che trova il suo sfogo soltanto adesso, dopo che il padre le lascia in eredità la casa di famiglia, quella casa in cui è cresciuta e che la lega a doppio filo con i suoi demoni e che risveglierà ogni suo ricordo. Con un'indagine introspettiva accuratissima e dettagliata l'autrice traccia il profilo di questa donna, accompagna il lettore nei meandri del suo lucido delirio. Durante la storia ci si trova ad assistere impotenti alla messa in atto del suo piano perverso. Capitolo dopo capitolo la tensione aumenta, l'incertezza di quello che accadrà ci rende curiosi e spaventati al tempo stesso, incapaci di staccare gli occhi dalle pagine, in un'escalation di follia febbrile ed insaziabile, fino ad un finale spiazzante, inaspettato, in parte doloroso, eppure chiarificatore, perché finalmente si riescono a capire i motivi alla base della instabilità mentale della protagonista.
Era da tempo che non leggevo un romanzo così DIVERSO, così folle, deliziosamente morboso, capace di turbare profondamente. Ne sono rimasta molto soddisfatta, è stata una lettura incredibilmente intensa e ammaliante nonostante l'abbia trovata anche un po' "strana". Ma io sono una lettrice che ama confrontarmi con le "stranezze" della mente umana, e da questo punto di vista il libro è davvero ben riuscito, scritto ottimamente, emozionante nonostante il senso di oppressione e di claustrofobia che mi ha accompagnata durante tutta la lettura. Mi è piaciuto tantissimo!!!!



E ora, per dare una migliore panoramica, passiamo a esaminare bene le varie parti che compongono il libro:


Cover: La cover italiana è molto originale, mi piace. Rappresenta il concetto astratto che risiede nella trama del libro, dona un senso di oppressione, proprio come deve sentirsi un pesce rosso intrappolato in uno spazio angusto come quello dell'immagine.
Questa invece è la cover straniera:

Bella esteticamente, ma non rende affatto il senso di oppressione della cover italiana.

Stile di scrittura: L'autrice scrive ottimamente, riesce a donare sensazioni forti e vividissime al lettore. In più, nonostante la tematica un po' particolare (non semplice) della storia, non si assiste mai ad episodi di pesantezza o noia. 

Idee alla base della storia: Come ho già detto amo i romanzi DIVERSI e questo senza dubbio lo è! La storia è davvero originale e ben calibrata, con la verità che viene a galla a poco a poco e che riesce pienamente a stupire quando si giunge sul finale. 

Caratterizzazione dei personaggi: In questo libro vi è una caratterizzazione psicologica accuratissima nei confronti della protagonista. Devo dire che però anche i personaggi secondari ne escono bene, ben delineati e vividi.

Editing e traduzione a cura della casa editrice: Non so se sia merito della storia, che mi ha catturata talmente tanto da non farmi accorgere di eventuali errori, ma non ne ho trovati. Per questo motivo non posso metterci la mano sul fuoco, ma mi è sembrato tutto molto ben corretto, tradotto ed esente da refusi.



voto:



Acquisto consigliato? Se come me vi piace leggere storie che abbiano a che fare con la follia umana, questo è assolutamente un romanzo da non perdere! Un thriller psicologico che non vi potrà lasciare indifferenti.

venerdì 15 giugno 2012

TimeCRIME: le anteprime di Giugno 2012

L'estate sta arrivando... e la casa editrice TimeCRIME non manca di inaugurare la stagione con 3 nuovi romanzi. Il 21 Giugno 2012 saranno infatti pubblicati: "La trilogia nera" di Dave Zeltserman, "La casa sul fiume" di Penny Hancock e "L'ermellino di porpora" di Pierre Borromée.

Ecco le schede dei libri:


LA TRILOGIA NERA
di Dave Zeltserman

Titolo: La trilogia nera

Autore: Dave Zeltserman
Traduzione: Marta Milani
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 832
Data di pubblicazione: 21 Giugno 2012
Prezzo: 12,00

Sinossi: Contea di Bradley, Vermont. L’ex poliziotto Joe Denton ha appena finito di scontare sette anni per il tentato omicidio del procuratore distrettuale. Si illude di aver chiuso con il passato, con la violenza, la droga e le scommesse: ma un crimine di quel genere è impossibile da dimenticare. Kyle Nevin è invece un “bravo ragazzo”, gestisce gli affari nei quartieri a sud di Boston. Ammazza solo se costretto, non pesta i piedi a nessuno: eppure Red Mahoney, il suo boss, lo vende all’FBI. Quando Nevin esce di galera ha quindi una sola cosa in mente: fare a pezzi Red. Per racimolare qualche dollaro organizza un rapimento, ma niente va come dovrebbe…
Nè la fortuna sorride a Leonard March, sgherro “storico” del mafioso Sal Lombard. Quando dopo quattordici anni le porte del carcere gli si aprono davanti, per mettere insieme due pasti caldi al giorno si ritrova a pulire gabinetti. Non sarebbe poi così male, per uno che ha sessantadue anni e ventotto omicidi sulla coscienza: ma si ci si può reinventare una vita “normale” quando là fuori tutti vogliono la tua testa?

