domenica 6 dicembre 2015

Recensione: DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA - Richard Yates

La mia recensione su "Disturbo della quiete pubblica" di Richard Yates.



Titolo: Disturbo della quiete pubblica
Autore: Richard Yates
Traduzione: Mirella Miotti
Editore: Minimum Fax
Data di pubblicazione: Novembre 2004 (1975 prima edizione)
Pagine: 285
Prezzo: 12,00

Sinossi: Lo sguardo penetrante e la scrittura precisa e implacabile che hanno aperto la strada a Raymond Carver e Richard Ford tornano a dissezionare l'apparente normalità della middle class americana, ma con toni ancora più drammatici: sullo sfondo dell'ottimismo e della prosperità dell'era Kennedy si disegna la storia dell'ambizione frustrata - e della discesa nella follia - di John Wilder, impiegato che sogna il successo come produttore cinematografico e invece conoscerà soltanto l'angoscia dell'ospedale psichiatrico e le manipolazioni di Hollywood.


La mia opinione: Nonostante sia convinta che Richard Yates sia un autore di grande talento e da consigliare per chiunque voglia leggere fiction-drama ambientati nella borghesia americana di metà novecento, penso altresì che "Disturbo della quiete pubblica" non sia da annoverare tra i suoi lavori migliori. Il grande difetto di questo libro è stato il suo personaggio protagonista, talmente detestabile, inetto ed irritante che, almeno per quanto mi riguarda, non sono riuscita a provare per lui i sentimenti di pietà e commiserazione necessari a rendere questa storia di miseria e fallimento abbastanza interessante. Come fattori positivi c'è una prosa impeccabile e pulita, una escalation di follia ben costruita, una storia sicuramente originale dal potenziale strepitoso... ma a livello umano, a livello di sentimenti che suscita, non è stato all'altezza delle mie aspettative. Inizialmente l'ho letto tra un misto di curiosità alternata alla disapprovazione totale per il protagonista, mentre nella parte centrale e finale, la curiosità ormai placata ha lasciato posto all'impazienza che finisse, perché non provando l'empatia necessaria per il personaggio principale tutto ciò che gli accadeva mi lasciava indifferente. Per chi non conosce l'autore consiglio di partire da un altro libro, come ad esempio "Easter Parade" che ho trovato superiore.


voto:

giovedì 3 dicembre 2015

Recensione: IL BUIO OLTRE LA SIEPE - Harper Lee

Recensione di "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee




Titolo: Il buio oltre la siepe
Autrice: Harper Lee
Traduzione: A. D'Agostino Schanzer
Casa editrice: Feltrinelli
Pagine: 290
Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2013 (prima edizione 1960)
Prezzo: 9,00

Sinossi: In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.



La mia opinione: E' difficile recensire un romanzo come questo, perché l'ho trovato praticamente perfetto e mi è piaciuto moltissimo, ma non credo di essere in grado di argomentarlo, perché è uno di quei libri che quando piace piace e basta, è uno di quei libri che quando lo finisci non senti il bisogno di addurre motivazioni al fatto che ti sia piaciuto. E' raro imbattersi in libri così, però a volte capita, e anche se come ho già detto non sentirei il bisogno di recensirlo faccio comunque un piccolo sforzo per riuscire a tirare fuori almeno qualche opinione, anche se so in anticipo che non riuscirò a rendergli giustizia.
Anzitutto penso che sia infinitamente riduttivo etichettarlo come un libro contro il razzismo, perché anche se l'argomento è presente va comunque osservato che una buona parte della storia è incentrata su altro, ed è per questo che secondo me il "Buio oltre la siepe" è da considerarsi molto semplicemente un ROMANZO, ma in maiuscolo per ribadire che questo è a mio dire il romanzo per eccellenza. Fin dalle prime pagine lo stile di scrittura perfetto e lineare permette di immedesimarsi al massimo nella storia e anche se inizialmente non si intuisce neanche in maniera vaga gli argomenti che verranno trattati non è un problema perché non è uno di quei libri in cui se non si arriva subito al dunque c'è il rischio di perdere l'interesse, anzi. Per me il dunque di questo romanzo non esiste perché ogni parte è ugualmente importante per capire il contesto della storia, ovvero per avere un ritratto completo e preciso di ciò che era abitare in un piccolo paese americano nello stato dell'Alabama durante gli anni trenta. La narrazione è volutamente fatta attraverso gli occhi ingenui di una ragazzina ed è anche grazie a questa decisione azzeccata che la lettura risulta così ordinata e piacevole, cadenzata dallo svolgersi della lenta vita di tutti i giorni e dalle lunghe estati ma al tempo stesso attraversata da piccoli e grandi avvenimenti che stravolgono la quotidiana tranquillità. E' un libro che possono leggere davvero tutti, adatto ai ragazzi come libro di formazione ma apprezzabile a pieno anche dagli adulti. E penso di non sbagliarmi nel dire che si tratta di un evergreen della letteratura che non ha bisogno di stratagemmi o colpi di scena troppo eclatanti per mantenere alta l'attenzione.




voto:

lunedì 23 novembre 2015

Mini recensione: DOPPIO SOGNO - Arthur Schnitzler

La mia breve recensione su "Doppio sogno" di Arthur Schnitzler.



Titolo: Doppio sogno
Autore: Arthur Schnitzler
Traduzione: Stefania Di Natale
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Marzo 2005 (ristampa)
Pagine: 124
Prezzo: 4,00 euro

Sinossi: Nella Vienna di fine Ottocento, dopo una discussione-confessione cominciata quasi per gioco con la moglie, ha inizio tra visioni e apparenze, tra desideri proibiti e paura di assaporarli, la “notte brava” del dottor Fridolin, medico alla moda sposato a una donna bellissima. In un’atmosfera allucinata e onirica si imbatte in quattro donne che gli si offrono inutilmente: la figlia di un paziente defunto, una prostituta, la ragazza-bambina figlia di un affitta-costumi, una donna nuda e bellissima, incontrata a una festa in maschera in una villa misteriosa. Tornato a casa, frustrato per non avere commesso l’adulterio, ascolterà dalla moglie il racconto di un sogno in cui lui veniva tradito…


La mia opinione: Romanzo breve che si sviluppa come un viaggio allucinato tra sogno e realtà, ma che onestamente non mi ha colpita né per lo stile di scrittura, che risulta un po' monocorde, né per la storia, che l'ho trovata poco interessante e a tratti sgradevole per via di una latente misoginia manifestata dal protagonista in varie occasioni e che secondo me rappresenta il pensiero personale dell'autore. La storia vorrebbe proporre un rapporto di coppia di apertura e complicità ma appunto non ci riesce a causa di questi pensieri sessisti che più volte irrompono e che anche se non lo dicono a chiare lettere tendono a voler giudicare solo i personaggi femminili, ma neanche per delle azioni fatte (e qui viene il bello...) ma per dei sogni! Il film di Kubrick (Eyes wide shut) che ne è stato tratto non mi era molto piaciuto, lo avevo trovato parecchio lacunoso e speravo che leggendo questo libro avrei migliorato l'opinione... ma no... tra film e libro molto meglio il film a questo punto.



voto:

domenica 22 novembre 2015

Recensione: CHESIL BEACH - Ian McEwan

La mia recensione su "Chesil Beach" di Ian McEwan.



Titolo: Chesil Beach
Autore: Ian McEwan
Traduzione: Susanna Basso
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2007
Pagine: 144
Prezzo: 11,00

Sinossi: In un hotel georgiano che affaccia sulla distesa di ciottoli di Chesil Beach, una coppia di sposi si appresta a consumare la propria cena nuziale e la prima notte che seguirà. Ma il luogo è l'Inghilterra del conservatore Macmillan, l'anno è il 1962 pre-rivoluzione sessuale, e in due giovani tanto innamorati e brillanti nei rispettivi talenti, quanto ignoranti nelle questioni amorose, l'innocenza può trasformarsi in una zavorra rabbiosa e fatale.