Una trilogia di hardboiled brutali e irriverenti per tre scalcagnati, indimenticabili antieroi: Zeltserman si è guadagnato, di diritto, un posto d’onore nel sanguinoso Pantheon del crime.




L'AUTORE:

Dave Zeltserman è nato a Boston nel 1959. Laureato in matematica, ha lavorato per venticinque anni nello sviluppo di software per grandi aziende di comunicazione. Nel 2004, in seguito alla pubblicazione del suo primo romanzo, Fast Lane, ha deciso di dedicarsi alla crime fiction e alla pratica del kung fu. Per Fanucci Editore ha pubblicato Piccoli crimini (2010), con cui si apre la pluripremiata trilogia del “bastardo uscito di prigione” di cui La vera storia di Kyle Nevin costituisce il secondo volume e Killer il terzo.

«Ho deciso di raccontare le imprese dei miei “bastardi usciti di prigione” in prima persona perché sono tutti e tre totalmente inaffidabili. Se non li avessi fatti parlare con la propria voce ci avrebbero raccontato solo un mucchio di balle.» Dave Zeltserman





LA CASA SUL FIUME
di Penny Hancock

Titolo: La casa sul fiume
Autrice: Penny Hancock
Traduzione: Elena De Giorgi
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 368
Data di pubblicazione: 21 Giugno 2012
Prezzo: 10,00

Sinossi: Greenwich, Londra. In un freddo pomeriggio di febbraio Sonia, 43 anni, apre la porta di casa (una vecchia, splendida magione che si affaccia sul Tamigi e che lei ama definire, da sempre, “the River House”) e lasciando entrare Jez, 15 anni, amico del figlio e nipote di una sua cara amica. Il ragazzo viene per un motivo qualsiasi (vorrebbe vedere un raro disco di vinile del marito di Sonia, Greg, che al momento non è in casa), ha intenzione di restare in casa una mezzora o poco più. Non ne uscirà più.
Con una progressione geometrica, un passo dopo l’altro, senza che ci sia nulla di prestabilito, Sonia inizia a far sì che il momento in cui il ragazzo lascerà the River House venga via via rimandato: inizialmente è una piccola sbornia innocente che si prendono insieme, poi diverrà una pratica quotidiana fatta di sonniferi sciolti nelle bevande, di una lunga reclusione nel garage (evidentemente, semi abbandonato) nel cortile antistante, di legacci che tengono Jez stretto alla spalliera del letto. Il ragazzo non sa cosa pensare: Sonia nutre per lui un’attrazione fisica che è ha una forte componente materna; sostiene di volerlo proteggere, lo coccola, lo nutre con delizie sempre nuove, continua ad affermare che presto lo lascerà andare, che il tutto è una specie di gioco a termine. Il ragazzo non ha tuttavia alcuna voglia di partecipare: ma non ha scelta, Sonia ha fatto sparire il suo cellulare, lui non ha modo di contattare nessuno, quando il marito e il figlio della donna sono in casa si ritrova recluso nel freddo e nel buio del garage. Si ammala, rischia di morire; poi, grazie alle amorevoli (ma ossessive, asfissianti) cure della protagonista, il suo stato di salute migliorerà.
Nel frattempo, le indagini sulla scomparsa del ragazza si serrano in cerchio intorno alla River House: ma sarà Helen, la zia di Jez, la sola a pagare per una verità che la donna non ha ancora messo a fuoco. Un giorno va a trovare Sonia e trova una t-shirt del ragazzo, realizza cosa sta accadendo, e paga con la vita. Sonia uccide Helen, e ne fa scomparire il corpo tra le gelide correnti del fiume (un fiume che conosce bene, che è stato il leitmotiv della sua infanzia lì, in quella casa che si affaccia sull’argine); ma le indagini continuano, il cerchio si fa ancora più serrato.
Il finale è sorprendente: tutto lascerebbe pensare che il ragazzo morirà o verrà liberato in tempo, tertium non datur: e invece Sonia lo lascerà andare (dopo averne preso un calco in gesso, così da serbarne, tangibilmente, la memoria), e si consegnerà poi al suo destino, le accuse, l’arresto, la detenzione in un istituto psichiatrico.