La mia opinione: Questo è un romanzo breve ma anticonvenzionale che rimane impresso non solo per i contenuti ma anche per il modo ingegnoso e per alcuni versi "artistico" in cui viene narrato. Si compone principalmente di una sola scena della durata di una mezz'ora al massimo, scena cardine che è l'unica ragione di esistere del romanzo e che viene analizzata approfonditamente descrivendo con dovizia di particolari ogni cosa sia dal punto di vista oggettivo (caratteristiche fisiche delle persone, dei luoghi, degli oggetti...) e sia dal punto di vista soggettivo intimistico ed emozionale dei due protagonisti della storia (Florence e Edward, una coppia di neo-sposi alla loro prima notte di nozze). La tematica affrontata è assai peculiare e offre un duplice confronto tra due persone che la pensano diametralmente all'opposto ma che per varie ragioni, tra cui l'educazione e la riservatezza personale, non ne hanno mai parlato e darà quindi luogo a una sequela di equivoci e a una rapida discesa verso un inaspettato epilogo. Nel leggere questo libro mi sono sentita quasi più una spettatrice che una lettrice perché fin dall'inizio le scene che si presentano sono talmente vivide e ben descritte che appaiono reali come a guardarle. Ma lo stile narrativo non è totalmente omogeneo e ci sono anche un paio di capitoli in cui l'autore decide di farci prendere una pausa dalla scena centrale che si sta svolgendo per raccontarci il passato dei personaggi, il contesto in cui sono cresciuti e il destino che li ha fatti incontrare. Indubbiamente la scrittura di McEwan rimane eccellente anche durante questi passaggi, che però risultano forse eccessivamente dettagliati rispetto all'importanza secondaria che hanno rispetto alla scena principale e questo può creare dei piccoli moti di noia in cui non si vede l'ora di ritornare a seguire la "vera" storia. Ciò non toglie che è nell'intento dell'autore creare questo genere di approccio altalenante al suo romanzo, una sorta di "tira e molla" ben costruito. In definitiva penso che "Chesil Beach" sia un libro da leggere, dai contenuti relativamente leggeri e abbastanza breve come numero di pagine, ma scritto magistralmente e che rimane impresso molto più a lungo del tempo impiegato per terminarlo. Una piccola perla da conservare nella propria libreria come tutti i libri che meritano.

PS= Per chi ha già avuto modo di leggere "Espiazione" e ha apprezzato il particolare stile narrativo della prima parte del suddetto libro sono sicura amerà anche "Chesil Beach", dato che a mio avviso ci sono alcuni aspetti similari a livello "creativo". Intendiamoci, Ian McEwan non è un autore dal quale ci si può aspettare elementi in comune tra un romanzo ed un altro, tutti i suoi romanzi sono talmente diversi tra loro, sia per stile che per contenuti che sembrano addirittura scritti da persone diverse (ne ho letti al momento solo quattro, di cui uno non mi è piaciuto per niente al punto tale di assegnargli una sola stellina di valutazione, mentre gli altri mi erano piaciuti anche se in modo diverso... quindi potrete capire che anche se ti piacciono un paio di suoi libri non puoi buttarti a capofitto pensando di andare sul sicuro), ma pur essendo profondamente diversi sono riuscita a ritrovare in "Chesil Beach" alcune delle sensazioni provate mentre leggevo la prima parte di "Espiazione" (e ci tengo a precisare: solo la prima parte), una caratteristica assolutamente positiva dato che per me la prima parte di "Espiazione" era stata un vero e proprio colpo di fulmine.



voto:

sabato 31 ottobre 2015

Recensione: L'ISOLA DELLA PAURA - SHUTTER ISLAND - Dennis Lehane

La mia recensione su "L'isola della paura" di Dennis Lehane.



Titolo: L'isola della paura (Shutter Island)
Autore: Dennis Lehane
Traduzione: Chiara Bellitti
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: Maggio 2005
Pagine: 379
Prezzo: 17,90

Sinossi: 1954, settembre. L'agente federale Teddy Daniels viene inviato sull'isola di Shutter, al largo di Boston, dove si trova l'Ashecliffe Hospital, destinato alla detenzione e alla cura dei criminali psicopatici. Deve trovare una detenuta scomparsa, Rachel Salando, condannata per omicidio, ma un uragano si abbatte sull'isola, impedendo qualsiasi collegamento con il resto del mondo. Ma sull'isola, niente è davvero quello che sembra, e gli interrogativi si accavallano: come ha fatto la Salando a sparire nel nulla? Chi semina strani indizi in codice? E cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani, o ancora qualcosa di più profondo, che lo tocca personalmente?


La mia opinione: Letto sotto consiglio di molti (e perché stranamente non ho mai visto il film che ne è stato tratto) questo libro è stata una piacevole sorpresa. Ammetto che del prologo non ho capito niente (come la quasi maggioranza dei prologhi lo si dovrebbe capire successivamente...) ma dal capitolo 1 già la storia inizia a farsi chiara ed è affascinante soprattutto per l'originalità della tematica narrata. Di thriller ne sono stati scritti tanti, ma di thriller su un manicomio criminale sito in un'isola invece non direi, ed è senza dubbio questa una delle carte vincenti del libro. Come stile di scrittura è piacevole, scorrevole il giusto, descrittivo il giusto, da questo punto di vista quasi il libro perfetto oserei dire. Inoltre vi è una specie di tensione che si percepisce come se fosse nell'aria... all'inizio è latente ma proseguendo con la lettura aumenta via via in un crescendo, rendendo l'intero contesto davvero elettrizzante. Quindi analizzando questi aspetti è un libro riuscitissimo, ma certamente un thriller ambientato in un manicomio non può esimersi dall'avere una marcata componente anche psicologica, no? Infatti c'è, subito anch'essa è latente mai poi superata la metà del libro inizia a diventare esplicita. Non disdegno i thriller psicologici, spesso li trovo più interessanti dei thriller normali, e anche in questo caso la componente psicologica rende ancora più particolare, originale e interessante la storia. Unica piccola pecca è che nella seconda metà del libro alcuni paragrafi sono piuttosto onirici e confusi, febbrili oserei dire. Diciamo che se nella prima metà ero rimasta profondamente colpita dal crescendo di tensione che si veniva a creare, nella seconda metà ero sicuramente molto incuriosita di scoprire la verità, ma meno colpita di prima, e sul finale la piega che ha preso la storia, seppur molto inaspettata, mi ha leggermente delusa, perché la velocità in cui accadono gli eventi è molta e si arriva al finale bruscamente. Alla fine, dopo aver letto l'ultima frase dell'ultimo capitolo, sono rimasta qualche secondo a meditare con il libro in mano ancora aperto e sono tornata all'inizio del libro a leggere il prologo per vedere se finalmente sarebbe stato chiaro, ma no, non lo è stato proprio del tutto.
Un buon thriller, qualitativamente superiore alla media, ma con qualche difetto forse dovuto al taglio troppo cinematografico che gli è stato conferito. Prossimamente guarderò anche il film.



voto:

lunedì 26 ottobre 2015

Recensione: LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA - Tracy Chevalier

La mia recensione su "La ragazza con l'orecchino di perla" di Tracy Chevalier.



Titolo: La ragazza con l'orecchino di perla
Autrice: Tracy Chevalier
Traduzione: Luciana Pugliese
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 28 Novembre 2013 (54esima edizione)
Pagine: 240
Prezzo: 9,90

Sinossi: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.