Esordio noir teso e denso, forte di una bellissima contestualizzazione in cui l’acqua, il fiume, le correnti sono così presenti da condividere con Sonia a Jez il ruolo di protagonista. La storia, narrata in prima persona da Sonia, la protagonista, fa sì che il lettore viva dall’interno i dissidi, le contraddizioni, i sogni, i ricordi di questa donna che, nella sua follia, è così disperatamente “normale”, così simile alla moltitudine di mogli e madri sospese tra la quotidianità di un’esistenza apparentemente senza scossoni e gli urti di una frustrazione sempre latente che qui, d’un tratto, diventa tanto urgente da cancellare ogni cosa, famiglia, affetti, equilibrio mentale. Di più: il contesto più ampio che ruota intorno alla protagonista è una camera d’echi di tutto quello che sostanzia, da sempre, il dolore “clandestino” delle donne: un dolore fatto di tutto e niente, di vite spese in riti sempre uguali, di incomunicabilità mai risolte affogate in piccole e grandi sbornie solitarie, di figli e mariti e amici sempre presenti e mai realmente conosciuti.




L'AUTRICE:

Penny Hancock, logopedista in una scuola elementare di Londra, vive a Cambridge con il marito e i tre figli. La casa sul fiume, suo romanzo d’esordio, verrà tradotto in dieci paesi; i diritti cinematografici e televisivi sono stati acquisiti dalla Festival Films.

«La sola cosa che conta, la sola cosa che vale la pena raccontare, è l’interiorità dei personaggi, cosa accade sotto la superficie. Scrivere è un’immersione nel profondo: niente di più e niente di meno.» Penny Hancock 







L'ERMELLINO DI PORPORA
di Pierre Borromée


Titolo: L'ermellino di porpora

Autore: Pierre Borromée
Traduzione: Valentina Pasquali
Casa editrice: TimeCRIME
Pagine: 272
Data di pubblicazione: 21 Giugno 2012
Prezzo: 10,00

Sinossi: Villecomte, Borgogna. Il cadavere di una giovane donna, Juliette Robin, affonda tra le lenzuola insanguinate del proprio letto: il ventre è stato squarciato, decine di colpi di martello le sono stati inflitti sul viso. I sospetti cadono inizialmente sul marito, Pierre Robin, un avvocato piuttosto rinomato nella regione. C’è un elemento inspiegabile che aggrava la posizione dell’uomo: incredibilmente, dopo cinque anni di matrimonio, la vittima era ancora vergine. Polizia e tribunale sono costretti a collaborare, in un ginepraio di scontri e veleni, per tentare di scoprire il colpevole. Il procuratore incarica dell’inchiesta il commissario Baudry, un poliziotto all’antica, ruvido e scaltro, che inizia a indagare nella vita della coppia. Le piste, nel frattempo, si moltiplicano: sette anni prima è stato compiuto un altro terribile omicidio, il cadavere mutilato di una quindicenne è stato ritrovato nei pressi di un paese vicino. I due crimini portano forse la stessa firma, e l’assassino potrebbe colpire di nuovo…

"L’ermellino di porpora", opera prima, è stato coronato dal Prix du Quai des Orfèvres 2012. L’autore scrive sotto pseudonimo, ed è un avvocato di quarant’anni che vive e lavora nella provincia francese. La scrittura misurata e solida, l’accurato ritratto di una provincia che amplifica e inasprisce inimicizie e frustrazioni, la caustica ricostruzione dei rapporti di potere che oppongono autorità giudiziaria e forze dell’ordine e un intrigo che sfida il lettore ad ogni svolta investigativa candidano l’esordio di Pierre Borromée a divenire un classico del noir francese contemporaneo.





L'AUTORE:

Pierre Borromée è lo pseudonimo di un avvocato quarantenne che vive e lavora nella provincia francese. L’ermellino di porpora, opera prima, è stato coronato dal prestigioso Prix du Quai des Orfèvres 2012, la cui giuria, presieduta da Christian Flaesch, direttore della polizia giudiziaria della prefettura di Parigi, è composta da poliziotti, magistrati e giornalisti.

«Mi hanno chiesto come abbia fatto a descrivere con tale esattezza e realismo l’ambiente giudiziario. Semplice: è un ambiente che conosco dall’interno. Quello che racconto è un mondo con il quale mi confronto e mi scontro ogni giorno.» Pierre Borromée.