La mia opinione: I libri di Tracy Chevalier sono sempre originali e dall'ambientazione evocativa. Prima di questo avevo letto il meno famoso "Strane creature" e mi era piaciuto moltissimo. "La ragazza con l'orecchino di perla" è invece il più famoso in assoluto di questa autrice e proprio per questo motivo pensavo fosse il migliore, invece non sempre "più famoso" equivale a "più bello". In questo caso il mio personalissimo giudizio su questo libro è positivo, ma devo comunque ammettere che mi aspettavo qualcosa in più.
La storia incuriosisce fin da subito e lo stile di scrittura gradevolissimo e scorrevole permette di entrare molto bene nel periodo storico narrato, ma ci sono anche degli aspetti che non mi hanno entusiasmata, come ad esempio il ritmo narrativo che è davvero davvero lento, ma, cosa ancora più importante, il feeling che si instaura tra lettore e personaggi, che a mio avviso risulta carente. Nello specifico speravo di instaurare un feeling migliore con la protagonista Griet, cosa che per me non è assolutamente avvenuta, nonostante la narrazione si sviluppi in prima persona. E' abbastanza inconsueto che una storia raccontata in prima persona dalla protagonista non dia la possibilità di affezionarsi al suo personaggio, ma in questo caso è stato proprio così. Griet è una voce narrante precisa che permette di avere un'immagine ben nitida di tutto ciò che accade, ma al tempo stesso non ti lascia immedesimare IN LEI. L'ho trovata un personaggio molto freddo che fa seguire le sue vicende personali non dal suo vero punto di vista ma da un punto di vista più esterno, senza permetterti di capirla e di entrare nei suoi pensieri. Non ho apprezzato questa peculiarità perché mi ha lasciata spesso indifferente riguardo a ciò che le capitava e nei momenti dove la storia ristagna un po' è stato più difficile del normale trovare la curiosità di proseguire la lettura. Con questo non voglio assolutamente dire che come esperienza di lettura sia stata brutta, anzi, penso che questo libro abbia una storia molto interessante e meritevole di essere letta, e superati alcuni paragrafi noiosi è stata una lettura molto piacevole, solo che avrei preferito un altro tipo di protagonista. Quindi per me non è il migliore dell'autrice, ma sono comunque intenzionata a leggere tutti i suoi libri dato che amo l'originalità delle sue storie.


voto:

lunedì 12 ottobre 2015

Mini recensione: LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE - Joseph Roth

La mia breve recensione su "La leggenda del santo bevitore" di Joseph Roth.



Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Traduzione: Monica Pesetti
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: Luglio 2014 (prima edizione 1939)
Pagine: 122
Prezzo: 1,90 euro

Sinossi: Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un’offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l’omonimo film di Ermanno Olmi, Leone d’oro a Venezia nel 1988.


La mia opinione: Dalla lettura di questa breve storia sono rimasta piuttosto indifferente, quindi non posso dire che il libro mi sia piaciuto. Lo stile di scrittura è pulito e lineare, anche scorrevole, e non si fa nessuna fatica a leggerlo... però... manca la sostanza. E' una storia che a tratti risulta paradossale, (con un'ostentazione al miracolo e alla religione troppo marcata) a tratti il comportamento del protagonista e della sua immeritata fortuna è anche irritante, ma in definitiva arrivi alla fine senza capire il senso o la morale di questo racconto, che finisce bruscamente senza lasciare traccia. In più la tematica trattata, quella del clochard ubriacone non risulta minimamente interessante da nessun punto di vista ma è solo una narrazione molto semplice che sembrerebbe fine e a sé stessa. Non conoscevo l'autore e forse la scelta di iniziare a conoscerlo da questo libro è stata sbagliata dato che non si tratta di un romanzo vero e proprio ma solo di una novella, che non ha acceso minimamente la mia curiosità nel proseguire altre sue opere.



voto: